Rubrica Ambiente e mare Nautica n.444 del 04/1999

Numero 444 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.444 del 04/1999

BILANCIO DELL’INCIDENTE EXXON VALDEZ.

A quasi dieci anni dalla notte in cui la petroliera Exxon Valdez urtò una scogliera nella baia Prince William in Alaska è tempo di bilanci: solo due delle circa 25 specie animali minacciate dall’ inquinamento di petrolio (la lontra e l’aquila calva) hanno superato completamente l’incidente; in recupero due specie di salmone, i mitili e l’aringa del Pacifico, mentre cormorani, orche e foche non mostrano alcun segnale di miglioramento.

UN’AMBULANZA PER UN DELFINO.

Sospeso dal lavoro per due settimane a Flagler County, in Florida, il paramedico che ha trasportato un delfino spiaggiato alla vicina stazione dei pompieri, dove il cetaceo ha atteso l’arrivo dei biologi di Sea World: il trasporto eccezionale non era in linea con la politica della locale amministrazione pubblica.

QUASI RADDOPPIATE LE MEGATTERE

nel nord Atlantico: la popolazione attuale è composta da circa 10.600 animali, contro i 5.505 degli anni `80. La stima è di ricercatori del progetto Years of the North Atlantic Humpback (YONAH) che coinvolge sette nazioni.

UNA FOCA STAR DEL VIDEOCLIP.

Nascosta sotto i ghiacci dell’Antartico la foca di Weller consuma aperitivi a base di pescetti di dimensioni ridotte e per pasto i merluzzi antartici, che sorprende con avvicinamenti degni del miglior incursore della Marina e stordisce con robuste sbuffate d’aria. Lo hanno scoperto i ricercatori dell’Università del Texas grazie alle videocamere ch’essi avevano assicurato alle foche. Dalle registrazioni si è visto che la foca riesce ad avvicinarsi ai pesci fino a un paio di metri di distanza senza che essi percepiscano la presenza del pericolo.

FIDEL CASTRO A CACCIA DI TESORI SOMMERSI.

Accordo firmato a Cuba tra il governo e la canadese Visa Gold Resources per la ricerca e il recupero dei galeoni spagnoli affondati in acque cubane. Sarebbero oltre cinquecento le navi colate a picco in questa zona trascinando con sé tesori per un valore stimato di 50 miliardi di dollari. Il relitto più promettente è la “Santissima Trinidad”, naufragata nel 1711 a ovest del porto de L’Avana con un carico di oro e di gioielli il cui valore si aggira sui 400 milioni di dollari, circa 700 miliardi di lire. L’Avana costituiva un punto di passaggio quasi obbligato lungo la rotta fra la Spagna e le Americhe: una percentuale altissima dei circa diecimila viaggi fra la Spagna e le Americhe si sarebbero interrotti tragicamente, disseminando i fondali caraibici di tesori straordinari. Lo spettacolare recupero della “Nuestra Senora de Atocha” al largo di Key West, una decina di anni fa, fruttò miliardi al cacciatore di tesori Mel Fisher e al fisco americano.

SPUGNE A FIBRE OTTICHE.

I ricercatori dell’Università di Genova hanno scoperto che le spicole di silice che compongono lo scheletro di alcune spugne sono ottimi conduttori di luce e si comportano in sostanza come delle minuscole fibre ottiche. Questa capacità consentirebbe alle minuscole alghe unicellulari che vivono in simbiosi con la spugna, di ricevere la luce necessaria alla sintesi della clorofilla anche se si trovano in profondità all’interno della spugna. L’ipotesi di questa caratteristica delle spicole era stata formulata già alcuni anni fa, quando i ricercatori notarono che i filamenti di un’alga penetravano in profondità nel corpo della spugna seguendo l’impalcatura dello scheletro siliceo. Difficile verificare l’ipotesi in natura, però, visto che le spicole hanno di solito dimensioni ridottissime. In aiuto alla scienza è venuta una spugna raccolta presso la base italiana in Antartide, le cui spicole sono lunghe circa 10 centimetri. Ebbene: la luce rossa del laser si trasmette all’interno della spicola da un’estremità all’altra anche se questa è piegata ad angolo retto.

RIAFFIORA IL MITO DEL BOUNTY.

Recuperato dai fondali dell’isola Pitcairn uno dei cannoni del Bounty, il brigantino britannico agli ordini del Comandante Bligh teatro del famoso ammutinamento a opera di Fletcher Christian e parte dell’equipaggio. Dopo aver sbarcato il comandante e alcuni uomini su una scialuppa, i ribelli si rifugiarono a Pitcairn dove, la notte del 23 gennaio 1790, incendiarono e affondarono la nave. Gli archeologi della James Cook University di Townsville, Australia, sono riusciti a recuperare il cannone della nave, del peso di 800 kg, alcune parti della chiglia, palle di cannone, frammenti di sartiame e parte del sistema di irrigazione degli alberi del pane che il Bounty aveva imbarcato a Tahiti.

LA VERA ATLANTIDE SI NASCONDE NELL’OCEANO INDIANO.

Tre volte emerse e tre volte affondò sotto l’Oceano Indiano un misterioso continente a 4000 km a sud ovest dell’Australia. I geologi dell’Ocean Drilling Program a bordo della nave da ricerca Joides Resolution hanno stabilito che il plateau delle isole Kereguelen e il Broken Ridge, ora a circa 2000 metri di profondità, erano una volta uniti e assieme formavano una piattaforma continentale di due milioni di chilometri quadrati di superficie, grande circa quanto la Gran Bretagna. Solo una minima parte di questo continente era emerso, ma è molto probabile che questa terra abbia giocato un ruolo importante nelle migrazioni animali quando si frantumò il supercontinente Gondwana, circa 130 milioni di anni fa. I fossili raccolti nei campioni di roccia hanno rivelato che il continente emerse per la prima volta 110, quindi 85 e ancora 35 milioni di anni fa.

RAPITI DALLA MANTA GIGANTE!

Hanno passato un brutto quarto d’ora due pescatori americani che, al largo delle coste della Florida si sono visti trascinare in circolo l’imbarcazione da una manta di grandi dimensioni, agganciata alla cima dell’ancora. “La manta ha gli occhi posizionati lateralmente alla testa e questo probabilmente le crea una zona cieca proprio davanti alla bocca, ai lati della quale sporgono le due antenne cefaliche” spiega Giuseppe Notarbartolo di Sciara, presidente dell’ICRAM, l’Istituto Centrale per la ricerca Applicata al Mare. “Se un cavo o una catena si infila in questa forcella la manta reagisce fuggendo in avanti, con l’unico risultato di trascinar davanti a sé l’imbarcazione da cui pende il cavo.” Nonostante il suo aspetto inquietante, la manta si nutre esclusivamente di plancton ed è quindi assolutamente innocua per gli uomini.

SQUALI IN QUOTA.

La Singapore Airlines ha cancellato la zuppa di pinne di pescecane dal menù dei passeggeri di prima classe in seguito all’ondata di proteste degli ambientalisti di tutto il mondo. Centinaia di migliaia di squali sono massacrati ogni anno – talvolta con una tecnica raccapricciante: dopo aver reciso le pinne i pescatori gettano in mare lo squalo, paralizzato e sanguinante – per questa delicatezza della cucina orientale.

MEDUSE CONTRO IL CANCRO.

È il gene di una medusa l’interruttore che fa “accendere” di luce chimica, in presenza di agenti cancerogeni, la cellula di un lievito. Questo nuovo prodotto dell’ingegneria genetica consentirà di rilevarne l’eventuale presenza nell’acqua.

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