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SUPERYACHT #521
Settembre 2005

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Articolo di
Matteo Antonelli


LIGHTING DESIGN A BORDO:
È POSSIBILE?

La luce è uno degli elementi rivelatori della vita; è la controparte visiva di quella altra forza animatrice che è il calore, e permette ai nostri occhi di penetrare il significato della vita che perennemente si rinnova. Non ha corpo, non sì tocca, è capace di propagarsi nel vuoto a velocità vertiginosa, eppure interagisce con la materia, che la trasmette e la assorbe, la riflette, la diffonde o addirittura, in opportune condizioni, la genera.

 

 

Il tema della luce, intesa nel suo significato più poetico del termine, non ha mai trovato, se non negli ultimi tempi, un riscontro visibile nel mondo della nautica; la causa di ciò è riconducibile essenzialmente alla mancanza di una cultura del fare luce, che mentre in architettura e negli scenari urbani nel corso dell'ultimo decennio ne è divenuta la protagonista, stenta a trovare la sua dimensione nello yacht design.

Sicuramente alcune delle motivazioni sono anche da ricercare nelle limitazioni sia spaziali sia strutturali, che hanno sempre impedito l'utilizzo o solo anche l'ipotesi di utilizzo, di determinati apparecchi o sorgenti, come del resto, in un'ottica di razionalizzazione dei costi complessivi di una imbarcazione, la "luce" di una barca può essere stata oggetto di revisioni e verifiche economiche.

Un altro grosso limite, anche solo nella proposizione di nuovi corpi illuminanti, viene dalle normative cui sono soggetti. Normative che ne ordinano alcune caratteristiche, tra cui la temperatura di emissione che necessariamente deve rientrare entro valori di sicurezza stabiliti, al fine di evitare problemi di surriscaldamento sia delle sorgenti che dei materiali limitrofi l'apparecchio, con conseguenti rischi che vanno dal semplice annerimento delle superfici, alla rottura dei pannelli per i rivestimenti fino a casi più gravi di potenziali incendi a bordo.

Altresì, l'avvento di movimenti e stili presi in prestito dall'architettura e dall'interior design, hanno fornito il pretesto per allargare i confini del tema "luce" riformulandolo sotto altri punti di vista. Un enorme aiuto lo si sta avendo anche dallo sviluppo di tecnologie innovative tese a una miniaturizzazione delle sorgenti, contestualmente a un miglioramento delle proprietà illuminotecniche quali la durata e la bassa emissione di calore.

Ancora una volta la nautica si è trovata a dover rincorrere quelli che in altre discipline erano già degli assunti e così, come vernici, tecnopolimeri o rivestimenti in materiali fino a qualche anno fa improponibili su di una barca, sono entrati di diritto nei cantieri navali, finalmente anche la tematica "luce" si sta affacciando all'orizzonte. Quanto meno si iniziano a vedere con piacere imbarcazioni di media e grossa taglia nella cui genesi compositiva si percepisce la sensibilità del progettista nei confronti dello spazio, dell' oggetto illuminato.

Quali allora gli scenari futuribili sul tema luce nello yacht design?

Innanzi tutto, sarà importante analizzare le potenzialità che nascondono le barche viste dall'esterno.

Luce architettonica: in questo senso la barca non sarà più intesa come organismo unitario (come già del resto è difficile pensarlo), ma come oggetto costituito da geometrie riconducibili a spazi, piani, volumi, masse, a pieni e vuoti. È in questa analisi morfologica che l'oggetto barca si arricchisce di valori e significati nuovi, di caratteri che la distingueranno tra le altre; avremo la possibilità di donarle più chiavi di lettura che offriranno diversi spunti per la progettazione della luce.

Un segno, un muscolo, un vuoto, un bassofondo. sono tutti elementi che possono essere illuminati o attraverso i quali la luce può trarre origine.

Spesso passeggiando di sera sulle banchine si rimane meravigliati dalla magnificenza delle imbarcazioni ormeggiate, viste in un trionfo di luci e bagliori di ogni genere. Ma la poetica della luce è altra cosa: è uno strumento tanto potente quanto pericoloso, che può appiattire un oggetto e far perdere ogni tridimensionalità, come, al contrario, può enfatizzarne le forme e le geometrie.

Luce dinamica: Acqua, terra, atmosfere, luoghi attraversati..la barca entra necessariamente in contatto con uno o più di questi elementi, siano essi tangibili, materiali o eterei, mutevoli, in una parola "attimali".

Considerando lo yacht come complemento di una scena, di un luogo, ecco che da protagonista assoluto diviene, come in un quadro espressionista, parte integrante di un insieme unico, vitalizzato dalla luce che sfiora e che cambia, senza sosta, la materia delle cose.

È sul concetto dell'attimale, della luce attiva e fulminea, presente in tutto ciò che vive, nella rappresentazione di una realtà in continuo movimento, che si concretizza un altro scenario di lighting sulle imbarcazioni.

Entrando nella barca, lo scenario che ci si pone di fronte è alquanto sotto tono. Nulla togliendo alle qualità illuminotecniche degli apparecchi, il cui valore è indiscusso, le morfologie e la concezione stessa della luce in barca, sono viste ancora "troppo" come complemento finale in una progettazione complessa e "poco" come strumento che può intervenire a monte della architettura e, perché no, della struttura.

Lo sforzo più grande è stato, ad oggi, quello di adattare o più spesso di montare direttamente apparecchi di origine "civile", immediatamente riconoscibili come apparecchi dall'alto contenuto stilistico ma forse non sufficienti a poter affermare che nella barca c'è un vero e proprio progetto di lighting.

È indiscussa la presenza di eccezioni a questi assunti, eccezioni riconducibili però a progettazioni architettoniche per lo più customizzate, per modelli di barche di grandi dimensioni e magari dove il progettista è un profondo conoscitore anche della architettura civile. In questa ottica sarebbe bene che i cantieri fossero i primi a sensibilizzarsi al tema luce, capendone i profondi significati e le enormi potenzialità che nasconde un progetto di lighting design, non demandando il potere evocativo e sensoriale che il gioiello barca ha insito, solo all'uso del colore e dei vari gelcoat ma sfruttando l'immaterialità e il calore che solo la luce è in grado di dare.

Sono queste solo alcune "visioni" che varrebbe la pena analizzare e su cui riflettere, per poi mettere a punto le tecnologie e le giuste metodologie tese alla realizzazione di tali scenari.

Necessario sarà porsi il problema luce sin dalla genesi compositiva della barca, come elemento progettuale cui tener conto nel pensare sia gli interni, in cui la stessa luce spazialmente e strutturalmente ne può essere generatrice, sia gli esterni dove la luce diventerà strumento sia funzionale che di esaltazione volumetrica.

TECNOLOGIA

In fase di progettazione e ottimizzazione degli impianti, la scelta delle sorgenti luminose, dei corpi illuminanti e delle componenti elettriche, assume un ruolo di fondamentale importanza; i must da perseguire sono: risparmio energetico, abbattimento e controllo delle fonti di calore, resistenza alle continue vibrazioni, miniaturizzazione e compatibilità di installazione con le strutture e gli spessori ridotti del sistema barca, compatibilità con i voltaggi standard (consentiti) e diminuzione dei tempi di manutenzione. Oltre alle esigenze di tipo funzionale e strutturale, la scelta delle sorgenti luminose è condizionata anche da vincoli di natura quantitativa e qualitativa, definiti in fase di progetto illuminotecnico: in particolar modo, le sorgenti devono garantire il comfort visivo dettato dai livelli di illuminamento (lux) e di luminanza (cd/mq) previsti e, al fine, di rispettare ed evidenziare le qualità dei materiali e dei colori che arricchiscono gli ambienti interni ed esterni, devono avere un'elevata resa cromatica (Ra) e un controllo della temperatura di colore (K).

Nello scenario attuale e futuribile delle sorgenti luminose, i LED (ligthing emitting diode) rappresentano un momento di rottura e di partenza nella cultura del fare luce nelle imbarcazioni, basata fino a ieri sull'utilizzo di apparecchi puntuali (spot) con sorgenti alogene a basso voltaggio e di fibre ottiche. I LED sopperiscono alle esigenze di natura impiantistica e funzionale sopraelencate, avendo inoltre una durata di circa 40000-50000 ore, in conseguenza della quale viene ad abbattersi notevolmente la percentuale degli interventi di manutenzione. Ma la vera rivoluzione sta nelle loro dimensioni contenute e nelle caratteristiche illuminotecniche, che permetteranno nuove forme dell'hardware e nuovi concept luminosi.

I LED essenzialmente "nudi", assemblati in moduli lineari, quadrati e rotondi, trovano la loro veste attraverso la creatività del lighting designer, che potrà decidere di evidenziarli con una scocca o nasconderli alla vista dell'osservatore, beneficiando esclusivamente dell'effetto luminoso. I diodi, grazie alle loro caratteristiche strutturali e funzionali, offrono al progettista la possibilità di plasmare la luce in relazione alle superfici e alle complesse geometrie della barca. Inoltre i LED RGB, di ultima generazione, integrati con sistemi avanzati di controllo, aprono nuovi orizzonti applicativi nell'uso della luce colorata; dalla miscelazione per sintesi additiva della luce rossa, verde e blu è possibile infatti ottenere qualsiasi colore. Il progettista, attraverso lo strumento della luce colorata, ha la possibilità, innanzitutto, di sperimentare nuove forme di valorizzazione estetica che generano reazioni psichiche ed emozioni, e in particolar modo di rinnovare l'immagine tradizionale, statica e puntuale della barca. Grazie a una regia luminosa di tipo dinamico, il ligthing designer può coordinare il gioco della luce e dei colori, in funzione del concept luminoso, relazionando la barca (come già detto) con fattori di tipo esterno e variabile: il trascorrere delle ore dall'alba al tramonto, il passaggio delle stagioni, l'ambiente di attracco temporaneo, in banchina o in rada.

Un ambito ancora da esplorare nello scenario delle sorgenti luminose, ma di notevole interesse, è quello delle lampade a catodo freddo, Long Life T1 della Philips: T1 è un sistema di illuminazione tubolare miniaturizzato a catodo freddo, estremamente compatto e di lunga durata, elevata luminosità, alta emissione, disponibile con due temperature di colore, 2700 e 4000 K.

È chiaro dunque che, esplorando e sperimentando a fondo le tecnologie luminose, sarà possibile soddisfare i requisiti di una progettazione integrata tra luce e architettura, ma tutto questo rappresenta solo il punto di partenza di una disciplina, il Lighting Design, presente sulle barche ancora in stato embrionale.

L'opera del lighting designer non vuole essere tecnica della luce ma un compromesso tra arte e scienza, poiché solo attraverso l'interazione di queste due sfere il progetto si illuminerà di uno "esprit noveau".