Rubrica Ambiente e mare Nautica n.478 del 02/2002

Numero 478 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.478 del 02/2002

SCOPERTO NEGLI ABISSI UN CALAMARO DI 7 METRI.

Niente a che vedere con il calamaro gigante, questa bizzarra creatura caratterizzata da tentacoli sottili e lunghissimi che vive a quasi cinquemila metri di profondità. “L’abbiamo soprannominato il calamaro misterioso perché è diverso da qualsiasi altra specie conosciuta” ha dichiarato Mike Vecchione, autore dell’articolo apparso sulla prestigiosa rivista scientifica Science. E con tutto ciò non dev’essere nemmeno molto raro, visto che è stato avvistato negli abissi di tre oceani – Pacifico, Atlantico e Indiano – dai ricercatori di otto istituti di ricerca di quattro paesi diversi. Le fotografie, scattate da un sommergibile nelle profondità del Golfo del Messico, ritraggono un calamaro con un capo relativamente piccolo, dotato di larghe pinne e soprattutto di dieci tentacoli di oltre sei metri, piegati ad angolo come grazie a una sorta di gomito. “Forse utilizza le braccia come una rete, per avvinghiare gli organismi che nell’oscurità si muovono nelle vicinanze” ipotizza lo scienziato, ricordando come la creatura abbia avuto difficoltà a districare le lunghe braccia dal sottomarino nel quale si era imbattuto. Non è possibile dare un nome a questa specie finché non ne verrà catturato un esemplare, ma i biologi ritengono possa essere la forma adulta di una specie scoperta recentemente nel Pacifico orientale, per la quale è stata creata la nuova famiglia dei Magnapinnidae, “creature dalle grandi pinne”. “Conosciamo davvero molto poco la vita dell’ambiente più vasto e meno conosciuto della Terra: sono convinto che laggiù si nasconda una quantità di creature davvero bizzarre” ha concluso il ricercatore della NOAA, la National Oceanic and Atmospheric Administration.

BATTERI DEGLI ABISSI CONTRO LE SCOTTATURE SOLARI.

E’ l’idea dell’azienda cosmetica Sederma che ha inserito in una crema solare un ingrediente segreto prodotto da batteri raccolti dalle fumarole abissali del Golfo della California. Dai batteri Thermus thermophilus, altamente resistenti alle alte temperature, i ricercatori hanno infatti ottenuto un cocktail di proteine particolarmente efficaci nel neutralizzare i radicali liberi, prodotti durante l’esposizione ai raggi ultravioletti e ben noti per i danni che provocano alla pelle.

MEA CULPA DELLA US NAVY: ABBIAMO INVOLONTARIAMENTE UCCISO 16 CETACEI.

La misteriosa morte di 16 balene, arenate nel marzo 2000 alle Bahamas, fu causata dall’uso prolungato del sonar in una esercitazione della Marina Usa (la quale inizialmente smentì ogni responsabilità). Secondo un rapporto del governo, citato dal Washington Post, la Us Navy dovrà ora adottare misure di protezione per i cetacei, che possono essere sospese in caso di “interessi nazionale”.

50.000 TARTARUGHE UCCISE IN INDIA DURANTE LA STAGIONE RIPRODUTTIVA:

è il terrificante bollettino di una carneficina che si ripete ogni anno lungo la costa dello stato indiano Orissa, uno dei tre centri di riproduzione più importanti al mondo per la specie di tartaruga marina “olive ridley”. Secondo la Wildlife Society of Orissa le tartarughe, in avvicinamento alle spiagge natali per la deposizione delle uova, muoiono soffocate nelle reti o finiscono affettate dalle eliche dei pescherecci. I funzionari statali e i ricercatori confermano: “anche quest’anno le tartarughe periranno a migliaia. Un’ecatombe, per una specie già pesantemente minacciata in tutto il mondo a causa dell’inquinamento e della raccolta delle uova fecondate”. Ignare dei pericoli, ogni anno legioni di tartarughe tornano sulle spiagge dello stato di Orissa: più di un milione lo scorso anno, secondo le stime delle associazioni ambientaliste.

BREVETTATO L’ANTIGELO DEI PESCI POLARI.

I ricercatori dell’Università di Davis, in California, hanno trovato il modo di replicare la glicoproteina che previene la formazione dei cristalli di ghiaccio nei vasi sanguigni dei pesci dei mari polari. E l’hanno addirittura migliorata, rendendola più stabile e aprendo quindi la possibilità di sintetizzare in laboratorio un antigelo naturale che, ostacolando l’accrescimento dei cristalli di ghiaccio, impedisce la rottura delle delicate membrane delle cellule. La sostanza è atossica e apre orizzonti di applicazione smisurati: dalla conservazione degli organi umani a basse temperature alla creazione di piante modificate geneticamente per resistere alle gelate.

EFFETTO “RISERVA MARINA”

. Quando nel 1962 il braccio di mare antistante Cape Canaveral venne dichiarato off limits per la sicurezza dei lanci spaziali, in pochi pensarono alle conseguenze che il bando avrebbe avuto sui pesci. Trent’anni dopo l’oasi di Cape Canaveral è diventata la prova schiacciante di come le riserve naturali marine si trasformino in zone di ripopolamento per le acque circostanti. Lo hanno scoperto ricercatori inglesi e americani studiando i dati dell’International Game Fish Association, che mostrano come ogni anno, nelle acque circostanti la riserva vengano catturate prede sempre più grandi e numerose rispetto ad altri bracci di mare più lontani. Lo stesso studio ha messo in luce un altro esempio fortunato, quello della riserva marina dell’isola caraibica di St. Lucia, dove la pesca è proibita lungo un terzo della costa. Nei primi cinque anni dalla nascita della riserva, nelle acque limitrofe le catture sono aumentate del 90%. “Le riserve marine sono per i pescatori l’equivalente di una banca dove far fruttare i quattrini” ha dichiarato Fiona Gell, coautrice dello studio apparso sulla rivista Science.

LE ACQUE PIÙ RICCHE DI VITA DEL MONDO

si troverebbero fra le Seychelles e le Mauritius, al largo della costa orientale africana bagnata dall’oceano Indiano. Qui gli scienziati hanno trovato concentrazioni straordinarie di fitoplancton, le minuscole “piantine” del mare alla base di tutte le catene alimentari marine.

UN OCEANO NELLO SPAZIO

Sotto i ghiacci che ricoprono Europa, uno dei satelliti di Giove, si nasconde un oceano: lo dimostrerebbero le crepe nelle distese di ghiaccio che ricoprono il satellite, prodotte, secondo gli scienziati del MIT, dalle maree generate dalle due lune di Europa e da Giove stesso. I tre corpi celesti provocano infatti forti maree, in grado di far sollevare di ben 30 metri l’eventuale massa d’acqua presente su Europa. I ricercatori ritengono che le crepe a forma d’arco che si generano ogni giorno sui ghiacciai del pianetino, al ritmo di una ogni 30 secondi, siano proprio il risultato dei movimenti dell’oceano nascosto. I ricercatori sono intenti ora a progettare con la NASA una missione per verificare l’effettiva presenza di acqua su Europa.

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