Rubrica Ambiente e mare Nautica n.451 del 11/1999

Numero 451 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.451 del 11/1999

HANNO TOLTO IL TAPPO AGLI OCEANI.

I geologi del Tokyo Institute of Technology hanno calcolato che l’acqua degli oceani sta infiltrandosi nel mantello terrestre con una velocità cinque volte superiore a quella in cui rientra in circolo: con questo ritmo, fra un miliardo di anni il nostro pianeta potrebbe diventare arido come Marte. Nella zona di transizione fra la parte superiore e inferiore del mantello terrestre, a circa 400 km. di profondità, si trova “intrappolata” nei minerali una gran quantità d’acqua proveniente dagli oceani: l’acqua vi arriverebbe dalle zone di subduzione, dove le placche continentali entrano in collisione, per poi ritornare in mare attraverso i vulcani sottomarini e le dorsali oceaniche. I geologi finora supponevano che il bilancio fosse più o meno in pareggio, ma i computer giapponesi avrebbero dimostrato il contrario.

NAVI CONTRO L’EFFETTO SERRA.

Alleate silenziose del nostro pianeta contro l’effetto serra, le navi che solcano gli oceani lasciano una scia di nuvole che riflette nello spazio la radiazione solare impedendole di raggiungere la terra. Gli oceanografi hanno recentemente associato le lunghe scie di nuvole sugli oceani con le rotte commerciali seguite dalle navi e si sono resi conto che le particelle di zolfo liberate dai combustibili marini sono all’origine della formazione di queste nubi che tracciano, anche per diversi giorni, la rotta seguita dalle navi. I ricercatori della Mellon University sostengono che questo schermo combatte il riscaldamento globale del pianeta: secondo i loro calcoli, senza il traffico marittimo la temperatura sarebbe aumentata in questo secolo di 2 o 3 gradi, contro il mezzo grado registrato sinora.

VIRUS PREISTORICI SI ANNIDANO NEI GHIACCI ANTARTICI

Pare lo scenario di un film dell’orrore, e invece è tutto vero: gli scienziati dell’Università di New York a Syracuse, rivela l’autorevole rivista inglese New Scientist, hanno trovato nel pack della Groenlandia un agente patogeno comune fra i vegetali, il “tomato mosaci tobamovirus”. Un virus per noi inoffensivo, ma la sua presenza è di per sé inquietante: inglobati nel ghiaccio polare, infatti, potrebbero esserci altri virus che lo scioglimento progressivo delle calotte, provocato dall’effetto serra, potrebbe liberare nell’ambiente.

ANCORA TEMPI DURI PER I PESCISPADA.

È scesa in pochi decenni da 120 a 40 kg. la taglia media dei pescispada catturati nel Nord Atlantico, eppure l’ICCAT, l’organismo che riunisce le nazioni cacciatrici di questo pesce, ha decretato che anche per quest’anno i pesci sotto taglia (pescati e rigettati a mare, che costituiscono una parte rilevante delle catture) non debbano entrare a far parte della quota assegnata ad ogni paese. Dal 1992 gli USA da soli hanno pescato in media dai 30.000 ai 40.000 pescispada immaturi all’anno; nel 1997 il peso dello scarto superava di 455 tonnellate la quota totale assegnata agli USA. Nel frattempo continua in America la campagna “Diamo una chance ai pescispada” che ha coinvolto centinaia di chef della costa orientale: nei loro ristoranti non viene servito il pescespada e i clienti vengono informati del declino di questo splendido pesce e della necessità di nuove norme più efficaci per la sua salvaguardia.

STERMINATI LAGHI D’ACQUA DOLCE HANNO INVASO L’ATLANTICO 8000 ANNI FA

provocando un abbassamento di 3 gradi centigradi nel Nord Atlantico e di ben 8 gradi in Groenlandia, e tutto questo mentre il pianeta attraversava una fase di riscaldamento globale. I ricercatori dell’Università del Colorado hanno pubblicato su “Nature” le conclusioni del loro studio: lo scioglimento del ghiacciaio Laurentide che copriva gran parte del Canada settentrionale provocò la formazione di immensi laghi d’acqua dolce che si riversarono nell’Atlantico. La massiccia infusione di acqua dolce ridusse la salinità dell’oceano, alterando la circolazione delle correnti marine e influenzando la distribuzione del calore in tutta la regione per 250 anni. Queste conclusioni rafforzano l’idea che il riscaldamento globale potrebbe provocare dei raffreddamenti regionali causati dalle maggiori precipitazioni e dall’immissione di acqua dolce nell’oceano.

DOPO SECOLI DI CACCIA,

il pericolo maggiore per la balene sembra essere oggi quello di finire impigliate nelle reti o affettate dalle eliche delle navi: è la conclusione di una ricerca pubblicata su Marine Mammal Science da Phil Clapham, uno dei maggiori studiosi di cetacei al mondo. Se alcune popolazioni mostrano segni di ripresa, altre però rimangono a frazioni del loro livello originario: oltre al pericolo posto dagli esseri umani, le balene devono fare i conti con i loro stessi numeri, talmente esigui da determinare essi stessi un fattore ulteriore di pericolo: una volta raggiunto un livello numerico così basso, le popolazioni sono più vulnerabili ai piccoli mutamenti dell’ambiente, oltre ad essere a rischio di “in-breeding”, cioè di accoppiarsi con individui appartenenti alla stesso nucleo familiare..

PRONTA UNA NUOVA GENERAZIONE DI “U-BOOT” TEDESCHI.

L’industria navale tedesca Howaldt ha siglato un’intesa con il gruppo svedese “Kockum” per realizzare motori che riducono al minimo le prese d’aria, aumentando notevolmente l’autonomia dei mezzi in immersione. L’intesa prevede la nascita del nuovo colosso “Hdw Group”, con un giro d’affari di 2.000 miliardi di lire e oltre 4.300 dipendenti, che avrà sede a Kiel, la principale base degli “U-boot”, i micidiali sottomarini d’attacco tedeschi della II guerra mondiale.

SESSANTACINQUE ANNI FA,

il 15 agosto 1934, William Beebe e Otis Barton raggiunsero al largo delle Bermuda i 935 metri di profondità a bordo di una batisfera. Oltre ad essere uno scienziato Beebe era anche un ottimo scrittore e divulgatore: potrete trovare estratti del suo libro “Half Mile Down” a questo indirizzo Internet: http://seawifs.gsfc.nasa.gov/OCEAN_PLANET/HTML/ocean_planet_book_beebe1.html In rete potrete anche effettuare un tour virtuale della batisfera (che aveva un diametro interno di appena un metro e 37 centimetri!) sul sito ufficiale di William Beebe: http://hometown.aol.com/chines6930/mw1/beebe1.htm

IL POMERIGGIO IL MOMENTO IDEALE PER UN BAGNO A MARE,

per lo meno nell’Inghilterra nordoccidentale. Lo rivela Keith Jones della Lancaster University, che ha passato due estati a raccogliere campioni di acqua di mare a Morecambe Bay: il numero di batteri fecali presenti nell’acqua di mare era cinque volte superiore al mattino che al pomeriggio, probabilmente a causa del potere disinfettante dei raggi ultravioletti del sole. Una scoperta che getta qualche dubbio sui numerosi “diplomi di balneabilità” assegnati nelle nostre acque ogni estate: “uno dei fattori principali perché le acque di una località risultino balneabili o meno è l’ora in cui viene effettuato il campionamento”, afferma Jones, e non tutti i prelievi vengono effettuati nelle stesse ore.

SQUALI ELEFANTE.

Vivono filtrando acqua di mare per estrarre il plancton di cui si nutrono, ma per catturarne a sufficienza sono costretti a rimanere a bocca spalancata per molto tempo, assumendo un profilo decisamente poco idrodinamico. David Sims dell’Università di Aberdeen ha calcolato che in termini energetici allo squalo conviene spalancare le fauci solo con concentrazioni di plancton superiori ai 0.55 grammi per metro cubo, una previsione che concorda con le osservazioni.

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