Rubrica Ambiente e mare Nautica n.446 del 06/1999

Numero 446 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.446 del 06/1999

LA FOCA MONACA

Ci sono, ci sono davvero! Dopo anni di appelli lanciati e di speranze illuse e deluse, questa volta ci siamo sul serio: più di una volta e in più di una regione lo scorso anno le foche monache sono riapparse nei nostri mari. Notizie straordinarie per Monachus monachus, il mammifero marino più in pericolo di sopravvivenza del Mediterraneo, classificato come criticamente minacciato dall’IUCN (Consiglio Internazionale per la Natura).

Intendiamoci: non è che ora il Mediterraneo italiano pulluli di foche e, anzi, questo animale è stato dichiarato estinto nei nostri mari perché non sono state più osservate attività di riproduzione. Eppure… eppure qualcosa forse si sta muovendo, pur se probabilmente più nella sensibilità e nell’attenzione delle persone che nella ripresa dell’ambiente: così negli ultimi cinque anni a Pantelleria, nelle acque al largo di Malta, lungo la costa sud-occidentale della Sicilia e nelle isole ai due poli della Sardegna sono state segnalati una serie di avvistamenti che i ricercatori ritengono pienamente attendibili.

Per quanto improbabile, dunque, l’incontro con una foca monaca non è impossibile e poiché ogni segnalazione, per la sua rarità, ha un valore inestimabile, i ricercatori impegnati nello studio e nella salvaguardia di questo animale chiedono una mano a tutti coloro i quali, per diletto o per mestiere, passano il loro tempo a mare. Sulla falsariga della campagna di avvistamento squali mediterranei lanciata lo scorso anno e riproposta nello scorso numero di questa rubrica, quest’estate vi chiediamo quindi di tenere gli occhi aperti anche per la foca monaca. Non sarà facile avvistarla, ma potrebbe accadere. E se foste davvero così fortunati, seguite alla lettera le norme di comportamento indicate, riempite la scheda pubblicata a fianco e chiamate immediatamente i ricercatori.

“Nonostante il divieto a partire dal 1938, la caccia spietata a cui sono state sottoposte ha fatto sviluppare nelle foche un comportamento schivo e di fuga. Sopravvivono solo gli animali più abili nel passare inosservati e a fuggire veloci il pericolo umano; per questo è probabile che alcuni esemplari frequentino alcuni tratti della nostra costa, ma senza farsi scorgere” sostiene Giulia Mo, coordinatrice del programma specie protette dell’ICRAM (Istituto Centrale per la Ricerca Applicata al Mare) e della campagna d’avvistamento che coinvolge anche il Gruppo Foca Monaca del WWF-ITALIA. “L’handicap maggiore nella protezione di questo animale è proprio la scarsa conoscenza che abbiamo della sua biologia e del suo stile di vita. Quel poco che sappiamo deriva dalle osservazioni effettuate quando, una volta l’anno, nel periodo di riproduzione e della muta del pelo, la foca monaca sosta sulla terraferma. Sceglie spiagge riparate per partorire, anche se i racconti tramandatici fino al secolo scorso ci ricordano che sulle spiagge in Sardegna e nelle isole siciliane si potevano osservare le foche monache sdraiate sugli scogli.”

Pur non essendo mai stata abbondante, la foca monaca una volta era diffusa lungo le nostre coste e veniva avvistata con regolarità lungo i litorali siciliani, sardi e pugliesi. A partire dagli anni 60-70 il tracollo: all’uccisione diretta, perché i pescatori la ritenevano un concorrente nella loro attività, si sommarono un’alta mortalità dei cuccioli che finivano impigliati nelle reti, costruite via via con materiali più resistenti, ma soprattutto il disturbo arrecato dall’uomo lungo le coste e negli habitat che la foca utilizzava per partorire e allattare i cuccioli, e che ha spinto gli animali a frequentare altre zone meno idonee. “Così nelle aree tradizionalmente frequentate dalle foche, oggi non si conoscono più nuclei riproduttivi, tanto che la specie è stata dichiarata estinta nelle acque italiane”, prosegue la ricercatrice. “Le ultime testimonianze di un parto risalgono al 1984 quando in Sardegna (a Bosa, e a Tavolara, lungo la costa occidentale) due cuccioli sono rimasti intrappolati negli attrezzi da pesca. La morte del cucciolo di Bosa, incidentalmente, ci ha dimostrato che le grotte del parto non si trovano solo sulla costa orientale, nel golfo di Orosei”.

Secondo le stime dello IUCN della foca monaca mediterranea sopravvivono dai tre ai quattrocento animali: 150-200 individui nell’Egeo e Mediterraneo sud-orientale; 20-30 nel Mar Ionio; 10-20 in Adriatico; una decina nel Mediterraneo centrale; dai 10 ai 20 nel Mediterraneo occidentale; una decina nel Mar Nero e 130 in Atlantico.

Quali sono gli ostacoli maggiori alla sopravvivenza di questa specie? “La distribuzione della foca in un bacino condiviso da venti paesi, ciascuno con legislazioni e politiche ambientali diverse“ sostiene Giulia Mo. “E ancora, l’assenza di protezione effettiva contro l’uccisione diretta e la mancanza di una rete di aree marine protette che possano dare respiro alla specie e permettere lo spostamento degli individui da una zona protetta all’altra. Pochi paesi possono vantare l’istituzione di parchi marini studiati per la salvaguardia della specie. Solitamente gli abitanti locali vedono simili iniziative come minacce alle loro attività commerciali, principalmente di turismo e pesca. L’esperienza di Turchia, Grecia e Portogallo dimostra invece che è possibile sviluppare un turismo specifico sostenibile e non invadente, di cui i primi a beneficiarne sono proprio gli abitanti locali. La protezione delle aree garantisce inoltre la ripopolazione degli stock ittici, che si traduce in una maggiore abbondanza di pesca nelle zone limitrofe.”

Cosa fare quindi dovesse accadervi di avvistare una foca monaca a mare? Non disturbatela e non inseguitela, soprattutto se ha con sé un cucciolo: potrebbe spaventarsi e abbandonarlo. Chiamate poi immediatamente il numero verde del Nucleo Operativo Ecologico del Ministero dell’Ambiente (167- 253608). Sul sito internet dell’Icram (www.icram.org) troverete una scheda d’avvistamento; compilatela e speditela a: ICRAM – Istituto Centrale Ricerca Applicata al Mare – Programma Specie Protette, via di Casalotti 300, 00166 Roma, fax 06/61550581.

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