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Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni
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IL REFITTING - CANTIERI AMICO
Alberto Amico, degli omonimi cantieri, ci racconta un pò di storia. Erano gli anni intorno al '91 o '92, quando Genova viveva una situazione di depressione economica e sociale piuttosto marcata; il porto era in mano a corporazioni antiche e clientelari e agonizzava pur avendo tutte le carte in regola per funzionare. Alberto si trova a condurre i cantieri ed ha una intuizione, rivelatasi poi geniale. Parte infatti da una considerazione: nel mondo vengono prodotte centinaia di barche molto grosse, superyachts e megayachts che, dopo anni di navigazione e lavoro, si ritrovano a dover fare della manutenzione, talvolta anche pesante. Così Alberto, partendo pressoché da zero inventa, primo in Italia, il refitting ossia il restauro e la trasformazione di questo genere di imbarcazioni. Studia quali sono le modalità migliori e l'organizzazione del lavoro e degli spazi a disposizione e riesce, dopo 10 anni di impegno costante, a vincere una scommessa con sé stesso: sradicare l'idea comune all'estero che la cantieristica italiana sia inaffidabile e di scarsa qualità.
Ma parliamo in dettaglio di cosa vuole dire refitting: idealmente significa prendere in consegna una grossa barca, smontarla pressoché in maniera totale, riprogettarne gli interni, gli esterni e gli impianti e dopodiché ricostruirla, provarla e certificarla. Immaginate quanto sia difficile mettere mano a prodotti di terzi, ripensarli e ricostruirli. Franco Cattai, responsabile di produzione ci racconta, ad esempio, un grosso lavoro, del quale è stato Project Manager, eseguito in tempi record su un Benetti di 40 metri del 1971. Nel complesso sono state ristrutturate quattro cabine, due saloni, cinque bagni, locali equipaggio, con nuovi impianti elettrici e idraulici, aria condizionata (a ricircolo e ad aria primaria), antincendio e la totale elettronica; 20% il ferro cambiato, ricavata la seconda via di fuga per allarme incendio, eseguito trattamento anticorrosione e sabbiatura casse, ricostruiti gli interni fino alle tappezzerie e assegnata la classe MCA, il tutto in quattro mesi di lavoro. L'interior design è stato curato dallo studio di Matteo Thun di Milano in stretta relazione e collaborazione con l'armatrice, la quale ha dato una parte dell'impronta estetica del lavoro. È stato scelto un gusto minimalista con contaminazione classica, nel quale le linee essenziali e moderne si sposano con elementi in stile. Ma vediamo quali sono i passaggi. La barca è in cantiere e il progetto pronto ed approvato, comincia lo smontaggio di tutte le strutture da sostituire o riparare: tutto, dagli arredi agli impianti, è disinstallato e portato a terra. Le squadre di carpentieri, elettricisti, idraulici, falegnami e impiantisti, capitanati dal capocommessa che coordina e controlla le fasi di lavorazione, iniziano ad adattare il progetto alla realtà dello scafo. Tutte le operazioni riguardanti il refitting vengono eseguite in casa, compreso l'interior design o l'arredamento (non in questo caso). I tre interventi maggiori e più interessanti sono stati eseguiti nella cabina armatoriale, nel bagno armatoriale e nella cucina. Tutti e tre gli ambienti sono stati sventrati completamente dai pavimenti, alle pareti, ai soffitti, ai mobili. Cabina armatoriale: sono stati sostituiti l'imbonaggio e i pannelli delle pareti, dei pavimenti e dei soffitti e, dopo aver completato gli impianti elettrici e di condizionamento è stato ultimato il lavoro. La ristrutturazione dell'armatoriale ha richiesto come essenza per le pareti piuma di mogano. Questo legno, venduto a partite intere a fogli sottili, è stato scelto appositamente presso il fornitore da una commissione composta da falegnami del cantiere, dall'armatrice e dal designer. Per il soffitto è stato scelto il tessuto e i pavimenti sono stati ricoperti da moquette. Il letto è stato costruito in piuma di mogano e gli arredi ricoperti in pelle con interni decorati. Bagno armatoriale: per continuità estetica il designer ha scelto, anche per questo ambiente, i toni caldi e fiammati della piuma di mogano per le pareti. Il grande box doccia è stato rifinito da lastre in vetro temperato verniciato posteriormente per dare una finitura traslucida luminosa. Le cornici tra i pannelli e comunque tutte le superfici metalliche della barca sono in ottone massiccio cromato. Le rubinetterie sono originali inglesi. Spettacolare il lavabo, ricavato da un unico blocco di onice cercato appositamente per questo utilizzo. Il sapiente artigiano che ha ricavato il lavabo ha fatto in modo di avere le venature dell'onice convergenti verso il centro dello stesso. La cucina: anche qui dopo aver rifatto tutti gli impianti e l'imbonaggio di pareti e pavimenti (pareti verniciate, pavimenti in teak e cielo a pannelli laccati) sono stati inseriti 3 forni (1 a vapore, 1 tradizionale e 1 extra large), il microonde, 6 piastre ad induzione, una piastra barbecue, una cappa dal design accattivante, 3 armadi frigo per vino, frigo e congelatore. Il tutto come fa tendenza in acciaio inox. Interessanti anche gli interventi al Fly Deck, tutto in piuma di mogano, e ai bagni ospiti, molto eleganti. Notevole anche la cabina VIP, in cui si può notare l'uscita di emergenza inserita discretamente in una parete. Aggiunta anche una scala a chiocciola esterna che collega due ponti. |