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Autunno 2006

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Intervista di
Franca Urbani
a Marcello Cambi


CASA D'ASTE CAMBI
A CASTELLO MACKENZIE

Incontro Marcello Cambi, pioniere delle prime aste marinare, nella splendida biblioteca di Castello Mackenzie, che dalle alture domina Genova. Marcello Cambi e i suoi tre figli hanno portato nel castello la prestigiosa casa d'aste di famiglia. Una grande famiglia, una sola passione per l'arte. Così, molto semplicemente, comincia la nostra interessante chiacchierata.

 

CASA D'ASTE

La Cambi Casa d'Aste nasce dall'esperienza di un antiquario, Marcello Cambi, attivo da oltre venti anni a Genova, e dal lavoro dei figli Matteo e Sebastiano che dal 1998 hanno trasformato l'attività paterna in casa di vendite all'asta. Sino al febbraio 2004 le esposizioni e le vendite si svolgevano sui tre piani di una palazzina ottocentesca collocata nella centralissima, ma riservata e tranquilla, Salita della Tosse. Nei cinque anni di attività sono state oltre quaranta le aste proposte dalla Cambi con eventi di eccezionale rilevanza, quali la vendite degli arredi di Villa Toscanelli a Pontedera e di Villa Fossati Raggio a Genova e la collezione dei dipinti e degli arredi del pittore genovese Oscar Saccorotti. Oltre agli appuntamenti con l'antiquariato, vengono proposte due aste all'anno dedicate alle arti decorative del XX secolo e quella dedicata ai dipinti e oggetti di arte marinara. In passato sono state organizzate aste tematiche dedicate a tessuti, cornici e strumenti scientifici. Ogni asta viene preceduta da un'accurata raccolta del materiale e da una precisa esposizione in uno stretto rapporto culturale tra venditore e acquirente di cui gli operatori della famiglia Cambi rappresentano l'imprescindibile trait d'union. Nel 2002 è stato acquistato, da Mitchell Wolfson Jr, il Castello Mackenzie, dove da settembre 2004 sonno concentrate tutte le attività della casa d'aste in un progetto di crescita che ha fatto della Cambi una delle società leader del settore in Italia.

CASTELLO MACKENZIE

Il Castello Mackenzie venne costruito tra il 1893 e il 1905 dal giovane e allora sconosciuto architetto fiorentino Gino Coppedè su commissione dell'assicuratore di origine scozzese, ma fiorentino di adozione, Evan Mackenzie. Definito "Capriccio da Re", considerato uno dei maggiori esempi del gusto revivalistico di fine Ottocento e progettato inizialmente come una villa con torre, assunse la sua attuale connotazione in risposta alle continue sollecitazioni e variazioni che il committente richiedeva al suo progettista. Il castello venne abitato dalla famiglia Mackenzie per ventisette anni: dopo la morte di Evan, avvenuta nel 1935, la figlia Isa lo vendette quattro anni dopo a una società immobiliare. Durante la Seconda guerra mondiale fu occupato dapprima dall'esercito tedesco e, a seguire, dalle truppe alleate, mentre negli anni Cinquanta divenne sede del comando dei Carabinieri. Nel 1956 viene dichiarato monumento nazionale, un riconoscimento a quello che oggi è universalmente riconosciuto come stile Coppedè. Lasciato dalle Forze dell'ordine, negli anni Sessanta e Settanta fu sede di varie attività e di una società di ginnastica, periodo durante il quale aumentò lo stato di degrado con manomissione delle strutture originarie e furto degli arredi. 1986 il castello viene acquistato dal mecenate americano Mitchell Wolfson Jr. allo scopo di ospitarne la sua raccolta di oggetti e opere d'arte del primo Novecento e aprire la struttura alla città come museo: nel 1995, dopo avere terminato il restauro delle parti esterne, la ristrutturazione viene sospesa. Nel Giugno 2002 la struttura viene acquistata dalla Cambi Casa d'Aste. Malgrado l'aspetto rinascimentale, le tecniche adottate nella costruzione dell'opera sono da considerarsi all'avanguardia per il periodo in cui è stato costruito: venne dotato infatti di riscaldamento centrale, acqua calda e fredda in tutti i bagni, di una piscina coperta riscaldata con annessa sauna, nonché di un ascensore capace di trasportare sino a venticinque persone. Nella sua costruzione venne fatto un largo uso del ferro, sia come materiale decorativo che di rinforzo, ma l'uso indiscriminato di questo materiale ha causato seri problemi alle pietre a causa della ruggine sviluppatasi nel corso degli anni. Edificato su di una villa preesistente, i cui resti sono ancora visibili nel perimetro murario, sulla struttura originaria, Coppedè aggiunse putrelle e laterizi, arenaria di La Spezia, con torri, edicole, scale aggettanti e merlature in una vertigine di continue citazioni al Rinascimento toscano, come ceramiche alla maniera dei Della Robbia, targhe, stemmi, vetrate a piombo, riferimenti al Palazzo del Mangia, a Palazzo Vecchio, sino a citare il Duomo di Pisa con una copia del lampadario detto "di Galileo". Nei lavori di costruzione grande importanza ebbero le opere della bottega di famiglia dei Coppedè, che si occuparono delle boiseries e dei numerosi soffitti a cassettoni in stile cinquecentesco, presenti in molti ambienti del Castello. I vani più interessanti sono da considerarsi l'atrio d'onore, dal quale si accede a via Cabella, la biblioteca e la Cappella, posta in un vano esterno al primo piano dell'edificio. L'atrio è senza dubbio l'ambiente più articolato del Castello, dove vengono riuniti in un'unica soluzione l'atrio vero e proprio e lo scalone che conduce al primo piano dell'edificio. L'arredo è costituito da una copia della statua di Venere, da un gigantesco camino, da alti cancelli in ferro battuto che dividono l'atrio dai cortili interni del castello e un trono a tre sedute in marmo: alle pareti sono visibili i resti dei disegni a tempera a soggetto storico, opera di Carlo Coppedè, che rappresentavano la famiglia Mackenzie. La biblioteca, suddivisa su due piani collegati tra di essi con una scala a chiocciola in legno, ospitava la vasta collezione del Mackenzie, ma non la preziosa Raccolta Dantesca, costituita da oltre mille volumi dell'opera con rare edizioni del XV e XVI secolo e donata dalla figlia alla città di Genova dopo la morte del padre (oggi ospitata alla Biblioteca Berio), che era invece collocata nella Camera Dantesca all'interno della torre. La cappella in stile gotico, nell'angusto spazio a disposizione, ospita alcune delle opere più belle del Castello, quali l'organo a canne, due copie dal Beato Angelico (Annunciazione e Resurrezione), stalli lignei di fabbricazione de "La Casa Artistica" dei Coppedè e vetrate robbiane. In essa veniva celebrata messa in particolari eventi e qui venne celebrato, dall'arcivescovo di Genova, monsignor Minoretti, il matrimonio di una nipote di Mackenzie. Diviso su quattro piani più i fondi e le grotte, il castello dispone di ottancinque stanze, un'area di 4.000 mq e un volume di 16.000 mc.

 

Signor Cambi, come ha cominciato a lavorare nel mondo delle aste?

E' una tradizione di famiglia. Deve infatti sapere che provengo da una famiglia fiorentina, e che già mio padre si occupava di oggetti d'arte. Quando è morto mi sono trasferito in Inghilterra dove vivevo restaurando cornici e frequentando le case d'aste. In quegli anni mi sono fatto veramente una grande esperienza.

Come è arrivato a Genova?

Mi sono trasferito a Genova per amore, visto che ho sposato una signora genovese. Nel 1967 ho aperto con quattro amici un ristorante che si chiamava A Begudda, parola genovese che tradotta in italiano significa più o meno gozzovigliare. In sostanza si trattava di una specie di club a porte chiuse dove la cucina era rigorosamente genovese. Eravamo quattro soci amici, e fin dall'inizio abbiamo pensato di lasciare le mogli fuori dal business con l'idea che ci sarebbe stata più sintonia tra noi, invece dopo tre anni di attività estremamente positiva anche quell'esperienza è finita.

Come mai?

In sostanza perché due soci si sono staccati dall'attività e quando ho capito che anche quell' esperienza era conclusa, sono ritornato nella mia amata Inghilterra.

Com'era a quel tempo, la situazione dell'antiquariato marinaro in Inghilterra? Sarebbe corretto affermare che sia stato lei a inventare le aste marinare?

In un certo senso direi di si. Infatti ricordo che allora, nessuno si occupava dell'arte marinara, direi che non c'era neppure un antiquario specializzato in questo campo. Magari si poteva trovare un quadro, un Gavarrone o un Arpe, per fare un esempio, ma non venivano considerati più di tanto. Ricordo che si trovavano anche degli splendidi Diorami, ormai quasi scomparsi. Naturalmente però c'era qualche appassionato di nicchia che aveva quadri di marina, così a poco a poco e quasi senza accorgermene, si può dire che ho scoperto il filone marinaro in Inghilterra, filone che successivamente si è sviluppato in quel paese molto di più che in ogni altra parte del mondo. Rammento ancora quella volta che ho visto da Sotheby's 7 o 8 Gavarrone tutti insieme. E' stato magnifico!

E oggi?

Devo dire che quel filone si è esaurito, in giro c'è poco e soprattutto poco di buono. Inoltre bisogna stare molto attenti ai falsi, in particolare a certe guaches che riproducono ritratti di navi. E' un settore di gran moda e, dal momento che l'offerta scarseggia, fioriscono i falsi.

Per la verità in questi ultimi tempi si riesce a trovare qualcosa di più, perché cominciano a rientrare sul mercato oggetti comprati dalle prime generazioni. C'è un ricambio fisiologico anche nel campo delle aste , naturalmente.

Può spiegarci brevemente il percorso che ha fatto partendo dalle prime aste marinare fino ad arrivare all'intensissima e differenziata attività di casa d'aste Cambi come la conosciamo oggi in questo bellissimo castello?

In un primo momento ho cominciato ad occuparmi del mobile antico del '500 toscano. Poi ho lavorato in una casa d'aste, e infine ho pensato che fosse giunto il momento di aprirne una tutta mia, casa d'aste Cambi appunto. In tempi più recenti, insieme ai miei figli, abbiamo diversificato molto le attività aprendo nuovi filoni e affiancando altrettanti esperti: siamo specialisti nell'arte del' 900, che tra l'altro attualmente sta andando molto bene, nei gioielli, nei quadri dell'800 e '900, nei tappeti e in molti altri campi.

Come avviene in genere il ricambio di opere d'arte sul mercato?

Succede che una persona, diciamo un collezionista da 100 pezzi, raccolti nell'arco di 20 o 30 anni, ad un certo punto, dopo aver collezionato amorevolmente tanti oggetti d'arte e per un tempo così lungo, improvvisamente si disamori e venda la sua collezione; oppure può succedere che il collezionista si stufi della sua collezione e decida di sostituirne alcuni pezzi o anche cambiarla completamente.

Quali sono i segreti che decretano il successo di una casa d'aste?

Prima di tutto non ingannare mai il cliente con false aspettative. Mi spiego meglio: se accade che io valuto un pezzo per una cifra alla quale rimarrà invenduto, il cliente sarà ovviamente insoddisfatto e io gli avrò reso un cattivo servizio. D'altra parte se sono un esperto non posso neppure incorrere nell'errore di sottostimare il prezzo di un oggetto. Diciamo quindi, per fare un esempio schematico, che, se prendo un pezzo a 15 e lo rivendo a 22 posso ragionevolmente dire che il cliente sarà soddisfatto e che io ho fatto bene il mio lavoro. Seconda cosa molto importante è saper interpretare l'evoluzione del gusto del mercato. E qui sottolineo che c'é una differenza fondamentale tra il mestiere del gallerista e il nostro: mentre infatti il mercante d'arte sceglie le opere e le vende in base ad un suo gusto e ad una sua passione personali, l'esperto d'aste deve tenere conto delle variazioni del mercato che si sono verificate all'incirca. nell'arco dell'ultimo anno. Terza ed ultima considerazione: e' molto importante possedere un innato gusto per l'asta , condizione questa indispensabile per fare con passione questo lavoro. Non può immaginare quale soddisfazione ho provato quando un pittore ha raggiunto proprio da noi il record italiano o mondiale. In un caso simile vuol dire che abbiamo saputo creare l'atmosfera giusta e organizzare l'asta secondo una regia perfetta tenendo conto di tutte le variabili o quasi, tra cui soprattutto il gusto della clientela che è spesso molto mutabile. Ultimamente, per esempio, ci hanno dato una grande soddisfazione le aste di mobili. Con il tempo, anche nel campo delle aste, il talento naturale si affina e si sviluppa una sorta di istinto per così dire infallibile che è la qualità necessaria per raggiungere il successo..

Vengono da voi molte persone per valutare oggetti d'arte?

Certamente. Le persone vengono da noi perché la nostra esperienza ci consente di inquadrare qualunque tipo di oggetto e noi d'altra parte cerchiamo di non mandare via nessuno, aiutati in questo anche dai nostri esperti.

Qual'è la provenienza dei vostri clienti?

Molti vengono da Genova, ma la maggior parte arriva da fuori.

Come avete fatto a comprare Castello Mackenzie?

Per un caso prima e per una scelta subito dopo. Lavoravo come esperto dei legni nel castello, quando apparteneva al collezionista americano Wolfson. Quando nel 2002 è stato messo in vendita il castello noi lo abbiamo comprato e abbiamo cominciato una gigantesca opera di restauro che partendo dalla torre è arrivata fino ai tetti, agli affreschi, ai serramenti e così via. In verità, anche se il lavoro non è ancora finito, mi pare che abbiamo avuto veramente coraggio a metter mano al restauro, ma ora che i risultati ripagano ampiamente i nostri sforzi, siamo veramente felici.

La tipologia del castello è adatta ad ospitare una casa d'aste?

Credo sia l'ideale: i saloni del castello sono perfetti per ospitare i mobili, le bacheche in vetro che custodiscono gli oggetti più piccoli o fragili o preziosi, e naturalmente anche i quadri. Inoltre, nel nostro caso , si arriva in macchina e abbiamo un comodo parcheggio per scaricare e caricare le merci. Anche il fascino del luogo aiuta molto.

Altre idee per il futuro?

Molte e tra le altre una riguarda proprio questa bella biblioteca in legno di noce scolpito. Da tempo pensiamo che debba diventare una biblioteca specializzata in libri sull'arte decorativa.

Si dice che Mackenzie non avesse un buon rapporto con i genovesi, come ha risposto la città al restauro?

Devo dire con grande simpatia. Pensi che una signora ci ha scritto per ringraziarci perché teniamo tutte le finestre illuminate fino a mezzanotte e mentre prima il castello appariva quasi come un buco nero che incuteva paura, ora è come una presenza magica e rassicurante che veglia dalle alture su Genova e sul suo mare. C'è ancora molto da fare ma quando tutti i lavori saranno finiti, credo diventerà un castello estremamente piacevole.

A proposito di Genova la trova molto cambiata da quando l'ha conosciuta agli inizi della sua carriera?

Senz'altro e in meglio. I primi tempi quando ero a Genova mi veniva letteralmente da piangere, avevo il "magone", come si dice qui. Ricordo soprattutto i momenti critici del sabato e della domenica sera, quando verso le otto e mezza-nove cominciava già il " coprifuoco".

Ora invece Genova è cambiata, dove ci sono già molti locali interessanti e nuove opportunità di svago, ma credo che sia anche una città ancora tutta da inventare. Le consiglio una passeggiata nel centro storico al mattino: troverà una vita intensa, quasi artigianale, un fervere di attività qualificate difficilmente paragonabili a quelle di qualunque altra città. Alla sera girare per il centro storico di Genova è un po' più difficile, mentre ricordo che quando ero giovane era piuttosto tranquillo, ad eccezione della solita zona di via Gramsci sempre piena di marinai pronti a bere e a fare risse. Un'altra cosa che mi piace molto a Genova è la possibilità di andare fuori porta facilmente e visitare i piccoli paesini del suo entroterra che sembrano uscire da un quadro dell'800. Poi c'è il suo mare blu e profondo e lo spazio stupendo del porto circondati da ripide e boscose alture dove sorgono imponenti castelli e forti.

GINO COPPEDÈ
(Firenze 1866 - Roma 1927)

Gino Coppedè nasce a Firenze il 26 Settembre 1866 da Mariano Coppedè e Antonietta Bizzarri. Dopo i primi studi, frequenta la scuola professionale di Arti Decorative Industriali. Nel 1885 inizia la collaborazione con "La Casa Artistica" diretta dal padre. Nel 1889 sposa Beatrice Romanelli, dalla quale avrà tre figlie. Nel 1891 si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Firenze, dove si diploma professore di disegno architettonico e nel 1896 inizia l'insegnamento presso il Regio Orfanatrofio Puccini di Pistoia. Nello stesso anno viene chiamato a Genova da Evan Mackenzie per la progettazione e la costruzione di un castello in via Cabella. Grazie al Mackenzie ottiene a Genova numerosi incarichi. Tra il 1900 e il 1910 viene incaricato della costruzione di numerose ville e castelli dalla migliore società genovese, ma riceve altresì incarichi in Toscana, Lombardia e Canton Ticino. Nel 1903 viene nominato Accademico "corrispondente" dalla Reale Accademia delle Arti del Disegno di Firenze, mentre nel

1908 sarà nominato accademico "residente": contemporaneamente è più volte membro della commissione di edilizia municipale del comune di Genova e nominato accademico di merito dell'Accademia Ligustrica di Perugia e di Urbino. Nel 1910 viene nominato ingegnere dalla Reale Scuola di Applicazione per gli ingegneri di Roma, dove viene però bocciato al concorso per la Cattedra di Architettura Generale nel 1913. Il 30 giugno 1917 gli viene rilasciato il decreto di libera docenza in Architettura Generale presso la Reale Università di Pisa. Nel 1919 comincia la costruzione a Roma del quartiere che porterà il suo nome, oltre a diversi edifici a Messina. Sempre in questi anni inizia la collaborazione con i fratelli per l'arredamento delle prime classi di alcuni piroscafi del Lloyd Sabaudo e della Società Cosulich. Il 6 aprile 1920 muore la moglie, mentre il 20 dicembre muore il padre. Con il fratello Adolfo subentra nella direzione de "La Casa Artistica". Tra il 1920 e il 1921 redige con l'ing. Ugolotti il progetto per lo spostamento della Stazione Termini di Roma. Nel 1924 inizia la costruzione del castello del Marchese de La Motilla a Siviglia. Nel 1926 viene nominato Professore residente "emerito" dall'Accademia delle Arti del Disegno di Firenze. Muore a Roma il 20 settembre 1927. E' sepolto a Firenze, nel cimitero di S. Miniato, nella tomba di famiglia. Tra le sue opere più importanti, a Genova vi sono Villa Coppedè, il Castello Turcke o Rocca Tirrena, le Officine San Giorgio di Sestri Ponente, i palazzi Zuccarino, Pastorino e Bogliolo, il Grand Hotel Miramare, il Castello Micheli (poi Bruzzo) e Villa Canali. Fuori dei confini della Liguria troviamo Villa Ambrosoli ad Acquaseria (CO), il quartiere Coppedè a Roma, il Castello de La Motilla a Siviglia in Spagna, Palazzo Cerruti a Messina e Palazzo Romagnoli a Firenze, distrutto durante la Seconda guerra mondiale.

Note tratte dal volume "I Coppedè" di Rossana Bossaglia e Mauro Cozzi.

EVAN MACKENZIE
(Firenze 1852 - Genova 1935)

Evan Mackenzie, figlio di un avventuriero scozzese e una principessa serba nacque a Firenze nel 1852. Dopo il matrimonio con Maggie Tenison, avvenuto nel 1876, si stabili a Genova, dove avviò numerose attività in campo assicurativo. Nella città ligure fondò l'amministrazione Mackenzie, che gradualmente divenne fiduciaria di importanti compagnie straniere quali l'Union Parisienne e i Lloyd di Londra. Innovatore nei rapporti sindacali con il personale, fu precursore di soluzioni di carattere organizzativo e funzionale nei confronti dei dipendenti: primo a valersi di personale femminile nella sua amministrazione, ad adottare l'orario unico all'inglese e a fornire ai dipendenti e ai loro familiari un pacchetto che dava loro assistenza medica, medicine gratuite e in caso di decesso il pagamento delle spese funerarie. Gli uffici delle sue aziende si trovavano dapprima in piazza dell'Annunziata, per essere trasferiti in seguito in piazza della Meridiana, nell'omonimo palazzo. Dopo aver fondato la Alleanza Assicurazione, nel 1891 diede vita alla Società di Assicurazioni Iniziativa, nel 1903 fondò la Ausonia e nel 1918 la Consorziale. Oltre a essere un abile ed energico uomo d'affari, fu anche un valido sportivo e un grande appassionato di alpinismo: nel 1890 scalò il Monte Bianco e tre anni più tardi il Cervino. Si fece costruire una casa a Courmayer, nella frazione di Pourtud. Dal matrimonio con Maggie Tenison nacquero quattro figli: il primogenito William, che divenne professore universitario e dedicò i suoi studi alla parapsicologia, Fiammetta detta Fede, che si sposò con un medico inglese e si trasferì in Gran Bretagna, Isabella, che fu quella che più restò vicino al padre, e Mario, l'ultimogenito, nato nel 1890 e morto in combattimento nel 1917 sui cieli di Portsmouth, dopo che si era arruolato nelle file della RAF. Durante il conflitto mondiale Mackenzie mise a disposizione castello e uffici affinché fossero trasformati in ospedale, mentre nel 1922, in occasione della conferenza di Genova, invitò tutte le delegazioni straniere a un grandioso ricevimento. Dopo la perdita di Mario, ricordata in una targa nel cortile della cappella del Castello, la moglie di Evan non si ristabili mai completamente dal dolore subito, per mancare due anni dopo, nel 1919. Negli ultimi anni della sua esistenza, assieme alla passione per l'arte toscana e rinascimentale coltivata in gioventù, in seguito a un viaggio in Giappone nel 1918, Evan si dedicò allo studio della cultura nipponica, anche se la sua passione principale rimase la grandiosa Collezione Dantesca composta da quattro rarissime edizioni del Quattrocento, tutte quelle del Cinquecento e altri settecento volumi. Morì nel 1935 all'età di 83 anni e le sue spoglie sono custodite, assieme a quelle della moglie Maggie, nel piccolo cimitero di Courmayer.