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Inverno 2007

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


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Annuario
della nautica


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Boatshow

Video Nautica

Articolo di
Stefano Beltrando


MASCHI E FEMMINE

 

La costruzione di un grande albero in carbonio

 

La prima rivoluzione in tema di alberi ci fu negli anni '30, quando sui grandi J-class impegnati nella Coppa America, in luogo del tradizionale legno, fu per la prima volta utilizzato l'alluminio. Poi, a metà degli anni '90, il secondo balzo: sempre dalle competizioni, dai campi di regata, arrivano le prime barche armate con alberi realizzati in carbonio. Da allora ai nostri giorni la loro tecnica costruttiva è stata via via affinata, tale da consentire la realizzazione di pezzi monolitici capaci di esaltare le proprietà intrinseche di questa fibra. Vediamo, allora, come nascono oggi questi alberi in carbonio, sempre più perforanti e sempre più resistenti.

Ci sono due metodi principali per realizzare una struttura laminata ovvero quelli comunemente definiti mediante stampo maschio o stampo femmina.

Per capirci meglio, diciamo che lo stampo femmina è quello nel quale si depongono i tessuti, pertanto il primo tessuto che metto sarà quello esposto alla vista e all'ambiente. Lo stampo maschio invece è l'opposto, quindi il primo strato applicato sarà il più nascosto mentre l'ultimo strato sarà quello esposto.

Parlando di alberi in carbonio, possiamo dunque immaginarci due vie per la loro realizzazione:

laminare i tessuti all'interno di due mezzi tubi più grandi (gli stampi), staccare dagli stampi le due metà albero così realizzate e finalmente unirle (solitamente metà anteriore e metà posteriore dell'albero, più raramente destro e sinistro)

laminare i tessuti in modo da fasciare un mandrino (lo stampo maschio), estrarre il mandrino e trovarsi di fronte all'albero finito.

Ad un'analisi superficiale il metodo in stampo maschio pare più facile, in quanto si salta un'operazione sicuramente difficile (ancor più per gli alberi grossi) ovvero quella dell'incollaggio delle due metà, oltre ad altri vantaggi che vedremo di trattare.

Tuttavia, il metodo nasconde diverse insidie, prima fra tutte la finitura estetica. Infatti, va considerato e ricordato sempre che un bene costoso quale un albero in carbonio deve anche deve essere bello, specie quando deve armare un superyacht da svariati milioni di Euro! Sebbene possa sembrare superfluo per un oggetto che serve ad aumentare le performance della barca, è innegabile che l'appeal del carbonio non risieda solo nelle sue proprietà meccaniche ma, anche (o soprattutto?), nell'immagine di hi tech che trasmette all'intera barca. Un albero costruito in stampo femmina sarà sicuramente più liscio ed omogeneo di uno fatto in stampo maschio, questo perché nello stampo femmina le fibre sono a contatto con una superficie perfettamente liscia, quale proprio lo stampo, mentre lavorando con un mandrino, si otterrà inevitabilmente una superficie più rugosa se non addirittura a gobbe (non per colpa del costruttore ma per l'inevitabile applicazione di tessuti di rinforzo).

Soluzione: l'albero estratto dal mandrino andrà abraso, reso perfettamente liscio e verniciato sia con trasparenti per evidenziare la fibra che mediante vernici colorate.

Tratteremo qui i passi necessari alla costruzione di un albero in carbonio mediante mandrino.

Il mandrino

Tale elemento può essere realizzato in composito ma il più delle volte è in alluminio, e in alcuni casi è a sua volta un albero. Si procede quindi all'applicazione di distaccante, il più delle volte film di teflon, per essere sicuri di poter estrarre l'albero, e all'irrigidimento del mandrino, al fine di evitare che questo si possa deformare in seguito alla deposizione dei tessuti, per la movimentazione o la cottura.

La laminazione

La deposizione dei tessuti preimpregnati segue uno specifico piano, detto, appunto, piano di laminazione. Tale piano è il risultato dell'analisi strutturale eseguita dal progettista secondo lo schema: definizione dei carichi dell'albero - determinazione del numero degli strati necessari a sostenere quei carichi.

I pre impregnati, tutti in carbonio con resina epossidica, sono trasportati e conservati in freezer per garantirne la lavorabilità e la durata, vengono quindi estratti e tagliati poco prima dell'applicazione.

Qui di seguito è riportato un piano di laminazione esemplificativo di un albero di circa 30 metri che può arrivare ad avere anche 60 strati di carbonio.

A questo punto l'abilità dei laminatori è fondamentale per la realizzazione di un buon albero, in quanto la tensione con la quale vengono disposti i tessuti determinerà il contenuto di vuoti dell'albero ovvero la sua rigidezza e durata. Risulta intuitivo che, dovendo disporre dei tessuti su superfici convesse, il rischio di lasciare dei vuoti di materiale sia più basso rispetto a superfici concave, in quanto in un caso è possibile tirare i tessuti facilmente per farli ben aderire mentre, nel secondo, bisogna schiacciare i tessuti.

Periodicamente durante la laminazione, è consuetudine interrompere la disposizione degli strati per procedere alla compattazione intermedia mediante il vuoto. E' ovvio che maggiore è il numero di interruzioni e compattazioni e migliore sarà il risultato finale. Purtroppo tale operazione richiede ore di lavoro e uso di materiale che spesso è a perdere (sacchi del vuoto e mastice), ragion per cui qualunque produttore tenderà a minimizzare il numero di cicli di vuoto intermedi. Dal nostro punto di vista, ovvero controllori della qualità dei prodotti, dobbiamo ammettere che le compattazioni ogni 1-3 strati portano alla perfezione finale mentre cicli più radi aumentano il rischio dell'insorgere di "vuoti" ineliminabili.

L'applicazione dei rinforzi

Localmente l'albero necessita di rinforzi atti a sostenere carichi o attriti particolari, come: piede; uscita drizze; attahi vang e boma; attacchi crocette; attacchi sartie e strallo; testa.

In queste zone è necessario aggiungere alla laminazione base altri strati che, in alcuni casi, possono anche arrivare a raddoppiare lo spessore iniziale. I rinforzi devono essere applicati al di sopra della laminazione base dell'albero generando, quindi, una sorta di "montagnole".

Nel caso dello stampo femmina ciò non avviene, visto che, lavorando sulle due metà aperte, i rinforzi possono essere facilmente disposti all'interno, prima dell'unione delle due metà.

"La cottura"

Cottura è il termine con cui oggi si usa chiamare il processo di polimerizzazione della resina a caldo. E' necessario, prima di cuocere l'albero, applicare un ultimo sacco del vuoto e infilarlo nell'autoclave, quando se ne dispone, che, come una camera iperbarica, serve ad aumentare la pressione ambiente al suo interno, a piacimento. Questo ciclo in autoclave si utilizza in modo da raggiungere una forza premente sulle fibre, tale da abbassare ulteriormente il contenuto di vuoti, tendendo questi sempre più allo zero.

Normalmente sarebbero necessarie circa nove ore per la cottura, eseguita di solito tra gli 80 ed i 100°C, tuttavia, per ragioni di sicurezza e per evitare shock termici, si preferisce riscaldare il forno ad un rate di un grado al minuto fino a circa 90°, procedere alla cottura vera e propria per circa nove ore e, finalmente, raffreddare lentamente in circa tre ore. Risultato: circa 13 ore di forno.

L'estrazione e la finitura

Mediante pistoni idraulici si procede all'estrazione del mandrino, che può anche essere realizzato, per praticità e per ragioni di spazio, in più pezzi scomponibili, al fine di agevolarne l'estrazione (se l'albero fosse alto 30m, il mandrino in pezzo unico sarebbe alto minimo altrettanto e, quindi, servirebbe un capannone di almeno 70 metri.).

Una volta fuori il mandrino, l'albero potrà essere controllato mediante ultrasuoni o test chimici. Infine, dovrà essere ultimato con: piano di foratura (drizze, crocette ecc.); attacchi crocette; applicazione delle trozze boma e vang; passaggio dei testimoni per le drizze; cavi elettrici; stazione vento e radio; sartie e stralli.

In termini di tempo questa fase di finitura è di gran lunga la più lenta.

Ancora un appunto sulla differenza tra le due tecnologie stampo maschio/femmina

Parlando di stampo femmina si è qui accennato al fatto che è inevitabile ricorrere alla giunzione delle due metà. Questa è normalmente effettuata mediante adesivi strutturali, supportati durante la cottura da un gran numero di rivetti o viti, il cui scopo è di tenere in contatto le flange delle due metà, per permettere una buona presa del collante.

Sono evidenti due aspetti: l'alto numero di fori (in alcuni casi anche un migliaio) rende necessaria l'applicazione di tessuti extra per evitare che gli stessi indeboliscano la struttura, quindi, peso extra. Se chi esegue materialmente l'incollaggio ha poca esperienza il danno può diventare enorme.

Due metodi a confronto, considerando la produzione custom di un albero di 30 m

ParticolareStampo maschioStampo femmina
Finitura esteticaNecessita in molti casi di stuccatura abbondanteNon necessita stucchi
Presenza di vuoti Normalmente minore del 2% in volumeSe fatto in autoclave minore del 2% altrimenti più alto
Possibilità di riparazioneFacilefacile sul tubo difficile per i rinforzi
Proprietà meccanicheMediamente buoneMediamente buone - molto dipendenti dagli operatori
Difetti ricorrentiCrepe negli stucchiSuperfici non perfetteVuoti negli spigoli Rischi di crepe lungo l'incollaggio