Rubrica Ambiente e mare Nautica n.529 del 05/2006

Numero 529 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.529 del 05/2006

MARCATO PER LA PRIMA VOLTA IN MEDITERRANEO UNO SQUALO ELEFANTE

– Una pinna immensa spunta in superficie davanti il guscio di un Optimist. Non è la scena de “Lo Squalo 4”, ma quanto è avvenuto il 25 febbraio a Randa Toko, di dodici anni: “Come ogni sabato ero in mare ad allenarmi nel Golfo di Arzachena. A un certo punto l’allenatore ci avverte della presenza di due pinne a 30 metri da noi!!!! Due pinne!! All’inizio abbiamo pensato a due delfini ma poi avvicinandoci – Camillo, Giorgio e io con i nostri Optimist e l’allenatore Sandro col gommone – ci siamo resi conto che era un solo unico pesciolone con due pinne alte forse 40-50 centimetri. L’enorme pesce nuotava così tranquillo e indifferente a noi che abbiamo capito doveva essere uno squalo filtratore e non carnivoro, per fortuna! Sdraiata a prua, se avessi avuto un pò più di coraggio, allungando un braccio avrei potuto forse toccarlo!! Sono riuscita a vedere dentro la sua bocca spalancata, ma così spalancata da poter vedere per bene come era fatta! Era più lungo del gommone, era forse sui 5 metri e mezzo, continuava ad immergersi e a riemergere dopo poco, con movimenti lenti e flessuosi, per niente impaurito o infastidito dalla nostra presenza. Verso le 17 si è fatto tardi per noi e siamo rientrati a terra, lui invece è rimasto tranquillo a continuare il suo pasto di plancton”. La Sardegna si è rivelata quest’inverno il luogo più “in” del Mediterraneo per gli squali elefante, fra i pesci più minacciati d’estinzione del nostro mare. Nel giro di un mese e mezzo – al momento di andare in stampa – sono stati oltre una dozzina gli avvistamenti: pescatori professionisti e sportivi hanno incrociato la rotta di questi squali, tanto giganteschi quanto placidi, nelle Bocche di Bonifacio, a Porto Torres, Caprera, Tavolara, Siniscola, Orosei, Arbatax. Una pacifica invasione che, parlando di animali in via d’estinzione e di cui si sa poco o nulla, ha davvero dello straordinario. Lo squalo elefante, o cetorino, è il pesce più grande del Mediterraneo, può raggiungere i 10 metri di lunghezza e i 50 anni di età. Nessuna paura per l’uomo, perché si nutre esclusivamente di plancton, quegli organismi microscopici che galleggiano nell’acqua. Nuota spesso in superficie, dove si concentra il plancton di cui si nutre; eppure avvistarlo in mare è una vera rarità. È un animale migratore, ma nessuno sa da dove venga né dove vada: compare in modo del tutto imprevedibile in una zona, vi rimane qualche giorno o settimana – probabilmente fintanto che lì abbonda il plancton di cui si nutre – e poi sparisce. Molti ricorderanno che solo alcuni anni fa l’Adriatico fu per qualche mese pacificamente invaso da un gran numero di squali elefante; poi, così com’erano arrivati, sparirono del tutto. Quest’anno la Sardegna si è riconfermata, come l’anno passato, come punto d’incontro per un gran numero di cetorini. Cos’ha attirato gli squali in questa zona? Da dove venivano? Dove andavano? Quanti erano? Interrogativi ai quali ha cercato di dare una risposta l’OSE – Operazione Squalo Elefante, lanciata dall’associazione di ricerca sugli squali mediterranei MedSharks e il CTS Ambiente, associazione turistica e di protezione ambientale riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente, con il supporto del Parco Nazionale di La Maddalena e le riserve marine di Tavolara e dell’Asinara. Tre gli obiettivi principali del progetto: dar vita alla prima banca dati fotografica degli squali elefante mediterranei, avviare un programma di marcatura – progetto mai tentato prima in Mediterraneo – e infine effettuare l’analisi del DNA per tentare di stabilire se gli animali che nuotano nel nostro mare sono una popolazione isolata oppure che ha contatti con quella Atlantica. Capire qualcosa in più su quanti sono (questo l’obiettivo ultimo del progetto di fotoidentificazione e marcatura) e dove vivono potrà fornire qualche elemento in più per assicurarne la sopravvivenza. La fase preliminare dell’OSE ha già ottenuto un grande successo con la marcatura di un cetorino, per la prima volta in Mediterraneo. Lo squalo, lungo circa sei metri, è stato così identificato attraverso un bussolotto di plastica giallo contenente un numero. Al momento di andare in stampa i tentativi di marcare altri animali sono stati frustrati dalle cattive condizioni di vento e mare, che hanno impedito ai ricercatori di osservare altri animali. Ma l’OSE è ancora in svolgimento e la speranza è di riuscire a equipaggiare uno squalo con un microcomputer che registri la rotta delle loro migrazioni. Dopo aver registrato per mesi quotidianamente tutti i dati, il “microchip” si staccherà dal dorso dell’animale e trasmetterà via satellite i dati raccolti. I ricercatori dell’Operazione Squalo Elefante lanciano l’appello a diportisti, pescatori e tutti quanti vanno per mare: segnalate ogni avvistamento e, se potete, fotografate le pinne dell’animale che rappresentano la “carta d’identità” di questi squali. Avvistamenti e fotografie potranno essere segnalati con una mail all’indirizzo info@medsharks.org. Per chi volesse saperne di più e vedere foto e una clip video sulla marcatura del grande cetorino può visitare il sito www.medsharks.org.

PUBBLICATI I DATI DI RACCOLTA 2005 DELLE BATTERIE AL PIOMBO ESAUSTE IN ITALIA

– L’anno scorso in Italia sono state raccolte e riciclate oltre 200.000 tonnellate di batterie al piombo esauste. Un servizio per la tutela dell’ambiente ma anche un importante contributo per l’economia nazionale: con il piombo recuperato sono stati risparmiati 90 milioni di euro sulle importazioni di tale metallo. Nel 2005 in Italia sono state raccolte oltre 16,6 milioni di singole batterie, da cui sono state recuperate circa 113.000 tonnellate di piombo, quasi 10.000 tonnellate di plastiche nobili (polipropilene) e neutralizzati 33 milioni di litri di acido solforico. Sono i dati resi noti dal COBAT – Consorzio Obbligatorio Batterie Esauste. L’anno scorso il COBAT ha raggiunto una percentuale sull’immesso al consumo oramai prossima al 100%, un risultato che ci allinea ai Paesi europei di alta tradizione ambientale come Svezia, Norvegia e Danimarca. Al Consorzio partecipano tutti gli operatori del settore batterie al piombo, dai produttori e importatori alle associazioni degli artigiani che ne effettuano l’installazione, dai raccoglitori ai riciclatori. Da un punto di vista regionale, la Lombardia, con circa 32.500 tonnellate, è la regione che in assoluto ha raccolto le maggiori quantità di batterie esauste, seguita subito dalla Campania (circa 24.500 tonnellate), Emilia Romagna, Piemonte, Veneto (circa 19.00 tonnellate), e Lazio (circa 17.000 tonnellate). Giancarlo Morandi, Presidente del COBAT, afferma che “il COBAT realizza un circolo virtuoso in cui economia ed ecologia procedono di pari passo: la tutela dell’ambiente s’incontra con il recupero di risorse e la salvaguardia della salute collettiva con il risparmio economico. Possiamo dire che il nostro Consorzio rappresenta un esempio concreto di sviluppo sostenibile, tanto che oggi veniamo presi d’esempio da numerosi Paesi esteri”.

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