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Range Rover Sport Supercharged
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Un brontolio sommesso annuncia che il V8 di 4.2 litri a benzina montato sotto il cofano della nostra Range Rover Sport è in moto. Una sonorità lieve ma profonda, che già al minimo lascia intuire tutta la forza, la potenza che questa unità termica è pronta a sprigionare. Ben 390 cavalli che a briglie sciolte, man mano che l'acceleratore scende verso fondo corsa, riescono a tramutare quel suono quasi in un ruggito, musica per chi è alla ricerca di emozioni forti. Prima di partire facciamo un giro intorno all'auto che pur nell'imponenza data dai suoi ingombri e dalla sua altezza, "a occhio" sembra effettivamente essere leggermente meno vasta della classica Range Rover. Un dimagrimento di più di diciotto centimetri nella lunghezza e circa cinque di larghezza, in parte attenuato dalla "muscolosità" dell'insieme, specie all'anteriore, dove si innesta la nuova griglia forata, che brilla per la sua finitura in titano. Nuova anche la forma dei gruppi ottici, più avvolgenti. Al loro interno fari adattivi bi-xeno ovvero dal fascio di luce bianca, potente, che in più si orientano a seconda della direzione presa dall'auto ma anche che salgono e si abbassano se questa scende o si arrampica lungo un pendio. E poi assetto basso, spoiler posteriore, montante più inclinato, sempre a poppa, tetto più spiovente, doppio scarico cromato, sottoporta profilati ma soprattutto quattro cerchi grossi così, vestiti da altrettanta gomma, che fanno davvero un certo effetto per il bel design ma anche quando lasciano intravedere il poderoso impianto frenante che sta dietro, della Brembo.
Un tocco di originalità lo conferisce anche il colore, almeno per la nostra Supercharged, che certo non passa inosservata, sposando in fondo bene l'essenza di questa vettura, davvero un po' fuori dal comune.
Saliti a bordo si percepisce subito l'indole della Regina, innanzi tutto per la sensazione di dominio che offre stando al volante, enfatizzato da una visibilità a 360°. Chi guida, perfettamente posizionato grazie alle regolazioni elettriche che gli concede la poltrona, ben contenuto dal profilo di seduta e schienale, coccolato dalla pelle del rivestimento, con tutta la strumentazione e i pulsanti in vista, stracomodo, perché se vuole viaggia con i gomiti poggiati su altrettanti braccioli, in effetti si trova ma soprattutto si sente una spanna sopra agli altri, il che regala presto un feeling inaspettato anche per quel che riguarda la gestione degli ingombri di questa piccola Range, pur sempre importanti.
Chiusa la porta, del brontolio sommesso del V8 al minimo resta una lontana eco e, anzi, tutto diventa ovattato, lasciando agli occupanti il solo piacere del viaggio e degli agi offerti dall'abitacolo. Innanzi tutto per la sua vastità, perché anche se chi sta avanti è alto, chi siede nelle poltrone posteriori può lasciarsi sprofondare, perché tanto di spazio per le gambe c'è n'è parecchio lo stesso. Finiture e allestimento da vettura di rango, poi, completano il resto, fruibili da tutti ma soprattutto dal pilota, al quale non viene risparmiato nulla per godere pienamente della guida. Già perché al volante ci si sente ben calati in una console che avvolge, massiccia dove concentra i comandi del sistema integrato di hi fi, navigatore, trip computer e telefono, e dove è annesso lo schermo a colori touch screen che ne facilita la fruizione. Più in basso, dopo il climatizzatore e dopo il cambio - si tratta di un ZF automatico "intelligente", che si adatta allo stile ed alle condizioni di guida, con taratura sportiva selezionabile, utilizzabile anche come sequenziale - la presenza di un pomello a scomparsa scopre in realtà un'altra chicca della nuova Range Rover Sport, ovvero il sistema Terrain ResponseT, lo stesso adottato da un'altra inarrestabile 4x4 del marchio Land Rover, la recente Discovery 3. Giri il pomello e così selezioni le diverse condizioni di fondo stradale che puoi trovare guidando una Range: dal fuoristrada puro - con i pneumatici adatti - all'asfalto, che per la Supercharged può voler dire anche il raggiungimento di prestazioni da gran turismo. In base a ciò il sistema sceglie le regolazioni più adatte relative alla trazione e alla dinamica del veicolo, fra i quali l'altezza di marcia, l'erogazione della coppia, il controllo elettronico della trazione, le regolazioni della trasmissione e il sistema automatico di rallentamento in discesa. Per ridurre ulteriormente il rollio, la vettura adotta anche il Dynamic Response, un sistema attivo che in presenza di forze centrifughe, in curva, interviene per ridurre l'inclinazione del veicolo.
Noi di asfalto ne abbiamo divorato parecchio, quasi 2.000 km percorsi soprattutto in autostrada ma anche su statali, talvolta pure tortuose, e il dato che ne abbiamo tratto è stato assolutamente sorprendente soprattutto sullo stretto, dove la vettura mostra una manegevolezza inaspettata. Grazie all'elettronica ma anche per i 14 cm di passo in meno rispetto alla Range più grande, la vettura gira meglio e rolla decisamente meno di quanto la sua stazza suggerisca.
Parlando delle velocità non è tanto il dato puro a colpire, anche perché la vettura è limitata elettronicamente a "soli" 225 km/h, quanto una progressione che non ti aspetti da un mezzo che, a pieno carico, raggiunge le tre tonnellate di peso. Sulle Jaguar ad alte prestazioni che altrimenti equipaggia, con tarature diverse, il 4.2 litri a benzina sovralimentato, che eroga 287 kW (390 HP), sicuramente regala maggiori prestazioni, ma la spinta che i 550 Nm riescono a imprimere a cotanta auto quando si schiaccia sull'acceleratore, qualche brivido lo regala comunque. E poi quel rombo, da possente V8 americano, che in parecchi hanno mostrato di apprezzare, in Versilia, nelle Riviere, in Costa Azzurra, qualsiasi banchina o cantiere abbiamo visitato. Già perché la più aristocratica delle 4x4, l'auto che non sfigura davanti a un teatro e che domina la jungla, si adegua altrettanto bene all'ambiente delle barche, circolando con la stessa regale disinvoltura fra gli scafi in costruzione o nei porti dove le regine del mare vengono ormeggiate.