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SUPERYACHT 9
Estate 2006

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


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Boatshow

Video Nautica

Articolo di
Franca Urbani


BEPPE CROCE
E GLI YACHT PORTRAITS

UNA NUOVA CASA SUL MARE PER LA "COLLEZIONE BEPPE CROCE"
Carlo Croce ci parla della collezione di yacht portraits creata dal padre Beppe, recentemente affidata al MuMa di Genova.

 

 

Incontro Carlo Croce in una mattina di sole mentre scende dalla passerella di "Caroly", ancorata in banchina proprio davanti all'ingresso dello YCI. Il presidente mi sorride con l'aria rilassata e soddisfatta che attribuisco alla bellezza della barca, al mare scintillante, al cielo terso, tre elementi di questa splendida giornata che credo ami veramente. Mentre saliamo lo scalone del Club per avviarci alla biblioteca, osservo il suo incedere leggero tipico di chi è abituato a muoversi in barca e, proprio nella stanza che colpisce per la sua atmosfera calma, resa calda e accogliente dalla libreria in legno che ne riveste le pareti fino al soffitto, piena di libri e riviste specializzate in campo marinaro, cominciamo una piacevole chiacchierata sulla collezione di yacht portraits raccolta dal padre Beppe e recentemente affidata al MuMa di Genova. Il presidente dello YCI parla a bassa voce, colto e raffinato, con sottili venature ironiche, ed è veramente un piacere stare ad ascoltarlo mentre racconta che la collezione del padre é costituita unicamente da ritratti di yacht, caratteristica che la rende unica al mondo. Accenna al Museo Navale di Pegli dove pure ci sono molti ritratti di navi, tutte rigorosamente da carico. Un'altra caratteristica della collezione di famiglia Croce è il gran numero di quadri che la compongono (circa un centinaio), ma anche la qualità pittorica delle rappresentazioni, davvero notevole, soprattutto se la paragoniamo ad altri quadri con soggetto navale. Penso soprattutto ai numerosi ex voto che si ritrovano un po' in tutta l'area mediterranea. Curiosa di saperne di più chiedo:

Presidente suo padre oltre che un grande appassionato di barche, era forse anche un amante dell'arte in generale?

Non direi. Certo amava le cose belle e tra tutte l'educazione raffinata, ma la sua passione di collezionista si è concentrata nel tempo a raccogliere esclusivamente yacht portraits. Papà era presidente della federazione internazionale della vela e andava a Londra regolarmente per i meeting due volte all'anno. Proprio in quella città, che tanto amava, si recava spesso a visitare degli antiquari e lì, soprattutto, prese a comprare ritratti di yacht. Presto, venuti a conoscenza del suo interesse per lo yachting, furono gli stessi antiquari a cercarlo per proporgli quei quadri e mia sorella, prendendolo affettuosamente in giro, suggeriva l'idea che qualche anziano pittore li facesse ad hoc per venire incontro ai suoi desideri. Fu quindi quasi per caso che mise insieme una collezione divenuta importante col tempo. Il suo hobby divenne collezionare esclusivamente ritratti di yacht. Devo dire che in questa attività non investiva grosse cifre e si divertiva molto. La sua fu comunque una vera passione legata alla cultura del mare e al mondo anglosassone, che papà adorava.

Può raccontarci qualche aneddoto a proposito dei quadri?

Solo due quadri gli sono stati regalati (The training Shooner Sir Winston Churchill in Tall Race e The Yacht Mary, given by the borgomaster of Amsterdam to Charles II on his return to England in 1660- file 033-035), dei quali il primo è il ritratto di un J class di 30 m, con 50 uomini di equipaggio, e 50 metri d'albero. Lo yacht è rappresentato sullo sfondo dell'Isola di Wight e sulla destra si nota uno yacht di casa Savoia che batte bandiera Italiana. Questa è stata evidentemente una gentilezza del pittore verso mio padre perché, in realtà, non risulta che questa barca sia mai stata all'isola di Wight a quel tempo. Il quadro numero 134 ritrae lo shooner Waterwitch all'isola di Wight, davanti al Royal Yacht Squadron (RYS), che è in un castello regalato a suo tempo da un socio. Questo club molto esclusivo era anche molto maschilista e le donne non potevano assolutamente entrare. Si favoleggia ancora di quando, per la Coppa delle 100 Ghinee, regata in cui vinse America, fu necessario costruire una veranda esterna al club perché nemmeno la regina, in quanto donna, sarebbe potuta essere ammessa all'interno. La regina, accanto al principe Alberto, seguì poi l'evento dallo yacht reale Victoria and Albert, ma per lei e per molti inglesi fu una regata molto stressante. La volata di America attorno all'isola di Wight fu infatti così strepitosa che tutti la videro arrivare, stagliata in lontananza, in assoluta solitudine e in evidente vantaggio sui ben 15 yacht inglesi. Alla domanda di sua maestà, che chiedeva quale fosse la seconda barca, le fu risposto con tipico humor britannico, con una battuta che è rimasta famosa: "there is no second!" La festa per i vincitori della Coppa da 100 ghinee, trofeo messo in palio dal RYS, ribattezzato America's Cup e poi donato al New York Yacht Club (NYYC), si svolse sempre a bordo dello yacht reale. Il Principe "Charles", l'attuale erede al trono, in tempi recenti, ha purtroppo portato via anche i bagni dalla mansion della regina all'isola di Wight, dove lei era solita venire in vacanza per le regate.

Come mai suo padre amava tanto la cultura anglosassone?

Mio bisnonno Beppe lo aveva educato ad apprezzare tutto ciò che era inglese, amava andare spesso a Londra e lo aveva abituato e forse anche un po' viziato ad amare tutte le cose belle. Mio padre era assolutamente in sintonia con quel mondo e ne amava tutti gli aspetti e l'ambiente esclusivo dello yachting di quei tempi era congeniale al suo stile di vita. Non bisogna dimenticare, inoltre, che a quell'epoca l'Inghilterra era molto importante e con il Commonwealth comprendeva ben 60 stati e dunque, con il loro voto, governava la federazione internazionale della vela.

Beppe Croce com'è diventato Presidente della federazione internazionale vela?

Prima di lui era stato eletto Peter Scott, figlio dello Scott morto al polo Sud, fondatore del WWF e ideatore del piccolo Panda. Quando Peter decise di diventare timoniere di Coppa America lasciò la guida della federazione a mio padre, che da allora è rimasto in carica per 20 anni.

Come era accolta in famiglia la sua "mania" di collezionare quadri?

Mia madre, che non condivideva con papà l'amore per la vela, gli è comunque sempre stata vicina in questa passione. I miei fratelli, io stesso lo abbiamo sempre aiutato, dalla ricerca dei quadri fino al loro acquisto e alla loro collocazione sulle pareti di casa. Era un'attività piuttosto divertente. Devo dire, a questo proposito, che vedere l'intera collezione distribuita per tutta la casa era un bellissimo spettacolo. Pensi che l'ultimo quadro è arrivato quando papà era già morto e ho voluto tenerlo come un caro ricordo.

Com'è nata l'idea di dare la Collezione in comodato al MuMA di Genova?

Quando un figlio di mia sorella ha chiesto se poteva avere qualche quadro per il suo ufficio di Londra e altri parenti hanno fatto richieste analoghe, abbiamo capito che esisteva il rischio concreto che la collezione, raccolta da mio padre con tanto amore, andasse sparpagliata. Così la famiglia ha deciso per l'affidamento al Museo del Mare di quella che é ormai diventata la preziosa Collezione Beppe Croce. La nostra famiglia è molto grata al Museo per l'opera di restauro e conservazione che è stata effettuata sui dipinti. I quadri selezionati per essere esposti sono, per ora, una trentina, circa un terzo del totale. A volte mi piace ricordarli ancora tutti insieme, con i loro bei colori che illuminavano le pareti di casa nostra, e mi viene il desiderio di ricomporli in un unico spazio che ricordi la casa dove papà li ha voluti raccogliere. Certo, c'è un problema di spazio perché il Museo, gia con la soluzione attuale, la Collezione ha occupato tre stanze. Spero, tuttavia, che si possa trovare una soluzione a tale problema e noi stessi siamo disposti a collaborare a questo progetto, perché la collezione di papà sia raccolta tutta unita sotto uno stesso tetto, in una sola casa che ricordi quella dove lui l'aveva, sin dall'inizio, voluta. Penso che questo sarebbe il modo migliore per tenere vivo, per sempre, il ricordo di mio padre, in città, a Genova, e nel mondo.

Come vedono la collezione all'estero?

C'è molto interesse tra gli intenditori stranieri ma per gli inglesi poi, è mitica.

Lei ha continuato questa raccolta?

No, anche se ci sono pittori come Dews o Tim Thompson che, in seguito, hanno dipinto yacht portraits oggi molto quotati, attorno a 80.000 euro

Non trova che questi pittori siano un po' i "Franco Pace" della situazione?

Si, è vero. Il ritratto del Britannia, per esempio, è come una fotografia. E' la barca, appartenuta a Giorgio V, il re morto prima della guerra, che ha fatto 30 anni di regate ed è stata affondata davanti al RYS. Poi è stata ricuperata e il mobilio che era dentro l'ha comprato il NYYC per arredare le proprie camere degli ospiti.

Come erano gli armatori di quel tempo?

Erano grandi aristocratici inglesi che avevano rendite cospicue e amavano andare in barca, ma non facevano nulla alle manovre e in questo erano del tutto simili agli attuali armatori di superyacht. Nella vita oziavano e vivevano in un mondo che ai nostri occhi appare un po' da operetta. Tuttavia, proprio da quel mondo si è poi sviluppato l'agonismo che anima ancora oggi il mondo della vela. In questo secondo aspetto, invece, gli armatori di oggi si differenziano da quelli di allora perché generalmente sono persone impegnatissime nel lavoro e che danno da lavorare a migliaia di persone

Cosa le ha trasmesso suo padre oltre alla passione per il mare e per le barche?

Sicuramente quel tratto distintivo di gentilezza ed educazione che gli faceva trattare allo stesso modo il re d'Inghilterra e il marinaio semplice.