
SUPERYACHT 9 Estate 2006
Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni
più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici,
ultime notizie e novità dal mercato

Sommario

Annuario della nautica

Impressioni di navigazione

Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Articolo di Alfredo Gennaro
|
|

SUPERYACHT E MOTORI ACCOPPIATA COMPLESSA
PARTE SECONDA
Nella prima parte dell'analisi
avevamo cominciato ad analizzare i criteri di
scelta, ed avevamo discusso "le prove" e "la presenza
numerica". In questa seconda, ed ultima, parte, prima di
trarre le conclusioni finali esamineremo altri tre aspetti
che potrebbero condizionare la scelta.
Il gruppo di appartenenza
Solidità finanziaria é sintomo di buona
qualità: o almeno lo era quando i clienti nemmeno
sapevano chi era l'azionista o il proprietario dell'azienda
di cui compravano il prodotto. E forse non era una cattiva
abitudine, visto che gli azionisti tendono al profitto
mentre i manager devono tendere alla buona gestione che
finalmente lo produce.
Oggi invece la gestione viene fatta sfruttando alchimie
finanziarie che niente hanno a che vedere con la
bontà del prodotto, con l'esperienza e la
capacità delle maestranze, con le valutazioni del
cliente. Quest'ultimo, che una volta era considerato il
patrimonio principale dell'azienda, viene ora considerato
erroneamente un vantaggio marginale trascinato dalle
strategie aziendali o dalle missioni che i consigli di
amministrazione definiscono leggendo statistiche o rapporti
di consulenti.
Se è vero quindi che più grosso è il
gruppo, maggiori sono le garanzie che il prodotto
può dare, sconsigliamo una scelta basata su questo
parametro e preferiamo forse assetti meno importanti e per
questo più reattivi alle variazioni di mercato, e
più attenti al patrimonio costituito dalla clientela.
Abbiamo seguito sgomenti la scomparsa della OMC,
considerata il gruppo più importante nella
produzione di fuoribordo, ed abbiamo tirato un sospiro di
sollievo quando le sue aziende operative sono ritornate
dalle finanze ad una azienda di produzione, la Bombardier.
E' di gennaio la notizia che MTU è stata venduta,
dal Gruppo Daimler Chrysler, ad una finanziaria svedese,
con una motivazione ufficiale che ci sembra abbastanza
stupida: Daimler Chrysler vuole concentrarsi sulla missione
che ritiene strategica, quella dei veicoli, e si disfa
quindi delle attività marginali. Noi vorremmo capire
qualcosa di più e continuiamo a chiederci
perchè.
I motivi possono essere due, opposti tra di loro:
o è in difficoltà tutto il gruppo, che
si disfa dei gioielli di famiglia per recuperare
liquidità, come fanno le squadre di calcio
che allevano giocatori e che si mantengono
vendendoli quando hanno raggiunto sulla piazza un
importante valore,
oppure è in difficoltà la MTU ed il
gruppo decide, a nostro avviso erroneamente, di non
supportarla, e anzi di disfarsene fino a che
è in tempo
Due considerazioni vanno fatte: non è un buon
segno che la cessione di una azienda marginale venga fatta
ad un gruppo finanziario. Se ben ricordate la trama di
"Pretty girl" e fate per un attimo astrazione dalle grazie
e dalle "prestazioni" di Julia Roberts, avrete notato che
il mestiere del protagonista era proprio la dissezione
finanziaria di imprese, e che è proprio una impresa
navale che gli restituisce il gusto di costruire, di fare
qualcosa di positivo.
E' proprio il diporto nautico che si affeziona ai
fornitori dei motori e che non sopporta il tradimento:
pensiamo che, quali che siano le ragioni che hanno
consigliato la dismissione di MTU, qualunque sia la
marginalità delle aziende nautiche, occorre tenere
presente che per esse è molto forte l'attaccamento
della clientela e che quindi esiste un patrimonio che
occorre aggiungere alle stime ed alle valutazioni puramente
finanziarie o economiche. Supportare una azienda o una
attività marginale quando non va molto bene certo
non è piacevole: ma è estremamente riduttivo
per la sensibilità e la capacità dei manager
dell'azienda non riconoscere aspetti di rapporto e di
fedeltà come aspetti patrimoniali ed umani.
La tecnologia produttiva
Non sono poche le volte che siamo stati invitati a
visitare stabilimenti produttivi o laboratori di ricerca:
ne abbiamo sempre dato conto ai lettori di Nautica,
riferendo non solo quello che avevamo visto, ma anche le
sensazioni che avevamo provato e quanto queste sensazioni
potevano essere legate ad un giudizio sul prodotto. La
nostra esperienza di tecnici e la nostra cultura
qualitativa ci mette in condizioni di riconoscere quando le
cose sono organizzate per l'occasione e quando invece siamo
invitati a testimoniare di una vita di routine che, con o
senza di noi, si sarebbe svolta in quel giorno esattamente
allo stesso modo.
Certamente il fatto che sia tutto organizzato, pulito,
perfetto, non può togliere nulla ai contenuti
tecnici di quello che ci viene mostrato, ma nel nostro
giudizio conta molto di più presenziare ad una vita
normale degli stabilimenti o dei laboratori che siamo
invitati a visitare. Potremmo dire che esiste una
differenza di fondo tra "essere invitati ad una visita" ed
"essere ammessi ad una visita". Noi preferiamo di gran
lunga il secondo caso: non ci sarà magari una guida
che ci accompagna e che ci spiega le cose secondo
programma, ma ci sarà la spontaneità e la
fierezza delle risposte dei singoli, sollecitati dalle
curiosità di un estraneo, sul lavoro che fanno e sui
risultati che ottengono. Alle cartelle stampa preparate sul
tavolo in sala riunioni e contenenti una copia dei rapporti
di produzione o di prova, preferiamo la fotocopia
estemporanea di una rilevazione che abbiamo sul momento
notato per caso. Alle illustrazioni filmate o alle
presentazioni al computer seguite da visite guidate,
preferiamo una passeggiata informale accompagnati da
persone che possono sollecitare risposte immediate
direttamente agli interessati.
Abbiamo vissuto queste esperienze informali in alcuni
degli stabilimenti della Volvo Penta in Svezia, dove, come
dicevamo, siamo invitati quasi ogni anno.
Abbiamo vissuto una esperienza ancora più
piacevole ed indicativa nello stabilimento di Charleston
della Cummins Marine, dove siamo stati lasciati liberi non
solo di circolare ma anche di chiedere ed ottenere
documenti riservati, anche delle difettosità o delle
sale prova dei motori.
Già, perché, a parte la modernità e
la perfezione degli apparati produttivi, è nelle
sale prova che i motori si giudicano, e l'accesso casuale
ai rapporti di sala prova mette l'osservatore competente in
grado di giudicare come si lavora, e la azienda su un
livello di confidenza e di routine che non le fa temere
giudizi negativi.
Al secondo posto, nelle possibilità di giudizio,
vengono le visite programmate, più idonee a chi non
sia un tecnico specifico, e più dimostrative delle
capacità organizzative che di quelle tecniche. E' in
questa lista che dobbiamo mettere la visita ai laboratori
di ricerca dell'IVECO, per gettare un occhio al futuro; o
allo stabilimento Caterpillar aperto a Charleroi in Belgio,
per inaugurare una scansione europea delle misure e dei componenti.
Prima di chiudere questo aspetto bisogna precisare che
mentre le visite alla Cummins ed alla Volvo Penta erano
riferite a stabilimenti dove si producono motori marini, le
altre visite, per quanto interessanti ed istruttive, si
sono consumate all'insegna del diesel in generale: da una
parte questo è più significativo
perché coinvolge aspetti generali; dall'altra
dobbiamo confessare che quando si parla di motori marini si
trova in genere un comportamento meno formale che si
associa alla coscienza della marginalità, ma anche
alla importanza del rapporto personale, che diventa
confidenziale e diretto, e per questo più completo
ed esplicito.
La tecnologia dei motori
Ed eccoci infine alla tecnologia dei motori.
L'identikit di un grosso motore marino è presto
fatta: si tratta in genere di diesel a quattro tempi, che
possono avere due o quattro valvole per cilindro, il
raffreddamento indiretto con scambiatori o piastre; la
versione turbocompressa affianca o soppianta quella
aspirata, i sistemi di raffreddamento possono coinvolgere
sia i gas compressi prima dell'alimentazione ai cilindri
(si parla allora di intercooling) sia i gas esausti che
alimentano la turbina (aftercooling). La configurazione
classica è quella modulare a sei cilindri in linea,
con manovelle a 120°, a una, due o tre bancate a V di
diversa angolazione; come è noto, e come abbiamo
spiegato più esaurientemente in varie occasioni, la
configurazione a sei cilindri è la più
equilibrata da un punto di vista dinamico ai fini delle
inerzie delle masse alternative e dei loro momenti sia
rispetto all'asse motore (momenti del primo ordine) che
rispetto al piano di simmetria trasversale del
motore(momenti del secondo ordine), tanto da rendere
possibile, in teoria, il funzionamento senza volano.
E' però la gestione elettronica che rappresenta la
novità importante degli ultimi tempi e che sta
prendendo sempre più piede anche negli ambienti
più tradizionali: il computer sale a bordo con il
motore, e lo controlla nelle sue funzioni principali
attraverso la iniezione pilotata in modo da essere la
più idonea per quantità e per fasatura. Di
tutte le case produttrici solo Deutz è rimasta alla
tradizionale iniezione meccanica: tutti gli altri, in
maniera più o meno estesa e più o meno
integrata hanno studiato logiche di gestione che migliorano
le prestazioni, risparmiano carburante, ma soprattutto
rendono possibile, e facile, rientrare nei limiti sempre
più stringenti imposti per garanzia ambientale ai
gas di scarico ed al rumore. Abbiamo su Nautica di novembre
2005 spiegato il significato ed i vantaggi del common rail,
e precisato che può funzionare solo perchè
è la centralina elettronica a comandare la
erogazione e ad imporre mappe di funzionamento che si
adattano alle condizioni che i sensori rilevano in tempo reale.
E' un bene o un male tutto questo?
Abbiamo per lungo tempo contrastato l'ingresso a bordo
dell'elettronica, convinti che avrebbe segnato il passaggio
da un'epoca "manuale" ad un'epoca "strumentale" con il
passaggio della gestione dei fenomeni, e della regolazione,
dai nostri sensi, attraverso attrezzi aspecifici, alla
conoscenza di logiche complesse, fuori da una nostra
cultura generalizzata e dalla pratica corrente, attraverso
attrezzature specifiche. Cosa che è puntualmente successa.
Una fasatura, operazione possibile per qualsiasi
meccanico, anche mediocre, quando con la lettura di un
manuale si conoscano i riferimenti, diventa complicata
quando si deve inserire in una mappatura complessa che ne
prevede la variabilità in funzione di segnali che
devono pervenire da sensori in tempo reale.
Per contro, la diffusione ormai capillare dell'uso dei
computer portatili e dei collegamenti internet, rende
possibili sia la gestione, che la regolazione, o
addirittura la riparazione del guasto, a distanza, eseguita
da tecnici specializzati del costruttore che siedono negli
uffici o nei reparti dello stabilimento, e pertanto rende
superflua una rete di assistenza capillare superiore ad una
buona reperibilità dei ricambi.
Nasce allora una differenza sostanziale fra l'utilizzo
professionale dei motori per operazioni come la pesca o il
trasporto, che preferiscono, per tradizione e cultura,
restare ancorati alla manualità degli interventi, e
invece l'utilizzo per il diporto, che può non solo
tollerare, ma auspicare che tutto si possa svolgere senza
interventi da parte dello skipper o del suo equipaggio: del
resto se a bordo il computer è presente come radar,
o navigatore satellitare, o integrazione dei controlli, non
si vede perchè non possa esserci anche come gestore
del motore, e non solo del suo funzionamento, ma anche
della sua integrazione nel complicato insieme delle
prestazioni richieste (sospensione della coppia motrice
quando si aziona l'invertitore; riduzione, al minimo, dei
cilindri attivi; ecc).
Le due possibilità descritte trovano una loro
applicazione in due scuole del diporto:
da una parte chi vuole essere esonerato da qualsiasi
incombenza per sfruttare a pieno il suo tempo a godersi il
mare
dall'altra chi pensa che se si tolgono allo skipper
tutte le incombenze e le sfide, i meriti ed i disagi della
gestione, gli si tolgono anche le motivazioni che lo
spingono al mare
Allo stato attuale entrambe le scuole possono trovare il
motore che ne soddisfa gli indirizzi.
Conclusioni
Sembra che quanto abbiamo detto non dia, e non potrebbe
farlo, degli indirizzi precisi nella scelta di uno skipper
che abbia voglia di acquistare un superyacht: e in effetti
nostro scopo non era quello di fornire ricette, ma di far
riflettere prima di arrivare a decisioni o assunzioni che,
nel bene e nel male, possono avere un contraltare cui,
spinti dall'entusiasmo o da consigli il più delle
volte interessati, specie se non sollecitati, in genere non
si da peso.
Una coppia di motori per superyacht non è una cosa
di poco conto: una decisione richiede una attenta
valutazione dei pro e contro, una serie di incontri con i
produttori, un innalzamento del livello di guardia, una
scelta di tipo professionale. Ai depliant che descrivono il
motore, bisogna sostituire i colloqui con i progettisti e
con gli utilizzatori, se ve ne sono; ai dati di potenza,
coppia e consumo devono sostituirsi, o aggiungersi,
formulazioni più complesse, come il rating, la
potenza continuativa, i tempi medi che il produttore
garantisce tra un guasto e l'altro sia nel caso che si
possa ovviare a bordo, sia nel caso che occorra sbarcare il
motore stesso: si chiamano MTBF (mean time between
failures, tempo medio fra due guasti) e MTBO (mean time
between overhauls, tempo medio tra due sbarchi), ed il
secondo deve essere molto più grande del primo e
deve soddisfare le esigenze dell'utente in funzione
dell'utilizzo che vuole fare dello yacht, tenendo presente
che sbarcare i motori non è una cosa semplice, ma
che per contro può essere previsto come routine
nella revisione.
Occorrerà ancora che lo skipper si faccia uno
schema di come intende utilizzare la sua barca, prevedendo
il range ed il tempo di utilizzo: queste previsioni possono
orientare la scelta verso quei produttori che sono i
più forti ed i più ben messi nell'area di
utilizzo. Perchè se è vero da una parte che
tutti i motori sono oggi di elevata qualità fino a
che tutto va bene, è nel momento in cui succede
qualcosa, e può sempre succedere, che si denota la
reazione del costruttore e la sua capacità di
gestire i problemi: averlo a portata di mano è
sempre preferibile.
Non trascurate di prendere in esame i test di durata o di
risposta che il motore prescelto ha superato in campo marino
(esistono test massacranti da cui è difficile
che un motore esca indenne se ha difetti di progetto o di
durata): fatevi dare cicli e risultati e studiateveli
attentamente, tenendo presente che esiste una
classificazione della azienda, che è importante ma
insufficiente a garantire la qualità del prodotto.
Da due genitori sani è robusti nasce in genere un
figlio sano, ma può anche nascere un figlio debole e
cagionevole: è necessario che le certificazioni
riguardino il figlio, oltre che i genitori che ne sono garanti.
Fidatevi infine, anche se con molta cautela, delle scelte
del cantiere: che di solito non ha interesse a proporvi
qualcosa nella quale non crede, specie se è un
cantiere serio, e che soprattutto risponde interamente nei
vostri riguardi per tutto quello che è installato
sulla barca che avete acquistato.
A tutta forza!
|