Rubrica Ambiente e mare Nautica n.455 del 03/2000

Numero 455 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.455 del 03/2000

CORALLI IN PERICOLO? FORSE NO!

– Le barriere coralline sono un sensibile indicatore del cambiamento climatico: variazioni minime delle temperature oceaniche possono ucciderle “sbiancandole”, provocando cioè la perdita delle invisibili alghe con cui vivono in simbiosi e che contribuiscono in larga misura alla loro nutrizione. È quanto sta accadendo in questi ultimi anni con una frequenza sempre maggiore in tutti gli oceani del mondo; sul tema del “coral bleaching” è intervenuto persino il presidente americano Clinton. L’ultimo rapporto dell’Australian Institute of Marine Science (AIMS) sostiene invece che la Grande Barriera Corallina, al largo della costa nord orientale australiana, dopo una serie di episodi davvero gravi di “sbiancamento” nel 1998, negli ultimi due anni ha mostrato un aumento del numero di coralli sani. “La biodiversità sulla barriera corallina” ha dichiarato Terry Done, responsabile della ricerca “rende il reef più resistente di quanto pensassimo e in grado di fronteggiare l’emergenza”. L’AIMS ha messo sotto osservazione 47 reef della Grande Barriera e ha concluso che, mentre le barriere più vicine alla costa avevano persino fino al 75% dei coralli negli episodi di bleaching del 1998, i reef in acque più profonde non ne avevano risentito quasi per nulla. Questi risultati contrastano con il rapporto presentato a luglio da Greenpeace e preparato dal Coral Reef Research Institute (CRRI) dell’Università di Sydney. dove si sostiene invece che la Grande Barriera potrebbe essere annientata nel giro di cento anni. L’autore, Ove Hoegh- Guldberg, sostiene infatti che i coralli vivono ora ai limiti della loro tolleranza delle alte temperature, e che aumenti anche minimi li porterebbero al collasso. I ricercatori dell’AIMS sostengono al contrario che la Grande Barriera non corra grandi rischi: “Anche nei reef dove gran parte dei coralli sono morti, sono sopravvissuti molti individui evidentemente più resistenti” sostiene Done. “Questo ci fa pensare che, anche se il mare si riscalda, ci sono specie in grado di vivere bene in quelle condizioni; le correnti inoltre trasporteranno le larve delle specie adattate a temperature più alte anche più a sud” Il cambiamento climatico, insomma, anziché uccidere la Grande Barriera, ne cambierà semplicemente l’aspetto.

GLI ABISSI IN DIRETTA

. È andata in onda in diretta, on line, la prima spedizione “estrema” del millennio che ha visto il sottomarino Alvin esplorare gli abissi del mare di Cortez. Collegandosi con il sito Extreme 2000 (www.ocean.udel.edu/deepsea) è possibile rivivere immagini, impressioni di navigazione e osservazione degli scienziati a 2400 metri di profondità. Obiettivo della spedizione l’esplorazione dei gayser sottomarini e degli organismi che vivono in questo particolare ambiente: gli scienziati hanno raccolto anche campioni delle sostanze tossiche rilasciate dai gayser e delle rocce e minerali che contornano le bocche eruttive

PELLE DI SQUALO SULLE ALI D’AEROPLANO

– Un film trasparente con le stesse caratteristiche della pelle di squalo aiuta a ridurre fino all’8% la resistenza di un aeroplano, con un risparmio di carburante dell’1.5%. I risultati sono stati presentati da D. Bechert della Technische Universitat in un incontro di bionica a Berlino intitolato “Ispirandosi alla Natura” e pubblicati su Nature, vol. 400

COLLISIONE IN MARE TRA GREENPEACE E I BALENIERI GIAPPONESI

nelle gelide acque del mare antartico. Danni minimi alle navi (Arctic Sunrise degli attivisti di Greenpeace e la Nisshin Maru dei balenieri giapponesi) e nessun ferito a bordo. Gli ambientalisti considerano comunque un successo l’aver ostacolato per ben otto volte in tre settimane le operazioni di caccia, che i giapponesi considerano parte del loro programma di ricerca scientifico. Gli attivisti sono saltati in acqua davanti alla nave giapponese, hanno impedito la visuale all’arpionatore con un getto d’acqua e si sono frapposti con i gommoni nel recupero di una carcassa. I giapponesi sostengono che il numero di balenottere acutorostrate presenti nelle acque antartiche (dichiarate Santuario internazionale dei Cetacei) consenta la ripresa della caccia e chiederanno alla prossima riunione della CITES, la Convenzione sul commercio internazionale delle specie protette, che si terrà a Nairobi in aprile, di poter commercializzare la carne della balenottera uccisa nel corso delle loro “spedizioni scientifiche”.

ESPERIMENTO ANTI-EUTROFIZZAZIONE IN AUSTRALIA

: i ricercatori hanno calato un sottile strato di argilla assorbente sul fondo di un tratto lungo 700 metri del fiume Canning, a Perth, con l’obiettivo di rimuovere i nutrienti a base di fosforo dall’acqua e minimizzare così le fioriture abnormi di alghe tossiche. In estate il movimento d’acqua in questo fiume è infatti così ridotto che, più che un fiume, il Canning pare un lago; la quantità di nutrienti è così alta che l’immobilità e la potenza del sole estivo innescano frequentemente fioriture abnormi di alghe, con ricadute notevoli sull’ambiente e sulla salute umana.

IL MERLUZZO, IL PESCE CHE HA CAMBIATO IL MONDO

. Per oltre un millennio il merluzzo è stato un prodotto di enorme interesse commerciale: era abbondantissimo e, conservato sotto sale, poteva essere trasportato ovunque. Con tali riserve di cibo nobile commercianti ed esploratori si sono potuti spingere sempre più lontano: indirettamente, il merluzzo ha quindi determinato scoperte geografiche e l’apertura di nuovi mercati (il merluzzo salato era persino una merce di scambio con gli schiavi africani!). Ma da fonte apparentemente inesauribile il merluzzo, ignorati tutti i segnali di avvertimento da parte di biologi e pescatori, si è ora commercialmente estinto. La storia del pesce “che ha cambiato il mondo” è raccontata in un saggio di Mark Kurlanasky: “Il merluzzo”, edito da Mondadori.

QUANTO È SALATO IL MARE?

Un numero impossibile da immaginare: 50 milioni di miliardi di tonnellate di sale si troverebbero disciolte negli oceani del mondo. Se lo estraessimo, avvolgerebbe la Terra di uno strato di oltre 150 metri di spessore, l’ altezza di un palazzo di quaranta piani. Perché è salato il mare? Perché si è andata gradualmente concentrando la quantità di composti chimici erosi dalla crosta terrestre e riversati in mare, con l’aggiunta dei elementi solidi e gassosi emessi dai vulcani, particelle portate dal vento dalla terra e materiali disciolti dai sedimenti deposti sul fondo marino. La salinità del mare aumenta con un’intensa evaporazione (i mari più salati al mondo sono il mar Rosso e il Golfo Persico) o con il congelamento del mare; mentre diminuisce in seguito alle precipitazioni, con l’immissione di acqua dolce dai fiumi o lo scioglimento dei ghiacci. La salinità media è del 35 per mille, contro il 40 per mille del Golfo Persico e valori molto bassi (tra il 5 e il 15 per mille) nel Mar Baltico e in genere nei mari polari, dove l’acqua del mare viene diluita dallo scioglimento dei ghiacci e dalle copiose precipitazioni.

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