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LUCA TRIGGIANI - M/Y KOS
Continuiamo le interviste ai capitani con Luca Triggiani, giovane e dinamico comandante di Kos, il quale insieme al suo equipaggio ha adottato un'intera classe di bambini africani, aprendo di fatto il mondo dello yachting alla solidarietà in un modo umanamente molto simpatico. Sentiamo cosa ci racconta. Come ha origine il suo amore per il mare? Sono nato e cresciuto a Genova, città dalle grandi tradizioni marinare e ho sempre sentito molto forte il richiamo del mare e il desiderio di scoprire cosa ci fosse oltre l'orizzonte. Mi affascinavano in particolare personaggi come Colombo, Vespucci, Caboto, Magellano e poi ancora Vasco da Gama, James Cook, Sir Drake, per il coraggio e la tenacia che esprimevano nei loro viaggi avventurosi. Qual'è stato il suo training professionale per diventare comandante? Ho iniziato a navigare con la Marina Militare Italiana. Quindi ho continuato la formazione pratica passando al diporto e quella teorica attraverso un intenso training di specializzazione in Italia e soprattutto all'estero, dove ho frequentato prestigiose università nautiche come Warsash (Southampton) e South-Shields (Newcastle). Infine, ho ottenuto le abilitazioni internazionali MCA al comando di yacht senza limitazioni. Nonostante ciò, ho dovuto rifare quasi tutto il training perché in base alla legislazione italiana non mi è stato riconosciuto il titolo conseguito all'estero. La barca del suo primo comando? E le successive? Ho ottenuto il mio primo imbarco al comando del "Sirius", una navetta dislocante olandese di 22 metri costruita da Moonen, pochi mesi dopo aver terminato l'iter di specializzazione all'estero e superati gli esami MCA a Southampton. Dopodiché sono passato al Comando dello "Spirit of Argentina", Benetti classico dislocante di 32 metri con un'affascinante scafo blu del 1968. Successivamente, ho avuto l'onore e onere di comandare yacht di prestigio tra cui il "Sokar", un Codecasa di 64 mt di Mr. Mohammed Al Fayed. Negli anni precedenti ho lavorato a bordo di celebri yacht da charter come "Princess Tanya", "Auriga" e "Rosenkavalier". Ora, a distanza di cinque anni, sono nuovamente su un Benetti Classic dislocante di 36 metri con un elegante livrea blu, su cui ho appena concluso la settima stagione al comando. Cosa pensa del mondo dello yachting in cui si trova ad operare? Negli ultimi anni è stato colmato il vuoto normativo che separava gli yacht dalle navi, benché la realtà operativa sia nello specifico molto differente. Bisogna ammettere che oggi, nello yachting, vi è una forte richiesta di professionalità qualificata ad ogni livello cui non sempre corrisponde un'offerta adeguata da parte del mercato del lavoro marittimo. Può raccontarci qualche brutta avventura che le è capitata durante la sua esperienza di comandante? A novembre 2001, mentre ero al comando di un Azimut 80 di proprietà del cantiere, che lo aveva messo a disposizione per un film di Madonna affrontammo una burrasca con mare 8. Un giorno, dopo aver atteso a lungo per poter uscire e nonostante la Capitaneria ci avesse sconsigliato di affrontare il mare, ci siamo trovati davanti a un muro d'acqua alto 9-10 metri e abbiamo rischiato di capovolgerci lateralmente nel tentativo di cavalcare i marosi. È stato difficile ma ne siamo usciti vivi. Quali pensa siano le qualità più importanti per essere un buon capitano? Il Comandante ricopre un ruolo che implica responsabilità civili e penali a norma di legge. Nella realtà quotidiana oltre a saper condurre e manovrare con abilità la nave, sono necessarie qualità manageriali, di gestione dell'equipaggio, capacità contabili, amministrative ed organizzative, affabilità nei rapporti interpersonali e quando tutto questo non basta si deve usare la saggezza del buon padre di famiglia. Gli inglesi descrivono uno yacht con la definizione calzante "Pleasure Vessel". In effetti, lo scopo principale del mio lavoro è quello di offrire una crociera piacevole e indimenticabile nel rispetto della massima sicurezza. Qual è il rapporto tra il comandante e l'armatore? Ogni armatore è unico. Una volta il comandante altro non era che lo "chauffeur" dello yacht, oggi è sempre di più il fiduciario dell'armatore e il responsabile di un bene che vale svariate decine di milioni di Euro. Reciproco rispetto e fiducia generano un rapporto durevole nel tempo. Un adeguato compenso economico e la possibilità di crescita professionale sono gli obiettivi di ogni marittimo e quindi anche del comandante. Che cosa l'ha portata ad interessarsi al mondo della solidarietà? Spesso mi trovo a riflettere sulla grande differenza del tenore di vita che conduciamo nel mondo occidentale rispetto ai paesi del Terzo Mondo. Dovrebbero esistere dei minimi comuni denominatori nella vita delle persone, come per esempio una certa disponibilità finanziaria e prima di questa una lunga aspettativa di vita legata all'acqua. L'acqua è un bene fondamentale per l'uomo, una fonte di sostentamento per tutti, ma per chi va in mare anche primaria fonte di lavoro e di realizzazione personale. Ci preoccupiamo dell'acqua quando comincia a mancare e non pensiamo a tante persone che ne sono endemicamente prive. Con tutto l'equipaggio di Kos abbiamo adottato una classe di bambini africani e forse a qualcuno il nostro potrà sembrare un gesto velleitario, ma noi speriamo che sia una goccia nel mare della solidarietà. Possiamo assicurare a chi volesse seguire il nostro esempio, che fare qualcosa per chi è in un momento difficile può aiutarlo a rimanere se stesso ed è fonte di grande gioia.
INFORMAZIONI SUL CAPITANO
Nome: Luca. |