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Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni
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CINQUE ANNI PER CRESCERE ANCORA
Il vostro successo parte da lontano, indubbiamente, ma potevate immaginare che arrivasse a degli exploit tipo quello della scorsa estate, quando nel lasso di pochi mesi avete annunciato di aver chiuso ben 4 contratti per barche in acciaio di grandi dimensioni? Sono sincero, non ce lo aspettavamo nemmeno noi, soprattutto perché, poco dopo quell'incredibile estate, al nostro portafoglio ordini si è aggiunta anche una quinta nave. Ma la cosa più eclatante è che si tratta di grandi barche, complesse, bellissime, che sarà un piacere fare con il marchio CRN, e che con gli altri scafi venduti, compresa quindi la nostra produzione in composito Custom Line, fanno ben 19 contratti firmati negli ultimi nove mesi. Di che dimensioni saranno le barche in acciaio? Quattro progetti saranno sviluppati sulla piattaforma navale che utilizziamo sulle attuali costruzioni e saranno quindi un 54, un 57 e due 60 metri, mentre l'ultimo, il più grande, con i suoi 72 metri di lunghezza per 13,5 metri di larghezza, ci consentirà di crescere, realizzando una nuova piattaforma navale che poi verrà sviluppata anche su altre metrature. Per noi è un passo molto importante perché ci conduce su un altro livello, in tutti i sensi, è il via a un progetto che nel giro di cinque anni ci porterà a diventare molto competitivi anche su lunghezze fino agli 80 metri. Un mercato che in questo momento è in mano a pochi grandi cantieri nord europei, qualche americano forse, ma come si fa a rompere questa egemonia? E' un mercato difficile, durissimo, dove tutti vorrebbero arrivare subito ma dove bisogna entrare per gradi. Non troverei "furbo" per un cantiere come il nostro, che punta tutto sulla qualità, sulle strutture, sugli investimenti, cercare di anticipare i tempi per andare a competere con quelle 4/5 realtà che attualmente si dividono la fascia alta del settore. Quando si forzano le situazioni si rischia di non lavorare più così bene, di non avere strutture sufficientemente dimensionate, di non aver messo ancora a frutto gli investimenti fatti e si corre il rischio di snaturare la propria essenza, il modo di essere e di costruire le barche, insomma, sicuramente non pagherebbe. La strategia di crescita per gradi, seguendo un piano ben strutturato e comunque abbastanza rapido, rispecchia pienamente la volontà mia e del Gruppo Ferretti di fare le cose al meglio per arrivare allo scopo. Oggi, nella fascia attorno ai 50 metri siamo divenuti molto competitivi e ci proponiamo già come valida alternativa ai cantieri nord europei ma anche rispetto ad altri illustri concorrenti italiani. Vogliamo che ciò accada anche su metrature superiori, dove arriveremo con un range di barche articolato e di grande qualità. Tutto ciò vi porta a crescere anche nelle strutture. La logistica in questo settore è anch'essa parte fondamentale del successo di un cantiere e questa è una cosa molto sentita anche nel nostro Gruppo. Su di noi sono stati fatti dei grossi investimenti che hanno visto e vedranno un ulteriore ampliamento delle nostre strutture. Per rendere bene il quadro della nostra crescita, le dico che a lavori ultimati disporremo di ben 6 distinte postazioni per la costruzione e l'allestimento delle navi in acciaio, tutte fronte mare. Credo che pochi cantieri al mondo potranno vantare una logistica simile, senza contare la parte che viene e che verrà ancora dedicata alle costruzioni in composito. Quali competitor troverete in questo nuovo mercato, mi fa il nome di qualche cantiere? Come le ho detto, quando parliamo di costruzioni in metallo, ho grande considerazione per i cantieri olandesi e tedeschi, tipo Amels, Abeking e Rasmussen, Lurssen, Feadship, anche se questo, con tutto il rispetto per la fama acquisita, è un esempio abbastanza atipico. Più che un cantiere la potremmo infatti definire una realtà commerciale che con studiate operazioni di marketing vende barche costruite da altri. Comunque sono molto attivi, stanno aprendo alla produzione semiseriale in acciaio. Quello che ha fatto a suo tempo il Gruppo Ferretti con Custom Line, producendo barche in composito semicustom, fra 30 e 35 metri, loro tentano di farlo oggi con l'acciaio. Noi nel semiseriale abbiamo dimostrato che quando il prodotto è intelligente, ben fatto, si può arrivare a produrre numeri interessanti, quasi sorprendenti. Pensi che nel 1998 è stato varato il primo dei ventuno 94' da noi fin qui prodotti, poi ci sono undici 112', quindici navette semidislocanti di trenta metri e adesso stiamo procedendo molto spediti anche con il nuovo 97'. Sono a conoscenza di un loro 45 metri che sarà a tutti gli effetti un semicustom e che, se ben congegnato, potrà avere anche il suo successo. Per forza di cose, però, non potrà avere gli stessi contenuti della produzione custom di Feadship e bisognerà vedere quindi il rapporto prezzo/qualità che scaturirà da questa operazione. Però l'armatore di solito non è uno sprovveduto, spero anzi che sarà molto attento nel giudicare e nel fare paragoni. E i competitor italiani? Ho un grandissimo rispetto per Benetti, per il lavoro fatto da Vitelli su questo cantiere, qualcosa di più che importante. Qual è il segreto del vostro successo? Produrre con la massima qualità in tempi estremamente rapidi. L'organizzazione che abbiamo in cantiere, i nostri controlli, la struttura, il know how, sono frutto dell'esperienza ma anche di investimenti consistenti, finalizzati a rendere efficiente ogni fase della lavorazione in acciaio e in alluminio. Il dato eclatante di questo nostro modo di operare sta nell'utilizzo dell'outsourcing nelle lavorazioni. Mentre ci sono concorrenti che nella costruzione di una nave da diporto arrivano a utilizzare il 90% di manodopera esterna al cantiere, noi per questo dato ci attestiamo a circa il 45%, la metà. Il vantaggio che ne traiamo e che è percepibile anche dall'utente finale, sta soprattutto nella qualità, nei controlli più capillari che possiamo fare durante tutte le fasi di costruzione, garantendo quindi standard più elevati. Dunque, siete un cantiere di grande successo e vi apprestate a debuttare in una nautica ancor più esclusiva, amplierete le strutture, crescerete in tutti i sensi. Ma facciamo un passo indietro: che situazione c'era qui quando ha assunto il suo incarico in CRN? Sono entrato in Ferretti nel 1996, quando non era stato ancora costituito il Gruppo, e dopo l'esperienza fatta in Custom Line sono approdato ad Ancona, al cantiere CRN. Era il 2001 e quindi sono passati cinque anni, ma certe volte sembra davvero che ne siano trascorsi venti, un po' per la vita frenetica che si conduce, per il lavoro che cresce e impegna sempre più, un po' perché a guardare il cantiere com'è adesso e a ripensarlo com'era solo nel 2001, beh, sembra davvero essere trascorsa un'epoca. Ricordo i primi tempi qui alla CRN di Ancona quando eravamo in pochi e anche poco organizzati, la situazione era quella che era, praticamente da rifondare o quasi. Però ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo creato un gruppo di lavoro affiatato e abbiamo saputo cavalcare la tigre. Indubbiamente siamo stati favoriti dalla contestuale crescita vissuta dal mercato dei superyacht in questi ultimi anni, dall'affermazione della barca made in Italy, ma siamo stati anche artefici di tutto ciò e questa è un'indubbia soddisfazione. Una domanda sul Gruppo Ferretti: che momento vive e quando andrà in borsa? Facciamo parte di un Gruppo che conoscete, articolato su parecchi brand e gestito in un modo diverso da tutti gli altri, dove gli aspetti finanziari, normalmente importanti per tutte le aziende, sono considerati in maniera particolare, soprattutto adesso che c'è una previsione di quotazione in borsa. Credo che questa sarà a breve, fra la fine di quest'anno o l'inizio del prossimo, dipenderà dalla proprietà, che è Permira, decidere il momento più adatto per chiedere l'ammissione. Ci sentiamo però in buone mani. Il Gruppo, poi, vive un ottimo momento, tutti i brand, chi più e chi meno, continuano a crescere. I cantieri hanno in atto processi di sviluppo molto impegnativi, grandi investimenti in strutture e con parecchie barche nuove che ogni anno vengono proposte tendenzialmente più grandi. Insomma, anche in futuro il Gruppo farà ancora molto bene Parliamo di Custom Line. Pure con Custom Line stiamo vivendo un buon periodo. Il nostro 97' è stato accolto molto bene sia dai dealer sia dagli armatori, finora ne abbiamo venduti otto. Un altro progetto importante per noi è quello della Navetta di 43 metri, barca che si va a inserire in un segmento dove Benetti, attualmente, sembra non avere concorrenza e dove, dunque, lanceremo la nostra sfida. Quando varerete il primo esemplare? La prima Navetta 43 è attualmente in costruzione e sarà pronta per l'anno prossimo. Per quel che riguarda la produzione composito, visti i cospicui numeri, scommetto che stiate adottando delle sinergie importanti con il vostro Gruppo di appartenenza. Da sempre stampiamo le nostre imbarcazioni in casa ovvero nelle facility del Gruppo Ferretti che si trovano a Forlì e a Fano, tipo Resin System e Della Fiore Stampaggi ma anche presso gli ex stabilimenti Mochi dove, per altro, stampano anche altri brand di bandiera, come Ferretti Yacht e Riva. A proposito di Ferretti Yacht, le posso preannunciare che a giorni renderemo ufficiale la notizia riguardo il trasferimento a loro delle responsabilità produttive e di distribuzione di una parte dell'attuale gamma Custom Line, quella relativa ai semicustom in composito più piccoli, fino a due ponti (Custom Line 97', 112' e Navetta 30), mentre noi continueremo a occuparci delle imbarcazioni più grandi. Anche questa è una scelta ben precisa, che si innesta nello specifico contesto di crescita che prevediamo per CRN.
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