Rubrica Ambiente e mare Nautica n.526 del 02/2006

Numero 526 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.526 del 02/2006

DOVE SONO I “CUCCIOLI” DI PESCE?

Ricercatori dell’ICRAM stanno ultimando una serie di osservazioni scientifiche in mare, sulla concentrazione stagionale lungo le coste italiane di forme giovanili di pesci. Dalla buona salute e dalla crescita regolare di queste specie dipendono in gran parte le sorti future dell’economia della pesca. “I pesci hanno bisogno di crescere nelle zone costiere con bassa profondità, che a volte coincidono con le aree dove la mano dell’uomo si fa maggiormente sentire”, dichiara Leonardo Tunesi, biologo dell’ICRAM, l’Istituto scientifico di ricerca marina del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio. La delicatezza di questo periodo di vita dei pesci è talmente alta che molte specie arrivano ad alternarsi ad altre nella presa di possesso dei loro “asili nido”, in modo da non entrare in competizione fra di loro. I ricercatori guidati da Tunesi hanno anche verificato come il periodo dell’anno trascorso sottocosta a bassa profondità determini alcune caratteristiche nella livrea dei pesci, come ad esempio nel sarago pizzuto che assume una colorazione a bande verticali per confondersi con i frammenti di foglie di posidonie portati a riva dal moto ondoso.

I DELFINI DEI MARI MERIDIONALI MANGIANO MEGLIO DI QUELLI LIGURI

– Ancora notizie dai ricercatori ICRAM: I delfini dei nostri mari meridionali “mangiano” più sano di quelli del Mar Ligure. E si sa anche di quanto: dalle tre alle cinque volte. Il dato discende dai livelli dei contaminanti trovati nei tessuti dei delfini analizzati al termine di tre campagne condotte dall’ICRAM (Istituto Centrale per la Ricerca Scientifica e Tecnologica Applicata al Mare) nel corso degli ultimi 11 mesi. I ricercatori hanno setacciato un’area di 20 mila chilometri quadrati, percorrendo oltre 1.500 chilometri, secondo una rotta prestabilita. In totale sono stati avvistati 40 gruppi di stenelle, 5 di tursiopi e soltanto uno di delfini comuni. Le acque indagate dai ricercatori dell’ICRAM nella zona compresa tra Capo Vaticano, le isole Eolie e Cefalù, sono frequentate da qualche migliaio di stenelle: la densità ottenuta da questa nuova stima nell’area suddetta risulta dimezzata rispetto a quella stimata, solo 11 anni fa, nella zona del Mar Ligure. In riferimento ai livelli di inquinanti nei tessuti dei delfini risultati inferiori al Sud, i ricercatori osservano che i dati potrebbero in realtà non essere motivati da un migliore stato di salute, quanto dalla minore età delle popolazioni a causa di catture accidentali da parte di reti pelagiche illegali che assottigliano i gruppi.

INIZIATO IL PRIMO ESODO PER SFUGGIRE IL MARE CHE AVANZA

– Il mare ha scacciato dalle loro case cento indigeni della piccola isola Tegua, nelle Vanuatu. Gli abitanti del villaggio Lateu hanno dovuto smantellare e ricostruire le loro case a 600 metri di distanza da dove hanno sempre vissuto, dove le palme vivono ormai sommerse. Le cosiddette “maree reali”, spesso amplificate dai cicloni, sono diventate più frequenti e intense negli ultimi anni e finivano per allagare il villaggio quattro o cinque volte l’anno. “E la stessa cosa sta accadendo in tutta la regione” ha dichiarato Taito Nakalevu, esperto di cambiamenti climatici. Secondo l’UNEP, U.N. Environment Programme, l’ufficio delle Nazioni Unite che si occupa di programmi ambientali, gli abitanti di Lateu sono ufficialmente i primi costretti ad abbandonare le proprie case per colpa del cambiamento climatico. I consulenti scientifici delle Nazioni Unite hanno ipotizzato che nel 2100 il livello del mare potrebbe salire di quasi un metro a causa dello scioglimento dei ghiacci e del riscaldamento globale, provocato dall’aumento dei gas-serra prodotti da attività umane che intrappolano il calore nell’atmosfera. Una minaccia concreta per le città costiere come Venezia o New Orleans e persino per gli insediamenti nell’Artico, dove lo scioglimento dei ghiacci marini ha esposto la costa all’erosione delle onde.

FISH WITH CHIPS

– Ricordate il “Census of Marine Life”, il gigantesco censimento di tutte le forme di vita presenti negli oceani del mondo? Ne parlammo diversi mesi fa su queste pagine, raccontando l’entusiasmante ricerca che coinvolge scienziati di 73 paesi diversi nello sforzo titanico di coordinare tutte le ricerche in campo oceanografico per giungere a un quadro aggiornato dei nostri oceani. Migliaia di salmoni, tonni e una miriade di altri pesci, marcati con chip elettronici, stanno rivelando i loro stili di vita e le rotte delle loro migrazioni, vere e proprie “grandi vie di comunicazione” percorse da decine di specie diverse che attraversano l’oceano Pacifico. Dati importantissimi su cui basare le strategie di ricostruzione degli stock, decimati dalla pesca intensiva. Gli esperti del CoML hanno confermato, nel report annuale, la scoperta di 78 specie di pesci (facendo salire il computo totale, parziale, a 15.717 di specie di pesci censite) e di innumerevoli altre specie di creature, da una medusa lunga tre metri a una minuscola spugna carnivora dell’Atlantico meridionale. La marcatura con tag satellitari ha fornito i dati più interessanti. Un tonno rosso (quelli più preziosi che nuotano anche nei nostri mari, per intenderci) ha percorso 24.850 miglia in 600 giorni, una distanza pari alla circumnavigazione del globo. I dati che ha trasmesso hanno consentito di confermare che i tonni americani e quelli giapponesi, pur nuotando ai due estremi di un oceano così vasto, appartengono in realtà allo stesso stock. “I nostri studi stanno mostrando che gli oceani sono sistemi assai più complessi di quanto pensassimo” ha dichiarato Fred Grassle, uno dei responsabili del progetto CoML. Chip elettronici piccoli come un’unghia sono stati impiantati su 2.700 salmoni, per scoprire dove vadano una volta lasciati i fiumi dove sono nati. “Finora, una volta raggiunto il mare, i salmoni semplicemente sparivano nel nulla” rivela David Welch, direttore del progetto di monitoraggio dei salmoni lungo la costa americana, da Washington all’Alaska: “Gli stock di salmone sono crollati rapidamente e i risultati di questo progetto potrebbero chiarirci il perché”. I primi dati mostrano che molti giovani salmoni rimangono lungo costa, e che pesci nati nello stesso fiume seguono rotte simili: in futuro, ipotizza Welch, “si potrebbe ordinare il fermo pesca nel periodo di passo dei giovani salmoni”. “È un sistema di monitoraggio che si potrebbe estendere in tutto il mondo”, ha dichiarato Ron O’Dor, ricercatore principale del CoML. Uno dei prossimi progetti riguarda l’osservazione del passo delle anguille e dei tonni all’entrata del Mediterraneo. Oltre ai salmoni, più di 1.800 altri animali, fra cui squali, tartarughe, otarie e uccelli, stanno svelando il proprio comportamento grazie a tag sofisticatissimi che trasmettono posizione e dati ogni volta che l’animale si avvicina alla superficie. Il Census of Marine Life (http://www.coeml.org) si chiuderà nel 2010 e coinvolge 1.700 scienziati di tutto il mondo.

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