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Primavera 2007

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Articolo di
Franca Urbani


Finollo, 100 anni di vita 100 anni di cravatte, una lezione di stile

Finollo Cravatte, Genova

Genova è una delle città di mare di più belle d'Italia, via Roma una delle strade più belle di Genova e Finollo uno dei negozi più famosi di via Roma anzi più che un negozio un "tie and shirt maker".

La vetrina del negozio è incorniciata dal bellissimo portale in legno scolpito a motivi liberty e una volta entrata mi trovo in un piccolo e delizioso ambiente che è il regno delle cravatte di lusso e di classe, apprezzate in tutto il mondo, e in particolare proprio da quel mondo dello yachting che tanto amiamo e che sempre ha legato Genova all'area anglosassone. Mi accoglie gentilmente, nel minuscolo salottino di prova, il genero di Finollo Roberto Linke che attualmente conduce il negozio, mentre la moglie Daniela Finollo, dirige il mitico laboratorio con le famose ricamatrici ormai quasi introvabili.

Sig Linke chi era Finollo?

Un uomo in gamba, un vero Genovese che amava il mare e la sua barca " Tipperary". E' stato lui stesso a progettare questo negozio, ormai 107 anni fa. All'inizio era nato come un negozio di biancheria per uomo ma, in seguito, si è specializzato in cravatte e in camicie.

E' vero che Finollo è stato visitato da una teoria di personaggi famosi, che venivano qui quasi con lo spirito rituale di chi si reca nel tempio della cravatta e della camicia?

Certamente abbiamo una collezione di clienti storici che spesso venivano a provare in questo stesso salottino, mentre altre volte eravamo noi stessi a raggiungerli nelle loro dimore. Ricordo tra gli altri il Principe Ranieri di Monaco, Gianni Agnelli, Guglielmo Marconi che col suo Panfilo Elettra veniva spesso a Portofino. Ma anche il Duca Windsor con la sua Wally. Poi Beppe Croce, fondatore dello YCI e moltissimi altri personaggi del mondo dello yachting e degli affari, oltre a normali borghesi.

Qual'è in breve la storia di questo accessorio?

La cravatta esisteva già alla fine del secolo scorso, anche se era portata da pochissime persone,Pensiamo alle cravatte inglesi regimental che sono in fondo il supporto su cui trasferire i colori o il crest del reggimento. La forma era più piccola ed erano più leggere. Alla fine degli anni '20 si afferma come accessorio di abbigliamento maschile un cordoncino con un ricamo a mano. L'accessorio nasce per togliere la monotonia alla camicia bianca ed è quindi strettamente legato all'evoluzione della moda maschile. Infatti a quei tempi la camicia si portava colorata a tinta unita o a strisce, la mattina.; bianca invece il pomeriggio e la sera.

Da dove venivano le stoffe?

I tessitori Inglesi erano i più bravi. Finollo faceva i disegni e si faceva realizzare le stoffe che poi vendeva negli Stati Uniti.

C'è qualche rapporto tra il nodo delle cravatte e quello marinaro?

Come per le cime, dove hanno molte funzioni, anche per le cravatte esistono nodi diversi. Tra l'altro quello più semplice è stato perfezionato in questo negozio ed è diventato il nodo Finollo. C'è poi il nodo Windsor, che è l'opposto, nel senso che la parte più lunga della cravatta va da sinistra verso destra. Anche questo nodo è nato davanti al nostro specchio. Abbiamo anche un modello di camicia da uomo ispirata dal Duca di Windsor e un modello di camicetta da donna ispirata a Wally

Pensavo che la cravatta e quindi questo negozio non avessero nulla a che fare con la moda femminile

Sbaglia. Infatti un giorno nel 1910, venne un cliente molto importante e chiese di studiare un modello di cravatta per la moglie, donna di grande femminilità, non certo una virago. Nacque così la nostra cravatta da donna che ora le mostrerò. Si tratta di una cravatta in leggerissima seta, colorata in tinta unita, a metà tra una sciarpina e un foularino: non è necessario fare il nodo.

In effetti resto incantata mentre il Sig. Linke mi mostra un ampio cassetto con piccole e graziose cravatte che trovo veramente deliziose, e nei loro luminosi colori anche molto chich.: bianco, nero, rosa, verde acqua, giallo, celeste.

Attualmente com'è composta la vostra bottega?

Io e mia figlia disegniamo le cravatte, mia moglie con 6 operaie lavora in un laboratorio di Pza Lavagna, nel centro storico. Dice bene lei parlando di bottega, perché in effetti io mi ritengo un bottegaio, nel senso che vendo la merce che produco e insegno l'arte di lavorare, quindi in un certo senso direi che il bottegaio è anche un maestro.

Cosa ricorda dello stile di Beppe Croce e Gianni Agnelli?

Beppe Croce era un uomo naturalmente elegante, sapeva indossare la cosa giusta nel momento giusto. Una questione di istinto. Di Agnelli ricordo che ci mandava a stirare le camicie per il l frack: molto spesso perché nessuno lo accontentava come facevamo noi. Ormai il frack è passato di moda perché la vita sempre più frenetica ha cancellato l'abitudine di cambiarsi d'abito molte volte a secondo delle ore del giorno e delle occasioni. La moda maschile ebbe il suo fulgore negli anni '20-'30 quando gli uomini, che potevano permetterselo, seguivano questo rito dal mattino fino a sera:al mattino abiti molto sportivi con giacche, camicie, gilet, pantaloni molto colorati: l'abilità stava proprio nell'armonizzare tutti i colori. Così vestiti gli uomini guidavano la macchina, giocavano a golf, a polo. Al pomeriggio cambiavano abito indossando pantaloni, giacca, gilet uguali e di una certa severità, con cravatta in tono. Ci sono molti ritratti di pittori dell'epoca dove è possibile vedere questi dettaglio di abbigliamento maschile. Alla sera gli uomini uscivano dopo aver indossato il frac, mentre il tight era un abito riservato alle cerimonie per il giorno ed era composto da pantalone a righe e la giacca grigio chiaro. Lo smoking era usato invece esclusivamente per la cena: infatti dopo cena si cambiava solo la giacca. e ci si ritrovavano in frac, pronti per andare a teatro e a ballare. Pensi che noi tenevamo il negozio aperto fino all'apertura del teatro per molti anni per offrire alla clientela i papillon bianchi.

E il farfallino?

Noi abbiamo 10/12 modelli di farfallino. E' una questione di gusto preferirlo alla cravatta.

Tornando a queste ultime, abbiamo fatte quelle per lo YCI, prima con un fondo blu e la giarrettiera, che è il crest del club; ora invece con il fondo blu e la bandierina. dello YCI ricamata a mano. Una volta si ricamava con il filo di seta e ci volevano 200 minuti, oggi con quello di cotone se ne impiegano 20. Ormai sono rimaste solo due ricamatrici perché i giovani non hanno più voglia d'imparare. Nostra anche la cravatta del Circolo Canottieri Napoli, del circolo del Remo e della Vela Italia, quello dello Yacht Club Costa Smeralda, quella del Comitato Olimpico e di Coppa America.

Qual è la vostra produzione annua?

Non si arriva a 6000 cravatte all'anno.

Anche questo è un oggetto di lusso nel senso che non tutti possono averlo, neppure se hanno molti mezzi. Bisogna aspettarlo e desiderarlo?

In effetti una cravatta personalizzata e fatta ad arte può essere un dono degno di un re o di un capo di stato. Abbiamo fatto le cravatte per il G8, per i 60 anni della bandiera italiana dove l'azzurro Savoia è l'azzurro dell'Italia. Pensi che l'armatore di una barca a vela importante ha voluto il simbolo dello spinnaker davanti e il numero velico dietro per regalarla. La cravatta è molto legata al dono.

Quali sono i motivi più frequentemente ricamati sulle vostre cravatte?

Veramente qualunque cosa: Dalla rosa dei venti, alla barca a vela coi colori dello spinnaker, al cavalluccio marino, al polpo, alla sirena. Le barche a vela poi, visto che le amo, cerco di disegnarle mettendo accuratamente le vele nella giusta posizione, a seconda dell'andatura.

Sono veramente stupefatta dal mondo che si è dischiuso davanti a me, e resto incerta tra l'acquisto di una cravatta color verde acqua e una camicetta alla Wally. Grazie Finollo e arrivederci.

Finollo è in Via Roma, 38R, 16100 Genova, Tel. 010-562073