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SUPERYACHT #517
Maggio 2005

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Articolo di
Lino Pastorelli



CANTIERE DIANO
Il regno del legno

Visitare il Cantiere Diano a Riva Trigoso crea uno strano insieme di sensazioni; se da un lato emerge lo spirito della tradizione e tra il profumo del legno il gergo ormai desueto della vecchia cantieristica qui ritrova vita e significato, dall'altro ci si confronta con progetti, linee, potenze che poco lasciano ai ricordi immaginari di una nautica lontana e minore: o forse anche questa antica-modernità funzionale, così intrisa della liguritudine di Diano e dei suoi uomini, è già classica come classiche sono le cose che nel tempo ha selezionato il mare.

Mario Diano ha fondato il suo Cantiere nel 1979 decidendo di costruire in legno proprio nel momento in cui la vetroresina entrava di prepotenza nel mercato dei superyacht "...anni di soldi facili, vendevano le barche al prezzo di quelle in legno e ne costava un terzo... ma io ho insistito perchè venivo da un'altra cultura; prima il comando di grandi yacht in legno, poi il lavoro da Sangermani, da Spertini Alalunga, il legno come ragion d'essere, insomma: ora mi compiaccio della scelta, le mie barche sono richiestissime, tengono il prezzo, vanno bene, sono longeve e poi un dettaglio che per chi ha già molto e approda all'acquisto di uno yacht del genere non è trascurabile: sono pezzi unici!".

Mario Diano ci spiega quali specifiche vuole dall'armatore: velocità, potenza, layout, questo per poter posizionare lo scafo pur all'interno della fascia dimensionale desiderata. "...se ad esempio su un 23 metri che abbiamo adesso in costruzione l'armatore avesse richiesto solo 2 x 1300 HP, la barca avrebbe potuto essere 21 metri come da richiesta iniziale; decidere invece di installare 2 x 1500 HP obbliga ad allungare sala macchine e barca di un metro e mezzo per mantenere spazi e proporzioni corrette, e poi la richiesta della cucina sul mezzo ponte inferiore per avere il salone sgombro, dove la trova, di serie?. Insomma una mia barca è un pò come un abito di sartoria, "cade"sicuramente meglio di un vestito di produzione adattato!".

Premesso che le barche del gruppo, i Diano costruiti per l'appunto a Riva Trigoso e i Santa nel cantiere di S. Margherita, sono tutti veloci scafi plananti con flying bridge e dimensioni tra i 20 e i 33 metri, vediamone la tecnica costruttiva. La spina dorsale dello scafo, la chiglia, almeno per misure fino ai 30 metri è di tipo misto: la parte rettilinea di poppavia è in mogano massello con una dimensione di circa 230 x 200 mm ed è raccordata con la curva e il ritto di prua, costruiti in lamellare: le dieci tavole da 20 mm che lo compongono permettono di accompagnare la curvatura necessaria senza tagliare inopportunamente la fibra del legno e senza sprechi eccessivi. Le misure massime del cantiere, i 33 metri del Santa 33, richiedono invece lamellare per l'intera chiglia: le sollecitazioni dei 2 x 2500 HP sono notevoli e un tavolone è meglio sezionarlo e poi riassemblarlo per essere certi della sua perfetta integrità. Sono anche in mogano i correnti, cioè i sei rinforzi che corrono longitudinalmente da prua a poppa con misure medie di 150 x 100 mm e che nella sala macchine sorreggono, opportunamente incappellati in acciaio, i motori, cosi come è usato ancora il mogano per i dormienti, i madieri, le mastre (gli "incastri") di tuga e trincarino e lo spigolo del fasciame tra carena e fiancate mentre verso prua sarà in lamellare data la necessaria curvatura.

Ritroviamo il lamellare nel sottochiglia, la "pinna" a cuneo alta fino a mezzo metro che da direzionalità e robustezza alla barca; non è certo secondario il vantaggio di questa appendice nel limitare dello scaroccio durante le manovre. Le ordinate, l'ossatura traversale della barca, sono invece in frassino: il vantaggio è nell'elevata elasticità di questo legno che permette di assorbire urti laterali senza troppo stress per l'insieme; la loro spaziatura è proporzionale, arrivando nelle zone di maggior sollecitazione e cioè nel fondo e nella parte anteriore della barca a una distanza di 150-200 mm. Il fasciame è differenziato; per il fondo, su una base in compensato da 18 mm omologato RINA del tipo definito anche "corazzato", cioè con un numero di strati doppio rispetto alla media, e inchiodato all'ossatura viene incollato con gomma per ponti uno strato di tavole in mogano massello con spessori di 16-18 mm.; una massiccia imbullonatura con perni inox costruiti direttamente in cantiere lega tutto il fasciame ai correnti e anche la sottochiglia è imbullonata con lo stesso sistema, a fori sfalsati per evitare indebolimenti.

Le fiancate sono in compensato RINA con lo spessore aumentato a 20 mm, cosi come lo specchio di poppa; occorre specificare che l'elegante specchio inverso dei Diano è in realtà un riporto costruito in lamellare, tre strati da 6 mm, previsto comunque con funzioni ammortizzanti; lo specchio strutturale vero e proprio è verticale e poggiato su una robusta ossatura di mogano. Quindi fasciame doppio per il fondo e singolo per le fiancate: qui, per ovviare alla possibile marcatura di viti e perni un compensato da 3 mm è incollato con la tecnica del vuoto ( anche certe parti dei mobili sono realizzati così) in fiancata: "...due settimane in più di lavoro ogni barca, ma ne vale la pena: la finitura è eccellente!". A poppavia della sala macchine un ulteriore rinforzo è incollato e imbullonato al fondo: 50 mm di legno che danno ai cavalletti dell'elica e alla barenatura degli assi elica una robustezza a tutta prova. Sui bagli in mogano è posato il ponte in teak e le sovrastrutture in massello, compensato o lamellare a seconda delle esigenze estetiche e funzionali.

La finitura dello scafo è ovviamente proporzionale al resto : tre mani di West System, per un impregnatura totale del legno, poi un primer, due mani di stucco a rasare con relative carteggiature intermedie, sottosmalto e smalto finale Awl Grip. Data la basilarità della cosa chiediamo a Diano il suo rapporto con i fornitori della materia prima, il legno. "...io compro da Magnino Legnami di Alessandria e il rapporto è molto semplice: gli chiedo solo legno di prima scelta e lui mi da legno di prima scelta; quando occorre vado io o chi delegato a vedere i tronchi di mogano, si scelgono, si comprano, si fanno tagliare e poi si lasciano stagionare lassù, a prendere freddo e intemperie, a invecchiare insomma. Al momento giusto, cioè quando parte un lavoro, si tagliano, si piallano e si riducono in tavole di misura avendo già chiaro in mente la loro destinazione, se chiglia o lamellare o correnti o altro. Del tronco non si utilizza il midollo interno e lo strato di corteccia sia esterna che interna: lo scarto è parecchio, per una barca di 24 metri occorrono circa 70 mc di tronco ma almeno per questo non esiste il problema dello smaltimento rifiuti: i truccioli per le lettiere dei cavalli, la segatura per fare concime, la legna per le stufe dei contadini!".

Chiediamo anche a Giovanni Magnino, uno dei maggiori commercianti in legnami, qualche cosa sulle essenze in questione. "...Mario Diano compra da me frassino europeo (Fraxinus excelsior) e mogano africano(Khaya ivorensis) di prima scelta.Il mogano è entrato nella costruzione nautica nell''800 passando dal mobilio delle navi al fasciame fino ad accorgersi, al diminuire delle essenze nazionali tradizionali , che era utilizzabile per tutte le parti, ossatura esclusa|. Con gli attuali trattamenti epossidici, antitarlo, antifouling non vi è il minimo rischio di attacco parassitario neanche in acque tropicali: non è difficile trovare le sentine di queste barche in legno addirittura con le ragnatele, tanto sono anidre."

Chiediamo poi ancora a Mario Diano i suoi progetti immediati. "Ho in ordine un 33, un 27 e un 20 metri, oltre all'idea di un open caldeggiata da alcuni clienti: 30 metri, in lamellare, 45 nodi.; cercherò di portarli a termine anche se qualche difficoltà oggettiva nei rapporti con le amministrazioni comunali esiste e la programmazione ne risente di conseguenza."