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SUPERYACHT 11
Inverno 2007

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Articolo di
Daniele Carnevali


CANADOS
Sessant'anni di made in Italy

Il lungo percorso che ha condotto Canados nell'olimpo della cantieristica internazionale nasce da una vicenda piuttosto particolare. Nel 1946, infatti, la fabbrica di idrovolanti addestratori in legno Saiman, grazie al know how raggiunto nella tecnologia del multistrato incollato e del lamellare, decise di impegnarsi a tempo pieno nell'industria nautica.

 


Riccardo Palmieri, Direttore marketing Canados

Per ulteriori informazioni: Canados; via dell'Idroscalo 182; 00121 Roma; tel. +39 06 56339732; fax +39 06 56037581; sito web www.canados.com.

 
Nacque così la Cooperativa Costruzioni Navali di Ostia, con sede presso l'idroscalo di Ostia, dove prima si ergevano gli stabilimenti della Saiman. Le prime imbarcazioni che la Cooperativa varò furono commissionate dalla Capitaneria di Porto e da altri Corpi Militari, e solo in seguito vennero costruite imbarcazioni per il diporto, dapprima scafi di piccole dimensioni, poi con le esperienze maturate e l'acquisizione di nuove tecnologie la produzione passò a unità di dimensioni sempre maggiori. Nei primi anni '70 la Cooperativa Costruzioni Navali iniziò la produzione di imbarcazioni in legno di venti metri per conto di Giuseppe Casa, imprenditore con esperienze nella costruzione di runabout. In quegli anni la Cooperativa venne assorbita nella nuova struttura di Casa prendendo il nome di Canados, a cui si unirono le maestranze qualificate provenienti dall'Università del Legno di Limite sull'Arno. La collaborazione tra questi ultimi con gli esperti maestri d'ascia del cantiere permisero a Canados di affermarsi tra i leader incontrastati nella produzione di imbarcazioni in legno compensato e lamellare, con risultati eccellenti soprattutto sul mercato nazionale. Facoltosi protagonisti dell'economia e dell'industria italiana navigavano all'epoca a bordo degli yacht firmati Canados, confermando la validità e il prestigio di questo brand. Il boom economico della fine degli anni '70, con i suoi risvolti positivi anche per la nautica, diede l'impulso al cantiere a sviluppare nuove strategie produttive. Nacquero in quel periodo i primi scafi in vetroresina e le prime imbarcazioni a vela. In questo secondo segmento Canados esordì con un progetto del giovane architetto Andrea Vallicelli, un 33' che si affermò grazie anche ai successi sui campi di regata della sua versione sportiva, chiamata Red Canados. In seguito la gamma si ampliò con l'introduzione di un 37' sempre firmato da Andrea Vallicelli, ormai celebre per aver disegnato Azzurra, la prima imbarcazione italiana ad aver partecipato alla Coppa America, e un 44' progettato da Mario Violati. Nel frattempo la produzione a motore, concentrata su imbarcazioni in legno dai 20 ai 37 metri, registrò la realizzazione del più grande yacht in multistrato di mogano mai costruita in Italia, commissionata dall'armatore greco Panos Nomikos. Raggiunta la maturità nella produzione in vetroresina, verso la fine degli anni '80 Canados decise di trasferire questa tecnologia anche nella realizzazione dei suoi motoryacht. Il primo della serie nacque nel 1987 e fu il Canados 58, costruito con la tecnica della stratificazione in stampo, applicata l'anno seguente per la realizzazione del Canados 70 S, modello semi custom che permise al costruttore italiano di affermarsi anche sul mercato internazionale. Con l'avvento degli anni '90 e di un lungo periodo difficile per l'economia italiana, Canados riorganizzò la sua strategia per renderla compatibile con le esigenze del mercato. La progettazione delle imbarcazioni di quel periodo fu affidata al celebre architetto Tommaso Spadolini e all'emergente Francesco Paszkowski, i quali diedero vita a una linea di motoryacht capeggiati da un 24 metri in vetroresina con interni sapientemente lavorati in legno. Dopo questa parentesi si giunge all'attualità, quella di un cantiere affermato a livello internazionale la cui strategia di consolidamento passa attraverso l'ampliamento dell'offerta in settori finora inesplorati. Rimaste immutate la qualità costruttiva, raggiunta grazie alla filosofia del cantiere di produrre tutto in casa per mantenere il pieno controllo della qualità del manufatto, la cura del dettaglio, l'amore per la tradizione abbinata all'innovazione, Canados ha deciso di rafforzare la propria posizione nel segmento dei motoryacht in vetroresina dando maggior enfasi al livello di personalizzazione per soddisfare al meglio le esigenze di ogni singolo armatore. Inoltre, Canados ha deciso di affiancare alla linea flying bridge, composta da modelli da 72 a 116 piedi, una gamma di open yacht e di navette dislocanti. Con il 90' Open disegnato da Luiz De Basto, Canados ha esordito nel panorama dei grandi open, proponendosi con un progetto innovativo sia nelle caratteritiche tecniche sia in quelle costruttive, essendo realizzato con la tecnologia dell'infusione sottovuoto. Il prossimo anno la gamma Open si rafforzerà con l'arrivo di un nuovo 75', mentre nel 2009 è prevista la presentazione della linea di navette dislocanti, il cui primo esemplare sarà lungo 42 metri. Il piano strategico di Canados prevede anche il rafforzamento della presenza del brand sul suolo nazionale e internazionale, con l'espansione della rete di vendita e assistenza attraverso la nomina di nuovi partner commerciali in mercati consolidati come quello statunitense. A completare l'opera, Canados ha previsto nel piano di sviluppo l'ampliamento della struttura cantieristica con nuovi capannoni destinati sia alla costruzione sia al rimessaggio e all'assistenza post-vendita. La nascita dell'esclusivo Yacht Club Canados (YCC), all'interno della darsena attualmente in costruzione, sarà il culmine dell'opera di consolidamento del cantiere romano, che prevede, grazie agli ingenti investimenti attuati, di giungere nei prossimi tre anni alla produzione di 20-22 unità annuali, contro le 13 della stagione in corso.