Rubrica Ambiente e mare Nautica n.437 del 09/1998

Numero 437 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.437 del 09/1998

IL DELFINO SOLITARIO

È stato il protagonista indiscusso dell’estate pugliese, il delfino solitario che da tre anni ha preso fissa dimora nelle acque del Golfo di Manfredonia, e che solo da poco ha accettato la compagnia dell’uomo. Ed è stato fortunato, perché sulla sua rotta ha trovato delle persone, i soci del circolo gommonautico Adventure Club di Foggia, che si sono immediatamente attivati per assicurare al delfino tutta la tranquillità e la sicurezza di cui aveva bisogno. Parla Marcello Cavallo, presidente del circolo: « Filippo è ormai diventato estremamente socievole e trascorre intere giornate a giocare tranquillamente con noi, a fare evoluzioni o a trattenersi sotto i gommoni aspettando che qualcuno si tuffi per giocare con lui» . Qualche ombra rischiava però di allungarsi sul delfino: alcuni pescatori locali (abusivi) lo guardavano di malanimo ritenendolo responsabile di danneggiare le reti da posta (abusive) calate sotto costa; «per sottrarlo al pericolo», un delfinario locale aveva già progettato la cattura dell’animale. Giuseppe Bearzi, direttore del Venice Dolphin Project / Istituto di Ricerca Tethys e rappresentante italiano della European Cetacean Society, ha confermato l’importana della situazione: «Il caso costituisce un evento eccezionale, una straordinaria opportunità di studio, e persino una notevole opportunità di sviluppo economico per la zona. Casi simili successi altrove hanno avuto risonanza mondiale, portando beneficio tanto al delfino “ambasciatore” quanto alla popolazione locale. Quanto all’idea di catturare il delfino e imprigionarlo, credo che sia da osteggiare con tutti i mezzi: il delfino ha il diritto di vivere libero, e il fatto che interagisca volentieri con gli uomini rappresenta una opportunità da studiare e valorizzare, e non un pretesto per tenere in gabbia l’ennesimo cetaceo-clown. Devono invece essere prese tutte le misure per prevenire che all’animale possa essere fatto del male, possibilmente cercando di sensibilizzare i pescatori, che hanno certo i loro buoni motivi per essere arrabbiati, ma che possono essere indotti a portare pazienza dalla prospettiva di uno sviluppo turistico della zona per via del delfino, o magari da stanziamenti che compensino il danno alle reti. Spero che i pericoli immediati che gravano sulla testa del tursiope vengano al più presto scongiurati, e che questa unica opportunità di interazione con una specie tanto cara all’immaginario collettivo venga trattata con la lungimiranza che merita. Aggiungere questo caso alla lista dei delfini ambasciatori uccisi dall’ignoranza o strumentalizzati dall’industria della cattività sarebbe una sconfitta per tutti.» Detto, fatto: coinvolgendo le autorità locali, il pericolo di cattura da parte del delfinario è stato scongiurato; e il delfino sarà probabilmente messo sotto osservazione dai ricercatori.

L’INQUINAMENTO DI MERCURIO

aumenta gradualmente nell’ecosistema marino fino a un massimo del 5% ogni anno: lo afferma uno studio pubblicato su Environmental Toxicology and Chemistry. Gli autori, dell’Università delle Azzorre, hanno analizzato le concentrazione di mercurio nelle piume di uccelli marini che si riproducono nelle Azzorre, a Madeira e Salvages, isole perse nel Mediterraneo nordorientale lontane da emissioni di mercurio provocate dalle attività umane. I risultati sono stati poi confrontati con i dati ricavati da penne delle stesse specie preservate nei musei delle isole, campioni che risalgono dal 1886 al 1994. Lo studio ha dimostrato che gli uccelli che si cibano di pesci che vivono nei primi 100 metri di profondità hanno accumulato mercurio ad un tasso dall’1 al 2% ogni anno. I risultati sono conformi ai livelli di aumento della concentrazione del mercurio sia nell’atmosfera che sulla superficie degli oceani a partire dal periodo pre-industriale (circa 1.3% negli ultimi 150 anni).

LE OLIMPIADI DEI DELFINI.

Strano, e per molti versi inquietante, l’annuncio dato dalla GIC Global Intertainment Corp. di Vancouver, BC, in Canada: nel febbraio del prossimo anno, in una località non ancora precisata dei Caraibi, organizzerà una competizione internazionale per delfini. Alla manifestazione, che nelle intenzioni dichiarate dagli organizzatori dovrebbe contribuire alla sensibilizzazione del pubblico sui problemi dei delfini, parteciperebbero i cetacei addestrati nei vari delfinari e oceanari.

SE SIETE NEGLI STATI UNITI E UN DELFINO SI ACCOSTA ALLA BARCA,

non dategli da mangiare. Il 2 luglio una compagnia di noleggio di barche, due membri dell’equipaggio e il proprietario della barca sono stati denunciati per aver nutrito delfini selvatici, violando così una legge federale.

INAUGURATO IL PRIMO PARCO MARINO DEI BELUGA

, il primo del Canada: il 12 giugno scorso è nato il parco federale-provinciale Saguenay-St. Lawrence Marine Park.

BANDO TOTALE DELLE RETI DERIVANTI IN TUTTO IL MEDITERRANEO.

È quanto hanno chiesto WWF, Marevivo, Europe Conservation, Legambiente, IFAW, CTS, Italia Nostra, e Pro natura alla Commissione generale della Pesca nel Mediterraneo (CGPM – FAO), che si è riunita il 7 luglio a Roma. Nel giugno di quest’anno, l’Unione Europea ha imposto a tutti i battelli da pesca appartenenti ai paesi dell’Unione il divieto, a partire dal 2002, di utilizzare le reti pelagiche derivanti. «Abbiamo dati certi che già parlano di trasferimento su larga scala delle spadare comunitarie in Paesi terzi «, ha dichiarato Paolo Guglielmi, responsabile del settore mare e coste del WWF Internazionale. «Tramite joint ventures, vendita diretta delle reti o accordi di pesca, le spadare si stanno trasferendo e espandendo in Turchia (già oltre 80 imbarcazioni), Marocco (oltre 150) e in altri paesi del Nord Africa e Malta». Gli ecologisti chiedono che le stesse priorità ambientali che hanno portato al bando delle spadare per l’Unione Europea impongano l’estensione del divieto in tempi brevi anche a tutti gli altri stati mediterranei. Se ciò non avvenisse, non sarebbero opportunamente tutelati proprio quei tratti di mare che, dato il minore sfruttamento, rappresentano attualmente il vero «polmone» della produttività e della rinnovabilità delle risorse marine del bacino mediterraneo.

Le spadare non sono il solo problema del mare da affrontare con urgenza: gli ambientalisti denunciano anche la totale anarchia nella quale versa la pesca del tonno, del pescespada e di altre specie pelagiche che ha portato alla sensibile riduzione delle catture e della taglia media del pescato. «Ogni anno una flottiglia di un centinaio di imbarcazioni per la pesca industriale del tonno rosso arriva dal Giappone, dalla Corea e da Taiwan, spesso con bandiere di convenienza, per stendere nel Mediterraneo occidentale delle lenze, i palangari, lunghi fino a 200 km» afferma Rosalba Giugni, presidente di Marevivo. Il declino degli stock di queste specie non è comunque da imputare solo ai pescherecci asiatici: i paesi mediterranei sono i primi a non rispettare le misure e le quote massime fissate per la cattura del tonno rosso dalle convenzioni internazionali come l’ICCAT. Da questo e da altri abusi di pesca perpetuati ormai da decenni nel Mare Nostrum, è nata l’esigenza per gli ambientalisti di raccogliere in un documento comune una serie di provvedimenti mirati ad una gestione compatibile con il rispetto dell’ambiente ed uno sfruttamento oculato delle risorse marine. Gli ambientalisti che hanno ottenuto lo status di «Osservatori» hanno proposto tali misure all’attenzione dei delegati governativi dei paesi rivieraschi nel corso della riunione del CGPM. Per maggiori informazioni, contattare Marevivo: tel. 06-320.2949/322.2565.

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