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Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni
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LÜRSSEN SUPERYACHT FACTORY
All'ingresso il cartello parla chiaro: proibito fotografare sia con la macchinetta sia con il telefonino. "È per garantire la massima privacy ai nostri clienti che, generalmente, sono molto gelosi delle loro barche." A parlare è Sylke auf dem Graben, direttore marketing di Lürssen, che gentilmente ci accompagna per le strutture del cantiere di Lemwerder, principale sede produttiva di quello che può essere considerato uno dei marchi di maggior blasone, a livello planetario, nel panorama dei superyacht. Un leader vero, come stanno a testimoniare i numeri, quelli legati alla sua produzione, che parlano di una serie di imbarcazioni che per lunghezza e probabilmente per valore, hanno pochi termini di paragone. Qui tutti i fattori che compongono il processo produttivo assumono contorni di valore assoluto, consono agli standard delle barche prodotte, e quindi anche il proteggerle da occhi indiscreti, salvaguardando la privacy dell'armatore, è un aspetto che viene applicato giustamente alla lettera. Così la nostra Nikon resta in macchina e, caschetto protettivo in testa, iniziamo il tour.
Le carene in metallo vengono costruite in un'ulteriore apposita hall, in parti distinte che poi vengono accoppiate fra loro fino a formare lo scafo completo. La lavorazione inizia con le sezioni capovolte, per consentire agli operai di intervenire con maggiore efficacia nel realizzare le giuste forme, che poi vengono girate e assemblate. Riassumendo brevemente gli inizi, la storia del cantiere parte dal 1875 quando Friedrich Lürssen, il fondatore dell'azienda, realizzò la sua prima piccola barca a remi, in legno, a fondo piatto, tuttora perfettamente conservata. Quindi, fu la volta delle barche a motore, partendo dalla prima che fu "Rems", nel 1886, e poi altre fra le quali "Daimler", del 1890, in gran parte realizzate grazie all'impulso dato proprio da Gottlieb Daimler che, in quegli anni, aveva fondato ciò che sarebbe divenuto uno dei più importanti gruppi automobilistici al mondo. Lui forniva ovviamente i motori e Friedrich ci costruiva le barche intorno. Sei anni dopo, quando il cantiere aveva raggiunto i 3.000 mq di superficie, fu prodotto già lo scafo numero 1.000, un 12 metri, sempre a motore e sempre per Daimler. I primi del '900 videro l'ingresso in azienda di Otto Lürssen, uno dei sei figli di Friedrich, architetto navale in grado di imprimere un grosso impulso alla produzione di motor boat. Grazie a lui, infatti, in cantiere vennero effettuati i primi approfonditi studi che portarono alla realizzazione di forme di carena specifiche per questo tipo di propulsione, in grado di garantire alle imbarcazioni Lürssen velocità per l'epoca sbalorditive. Emblematica fu "Donnerwetter", quella che oggi potremmo definire una concept boat che, nel 1905, spinta da un motore di soli 40 HP, timonata da Otto, raggiunse i 35 nodi di velocità. Già allora in Lürssen si faceva parecchia ricerca, si potrebbe dire, visto che già nei primi anni del ventesimo secolo, il cantiere aveva raggiunto un'ottima fama non solo come costruttore di barche robuste, ma anche come factory di idee e soluzioni d'avanguardia, molto apprezzate in tutta la Mittel Europa, come negli Stati Uniti. A S. Luois, infatti, nel 1904, in occasione di una rassegna, fu esposta "Maria Augusta", barca di 19 metri costruita da Friedrich Lürssen, tanto apprezzata per le sue linee eleganti e per il comfort in navigazione, da essere premiata dall'organizzazione dell'evento con una medaglia d'oro. La fama di cantiere hi-tec crebbe molto, ovviamente, anche in Germania, fino al punto che Lürssen si trovò a collaborare con altre realtà che, al tempo, erano considerate punta di diamante dello sviluppo tecnologico, occupandosi della realizzazione di gondole per i dirigibili e degli scafi utilizzati dagli idrovolanti. Intanto, continuiamo a girare per il cantiere, reparto per reparto, e così, dopo aver visto il padiglione della verniciatura, dopo aver visitato la falegnameria, l'officina, con torni e macchine utensili di tutti i generi, riusciamo ad avere un quadro abbastanza completo della capacità produttiva e della qualità di ciò che qui viene prodotto. Passando per tutte le fasi della lavorazione, abbiamo avuto la possibilità di toccare con mano ciò che normalmente, invece, non si vede, celato dai sontuosi allestimenti che impreziosiscono le barche Lürssen. Schiume, pannelli fonoassorbenti e isolanti termici vengono posizionati con cura maniacale a saturare ogni possibile anfratto o intercapedine. E poi cavi, tubi, fili, canaline e tutto ciò che compone l'impiantistica, è posizionato con la massima attenzione, ordinato, numerato, fascettato e facilmente ispezionabile. Quella di poter offrire una percezione di massimo benessere, di massima sicurezza, sono fra le prerogative del cantiere, qui, dove le barche vengono realizzate, perfettamente tangibili che fanno apprezzare il marchio. Veniamo quindi guidati fino alla sala denominata moke-up. Ne varchiamo la soglia e. sorpresa, ci troviamo a bordo di un superyacht Lürssen, almeno così sembra. In realtà, siamo in un'area dove vengono assemblati i vari ambienti che, successivamente, andranno a comporre il layout degli scafi: dal salone principale alla cabina armatoriale, dai passavanti esterni alle scale che collegano i vari ponti al cockpit, qui tutto viene riprodotto a grandezza naturale, utilizzando gli stessi materiali, lo stesso allestimento, gli stessi complementi d'arredo che poi saranno a bordo. Il bello è che tutto ciò viene realizzato esclusivamente per consentire all'armatore e agli architetti di avere una percezione esatta di come sarà la barca, della rispondenza al progetto ma, soprattutto, per capire "dal vero" se quell'ambiente risponde alle necessità del cliente sia in termini di vivibilità sia di décor. Una volta che l'armatore da l'ok su quello che ha visto qui dentro, loro lo ricostruiscono fedelmente a bordo dell'imbarcazione, ma l'ambiente o il particolare che è stato realizzato per il moke-up resta qui, magari a disposizione di futuri clienti che in questa sala potranno già toccare con mano l'accuratezza, Lürssen la loro qualità. Le sole cose standardizzate per gli interni delle barche riguardano i locali bagno a disposizione dell'equipaggio. In questo caso vengono adottati dei moduli prefabbricati, per i quali offrono comunque diverse proposte, che arrivano a bordo già completi di impiantistica e che vanno solo installati. Il resto è tutto appositamente realizzato, anche il minimo dettaglio. La copia di uno degli ambienti, talvolta, viene fatta prima che sia iniziata la costruzione dello scafo. Lürssen fa barche da 40/50 a 170 metri, ma potrebbe andare anche oltre visto che le strutture lo consentono, e la sua produzione è articolata al 60% nello yachting e per il resto nelle costruzioni militari o nel naviglio commerciale. La storia del cantiere è costellata di tantissime barche e navi, realizzate per la marina militare tedesca ma anche per quelle di altri Paesi. È proprio questa grande esperienza maturata in un settore così difficile, selettivo e tecnico come quello militare, dove a ogni singolo elemento che compone lo scafo vengono richieste performance di valore assoluto, ad essere un ulteriore elemento caratterizzante del brand. Ci viene infatti spiegato che in Lürssen si fa tantissima ricerca, sia per ciò che concerne le carene sia per le propulsioni, per le appendici ecc. Tutto viene continuamente ottimizzato dal lavoro degli ingegneri, con l'apporto delle più qualificate vasche navali. Ma anche i materiali, le lavorazioni, l'accessoristica ecc., tutto viene seguito molto attentamente da personale dotato di grossa specializzazione. La forza lavoro del cantiere oscilla fra le mille/mille e cento persone, duecento dei quali sono designer, ingegneri e tecnici. Entriamo là dove vengono progettate le barche, dove al computer si studia, si verifica tutto, anche i particolari. Su uno schermo vediamo simulata la carena di una "barca" con i sistemi di stabilizzazione evidenziati, su di un altro ci sono dei braccetti porta elica che l'operatore di quella postazione fa ruotare, mostrandoceli da tutte le angolazioni. Ci viene spiegato che Lürssen progetta e costruisce tutto in casa, tranne per alcuni particolari per i quali utilizzano una serie di fornitori molto fidati, che riescono a esprimere i livelli qualitativi che loro richiedono. Talvolta sono piccoli artigiani, anche italiani, talvolta aziende ipertecnologiche come per i motori, le pinne o le propulsioni, ma si tratta sempre di una percentuale dell'intera barca. Il grosso, comunque, lo fanno in casa ed è soprattutto questo aspetto che garantisce la qualità, standardizzata verso il massimo. Qui lavora anche un nutrito gruppo di architetti, una struttura già di per sé in grado di seguire tutto lo sviluppo di una barca, che generalmente opera a stretto contatto con i designer scelti dagli armatori per l'elaborazione delle forme interne ed esterne dello scafo. Si viene così a creare un'équipe articolata ed efficiente, in grado di interfacciarsi perfettamente con la realtà del cantiere e di seguire con la massima accuratezza la crescita dello scafo in tutte le sue fasi. "È come se avessimo una grande orchestra - ci dice Sylke - che, diretta da un grande maestro, riesce sempre a esprimere performance di notevole livello". La visita continua, costringendoci a prendere l'auto per raggiungere un'ulteriore mastodontica struttura, che si trova affacciata proprio lungo le sponde del fiume Weser. Qui c'è il bacino, interamente coperto, dove vengono ricoverate le barche sulle quali si deve intervenire. Una volta dentro, vediamo una gran bella barca, sulla quale un addetto sta ultimando la posa del nome, "Air", di armatore rigorosamente top secret. I suoi novanta metri di lunghezza sembrano in fondo pochi rispetto alla struttura che li ospita, nell'acqua immobile del bacino, mentre a bordo squadre di operai e tecnici si muovono con ordine nell'ultimare ogni particolare, tirando a lucido acciai e teak. Disegnata da Tim Heywood, per quel che concerne gli esterni, e da Terence Disdale per gli interni, oltre a essere bella e imponente, "Air" è anche una barca ipertecnologica, che adotta propulsioni solitamente appannaggio delle grandi navi mercantili. A bordo sono infatti installati gli Azipod, in pratica dei grossi piedi azimuthali, azionati da motori elettrici che prendono energia da ben otto grossi generatori dedicati, e che oltre a garantire il massimo contenimento delle vibrazioni a bordo, consentono alla barca di manovrare con una facilità e con un'accuratezza altrimenti, con trasmissioni convenzionali, impensabili. Grazie a questa soluzione, il pilota riesce a compiere accostate millimetriche sia in velocità sia in manovra, dove la barca, anche senza l'ausilio dei truster, resta sotto il suo totale controllo, rispondendo docilmente a ogni input dei comandi e riuscendo a manovrare letteralmente in un fazzoletto d'acqua. Il nostro tour è finito e, mentre la nostra affabile guida ci accompagna all'uscita, abbiamo ancora il tempo di farle qualche domanda riguardo al mercato. Dov'è che Lürssen vende tradizionalmente di più? "Il nostro mercato di riferimento resta senza dubbio quello statunitense per il quale realizziamo buona parte della nostra produzione. Tuttavia, siamo molto attenti nel valutare quelli che vengono definiti come i mercati emergenti, in oriente e in altri continenti lontani, ma anche in Europa dove, per esempio, la Russia sta mostrando un sempre crescente interesse per le nostre barche". E il mercato italiano, attualmente avete clientela dall'Italia? A quest'ultimo quesito Sylke ci risponde con un laconico "no comment", un ulteriore baluardo a difesa degli armatori che scelgono Lürssen. |