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SUPERYACHT 7
Inverno 2006

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Intervista di
Franca Urbani


LUCA TRIGGIANI - M/Y KOS

Continuiamo le interviste ai capitani con Luca Triggiani, giovane e dinamico comandante di Kos, il quale insieme al suo equipaggio ha adottato un'intera classe di bambini africani, aprendo di fatto il mondo dello yachting alla solidarietà in un modo umanamente molto simpatico. Sentiamo cosa ci racconta.

Come ha origine il suo amore per il mare?

Sono nato e cresciuto a Genova, città dalle grandi tradizioni marinare e ho sempre sentito molto forte il richiamo del mare e il desiderio di scoprire cosa ci fosse oltre l'orizzonte. Mi affascinavano in particolare personaggi come Colombo, Vespucci, Caboto, Magellano e poi ancora Vasco da Gama, James Cook, Sir Drake, per il coraggio e la tenacia che esprimevano nei loro viaggi avventurosi.

Qual'è stato il suo training professionale per diventare comandante?

Ho iniziato a navigare con la Marina Militare Italiana. Quindi ho continuato la formazione pratica passando al diporto e quella teorica attraverso un intenso training di specializzazione in Italia e soprattutto all'estero, dove ho frequentato prestigiose università nautiche come Warsash (Southampton) e South-Shields (Newcastle). Infine, ho ottenuto le abilitazioni internazionali MCA al comando di yacht senza limitazioni. Nonostante ciò, ho dovuto rifare quasi tutto il training perché in base alla legislazione italiana non mi è stato riconosciuto il titolo conseguito all'estero.

La barca del suo primo comando? E le successive?

Ho ottenuto il mio primo imbarco al comando del "Sirius", una navetta dislocante olandese di 22 metri costruita da Moonen, pochi mesi dopo aver terminato l'iter di specializzazione all'estero e superati gli esami MCA a Southampton. Dopodiché sono passato al Comando dello "Spirit of Argentina", Benetti classico dislocante di 32 metri con un'affascinante scafo blu del 1968. Successivamente, ho avuto l'onore e onere di comandare yacht di prestigio tra cui il "Sokar", un Codecasa di 64 mt di Mr. Mohammed Al Fayed. Negli anni precedenti ho lavorato a bordo di celebri yacht da charter come "Princess Tanya", "Auriga" e "Rosenkavalier". Ora, a distanza di cinque anni, sono nuovamente su un Benetti Classic dislocante di 36 metri con un elegante livrea blu, su cui ho appena concluso la settima stagione al comando.

Cosa pensa del mondo dello yachting in cui si trova ad operare?

Negli ultimi anni è stato colmato il vuoto normativo che separava gli yacht dalle navi, benché la realtà operativa sia nello specifico molto differente. Bisogna ammettere che oggi, nello yachting, vi è una forte richiesta di professionalità qualificata ad ogni livello cui non sempre corrisponde un'offerta adeguata da parte del mercato del lavoro marittimo.

Può raccontarci qualche brutta avventura che le è capitata durante la sua esperienza di comandante?

A novembre 2001, mentre ero al comando di un Azimut 80 di proprietà del cantiere, che lo aveva messo a disposizione per un film di Madonna affrontammo una burrasca con mare 8. Un giorno, dopo aver atteso a lungo per poter uscire e nonostante la Capitaneria ci avesse sconsigliato di affrontare il mare, ci siamo trovati davanti a un muro d'acqua alto 9-10 metri e abbiamo rischiato di capovolgerci lateralmente nel tentativo di cavalcare i marosi. È stato difficile ma ne siamo usciti vivi.

Quali pensa siano le qualità più importanti per essere un buon capitano?

Il Comandante ricopre un ruolo che implica responsabilità civili e penali a norma di legge. Nella realtà quotidiana oltre a saper condurre e manovrare con abilità la nave, sono necessarie qualità manageriali, di gestione dell'equipaggio, capacità contabili, amministrative ed organizzative, affabilità nei rapporti interpersonali e quando tutto questo non basta si deve usare la saggezza del buon padre di famiglia. Gli inglesi descrivono uno yacht con la definizione calzante "Pleasure Vessel". In effetti, lo scopo principale del mio lavoro è quello di offrire una crociera piacevole e indimenticabile nel rispetto della massima sicurezza.

Qual è il rapporto tra il comandante e l'armatore?

Ogni armatore è unico. Una volta il comandante altro non era che lo "chauffeur" dello yacht, oggi è sempre di più il fiduciario dell'armatore e il responsabile di un bene che vale svariate decine di milioni di Euro. Reciproco rispetto e fiducia generano un rapporto durevole nel tempo. Un adeguato compenso economico e la possibilità di crescita professionale sono gli obiettivi di ogni marittimo e quindi anche del comandante.

Che cosa l'ha portata ad interessarsi al mondo della solidarietà?

Spesso mi trovo a riflettere sulla grande differenza del tenore di vita che conduciamo nel mondo occidentale rispetto ai paesi del Terzo Mondo. Dovrebbero esistere dei minimi comuni denominatori nella vita delle persone, come per esempio una certa disponibilità finanziaria e prima di questa una lunga aspettativa di vita legata all'acqua. L'acqua è un bene fondamentale per l'uomo, una fonte di sostentamento per tutti, ma per chi va in mare anche primaria fonte di lavoro e di realizzazione personale. Ci preoccupiamo dell'acqua quando comincia a mancare e non pensiamo a tante persone che ne sono endemicamente prive. Con tutto l'equipaggio di Kos abbiamo adottato una classe di bambini africani e forse a qualcuno il nostro potrà sembrare un gesto velleitario, ma noi speriamo che sia una goccia nel mare della solidarietà. Possiamo assicurare a chi volesse seguire il nostro esempio, che fare qualcosa per chi è in un momento difficile può aiutarlo a rimanere se stesso ed è fonte di grande gioia.

È un viaggio diverso dal solito quello intrapreso dall'equipaggio della KOS a fine luglio 2005. Le sei persone che lo compongono, capitanate dal comandante Luca Triggiani, hanno deciso di fare rotta verso il Mozambico, nella provincia di Maputo , e precisamente nella località di Bairro Lhanguene. Si tratta di un viaggio simbolico, come è facile intendere, ma non per questo meno significativo. A Bairro Lhanguene, infatti, si trova la classe del Centro Santa Madre Clara che l'equipaggio ha cominciato a sostenere "a distanza", con un contributo economico che permetterà ai bambini più poveri di frequentare la scuola e affrontare le spese didattiche che, come spesso accade nei Paesi in Via di Sviluppo, non sono direttamente affrontabili da parte delle famiglie. L' equipaggio si è rivolto ad un'associazione genovese, il CCS - Centro Cooperazione Sviluppo, presso la quale il capitano già sostiene una bambina da tempo. L' Associazione, dal 1988, opera nei Paesi più poveri del mondo impegnandosi a favore dello sviluppo umano e dei diritti dell'infanzia. Il CCS ha acquisito la qualifica di Onlus (organizzazione non lucrativa di utilità sociale) nel 1998 e in oltre sedici anni di attività ha contribuito al sostegno educativo, alimentare e sanitario di migliaia di bambini, delle loro famiglie e delle comunità in cui queste vivono. In Mozambico, Zambia, Angola e Nepal sono oggi più di 18.000 i minori coinvolti nei programmi di sviluppo locale. Grazie al sostegno a distanza, che si concretizza nel regolare contributo economico del Sostenitore del CCS a favore di un bambino o di una classe, dal 1988 sono state costruite, ristrutturate ed equipaggiate oltre 30 scuole e realizzati uffici per le direzioni scolastiche, case per gli insegnanti, presidi sanitari e centri culturali, oltre ad una biblioteca ed una scuola di informatica. Per garantire il diritto di accesso all'acqua potabile, inoltre, sono stati costruiti in Mozambico più di 30 pozzi e realizzate numerose campagne di sensibilizzazione dirette alla popolazione. Con questa iniziativa il capitano Triggiani ed il suo equipaggio lanciano in qualche modo una sfida al senso comune che vuole il mondo della nautica distante e non particolarmente sensibile alle problematiche che affliggono l'infanzia nei Paesi più poveri del mondo. Potrebbe trattarsi solo del primo passo di un più lungo cammino del settore nautico sul sentiero della solidarietà internazionale.

INFORMAZIONI SUL CAPITANO

Nome: Luca.
Cognome: Triggiani.
Età: 35
Nazionalità: italiana.
Scuola di formazione: nel 1992 entro nella Marina Militare Italiana. In seguito passo alla nautica da diporto facendo pratica sui motoryacht. ho frequentato in Italia ma soprattutto all'estero prestigiose università nautiche come Warsash (Southampton) e South-Shields (Newcastle).
Precedenti esperienze di comando: ho appena concluso la 7ª stagione al Comando. Primo imbarco al comando di "Sirius", un Moonen dislocante di 22m in Francia; "Spirit of Argentina" 32 m, e soprattutto il "Sokar" (Codecasa di 64mt.) di Mr. Mohammed Al Fayed. Negli anni precedenti ho lavorato a bordo di celebri yacht da charter come "Princess Tanya" e "Rosenkavalier".
Imbarco attuale: sono al comando del M/Y KOS e lavoro per una famiglia molto importante di Roma che è proprietaria di quattro yacht privati.
Bandiera: italiana.
Caratteristiche principali della barca, (progetto, distribuzione interna, impianti tecnologici e strutturali): Benetti Classic 36 metri f.t., design Stefano Righini, scafo in Vtr, cinque cabine x 10 ospiti e sei di equipaggio, motorizzazione MTU 12V2000, velocità massima 18,3, velocità di crociera 14.
Architettura interni: interni in ciliegio impregnato a mogano, arredi in pelle su specifiche dell'Armatore. Stile classico rivisitato.su progetto dell'arch. Francois Zuretti.
Marina preferita: Gocek (Turchia), ne ho un bellissimo ricordo e non vedo l'ora di ritornarci.
Rotta preferita: quella della prossima crociera con il Kos.
Quali innovazioni del mondo dello yachting l'hanno maggiormente colpita e perché: Sicuramente la tecnologia di comunicazione mobile, inoltre, le nuove legislazioni che vanno verso una normalizzazione della professionalità.