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Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni
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ultime notizie e novità dal mercato
Articolo di |
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ARNALDO POMODORO
Durante la 51° Mostra Internazionale delle Arti Visive di
Venezia, nell'ambito degli eventi collaterali, la Venice Design
Art Gallery di Silvana Mainardis in Calle Vallaresso, ha
inaugurato una mostra dell'artista Arnaldo Pomodoro.
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In galleria Silvana Mainardis propone Alhucema, una scultura di Miguel Berrocal (1974, bronzo, cm 25) |
Maestro, qual è il suo rapporto con il mare?
Sono nato sull'Adriatico, tra Fano e Pesaro, e ho passato molto tempo a Rimini, ho una grande familiarità col mare. Pur sapendo nuotare, non mi capita quasi mai di avventurarmi al largo. Forse questo dipende dal fatto che un mio zio, che portava il mio stesso nome, morì risucchiato da un vortice mentre cercava di attraversare un fiume alla sua foce. Ricordo che questo evento mi provocò un profondo senso di angoscia. Sicuramente preferisco il mare alla montagna e mi piace molto fare lunghe passeggiate sulla spiaggia, sulla sabbia in particolare.
Quali sensazioni le procura il mare?
Vedo il mare con un misto di fascino, stupore e sconcerto. Esso racchiude un mondo bellissimo e misterioso e rigetta delle cose straordinarie, le consuma, le trasforma e io le raccolgo perché sono cariche di significato e talvolta il mare ci regala "frammenti di storia". Del resto la vita viene dall'acqua.
Cos'altro le interessa del mare?
L'osso della seppia in particolare, per me è un emblema della natura marina ed è un elemento fondamentale per l'inizio della mia attività artistica. Proprio attraverso il metodo della fusione con l'osso di seppia, appreso nella bottega di un vecchio orafo a Pesaro nei primi anni Cinquanta, ho realizzato i miei piccoli rilievi in piombo e argento. A volte mi sono concentrato a studiare tutte le strutture lamellari dell'osso di seppia, la loro tessitura interna è straordinaria. Scavando nell'osso le venature suggeriscono spesso forme quasi magiche, ed è sufficiente aggiungere qualche piccolo segno per ottenere una figura originale . Nella tecnica della fusione a cera persa, usata poi per le mie sculture in bronzo di grandi dimensioni, la funzione svolta dall'osso di seppia viene assunta dall'argilla. È la terra, infine, che dà vita alla scultura.
Cosa le piace della natura?
Le prime immagini che ricordo sono le rocce, le fenditure, la natura dei luoghi meravigliosi del Montefeltro dove ho trascorso l'infanzia. La natura, anche senza rappresentarla in senso tradizionale nelle mie opere è per me fonte di ispirazione assoluta. Ricordo la grande emozione che provai nel Grand Canyon vedendo quegli imponenti blocchi di pietra e quelle pareti di roccia con squarci e fratture, quasi fossero delle gigantesche e straordinarie sculture. Le mie opere di solito nascono dalla suggestione di un'immagine. Durante un viaggio nello Yemen nel 1996 sono rimasto colpito dalle colonne del Tempio della Luna a Màrib, antica capitale del regno di Saba, che sono tronconi di pilastri non rotondi come in Grecia, ma rettangolari. Da lì mi è venuta l'idea per delle nuove opere, le "Quattro Stele", un gruppo di sculture che ho presentato l'anno successivo nella mostra alla Rocca di San Leo.
Vedo in galleria, dei pannelli alle pareti con figure a superficie liscia che si inseriscono su uno sfondo di piccole lettere: cosa rappresentano queste lettere?
La scrittura di una lingua ideale o perduta. Fin da giovane sono stato affascinato dalla scrittura arcaica, come le tavolette degli Ittiti e dei Sumeri, i geroglifici mesopotamici, i tracciati dei Camuni. I segni delle prime forme di comunicazione tra gli uomini. La visita al museo antropologico di Ankara è stata un'esperienza memorabile e molto coinvolgente.
Si definirebbe un artista astratto?
Assolutamente sì. Ho studiato molto Paul Klee, un pittore che è passato dal naturalismo all'astrattismo, un'artista che come me fu molto impressionato dal Marocco, e che proprio in quel paese raffinò a tal punto le forme e gli elementi delle sue opere da arrivare a segni essenziali ed astratti. Io amo molto tutta l'Africa e i paesi del Mediterraneo, in particolare la civiltà degli antichi Egizi, che secondo me sono stati i primi maestri dell'espressione simbolica e astratta.
Cosa pensa delle barche?
So che molte mie opere sono state collocate su navi e su yachts. Sono contento che molte persone godano del mare e delle mie opere. Un pò di tempo fa ho realizzato un' opera pensata apposta per una nave da crociera, una grande sfera, posta proprio all'ingresso principale della nave, come metafora del mondo che i viaggiatori e i croceristi vanno a cercare e a conoscere nei loro viaggi. Da un punto di vista generale penso che lo yacht sia un mezzo di portare con sé, viaggiando per mare, una parte delle proprie cose e un "pezzo" di casa e della propria storia. Io preferisco avere un posto tutto mio, come la mia casa in campagna in Lomellina dove, quando posso, mi ritiro a riposare e riflettere.
Maestro, su un grosso yacht ho fotografato recentemente una sua bella opera, una "Prua di nave". La riconosce dalla foto?
Certamente. È un omaggio a Federico Fellini, alla sua morte il Comune di Rimini mi ha commissionato un'opera che lo ricordasse, da collocare nel Cimitero della città. Eravamo molto amici e ci siamo incontrati in gioventù a Rimini, dove io ho studiato. Nel 1990 ricevemmo insieme a Tokyo - lui per il cinema, io per la scultura - il Praemium Imperiale, una specie di Nobel delle arti che premia anche pittura, architettura e musica. Fellini, riminese, amava il mare come me e così ho pensato di costruire un triangolo duplice, a due facce, come una prua essenziale, ideale, in un lucentissimo bronzo che, all'interno, è carico delle impronte e dei segni propri del mio stile, che significano il turbine della vita e della ricerca continua.
Perché la prua è spaccata?
È spaccata per mettere in evidenza le fermentazioni misteriose che ci sono dentro la materia, per arrivare dove c'è la vita e l'energia. Tutte le mie opere sono concepite in modo da mostrare la tensione e il contrasto tra l'esterno e l'interno di una forma. Come nella prua anche in questa scultura dedicata a Eduardo Chillida, esposta nella mostra, penso allo spazio delimitato dall'opera come ad un passaggio percorribile dall'uomo, una porta che è anche soglia, verso l'ignoto, come riferimento ideale all'estremo passaggio dalla vita alla morte.