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DON GIOVANNI
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SCHEDA TECNICA |
Vediamo, innanzi tutto, di ricostruirne la storia. Varato nel 1964 a Kobe, in Giappone, assieme a un'unità gemella poi venduta in Inghilterra, il Don Giovanni ha lavorato per anni facendo la spola fra Singapore e Abidjan, per il trasporto dei materiali necessari alla costruzione del porto della capitale della Costa d'Avorio, percorrendo quindi rotte impegnative per crociere che duravano tre mesi. In seguito, navigò fino in Inghilterra, con puntate anche in Mediterraneo, dove finalmente approdò a Cagliari.
"Nel 1979 - ci ha detto Giuseppe Costignola, che ha lavorato sul Don Giovanni per oltre 16 anni e che in seguito ne ha seguito i lavori di restauro - la Sarge Navi lo ha acquistato e portato a Napoli, per lavori di revisione e modifiche varie, un intervento durato praticamente un anno. A Salerno, nel 1980, la nave iniziò a lavorare per la costruzione del porto della città campana, trasportando cassoni di cemento provenienti da Napoli. Nello stesso periodo eseguì anche rimorchi per la Sardegna ed essendo il mezzo più grande della flotta dei rimorchiatori di stanza a Salerno, fu anche chiamato per una serie d'impegnativi interventi di salvataggio, tutti portati a termine con onore."
Memorabile quello effettuato nel 1985, quando il nostro rimorchiatore portò in salvo la "Gracechurch Star", una nave battente bandiera delle Bahamas, di 6200 tonnellate di stazza, rimasta in gravi difficoltà mentre navigava 100 miglia a Sud di Salerno.
Nel 1994 la storia del Don Giovanni giunse a un bivio. Dopo sei mesi di inattività, sempre a Salerno, la nave fu messa in disarmo, probabilmente destinata a tornare del semplice ferro, fino a quando, però, Pierpaolo Giua, della Tecnomar, la acquistò trainandola fino a Fiumicino proprio con il "Pietro Micca". Lì, sul Tevere, nel cantiere diretto da Emiliano Parenti, fu dato il via al suo restauro definitivo, il cui progetto è stato curato dall'architetto Antonello Pistoia assieme al comandante Silvio Caracci, già noti per aver seguito il refitting di "Monitor", probabilmente il primo rimorchiatore in Italia a essere stato trasformato in nave da diporto, una ventina d'anni prima.
Prima di iniziare i lavori, la nave fu oggetto di numerose valutazioni, al termine delle quali fu deciso di procede con due fasi ben distinte fra loro. La prima fu dedicata al controllo, verifica ed eventuale sostituzione di tutta la parte strettamente tecnica. Un lavoro complesso, da certosino potremmo dire, visto che l'input del nuovo armatore era stato quello di lasciare assolutamente inalterata l'estetica e l'essenza stessa del Don Giovanni, tale a come era stata disegnata dai progettisti giapponesi quarant'anni prima. Tutto, così, è stato controllato, revisionato oppure sostituito, includendo motori, organi di governo, impianti, fino alla sabbiatura completa dello scafo, operazione capace di ricondizionarlo completamente. La seconda fase, giunta dopo i sopralluoghi del RINA e dopo un'impegnativa serie di prove in mare, volte a testare la piena efficienza dello scafo in navigazione, riguardò esclusivamente gli interni. Ci vollero circa 10 mesi di intensi lavori per dare agli interni del Don Giovanni il loro aspetto attuale, con un layout articolato su tre cabine. Completamente ripristinato è stata anche l'enorme coperta in teak e tanti altri particolari per i quali Pistoia e Caracci, oltre all'estetica, hanno curato anche l'aspetto funzionale, in linea con gli standard più moderni. Ampio merito per il risultato ottenuto va, ovviamente, anche alle maestranze altamente qualificate che hanno lavorato a bordo di questo rimorchiatore, professionisti di grande esperienza, come il maestro d'ascia Giorgio Rossi, ma anche carpentieri, saldatori, tubisti, falegnami ecc., un'équipe di professionisti che con interventi mirati e non invasivi è riuscita a dare nuova vita a questa barca. Quindi, interni, esterni, bagni, soffitti, pavimenti e scale sono stati realizzati in teak, talvolta trattato lucido ma molto più spesso satinato, e poi pelle per i divani, stoffe preziose per i rivestimenti, e complementi d'arredo classici ma mai troppo sfarzosi. Dell'allestimento attuale fanno parte anche alcune "chicche" d'epoca, tipo l'orologio e la poltrona presenti in plancia, già a bordo della USS Springfield, un incrociatore americano varato al termine della seconda guerra mondiale, o il sestante Plath e il cronometro meccanico, che appartengono alla storia della marineria.
Per la cronaca, il Don Giovanni, nonostante la sua conversione al diporto, resta pur sempre un rimorchiatore e come tale non manca mai di rendersi utile in situazioni per altri difficili. Grazie anche alla piena efficienza restituita alla sua attrezzatura per il rimorchio, nell'agosto del 2002, nei pressi di Porto Cervo, la nave portò in salvo un'altra gloria del mondo nautico, il famoso yawl "Moonbeam" disegnato ai primi del secolo da William Fife Junior.