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SUPERYACHT #521
Settembre 2005

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Intervista di
Franca Urbani


ALCHIMIA D'ARTISTA
VITTORIA VANGHELIS

 
Vittoria Vanghelis, nasce a Chiavari nel 1961. Dopo il Liceo Artistico si laurea in Architettura a Torino, città nella quale condivide il clima dell'avanguardia concettuale. Vive alcuni anni a Parigi e nel 1988 si stabilisce a Milano dove consolida le esperienze di interior designer. Il lavoro sulla percezione dei volumi legati al linguaggio espressivo, la ricerca attraverso il colore e la materia sfociano in esperienze parallele che portano Vittoria Vanghelis al mondo della comunicazione come art director. Nel 1993 rientra in Liguria. Nel 1998 realizza il primo progetto di Arte integrata per il Gruppo Ferretti. Il progetto è anche continua personale ricerca sul complesso rapporto tra arte e architettura.

 

Vittoria Vanghelis è una pittrice, ma c'è un aspetto molto particolare del suo lavoro che incuriosisce e affascina, infatti, lavora sulle grandi barche creando istallazioni in esclusiva per gli yachts di lusso del Gruppo Ferretti, ai quali imprime un tocco leggero e di classe, ancor prima che le barche siano mostrate nei più importanti show-boat internazionali. Avendo conosciuto la Vanghelis artisticamente al Salone Nautico di Genova due anni fa, siamo felici di incontrarla personalmente per una chiacchierata approfondita sulla sua arte e sul rapporto che la lega al mondo delle barche. Ci incontriamo nella sua casa- studio a Chiavari.

Signora Vanghelis, si sente l'artista del Gruppo Ferretti?

Certamente. Mi sono sentita tale fin dal primo momento in cui si è discusso del progetto di inserire l'arte nelle barche e ho sentito con entusiasmo che il Gruppo stava facendo la scelta strategica di avvicinare l'arte alla nautica. Sono stata veramente felice quando mi hanno proposto di lavorare in esclusiva per gli interni degli yachts prodotti dai cantieri del Gruppo Ferretti. Come artista mi reputo molto fortunata per aver avuto la possibilità di fare un'esperienza di avanguardia nel campo dell'arte applicata al settore dello yachting.

Cosa ne pensa del connubio arte e nautica?

La ritengo una realtà molto interessante. Siamo in un periodo in cui le imprese dei più diversi settori investono nell'arte, e il Gruppo Ferretti ha scelto di introdurre sulle sue barche le mie istallazioni.

Credo che le opere d'arte a bordo costituiscano un'espansione dell'interfaccia emozionale tra cantiere e armatore e inoltre riescono a focalizzare l'attenzione del pubblico di intenditori e amanti dello yachting. Come artista poi, mi preme sottolineare che il progetto di sposare arte e impresa è un'operazione culturale che riveste molteplici significati, commerciali va detto, ma anche emozionali e simbolici.

Cosa pensa dell'idea di parlare di arte su una rivista nautica specializzata?

La trovo un'idea adeguata e credo che altri giornali del settore nautico vi seguiranno in futuro. Quattro delle mie istallazioni saranno esposte per la prima volta al prossimo Salone Nautico di Genova, precisamente "Aria magica" sul Ferretti 731, "Domani" sul Ferretti 881, "Nel sogno" sul Pershing 115. Sto inoltre lavorando intensamente a due istallazioni per il Pershing 90 e per il Mochi 74. Inoltre, potrete verificare come ogni barca abbia una propria anima inconfondibile e possieda quella unicità che contraddistingue ogni opera d'arte.

A quando risale la sua collaborazione con il Gruppo Ferretti? E come è nata l'arte applicata nel settore delle barche?

Il progetto sull'arte integrata è allo studio da molti anni ma si è concretizzato nel 1999 con la prima istallazione a bordo del Riva 80. Penso che l'arte integrata tragga origine dall'intenzione di mettere in relazione due entità specifiche, l'uomo nella sua duplice dimensione materiale e spirituale e lo spazio da lui abitato. Nel nostro caso l'istallazione è inscindibile da quel particolare uomo e da quel particolare luogo perché i tre elementi, istallazione- barca-uomo, si fondono tra loro.

Cosa succede quando lei entra nello spazio di uno yacht non ancora abitato e pensa all'istallazione che deve fare per quella particolare barca? Il suo è un lavoro in solitario o è parte del team?

Si comincia con l'individuare gli spazi più adeguati, lavorando in team sui rendering. Il lavoro che segue è un'esperienza del tutto personale e molto particolare. In un certo senso mi sento come un'alchimista che cattura elementi invisibili, li mette in relazione tra loro e li fonde, per dare vita a qualcosa di nuovo che diventa visibile attraverso la manipolazione alchemica della materia e dei colori distesi sui supporti, i più vari, con una lavorazione rituale e complessa. Questo lavoro avviene parte in studio e parte a bordo, solo a istallazione ultimata, l'opera viene fissata in maniera definitiva nello spazio ad essa dedicato. Desidero precisare che il mio non è un intervento estemporaneo, si tratta piuttosto di fare un percorso attraverso l'evoluzione della barca dalla progettazione alla costruzione, fino alla consegna nelle mani dell'armatore che la abiterà. Costruire uno yacht comporta un lavoro incredibile, poiché c'è bisogno dell'impegno intellettuale e manuale di tanti uomini che io incontro abitualmente nei vari cantieri. Nel luogo magico del cantiere, l'attività artigianale dell'uomo si fonde inoltre con l'uso delle nuove tecnologie e questo processo è fonte inesauribile di emozioni e di stimoli per le mie creazioni.

Come definirebbe questi oggetti di lusso ai cui interni è chiamata a operare ?

A bordo l'istallazione è una presenza leggera che svela proprio l'anima della barca, anima che certamente esiste ed è diversa da barca a barca. L'opera d'arte apre così un passaggio, una finestra nell'anima di ogni barca. Quell'anima ha incontrato e raccolto le energie e la passione di molti uomini a cominciare da chi rappresenta il primo anello della catena, Norberto Ferretti, fino all'ultimo anello, (in senso almeno temporale,) che mi rappresenta. Credo che sia proprio dell'artista avere molte valenze libere, e stare un pò dappertutto e un pò da nessuna parte se non forse interamente nelle proprie opere. Dal primo all'ultimo anello della catena, tante, tantissime persone lavorano per realizzare un unico progetto, quello di una barca bellissima, che potrei definire solo paragonandola ad un' opera d'arte da.vivere.

Mi pare che il suo intervento a bordo sia quasi un rito propiziatorio che si realizza attraverso la materia e il colore e ben si adatta ad una barca, il cui destino è di attraversare sempre e comunque il mare, con tutte le sue incognite. Che ne dice?

Concordo, ci sono significati ancestrali al di là delle superfici. Quando sento dire che i miei quadri sono belli ne sono lieta, ma è una lettura parziale del mio lavoro. È solo la buccia della cipolla. L'olio, la terra, gli acrilici, sono gli elementi, ma due sono i catalizzatori per le infinite alchimie: il bene e il male. Ha visto quante cose sono venute fuori parlando dei miei lavori che pure non presentano il benché minimo appiglio per una facile lettura, nè dal punto di vista figurativo né da quello geometrico? Solo materia, colore, spirito: in una parola alchimia.

Sono stata piacevolmente sorpresa dall'incontro con Vittoria Vanghelis e le sue istallazioni, di un livello assolutamente al di sopra di ogni aspettativa. Soprattutto mi ha colpito la sua serena consapevolezza nel considerare il proprio lavoro come la continuità e il sigillo del lavoro di tutti gli uomini che fanno grandi queste barche. Lascio la pittrice nella sua casa- studio a notte inoltrata. Più che una casa mi sembra un delizioso rifugio dove mi sono sentita accolta con gentilezza e spontaneità, tra grandi opere in lavorazione e molti quadri ormai finiti appesi alle pareti. Ci salutiamo sul terrazzo, che sembra il ponte di poppa di un'imbarcazione orientale di altri tempi e me ne vado in punta di piedi, perché ormai sono caduti nel sonno sia la figlia tredicenne Chiara sia il pelosissimo gatto persiano. La notte, tuttavia, sarà ancora tempo di lavoro per la Vanghelis. Anche se, in questo periodo la pittrice sta lavorando intensamente per le istallazioni al Salone di Genova, ed è costretta a fare la spola tra lo studio a Chiavari e i vari cantieri; potrete trovarla "nelle opere" anche in numerose gallerie e musei dove l'artista propone da sempre il proprio lavoro. Di questo lavoro presentiamo qui olio "Untitless" esposto alla Galleria Gian Piero Biasutti di Torino. Altre opere sono presenti alla galleria Novato Arte Contemporanea di Fano, alla Biale Cerruti con sede a Siena e a Genova. Fino a ottobre è presente al Museo di Arte Contemporanea Castello Rivara di Torino. A conferma della preziosità dell'opera di Vanghelis citiamo il "site specific" "Dialogo con l'oro", istallato in tutti gli ambienti, sulla navetta 30 Custom Line "Zia Canaia", opera che è stata recensita dal critico d'arte Maurizio Vanni.