Rubrica Ambiente e mare Nautica n.472 del 08/2001

Numero 472 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.472 del 08/2001

MAI PIU’ TARTARUGHE NELLE RETI.

Martin Lenhardt del Virginia Insitute of Marine Science ha trovato il modo evitare che le tartarughe marine muoiano soffocate nelle reti da pesca. Come? Con un segnale sonoro che entra in risonanza con l’aria presente nell’orecchio medio di questi rettili. Basta che un barca da pesca emetta un suono di frequenza 100 Khz perché il carapace di una tartaruga che nuota nelle vicinanze trasformi questo segnale a una frequenza tale da far entrare in risonanza l’aria nell’orecchio medio. Il risultato? La tartaruga scappa via, impaurita, lontano dalle reti.

AMORE PER CORRISPONDENZA.

È il metodo di fecondazione più diffuso in mare, soprattutto fra quegli organismi che vivono immobili sul fondale e non possono andare in giro a cercarsi un compagno. Maschi e femmine, seguendo ritmi stabiliti dalla temperatura, dal sole e dalla fase lunare, emettono contemporaneamente nell’acqua di mare uova e sperma, nella speranza che s’incontrino e possano dare vita a un nuovo individuo. Una logica basata sui grandi numeri – vengono prodotti milioni o anche miliardi di prodotti sessuali – e sulle dimensioni: uova grandi offrono allo sperma un bersaglio maggiore e quindi più facile. Ma c’è dell’altro, ha scoperto Jon Havenhand dell’australiana Flinders University di Adelaide: la scia chimica che le uova di alcuni animali, in questo caso un tunicato, sono in grado di produrre, agisce come una sorta di faro in grado di attirare lo sperma verso l’uovo giusto.

LE GRAND BLEU.

Balene e delfini vivono in un mondo dominato dall’azzurro del mare. Eppure sono totalmente incapaci di vedere il blu: si è scoperto recentemente che a molti cetacei manca infatti il pigmento visivo associato a questo colore. Il perché è un mistero, tanto più che è proprio la luce blu l’unica a raggiungere le alte profondità marine. Alcuni paleontologi pensano che l’abbandono di questo pigmento, che era presente negli occhi dei mammiferi dai quali discendono i cetacei, sia dovuto alle acque particolarmente torbide nelle quali nuotavano i primi mammiferi acquatici. Molti specialisti della visione animale sono scettici ma non hanno altre ipotesi da suggerire: “Ci sarà probabilmente una spiegazione funzionale a questa mancanza, ma ancora non l’abbiamo scoperta” ha ammesso Mickey Rowe dell’Università di California a Santa Barbara.

DICIOTTO FABBRICHE DEL VENTO

sorgeranno presto al largo delle coste britanniche: la Crown Estates, ufficialmente l’autorità che possiede i mari che circondano la Gran Bretagna, ha dato il via libera alla costruzione delle centrali eoliche. “È un grande inizio” ha esultato Frank Parrish, responsabile delle proprietà marine della Crown Estate: “tutte assieme potrebbero generare dai 1000 ai 1500 MW di energia, abbastanza per soddisfare la domanda di un milione di abitazioni”. Il WWF ha applaudito la notizia, sottolineando come sia una mossa necessaria per raggiungere l’obiettivo di ricavare da fonti rinnovabili, entro il 2010, il 10% dell’energia necessaria alla nazione.

UNA MUTA STAGNA CHE SI TRASFORMA IN UN NORMALE VESTITO.

Sarebbe il sogno dell’agente 007: è già una realtà per gli incursori americani e fra due anni potrebbe essere a disposizione del grande pubblico. Il rivoluzionario tessuto è stato infatti inventato per gli incursori della Marina americana, i Navy SEAL (Sea-Air-Land Division). In acqua la muta anfibia si comporta come una normale muta stagna e forma una barriera impenetrabile all’acqua. Ma a terra, o quando la temperatura ambiente sale tra i 18° e i 27°C, il materiale che la compone diventa più morbido e poroso, permettendo così il passaggio all’esterno delle molecole di sudore. Le applicazioni di questo materiale in tutti gli sport acquatici potrebbero essere infinite.

L’ACQUARIO DELL’ARGENTARIO.

Ha aperto all’inizio dell’estate a Porto Santo Stefano l’acquario del Centro Didattico di Biologia Marina del comune di Monte Argentario: in esposizione vasche che riproducono gli ambienti del Mediterraneo e mostre dedicate alla malacologia, alla fotografia subacquea e alla pesca e acquacoltura.

È COLPA DELLE BALENE SE NON CI SONO PIU’ PESCI:

questo in sintesi sostiene l’Agenzia per la Pesca del governo giapponese. Basandosi infatti sui dati raccolti nella passata stagione di caccia (nonostante la moratoria internazionale il Giappone infatti continua a cacciare i grandi cetacei “per motivi di ricerca scientifica”), i giapponesi sostengono che le balene consumano una quantità di pesce ben superiore a quella degli uomini. E poiché le quantità di pescato in Giappone si sono dimezzate da quando la moratoria sulla caccia alla balena è stata instaurata, “Non pensiamo le balene siano l’unica ragione del collasso della pesca; ma poiché sono una componente fondamentale dell’ecosistema marino, hanno sicuramente un ruolo in quanto è successo” afferma Joji Morishita, portavoce dell’Agenzia per la Pesca.

IL VICINO È SAZIO? LO SCOPRO DAL SUO PROFUMO.

La stella marina antartica Odontaster validus è in grado di determinare se le sue consimili nelle vicinanze sono ben pasciute o denutrite e quindi di dirigersi in zone dove la quantità di cibo è maggiore. Lo ha scoperto la ricercatrice polacca Anna Kidawa del Polish Antartic Service.

È UN INCROCIO FRA UNA NAVE E UN SOTTOMARINO,

la nuova imbarcazione da soccorso disegnata dai progettisti francesi della Plesseis Marine, e dimezzerà i tempi necessari per raggiungere una nave in difficoltà. L’idea è quella di navigare “tagliando” le onde come fanno già le navi catamarano veloci: “la prua taglierà le onde come una lama” sostiene infatti Gildas Plessis. La nave, spinta da due idrogetti potentissimi, sarà lunga 22 metri e potrà viaggiare a 55 nodi; ma soprattutto è studiata per poter navigare sommersa anche da 5 metri d’acqua. Con mare agitato potrà quindi “tagliare” l’onda anziché doverci salire e scendere. Entro l’anno i primi test.

SQUALO BALENA PROTETTO IN INDIA.

Dopo l’Australia, le Filippine e gli Stati Uniti, anche l’India proteggerà il più grande pesce del mondo. Ogni anno circa 1200 esemplari finiscono nelle reti indiane a Veraval, lungo la costa del Gujarat. Tutte le parti del grande squalo – carne, pinne, fegato, cartilagine, pelle e viscere – sono sfruttate commercialmente esportandole nel sud-est asiatico, in Giappone ma anche in Gran Bretagna e negli Stati Uniti. Il WWF India ha suggerito di adottare una linea morbida con i pescatori: anziché punirli, sostiene, bisognerebbe incoraggiarli a trasformarsi in operatori turistici per “whale-shark watching”.

GAMBERI DELLA STESSA SPECIE VEDONO IN MODO DIVERSO.

È ben diverso l’ambiente vicino alla superficie o a trenta metri di profondità: non solo per la quantità di luce, ma anche per la perdita dei colori caldi nei primi metri e quindi per la dominante azzurra che assume il mare man mano che si scende in profondità. Così non dovrebbe tanto sorprendere che individui di una stessa specie di gambero possano percepire luce e colori in modo diverso a seconda di dove essi vivono. Lo ha scoperto Thomas Cronin, dell’università del Maryland, studiando i gamberi Haptosquilla trispinosa. I gamberi hanno occhi dotati di fotorecettori con filtri estremamente sofisticati, capaci di modulare la percezione visiva per compensare i cambiamenti nella lunghezza d’onda nella luce sott’acqua: le caratteristiche dei filtri cambiano a seconda dell’ambiente luminoso nel quale i gamberi vivono, e quindi con il variare della profondità.

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