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Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni
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Articolo di |
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CARLO CASTELLI, STEALTH
Salendo su "Stealth", ormeggiato davanti allo YCI di Genova, in
una brumosa giornata di scirocco, mi è parso sulle prime di
entrare in una "grotta grigia", lontana mille miglia dagli sfarzi
scintillanti di molti yacht recentemente visitati. Eppure è
stata proprio l'impressione di essere entrata nell'interno
scheletrico di un oggetto progettato solo per navigare, che
unitamente alla personalità del comandante Castelli, uomo
colto, cordiale e appassionato, che mi ha fatto scattare
immediatamente l'entusiasmo per questa barca a vela e per il mare.
Seduti al tavolo spartano a prua cominciamo una chiacchierata che
mi riserverà qualche sorpresa.
Comandante ci racconti di lei: dove è nato esattamente e quali sono stati i suoi primi studi? Sono nato a Genova dove ho frequentato il liceo classico Andrea D'Oria. Lei é il primo comandante, tra quelli che ho intervistato, che abbia avuto una formazione classica! Nella sua famiglia c'è stato, che lei ricordi, qualcuno che ha lavorato sulle navi? Mio nonno materno e la sua famiglia avevano una ditta di rimorchiatori e di chiatte, perché, come forse saprà, prima della II Guerra Mondiale c'erano molte imprese private che facevano a gara per scaricare le merci dalle navi che arrivavano in porto. In seguito a dissapori tra fratelli il nonno ha poi venduto la ditta e io apparivo avviato alla classica vita del professionista. Invece com'è andata? Come si è avvicinato al mare? Verso i 16 anni ho scoperto la passione della vela (470, fireball e j24 soprattutto), mi divertivo con un gruppo di amici. Poi mi sono iscritto alla Sportiva Quarto e ho cominciato a regatare. Finito il liceo classico, ho pensato che per me cominciava la vita, quella vera, e ho trovato un lavoro in un'agenzia marittima con sede a Genova e Livorno. Tuttavia tenevo sempre ben stretto l'hobby della vela e ricordo che, diventato istruttore, andavo con gran piacere ai corsi estivi di Caprera dove mi divertivo ed ero anche spesato! Quali esperienze l'hanno portata al primo comando? A metà degli anni '80, per una crisi legata al lavoro dell'agenzia marittima, ho cercato di trasformare la mia passione per la vela in un lavoro che fosse fonte di reddito. Ho cominciato con una banalissima patente nautica, frequentando il porto di Lavagna dove ho cominciato a fare carene e lavorare come "boccia" sulle barche. La classica gavetta insomma. Pian piano mi sono messo sul mercato ed il mio grande vantaggio, rispetto ad altri, consisteva proprio nel sapere andare a vela, cosa a quei tempi tutt'altro che comune. La prima esperienza come skipper è stata su "Ran" un cruiser racer di 59 piedi, prototipo di Bruce Farr, dell'armatore Gabriele Cagliari, allora presidente dell'ENI. Barca molto tecnologica in Kevlar con armo frazionato. Tempi di regate e sponsor: un'esperienza molto formativa. Poi c'è stata "Edimetra", un 65 piedi di Frers; "Virtuelle" un 80 piedi firmato da Vallicelli e Philippe Stark di proprieta'di Carlo Perrone e "My Song", un Reichel-Pugh di 85 piedi dell'armatore Pierluigi Loro Piana. Esperienze all'estero? Si, dal '95 al '97 sono stato con un armatore americano " Bermuda resident"su "Starr Trail" un Southern Wind di 72 piedi, col quale abbiamo fatto una Newport Bermuda e navigato molto lungo la costa est degli Stati Uniti ed ai Carabi. E ora eccola su "Stealth". Cosa significa esattamente questo nome? Significa furtiva e quindi invisibile. Stealth era il nome dell'F111 un aereo che i radar non riuscivano a rilevare. Deve pensare che nel '96, quando è nata, questa barca era una novità assoluta: scafo scuro, vele scure, interni scuri e davvero minimalisti. Era una barca di rottura con la tradizione nata dalla volontà dell'Avvocato Giovanni Agnelli, che ha scelto di fare un progetto di avanguardia, al di fuori di qualsiasi regola di stazza, con il solo obbiettivo di raggiungere la massima velocità. Per la prima volta infatti, su una barca non da regata pura, vengono usati i water-ballast . Cosa rappresenta per lei essere al comando di "Stealth"? Qual'è l'anima della barca? E' una barca che è entrata nella leggenda, e per me che ho la passione delle barche a vela è un onore essere al comando del suo equipaggio. Con questa barca continua la mia formazione sui prototipi, infatti con i water ballast si possono raggiungere alte velocità e di conseguenza è richiesta anche una maggior destrezza nelle manovre .E' un entusiasmante day sailer di 28 m , un fantastico gioco sia per poche ore che per lunghe navigazioni. Qualità marine? "Stealth" naviga benissimo, veloce, leggera, io ho raggiunto una velocità max di 24 nodi, ma può arrivare a 30. E' una barca talmente pura, senza compromessi, che va bene in qualunque andatura: dalla bolina al lasco non ha "buchi". Nell'eterna dialettica tra estetica e funzione vorrei chiederle: trova comoda questa barca? Assolutamente. Quando un grande professionista come German Frers disegna una barca per l'uso esclusivo che ne va fatto, cioè veleggiare, il risultato è confortevole, estetico e funzionale. Se si mettono molti comforts all'interno di una barca, questa sarà magari più comoda in porto, non certo in navigazione. "Stealth" in mare è confortevole ed ariosa, per niente claustrofobia al suo interno. La peggiore avventura? Un giorno stavo portando una barca insieme ad un mio carissimo amico dalla Corsica a Civitavecchia, navigavamo di notte con mare formato, e, a causa di un'onda incrociata sono caduto in mare. Devo la vita al mio amico, che ha avuto grande prontezza di riflessi, oltre che alla luna piena e a chi di lassù protegge tutti i naviganti. Il ricordo più bello? Quando, dopo 14 giorni nella prima traversata atlantica, ho avvistato terra arrivando ad Antigua . La felicita'di una meta raggiunta e meritata si mescolava al disagio di dover lasciare un piccolo, autosufficiente, perfetto piccolo mondo in movimento. Il rapporto con l'equipaggio? Molto positivo. "Primus inter pares" rende molto bene l'idea. Il rapporto con l'armatore? Stima, fiducia e rispetto reciproci. Mi gratifica molto poter trasmettere la mia esperienza di mare, ma sono altrettanto felice, di conoscere di imparare realtà diverse dalla mia. Cosa pensa del mondo dello yachting nel quale si trova ad operare? Penso che sia importante fare questo lavoro con passione e non solo perché permette di viaggiare, guadagnare bene e vivere in un mondo di lusso. E' un lavoro che ti da tanto, ma ti prende anche molto in termini di responsabilità ed impegno. Inoltre è molto difficile coltivare relazioni ed affetti. Personalmente, sia pur con grande impegno, sono riuscito a conciliare lavoro e vita privata, ho infatti una moglie e quattro figli dagli 8 ai 19 anni. Mi piace il lavoro che ho la fortuna di fare e amo tenermi aggiornato in un modo molto semplice: leggendo e studiando.
IL COMANDANTE DELLO "STEALTH"
Nome: Carlo Cognome: Castelli Età: 49 anni Nazionalità: Italiana Scuola di formazione: liceo classico, universita'(lettere)non finita. Titolo professionale:comandante fino a tls 5000 sia commerciale che per il diporto. Qualificazioni correlate: sopravvivenza, antincendio e sicurezza, GMDSS (comunicazioni), radar e arpa, PSSR, primo soccorso. Imbarco attuale: "Stealth" Bandiera: Italiana Caratteristiche principali della barca: (progetto German Frers, distribuzione interna: open space, con 12 cucette, un wc con doccia, un angolo cottura, zona pranzo con tavolo e sedili amovibili, posti a prua, armadietti. Impianti tecnologici e strutturali: Lunghezza fuori tutto 28.02 m, larghezza 6.10 m, pescaggio 5 m (peso in chiglia tons 16). La costruzione e'stata effettuata in sandwich di fibre di carbonio pre-impregnate e nomex sottovuoto e post-cura,presso Green Marine (Lymington,England). Armata a Sloop con un albero (38 m) ed un boma(11,30m) in fibra di carbonio ad alto modulo costruiti da Southern Spars (Nuova Zelanda) e progettati da Andy Steiner. Le vele sono state prodotte da North Sails (Italia, U.S.e New Zealand) e da Quantum U.S.) per una superficie velica in bolina di 420 sqm ed in poppa di 790 sqm. La barca è dotata di water ballast (3000 l) per aumentare il raddrizzamento e quindi la potenza sotto vela e la velocita'. Pulpiti e candelieri sono in titanio. Attrezzatura di coperta: Lewmar, Harken, Frederiksen e realizzazioni custom made. Coperta in teak. Architettura interni: monocolore grigioscuro, materiali usati:fibre di carbonio preimpregnate per le strutture, tessuto da vele(3DL in carbonio)per le paratie di separazione non strutturali, cuccette tubolari in carbonio e rete con paranchi di regolazione per inclinarle se necessario:design dell'interno è ricavato in maniera essenziale progettando nell'intradosso della parte strutturale della barca. Quali innovazioni del mondo dello yachting l'hanno maggiormente colpita e perché: Sicuramente l'utilizzo delle fibre composite nella costruzione per i risultati di leggerezza che hanno reso possibili , ma soprattutto l'avvento del GPS, che ha reso la navigazione (purtroppo o per fortuna?) non piu'il regno di un ristretto numero di professionisti , ma un mondo aperto un po' a tutti. |