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VELA E MOTORE: SEMPRE PIU' VICINI
Il "gigantismo" che ha pervaso negli ultimi anni la produzione dei cantieri navali sia di barche a motore che a vela, ha sicuramente contribuito ad avvicinare le due tipologie architettoniche nate con scopi e rapporti con il mare senza dubbio differenti ma sempre accomunate da un solo principio:"l'andar per mare".
Ma da dove derivano queste spinte alla "contaminazione"? Innanzitutto analizzando le differenze tra i due modi di progettare a vela ed a motore, che ovviamente sono determinate dalla natura stessa della propulsione che condiziona scelte in merito a materiali costruttivi, allestimenti interni e ovviamente distribuzione di pesi e masse ivi compreso lo sviluppo in altezza delle sovrastrutture. Non va dimenticato, infatti, come il peso e la stabilità trasversale rimangano due fattori limitanti delle prestazioni nelle imbarcazioni a vela, che vanno mantenuti strettamente sotto controllo nella realizzazione del progetto. Al contrario, lo sviluppo negli ultimi anni di impianti propulsivi sempre più compatti e potenti ha reso meno importanti tali aspetti nel settore degli yacht a motore, consentendo un maggior slancio verticale delle sovrastrutture e dei pesi ad esse associati. Oltre a questi fattori tuttavia ve ne è uno di primaria importanza che è quello del diverso approccio progettuale nei confronti dell'oggetto barca a vela o motor yacht. Nella produzione di uno yacht a motore, e tanto più nei superyacht, l'approccio progettuale è di tipo integrato: l'oggetto finale è la somma di una serie di interventi specialistici coordinati sullo stesso yacht: il progettista della carena, il designer degli esterni, il designer degli interni, l'impiantista, ecc. Un intervento di questo tipo presenta dei vantaggi per il livello di qualità del prodotto finito, ma al contempo, tendendo al raggiungimento di determinati target qualitativi, funzionali e prestazionali imposti dal mercato, si è raggiunta una standardizzazione del prodotto superyacht che limita fortemente lo spazio in cui il designer si muove al fine di "personalizzare" lo yacht attraverso interventi che modellino l'interezza del progetto, dalla carena alle sovrastrutture. Per quanto riguarda le barche a vela invece, tradizionalmente lo sforzo progettuale è di matrice unica: è gestito cioè da un singolo progettista che nel suo know-how annovera tutte le conoscenze interdisciplinari per "plasmare" il prodotto. Proprio per questo approccio globale al prodotto sailing yacht, la forte impronta del designer genera forme e volumi figlie di un unico momento creativo: più essenziali, organiche e già integrate. In altre parole, mentre per le barche a motore, il processo progettuale è frutto di un assemblaggio di diversi contributi, per le barche a vela si tratta di un'unica idea creativa. I prodotti che ne derivano, barche a vela ed a motore, sembrano appartenere dunque a due "specie" inevitabilmente distanti. Come detto in testa all'articolo, ciò non corrisponde sempre a realtà, soprattutto quando le dimensioni ed il grado di esclusività del prodotto, raggiungono proporzioni estreme. Negli yacht a vela, al crescere della metratura, cresce la complessità del prodotto e soprattutto la parte impiantistica assume proporzioni rilevanti per complessità ed estensione, determinando quindi una prima contaminazione a monte del prodotto che impedisce la gestione del progetto da parte di un "singolo" progettista. Ma non solo: quando il profilo della barca si allunga, l'immagine perde "spessore", si alleggerisce notevolmente e diventa necessario il disegno di una sovrastruttura che riproporzioni lo scafo con lo slancio del piano velico. L'introduzione dei ponti superiori (deck-house e/o addirittura il fly-bridge) peraltro è fortemente richiesta dai committenti che vogliono associare al piacere di andare a mare a vela, tutti i comforts tipici degli yacht di grossa taglia. L'operazione progettuale che ne deriva è tuttavia ancora figlia di un modo di operare tipico degli yacht a motore: si "appoggia" sul ponte una magnifica sovrastruttura che però difficilmente riesce ad integrarsi con le dimensioni e le proporzioni dello scafo. Questo problema non esiste ovviamente nei grandi yacht da regata dove si ritrovano gli stilemi tipici dell'archetipo barca a vela: in sostanza quando la funzione e la prestazione si affermano sul contenuto la forma non varia; il passaggio da un piccolo natante ad un megayacht si risolve in un operazione di scala. Un processo inverso si va affermando sempre più nelle grandi realizzazioni a motore: quando la ricerca dell'esclusivo, del sensazionale e del magnifico, prende il sopravvento sulla funzionalità e sull'ottimizzazione delle risorse di spazio, autonomia e prestazione, allora committente e/o cantiere demandano in toto l'idea progettuale ad un designer affermato il quale può interpretare il tema in un unico atto creativo, proprio simile a quello degli yacht a vela, dando vita ad un progetto il cui impatto, per la forte caratterizzazione stilistica e per la pulizia formale dell'oggetto, spesso può ricondurre ad immagini forme e linee proprie delle imbarcazioni a vela. La prossima frontiera della progettazione di grandi yacht sarà probabilmente volta al superamento e alla razionalizzazione di queste forme di contaminazione che generano ibridi stilistici, alla ricerca della codificazione di stilemi in grado di ridare ai grandi yacht a vela una immagine più unitaria tra scafo e sovrastruttura ed agli yacht a motore quel giusto connubio tra forma e funzione che consenta di rendere più realizzabili certe bellissime provocazioni. |