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SUPERYACHT #513
Gennaio 2005

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Articolo di Carlo Nuvolari Duodo


SUPERMEGAYACHT

Una delle tendenze più evidenti nel campo dei megayacht è ultimamente il gigantismo: sono stati infatti da poco consegnati e si stanno costruendo yacht di dimensioni sorprendenti. Solo dieci o quindici anni fa, parlare di una barca di 50-60 metri voleva dire riferirsi a un megayacht e si accettava il fatto che scafi di tali dimensioni erano rari e assolutamente noti. Oggi queste dimensioni non impressionano più nessuno, tantomeno i clienti, e vi sono richieste per barche di 80-90 ma anche 100 metri.

Attualmente stiamo progettando una barca di 80 metri e tocchiamo con mano la profonda differenza che corre fra essa e un'unità "minore", diciamo di una cinquantina di metri. Innanzitutto, cambia radicalmente il dislocamento, cioè il peso della nave, quindi, in buona sostanza, la quantità di lavoro da svolgere per costruirla. Un aumento di lunghezza comporta infatti aumento di larghezza e altezza e quindi di volume; un cinquanta metri può avere un dislocamento che si aggira su 400-500 ton, mentre un 80 metri arriva facilmente a 2.000 tonnellate. Si capisce, quindi, che fra le due unità corre in pratica una differenza di quattro volte, il che le differenzia in modo davvero consistente.

Un 50 metri ha sostanzialmente un ponte di coperta, sotto al quale si sviluppa un unico ponte, generalmente diviso fra alloggi ospiti, alloggi equipaggio e sala macchine, mentre una nave da 80 metri presenta sicuramente almeno due ponti sotto la coperta, spesso entrambi destinati ai servizi. La "nave", con tutti i suoi macchinari, è quindi molto più separata dallo "yacht", con i suoi arredi elaborati, che stanno in genere sopra la coperta.

L'aumento del numero di ponti introduce complicazioni e necessità ulteriori: trombe scale separate per servizio e ospiti, poiché il numero delle persone in movimento aumenta molto, e poi ascensori ma anche strutture più complesse e ingombranti. Inoltre, la grande complicazione deriva dall'applicazione di tutte quelle norme di costruzione, molto restrittive, che obbligatoriamente devono essere adottate sulle imbarcazioni più grandi.

Quello dei regolamenti di costruzione è un argomento vasto e in continuo mutamento ma, in sostanza, quasi tutti i grandi yacht costruiti finora, sono stati realizzati secondo classifiche di primari registri di classificazione, nel loro standard più alto, e hanno applicato le norme MCA richieste per yacht che vogliano effettuare charter sotto bandiere inglesi.

L'insieme di queste norme risulta però molto penalizzante quando si superano i 50 m o le 500 ton di stazza, quindi, sulle grandi unità ci troviamo ad applicare regole che limitano molto la libertà progettuale, sacrificando spazio e denaro.

La spirale è quasi perversa perché appena ingrandisci il progetto causi un aumento delle potenze in gioco, del carburante necessario a bordo, degli spazi di servizio nonché del dimensionamento delle strutture e, in buona sostanza, il beneficio per gli ospiti non aumenta in modo proporzionale.

Bisogna inoltre notare che uno yacht, per essere definito tale, non può trasportare più di 12 ospiti, esclusi i membri dell'equipaggio il cui numero è libero. Oltre ai 12 ospiti, l'unità diviene in pratica una piccola nave passeggeri, con tutti gli obblighi che ne derivano fra i quali , ma è solo il più evidente, quello di imbarcare le scialuppe di salvataggio.

Qui inizia la fase comica: gli armatori si chiedono per quale motivo devono avere una nave grande quattro volte il loro vecchio, onesto 50 metri e poter avere solo altre 5 cabine doppie oltre la loro, cioè le stesse che avevano prima anche se più grandi; i progettisti rispondono che così è la regola, ma è evidente che la risposta non soddisfa.

Assistiamo quindi un proliferare di cabine aggiuntive arredate con gli standard delle ospiti e destinate, sulla carta, a non meglio precisati "staff member", "body guard" e "piloti" nel caso vi sia un elicottero, fermo restando che in realtà questi personaggi dormono comodamente al ponte inferiore, dove alloggia all'equipaggio.

Inoltre, ormai è comune vedere "stanze giochi" per bambini, "computer room" , "massage room" e "librerie", tutte naturalmente con divani trasformabili in letto e ampi bagni con doccia e vasca.

Una volta risolto il problema del numero di cabine ospiti, dal punto di vista progettuale ne nasce un secondo: che fare dell'enorme spazio a disposizione senza trasformare uno yacht privato in una specie di grande albergo?

Per esempio: la sala da pranzo deve essere molto grande per poter servire in pompa magna 18 o 20 persone; attigua dovrà essere collocata una pantry in cui il personale appronta i piatti e simultaneamente li serve caldi. Ma se l'armatore è solo a bordo che si fa? Lo facciamo mangiare solo, in un tavolo lungo otto metri, a guardare il mare?

Questo è un problema classico che in una grande villa si risolve facilmente: il proprietario mangerà in un saletta più piccola o in una veranda sul parco o in studio davanti la tv o dove diavolo desideri. Ma sullo yacht, per quanto immenso, gli spazi cominciano a scarseggiare perché li abbiamo già impegnati per l'home theatre, per il fitness center, per l'internet room, per la lobby ecc..

Un altro aspetto che deve far riflettere circa un grande yacht è la possibilità di utilizzarlo ovunque. È vero che un 90 metri ha autonomia oceanica ma è anche vero che nel grande oceano è comunque un guscio di noce e balla di conseguenza. Inoltre, un 90 metri non entrerà a Capri, a Saint Tropez e in quasi nessuno di tutti gli altri posti belli ed esclusivi; dovrà invece ancorare al largo oppure ormeggiare al porto commerciale fra due navi da carico.

L'uso e la vita a bordo di uno di questi giganteschi yacht diviene quindi non più un'esaltazione della privacy, una fuga dalla confusione, ma rischia piuttosto di diventare una esperienza semipubblica, da grande albergo, in cui ci si troverà di fronte almeno a una trentina di membri dell'equipaggio e in cui non sarà facile ricreare quell'atmosfera rilassata, da vacanza privata, che forse molti armatori credevano di riprovare avendo lasciato il loro "modesto" 50 metri per un supermegayacht.