Rubrica Ambiente e mare Nautica n.515 del 03/2005

Numero 515 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.515 del 03/2005

Il censimento delle specie marine

Cinque milioni di dati e 38.000 specie sono entrate a far parte del Census of Marine Life, il grandioso progetto di censimento per fotografare la diversità di specie, l’abbondanza e la distribuzione della vita negli oceani, al quale partecipano centinaia di ricercatori di più di 70 stati in tutto il mondo. Dal microscopico plancton alle più grandi balene, dalle acque costiere agli abissi marini, dalle barriere coralline ai mari antartici, l’obiettivo del censimento è di registrare nel database OBIS (Ocean Biographic Information System), in costante aggiornamento, ogni specie marina vivente.

La prima, chiarissima indicazione è che la gran parte delle specie osservate, il 95% per la precisione, vive vicino alla superficie, mentre solo lo 0,1% dei dati riguarda specie che vivono oltre i duemila metri di profondità. Il che, evidentemente, non significa che gli abissi marini siano deserti di vita ma, più semplicemente, che finora abbiamo avuto pochi strumenti per andarli ad osservare. Le statistiche parlano chiaro: un organismo che viva sotto i 2.000 metri di profondità ha 50 volte la probabilità di essere sconosciuto all’uomo di uno trovato entro i 50 metri di profondità. E non solo: la mappa degli oceani sulla quale sono stati proiettati gli avvistamenti registrati del database, circa 5 milioni, mostra ancora ampie zone dove non sono state ancora osservate forme di vita. Anche qui, non perché siano deserte ma semplicemente perché nessuno è ancora andato a guardare. Persino in Europa, dove da duemila anni l’uomo osserva e studia i mari, il grafico delle specie marine osservate mostra una tendenza a crescere ancora lontana dal raggiungere il limite superiore. Tendenza ancor più evidente alle alte latitudini, nell’oceano Pacifico e nel mare Antartico, dove ogni campagna di ricerca porta alla scoperta di dozzine di nuove specie finora sconosciute.

“Abbiamo a malapena iniziato a esplorare la superficie dei nostri mari” conferma Frederick Grassle della Rutgers University, che dirige il progetto OBIS. “L’uomo ha esplorato meno del 5% degli oceani del mondo, e anche dove abbiamo già guardato ci sono molti organismi viventi talmente minuti da essere sfuggiti all’osservazione”.

Sono circa 230.000 le specie viventi finora conosciute nei mari di tutto il mondo, ma le stime parlano di un numero effettivo probabilmente dieci volte superiore. Il Census fornisce il coordinamento necessario affinché i ricercatori di tutto il mondo contribuiscano a tracciare una mappa sempre più aggiornata del nostro pianeta mare. Una mappa a disposizione di tutti, ricercatori e semplici appassionati: una parte importante del progetto è infatti la divulgazione al pubblico attraverso campagne informative e lo strumento più democratico del mondo, Internet. Tutti possono accedere al portale del progetto (all’indirizzo www.iobis.org), dov’è possibile non solo osservare la distribuzione degli organismi classificati, ma anche incrociare questi dati con le correnti, le temperature del mare e altri parametri oceanografici.

Il totale, ovviamente parziale, delle specie di pesci è attualmente di 15.482 specie, di cui 106 – una media di due specie alla settimana – scoperte nel solo 2004; gli esperti ritengono che si arriverà a circa 20.000.

6.800 le specie che attualmente compongono lo zooplancton, animali per lo più microscopici che galleggiano negli oceani e vengono trasportati dalle correnti. Gli esperti prevedono che alla fine del progetto le specie identificate raddoppieranno.

Ma esiste anche un oceano vivente praticamente invisibile, formato da microbi, che però rappresenta il 90% della biomassa dell’oceano. Il Census ha dedicato a questi minuscoli organismi, che solo da poco hanno attirato l’interesse dei ricercatori, un progetto a sé stante per gestire le decine di “new entry” che già cominciano ad arrivare.

È la tecnologia che sta spostando sempre più in là l’orizzonte della comprensione del mondo marino: nuovi strumenti, nuovi mezzi che ci consentono di andare a scovare animali molto piccoli, che vivono a grandi profondità o che sono naturalmente rari in natura. E la cooperazione: il Census rappresenta un sistema di coordinamento che stimola l’innovazione scientifica ma, soprattutto, consente per la prima volta nella storia l’integrazione e la condivisione di metodi, tecniche e lo sviluppo di protocolli standardizzati per confrontare l’inventario della biodiversità marina in zone diverse del mondo.

Il censimento di miliardi di individui appartenenti a milioni di specie diverse negli oceani di tutto il mondo è una sfida scientifica senza precedenti. Lanciata nel 2000 e con una scadenza fissata al 2010, il Census ha un finanziamento di un miliardo di dollari e raggruppa centinaia di scienziati di oltre 70 paesi diversi.

Ma lo scopo del Census non è solo il censimento numerico delle specie, quanto la creazione di una “fotografia” della vita marina. Non solo “chi c’è”, quindi, ma “cosa fa, dove va e come sta”. Per questo, oltre l’OBIS, sono stati approntati altri 12 progetti. “Arruolati” più di 1.500 fra salmoni, storioni, tartarughe, tonni e altre 18 specie animali, equipaggiati di sofisticati sensori elettronici per seguire le loro rotte migratorie attraverso gli oceani. Altri ricercatori stanno sviluppando tecniche standardizzate per la rapida identificazione genetica di microbi e zooplancton. C’è chi si occupa della biodiversità marina delle zone costiere, dall’equatore ai poli; 80.000 organismi sono stati raccolti lungo la catena sottomarina che corre nell’oceano Atlantico; chi esplora le piane abissali a 6.000 metri di profondità, chi le oasi di vita che sorgono intorno alle fumarole e ai vulcani sottomarini, che utilizzano una forma di energia – quella chimica – totalmente diversa dal resto del mondo. Ma c’è anche chi approfondisce la conoscenza di ecosistemi ben conosciuti e ampiamente sfruttati, come le regioni costiere vicine ai grandi insediamenti urbani; chi studia gli ambienti polari, in particolare dell’Antartico, per realizzare un sistema di riferimento che potrà mostrare i cambiamenti associati con il riscaldamento globale del pianeta. Per ottenere una fotografia sempre più accurata del pianeta mare, i progetti del Census includeranno presto le montagne sottomarine, le barriere coralline, i margini delle piattaforme continentali e gli oceani Antartico e Meridionale. E infine, per avere un sistema di riferimento il più accurato possibile, i ricercatori del Census stanno indagando anche nel passato, per stabilire l’andamento delle popolazioni negli ultimi 500 anni e sviluppare modelli matematici utili a prevedere l’andamento della vita negli oceani del futuro.

Uno sforzo imponente che aiuterà i governi di tutto il mondo a prendere, si spera, le decisioni più corrette per la gestione del nostro mare comune. Ma che è già accessibile anche a chiunque abbia un collegamento a Internet: attraverso il portale del Census (che si trova all’indirizzo www.coml.org) si può accedere a un’immensa quantità di dati e al portale divulgativo Investigating Marine Life.

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