WAYPOINT YACHTING
Noleggio imbarcazioni in Sicilia
AB YACHTS
Costruzione motoryacht a idrogetto
CALA DEL FORTE
Porto turistico a Ventimiglia, servizi nautici e residenze
MATTIA S.R.L.
Catamarani sportivi e da crociera
NAUTIMARKET
Vendita online di accessori nautici
|
Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni
più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici,
ultime notizie e novità dal mercato
Articolo di |
|
CLAUDIO MOTTOLA, J CLASS CANDIDA
Comandante dove ha iniziato ad amare il mare e le barche a vela? A Trieste, dove ho frequentato lo Yacht Club Adriaco. Avevo 10 anni quando ho cominciato ad andare sulle derive: cadet, flying- junior, 470. In seguito sono entrato all'Accademia Navale di Livorno, e mi sono allenato nello SVMM, regatando sugli FD e sulle barche della classe Ior. Ho fatto regate sulla Stella Polare e ho partecipato, da cadetto, alla Campagna in Nord America sull'Amerigo Vespucci, la Op Sail'76. Ricordo con grande piacere le mie prime due traversate Atlantiche come gabbiere di maestra, la regata Bermuda-Newport, e poi New York, Boston, Halifax, le Azzorre ed il ritorno in Mediterraneo per il bicentenario della fondazione degli Stati Uniti. Finita l'Accademia sono stato imbarcato come ufficiale sulle navi da guerra: San Giorgio, Perseo, De Cristoforo e l'incrociatore Vittorio Veneto, per un totale di 10 anni. Ha cercato lei di imbarcarsi di nuovo su unità a vela o è stato un caso? Effettivamente mi sono congedato perché ho sentito dentro di me un forte richiamo a ritornare sulle barche a vela come skipper. Ho iniziato a fare traversate e regate oceaniche su ogni genere di barche a vela, dai catamarani oceanici alle golette classiche; da allora non ho più abbandonato il mondo della vela. In seguito mi sono avvicinato al diporto perché, essendomi nel frattempo sposato, volevo stare un po' più vicino alla mia famiglia. Sono sempre stato affascinato dalla possibilità di avere un ingaggio su una di queste splendide unità a vela che alcuni fortunati armatori, come nel caso di Candida, posseggono. Ricordo che già da bambino il mio sogno erano i potenti "J" class, veri purosangue del mare; è stata dunque una grandissima soddisfazione per me, poter regatare a Imperia con Candida. Si tratta di una delle ultime Big Boat, costruita per il circuito inglese, dove si sfidavano gli armatori di allora, ricchissimi possidenti e imprenditori vicini alla corte ed al re, per i quali andare in barca e sfidarsi era quasi un gioco di società. Dove è stata costruita la barca? E da chi? E' stata costruita da Camper e Nicholson a Gosport, Southampton. E' della Classe "J", la stessa di Astra, Shamrock, Velsheda, Endeavour, ma è l'ultima rimasta con l'albero e il boma in legno. Quali sono i problemi che nascono in regata, portando queste barche che sembrano quasi dei grossi cigni che si avvicinano e si allontanano a grandissima velocità con tutte le ali spiegate al vento? Sicuramente la gestione dell'attrezzatura, tecnicamente complessa. L'albero, alto 48 m in douglas, è molto delicato. A causa delle sartie volanti basta un'errata manovra od un ritardo per disalberare; basti pensare che il boma pesa 1300 Kg, la randa 650 Kg, l'albero 6300 e la superficie velica è di 650 mq per capire a quali tremendi sforzi sia sottoposta l'alberatura. La mia attenzione e la prudenza sono sempre altissime, soprattutto in regata. Un tempo invece si cercava proprio il limite estremo a cui spingere la barca. Herman Andreae, il primo proprietario di Candida, fu anche il primo armatore a mettersi al timone durante le regate, rompendo una tradizione che vedeva i ricchissimi armatori inglesi di allora, assolutamente estranei alle manovre. L'esempio di Andreae ha avuto da allora in poi molto seguito presso le nuove generazione di armatori direttamente coinvolti nella navigazione e nelle regate. Comandante dalle sue parole e dalla preoccupazione per l'incolumità della barca che da esse trapela capisco che parlare di lei equivale a parlare di Candida. In quante persone gestite la barca? Esserne il comandante rappresenta certamente uno dei sogni, felicemente realizzati, della mia vita. Normalmente a portare questa barca siamo in 6 e le assicuro che si tratta di un lavoro estremamente impegnativo. Alle Vele d'Epoca del 2004 Candida ha ripreso a regatare dopo 12 anni ed è arrivata seconda dopo Cambria. In questo caso disponevo di un equipaggio di 20 persone. Qual è l'uso che l'armatore fa di Candida, oltre alle regate? Veleggiate da uno a qualche giorno e crociere mai lunghissime. Gli armatori amano raggiungere posti ameni e dare il fondo in qualche caletta. La cosa più piacevole per loro è rilassarsi e andare dove ci porta il vento e poi, dopo un bel bagno, gustare un bel pranzo preparato dal nostro bravo cuoco napoletano. Gli uomini dell'equipaggio hanno dei ruoli fissi a bordo? No, i miei marinai sanno fare di tutto. D'inverno come vede, siamo in cantiere per i lavori di manutenzione, in particolare dei legni, scafo, albero, e boma. Poi c'è la revisione della parte meccanica e impiantistica. In questo frangente è fondamentale il ruolo del nostromo che conosce a fondo la barca e coordina i lavori di manutenzione che, dall'inizio fino alla verniciatura finale, durano all'incirca 5 mesi. Come passate l'estate? Lavoriamo sodo per far star bene l'armatore e i suoi ospiti. Giorno per giorno propongo all'armatore due o tre veleggiate alternative a seconda del meteo e lui sceglie. Poi mi occupo di parlare col cuoco, che propone piatti raffinati sia per il pranzo che per la cena. Il cibo, infatti, è un momento importante della crociera: abbiamo sempre una cambusa con una ricca scelta di pesce e verdure. L'atmosfera é spontanea e informale ma in realtà ogni dettaglio è studiato accuratamente e tutto si svolge in perfetta sicurezza. Quali sono stati gli armatori di Candida? Dopo Andreae è passata di mano in mano: Fred Milburn, la S.ra Trenan, Anré Nevi fino ad arrivare all'editore Attilio Monti che se n'è occupato dal 1956 alla morte per ben 40 anni. Monti l'ha salvata dall'oblio, facendola ristrutturare come J class nei cantieri Beconcini. Poi è passata ad un armatore tedesco ed infine ai fratelli Diego ed Andrea Della Valle che la tengono con vero amore e passione. Cosa rappresenta per lei una barca d'epoca? Rappresenta un'espressione di cultura e tradizione marinara, un capolavoro che va salvato dall'oblio e di cui armatori appassionati si assumono l'onere. I "J "Class hanno linee d'acqua di un'eleganza e di un'armonia insuperabili e raggiungono una velocità di 12 nodi di bolina e anche 14 al lasco. Cosa pensa delle novità tecnologiche nel mondo dello yachting? Ovviamente dal GPS in poi molti problemi sono stati risolti. Nello stesso tempo si è persa un po' l'arte di navigare senza strumentazione, comune agli skipper di un tempo, e con essa anche il sapore del viaggio, il valore della solitudine e la sintonia tra barca ed elementi naturali. Cosa consiglierebbe ad un giovane che abbia la passione del mare e che voglia trovare lavoro in questo campo? Gli consiglierei di avvicinarsi al mondo dei Superyacht, perché queste imbarcazioni offrono possibilità di carriera, di incontri interessanti e di viaggi magnifici. Il rovescio della medaglia è la difficoltà di mantenere rapporti affettivi duraturi a terra. Se si lavora su barche da diporto armatoriali, durante il periodo dei lavori di manutenzione, è importante stare il più possibile a contatto con la propria famiglia. Altre possibilità lavorative sono costituite dai trasferimenti, dalle regate, dai servizi e dal charter. Le possibilità non mancano per chi ha buona volontà. Secondo me è difficile trovare un altro mestiere che offra le stesse possibilità di vivere in un ambiente sano e stimolante e di avere un notevole grado di libertà, a patto, naturalmente, di sapersi organizzare in modo efficiente la propria vita privata.
IL COMANDANTE DEL J CLASS "CANDIDA"
Nome: Claudio |