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SUPERYACHT #521
Settembre 2005

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Articolo di
Testo di Martino Motti Foto R. Pistone/archivio Cantieri Amico


IL REFITTING - CANTIERI AMICO

Alberto Amico, degli omonimi cantieri, ci racconta un pò di storia. Erano gli anni intorno al '91 o '92, quando Genova viveva una situazione di depressione economica e sociale piuttosto marcata; il porto era in mano a corporazioni antiche e clientelari e agonizzava pur avendo tutte le carte in regola per funzionare. Alberto si trova a condurre i cantieri ed ha una intuizione, rivelatasi poi geniale. Parte infatti da una considerazione: nel mondo vengono prodotte centinaia di barche molto grosse, superyachts e megayachts che, dopo anni di navigazione e lavoro, si ritrovano a dover fare della manutenzione, talvolta anche pesante. Così Alberto, partendo pressoché da zero inventa, primo in Italia, il refitting ossia il restauro e la trasformazione di questo genere di imbarcazioni. Studia quali sono le modalità migliori e l'organizzazione del lavoro e degli spazi a disposizione e riesce, dopo 10 anni di impegno costante, a vincere una scommessa con sé stesso: sradicare l'idea comune all'estero che la cantieristica italiana sia inaffidabile e di scarsa qualità.

 

 

Fin dal principio gli Amico si rivolgono sostanzialmente al mercato estero e passo dopo passo riescono ad ottenere grande soddisfazione e considerazione tra gli addetti al settore nautico. Il cliente tipo è il privato che porta la sua barca a rinnovare, si affeziona e ritorna o anche la clientela professionale, management nautici, comandanti e agenzie estere che si affidano ai cantieri per dare un servizio senza problemi ai propri clienti. La tipologia di assegnazione del lavoro avviene per appalti a basi fisse secondo criteri di affidabilità, qualità, tempistica e rapporto con il cantiere. Oggi Amico ha una percentuale di vincita superiore al 50%, proprio dovuta alla ricercatezza e alla qualità del servizio reso. La crescita annua ruota intorno al 20-30 % con un rallentamento negli ultimi due anni, dovuto ad un riassestamento organizzativo. Al momento Amico è arrivato quasi alla massima espansione possibile, vuoi per lo spazio disponibile sempre più ridotto (Genova è quella che è), vuoi anche per il fatto che diventare troppo grandi comporta una diminuzione della qualità erogata. Il cantiere ora vanta ben in 12 strutture al coperto, completamente climatizzate ed isolate le une dalle altre per un totale di 30.000 m quadrati, un bacino coperto per navi fino a 200 metri, una gru Syncro da 200 ton, una Travel 1 da 300, una Travel 2 da 510 tonnellate e 10.000 metri quadri di banchine senza limitazioni. Insomma una struttura organizzata a livello industriale che racchiude un cuore pulsante artigianale ad altissima specializzazione. L'operatività è tale che quando arriva, per esempio, un 50 o 60 metri viene riposto nel capannone di destinazione e dopo sole 6 ore possono cominciare i lavori, con conseguenti risparmi di tempi di lavorazione e di consegna. Amico riesce così ad essere competitivo nell'ordine del 40-50% dei costi per i servizi primari rispetto alla Spagna o alla Francia, dove strutture così non esistono. All'interno del cantiere sono presenti un managing tecnico di 6 elementi in totale autonomia e diverse squadre di maestranze estremamente specializzate per coprire ogni genere di lavorazione necessaria. Una quindicina di ditte esterne sono inglobate nella struttura con propri spazi all'interno del cantiere e garantiscono un ottimo livello qualitativo e disponibilità continua. Il vantaggio immediato di questo tipo di organizzazione del lavoro è il controllo costante della qualità e della tempistica di lavorazione per ottenere alla fine un servizio adatto agli standard richiesti dall'estero. Il refitting e il restyling non sono solo le uniche attività del cantiere; anche le operazioni di verniciatura, addirittura di barche nuove appena varate, sono oramai entrate a far parte di una fetta importante del business. A tal proposito i capannoni vengono puliti e aspirati per eliminare qualunque particella che potrebbe rovinare la verniciatura. Dopodiché, in atmosfera controllata, vengono eseguite le operazioni di stuccatura e verniciatura. Quindi in definitiva cantiere grande e ben organizzato non vuol dire più caro di strutture più piccole, anzi. Così strutturato Amico riesce a fornire un servizio più economico, migliore e più veloce rispetto al singolo artigiano che non ha i mezzi e le strutture necessarie. Infatti qui l'attività e la qualità artigianale vengono trasferite a livello industriale, pur mantenendo un elevata autonomia del singolo con una scala di comando di soli due passaggi. Anche la manutenzione di pescherecci e rimorchiatori rientra tra i servizi erogati. Parlando per fasi possiamo dire che il flusso di lavoro consiste nel: 1) dare visibilità al cantiere, non tanto con la pubblicità quanto con una presenza costante a livello internazionale, con il rapporto con comandanti e con la buona reputazione conquistata con la qualità. 2) produrre preventivi corretti, completi e trasparenti. 3) dare una dettagliata descrizione degli interventi sul preventivo che tranquillizzino il committente. Segue poi l'organizzazione ed il controllo dei lavori e dei costi; infine il sea trial, le prove in mare di galleggiabilità e stabilità con le relative certificazioni. Spesso capita che una commissione composta da ingegnere, designer, falegname, verniciatore, elettricista e impiantista parta per andare a studiare in dettaglio un intervento dove si trova la barca ovunque nel mondo.

Ma parliamo in dettaglio di cosa vuole dire refitting: idealmente significa prendere in consegna una grossa barca, smontarla pressoché in maniera totale, riprogettarne gli interni, gli esterni e gli impianti e dopodiché ricostruirla, provarla e certificarla. Immaginate quanto sia difficile mettere mano a prodotti di terzi, ripensarli e ricostruirli. Franco Cattai, responsabile di produzione ci racconta, ad esempio, un grosso lavoro, del quale è stato Project Manager, eseguito in tempi record su un Benetti di 40 metri del 1971. Nel complesso sono state ristrutturate quattro cabine, due saloni, cinque bagni, locali equipaggio, con nuovi impianti elettrici e idraulici, aria condizionata (a ricircolo e ad aria primaria), antincendio e la totale elettronica; 20% il ferro cambiato, ricavata la seconda via di fuga per allarme incendio, eseguito trattamento anticorrosione e sabbiatura casse, ricostruiti gli interni fino alle tappezzerie e assegnata la classe MCA, il tutto in quattro mesi di lavoro. L'interior design è stato curato dallo studio di Matteo Thun di Milano in stretta relazione e collaborazione con l'armatrice, la quale ha dato una parte dell'impronta estetica del lavoro. È stato scelto un gusto minimalista con contaminazione classica, nel quale le linee essenziali e moderne si sposano con elementi in stile. Ma vediamo quali sono i passaggi. La barca è in cantiere e il progetto pronto ed approvato, comincia lo smontaggio di tutte le strutture da sostituire o riparare: tutto, dagli arredi agli impianti, è disinstallato e portato a terra. Le squadre di carpentieri, elettricisti, idraulici, falegnami e impiantisti, capitanati dal capocommessa che coordina e controlla le fasi di lavorazione, iniziano ad adattare il progetto alla realtà dello scafo. Tutte le operazioni riguardanti il refitting vengono eseguite in casa, compreso l'interior design o l'arredamento (non in questo caso). I tre interventi maggiori e più interessanti sono stati eseguiti nella cabina armatoriale, nel bagno armatoriale e nella cucina. Tutti e tre gli ambienti sono stati sventrati completamente dai pavimenti, alle pareti, ai soffitti, ai mobili.

Cabina armatoriale: sono stati sostituiti l'imbonaggio e i pannelli delle pareti, dei pavimenti e dei soffitti e, dopo aver completato gli impianti elettrici e di condizionamento è stato ultimato il lavoro. La ristrutturazione dell'armatoriale ha richiesto come essenza per le pareti piuma di mogano. Questo legno, venduto a partite intere a fogli sottili, è stato scelto appositamente presso il fornitore da una commissione composta da falegnami del cantiere, dall'armatrice e dal designer. Per il soffitto è stato scelto il tessuto e i pavimenti sono stati ricoperti da moquette. Il letto è stato costruito in piuma di mogano e gli arredi ricoperti in pelle con interni decorati.

Bagno armatoriale: per continuità estetica il designer ha scelto, anche per questo ambiente, i toni caldi e fiammati della piuma di mogano per le pareti. Il grande box doccia è stato rifinito da lastre in vetro temperato verniciato posteriormente per dare una finitura traslucida luminosa. Le cornici tra i pannelli e comunque tutte le superfici metalliche della barca sono in ottone massiccio cromato. Le rubinetterie sono originali inglesi. Spettacolare il lavabo, ricavato da un unico blocco di onice cercato appositamente per questo utilizzo. Il sapiente artigiano che ha ricavato il lavabo ha fatto in modo di avere le venature dell'onice convergenti verso il centro dello stesso.

La cucina: anche qui dopo aver rifatto tutti gli impianti e l'imbonaggio di pareti e pavimenti (pareti verniciate, pavimenti in teak e cielo a pannelli laccati) sono stati inseriti 3 forni (1 a vapore, 1 tradizionale e 1 extra large), il microonde, 6 piastre ad induzione, una piastra barbecue, una cappa dal design accattivante, 3 armadi frigo per vino, frigo e congelatore. Il tutto come fa tendenza in acciaio inox.

Interessanti anche gli interventi al Fly Deck, tutto in piuma di mogano, e ai bagni ospiti, molto eleganti. Notevole anche la cabina VIP, in cui si può notare l'uscita di emergenza inserita discretamente in una parete. Aggiunta anche una scala a chiocciola esterna che collega due ponti.