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SUPERYACHT 12
Primavera 2007

Articolo estratto dalla nostra omonima rivista trimestrale dedicata alle imbarcazioni più grandi e lussuose con fotografie, schede tecniche, articoli didattici, ultime notizie e novità dal mercato


Sommario

Annuario
della nautica


Impressioni
di navigazione


Barche usate

Boatshow

Video Nautica

Articolo di Lino Pastorelli, foto in navigazione di Gilles Martin-Raget, interni di Toni Meneguzzo


WALLY YACHT ESENSE

Wally Yacht Esense

Poche barche hanno creato tanti problemi di definizione agli articolisti quanto i Wally: non fa certo eccezione questo splendido yacht scuro di 43 metri che racchiude, in modo forse estremo, tutta la filosofia e la genialità di Luca Bassani: diciamo che chiamarlo Mega Class potrebbe essere un termine calzante, ideale trait d'union tra il più nobile yachting del tempo andato e l'osare dell'uomo moderno. Non rifacciamo qui la storia completa delle intuizioni bassaniane; è cosa risaputa che iniziò a pensare barche diverse una quindicina d'anni fa convertendo l'industria di famiglia, la BTicino, in una audace sfida al più conservatore degli ambienti, quello nautico. La sequenza dei successi, in una evoluzione intelligente e sfrontata, ha i nomi che leggiamo in banchina a St.Tropez, normalmente ai primi di ottobre o anche a Palma, in primavera: Kauris III, WallyB, Tiketitan, Tiketitoo, Nariida, Magic Carpet, Tango e altri ancora per arrivare a questo nuovo 143', Esense, il più grande Wally costruito a tutt'oggi.

 

DATI TECNICI
Lunghezza f.t.: m 43,70
Lunghezza galleggiamento: m 38,10
Baglio massimo: m 8,57
Pescaggio: da m 4,00 a m 6,00
Dislocamento: t 140
Posti a dormire: 2 armatori, 6 ospiti, 6 equipaggio
Gasolio: l 14.000
Acqua: l 6000
Design: Wally
Naval Architect: Tripp Design Naval Architecture
Costruzione: Wally Europe
Vele: North Sails 3DL, superficie 900 mq
Motore: Caterpillar 550 HP

Per ulteriori informazioni è possibile consultare il sito www.wally.com

 
Nelle grandi dimensioni non è difficile fare barche, in questo volumi e superfici aiutano molto ad accordare la sacra triade, il logos-topos-chronos architettonico; cosa è difficile è farle al di fuori da monumentalismi, da citazioni ritrite, da arroganti modelli contro-natura; ecco perchè credo si debba assolutamente invidiare chi capolavori come questo li crea, Luca Bassani, chi li disegna, Bill Trip in questo caso, e senza dubbio chi li arma. Esense appartiene alla linea custom della Wally, yacht costruiti su misura di un sogno privato e non potrebbe essere diversamente. "...avevo già in mente una barca di questo tipo, grande, sicura, performante, flush deck e poi un armatore mi ha chiesto proprio questo... per il design ho scelto Bill Trip: pragmatico, americano, bravo...". Quanto sia bravo ce lo siamo chiesti anche noi, uscendo dal porto di Ancona, durante il sea trial di novembre: perchè marciando a motore, 7-8 nodi, non fa onda questa barca? Qualcosa di tutte queste tonnellate d'acqua che si aprono e si rinchiudono silenziose al passaggio di Esense dovrà ben apparire in superficie, alzare un po'd'onda a poppa, un minimo di schiuma! No, niente di più di quello che alzerebbe un gommone andando al minimo; "...le mie barche devono volare sull'acqua, non affondarvi!", è l'assioma di base di Bill Trip III, cresciuto masticando pane e ocean-racer nello studio del padre, Bill Trip Jr. Con presupposti del genere,unitamente alla elevata efficenza del piano velico, non devono poi stupire le emozioni degne di un Coppa America che Esense regala: forse solo Sir Lipton su Shamrock IV o Sir Sopwith-Camel, alla barra di Endeavour percepivano sentimenti simili, sulle sterminate coperte dei loro J Class! Dai moderni Coppa America, Luca Bassani ha mutuato invece le tecniche costruttive, le uniche a permettere leggerezza e rigidità elevate e un relativo, ottimo, rapporto peso/potenza; utilizzo generalizzato di fibre unidirezionali di carbonio pre-preg in sandwich, quindi, e di ogni composito atto ad alleggerire al massimo. Diciassette tonnellate di carbonio per il solo scafo, "...siamo i maggiori consumatori di carbonio in Italia..." dice Bassani, 25 quintali per la scassa della deriva sollevabile , altri 20 per l'albero che svetta con quattro ordini di crocette acquartierate fin quasi a 60 metri; tutto giustificato dalle forze in gioco elevatissime sviluppate dai 900 mq di velatura che aggrediscono vettorialmente sei metri di lama di deriva e 40.000 kg di bulbo. Il ponte è completamente sgombro, flush deck, immenso; crea una leggera vertigine attraversare questo spazio a barca sbandata, sensazione presto attenuata dalla sicurezza che infonde la particolare impavesata; al suo interno corrono le manovre, le regolazioni e l'idraulica, sopra ci si può sedere. Un'altro dettaglio contraddistingue il ponte: all'altezza del pozzetto, dove un tavolo in teak e il divano avvolgente accolgono gli ospiti, una sorta di sopravvolta richiesta dell'interior design si eleva di parecchie decimetri sul ponte creando lo schienale delle sedute; il particolare è nel raccordo sinuoso con il piano di coperta, senza linee spezzate od angoli, ottenuto piegando e incollando magistralmente il teak: il risultato è la continuità prospettica del flush deck o anche la comodità di camminare, almeno sopravvento, su una superficie meno inclinata. A prua un portellone ospita i winches e le bitte d'ormeggio, sotto il filo coperta è nascosto anche l'avvolgitore del self-tacking jib e del Code 0. Wally, nel suo percorso innovativo, ha estremizzato per prima il concetto "terrace on sea": in pratica una notevole porzione del ponte all'estrema poppa, fuori dalla zona tecnica, con limitata altezza sull'acqua e raccordato al main deck da una spettacolare parete specchiata. Anche Esense ha la sua terrazza sul mare, con due scale di accesso simmetriche e ampi spazi per le cuscinerie prendisole; da questa area, inevitabile incantatrice di pubblico negli ormeggi in banchina, si può accedere al salone principale. Appena a proravia della terrace e sul main deck , i posti di comando seguono la filosofia easy sailing del cantiere: due console con i comandi per whinches e magic trim, cioè i silenziosi pistoni lineari a comando elettrico per la regolazione delle vele e due ruote di una innovativa timoneria idraulica che permette diversi funzionamenti, programmabili a scelta: il risultato è una timonata precisa e leggera con la sensibilità di un racer. Tra le due console una plancia richiudibile ospita tutta l'elettronica di navigazione. Le drizze sono gestite da quattro massicci Harken 1140 a piede d'albero: randa, riduzioni, fiocco autovirante, Code 0; non è previsto gennaker: Esense si crea facilmente il vento apparente a tutte le andature e quindi andrà di lasco con vele che rendano con angoli più stretti, un Code 0 per l'appunto; la randa, una North Sails in 3DL Carbon è su avvolgitore, all'interno del boma e per ridurla vi sono tre mani di terzaroli convenzionali. Su uno yacht così particolare la banalità è esclusa anche negli interni: premessa l'insindacabilità della scelta padronale di non avere cabine ospiti fisse ma bensì modulabili all'interno del salone e nella lobby di centro barca, l'architetto incaricato, Odile Decq, ha interpretato secondo uno stile primi anni '70, tipo Gae Aulenti giusto per un riferimento nazionale, con lunghi divani bianchi, superfici definite e angolose, contrasti cromatici calibrati e violenti, librerie a parete nei couloir, acciaio inox; lo scuro legno di paduk è comune denominatore nelle varie zone, dagli open space di poppa, all'importante cucina di centro barca isolabile quando è il caso da una paratia in cristallo, alla dinette adiacente dove scende la scala di accesso, all'appartamento armatoriale di prua. Qui una cabina matrimoniale a tutto baglio è in comunicazione con il particolare e spazioso bagno; un carabottino king size per l'area doccia rivela, sollevandosi, una vasca da bagno con seduta; i tempi di sollevamento del tralicciato e di riempimento della vasca sono sincronizzati.

L'uscita nel mare di Ancona conferma prestazioni di classe molto elevata; già all'ormeggio la prua alta sull'acqua, nervosa scultura hi-tech in splendido contrasto con un rugginoso tramp steamer lì vicino, fa presagire un passaggio dolce, sopra le onde, non attraverso. Otto nodi di brezza ed Esense vola già a oltre undici di velocità in bolina stretta, il Conero scompare alle spalle, tra le foschie di un silenzio irreale; il timone, con un minimo di confidenza, è docilissimo. Se già con queste brezze la barca vive e reagisce ( ...è un 43 m!), a trenta nodi di vento... Il rientro a motore chiarisce la funzione del sostanzioso Cat da 550 HP con elica Servogear a passo variabile: 12 nodi di crociera nel massimo comfort, anche per lunghe tratte.