Rubrica Ambiente e mare Nautica n.535 del 11/2006

Numero 535 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.535 del 11/2006

SCOPERTA LA NONNA DELLA BALENA: ERA PICCOLA E FEROCE

– Il più grande e inoffensivo degli animali del mare, la balena, ha un passato da predatore. 25 milioni di anni fa la sua antenata nei mari australiani era una balenottera di appena tre metri e mezzo di lunghezza, con denti affilati e occhi grandi da cacciatore. Nulla a che vedere con gli attuali pachidermi marini: la caratteristica principale delle balene, che le differenzia da capodogli e delfini, è infatti proprio l’assenza di denti. Al loro posto le balene hanno i fanoni, una sorta di setaccio con il quale filtrano l’acqua trattenendo il plancton di cui si nutrono. Secondo lo studio, l’esemplare rinvenuto potrebbe essere uno dei primi passaggi che hanno portato all’attuale differenziazione fra i due gruppi. http://news.nationalgeographic.com/news/2006/08/060816-whale-fossil.html.

MISSIONE ECOLOGICA IN LIBANO

– Ha preso il via in settembre la missione ambientale del Governo italiano in Libano. L’operazione anti- inquinamento Bahar (“mare”, in arabo) è promossa dal Ministero dell’Ambiente per rispondere all’emergenza ambientale provocata dal bombardamento della centrale termoelettrica di Jieh, a 30 chilometri a sud di Beirut, avvenuto in luglio. Un disastro ambientale senza precedenti in quell’area e che minaccia l’intero eco-sistema marino del Libano: circa 15.000 le tonnellate di olio combustibile finite in mare, un cocktail tossico ad alto rischio composto da idrocarburi policiclici aromatici, di composti come il benzene, il benzopirene, il tuolene e il PCB. Interessato un tratto di costa di 120 chilometri che tocca anche la Siria e le coste turche e cipriote. Coinvolti nella missione la Capitaneria di Porto, la Marina Militare e la società Castalia Ecolmar, oltre che esperti Apat e Icram cui è affidata la direzione scientifica delle attività, per un totale di 60 persone. Obiettivo di Bahar è la bonifica del tratto di mare prossimo alla Centrale per consentirne la sua rimessa in funzione; successivamente partiranno gli interventi per il ripristino ambientale ed evitare che l’ecosistema marino e costiero subisca danni irreversibili. Colpita dalla marea nera anche la Riserva Naturale Marina delle isole Palm, Sanani e Ramine, un sito protetto dal ’92 e inserito nella lista delle aree specialmente protette mediterranee (ASPIM): la riserva offre rifugio a 156 diverse specie di uccelli migratori, oltre a essere un luogo di avvistamento della foca monaca mediterranea e di nidificazione della tartaruga marina. www.minambiente.it.

IL TIRRENO: UN MINUSCOLO OCEANO CON UNA GRAN VOGLIA DI CRESCERE

– Ha cominciato a crescere 10 milioni di anni fa e, con accelerazioni e rallentamenti, ha continuato a espandersi fino ai nostri giorni. Ad alimentare la crescita del Mar Tirreno è il magma che risale lungo profonde fratture sul fondale e che, solidificandosi, imprime la spinta per l’allargamento del suolo: lo stesso che accade al centro dell’Atlantico e del Pacifico. Ma 2 milioni di anni fa il Tirreno ha avuto uno straordinario scatto di crescita: ben 20 centimetri l’anno, 20 metri al secolo, la più veloce al mondo, come hanno scoperto i ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia italiano. La zona interessata dal fenomeno si trova a ridosso del Marisili, il più grande vulcano europeo la cui vetta, pur essendo alta 3.000 metri, è totalmente sommersa a 500 metri di profondità. Nell’area sorgono altri vulcani sommersi e, più a sud, quelli emersi delle Eolie e di Ustica. Tutti validi motivi per tenere sotto osservazione questa parte del Tirreno, per i risvolti legati ai rischi sismici e vulcanici che comporta. www.ingv.it.

SOLE E AQUILONI PER LE NAVI

– In un mondo dove il petrolio diventa sempre più raro e costoso, la necessità di un’alternativa si fa sempre più pressante. Dall’Australia giunge la notizia di una nave alimentata da vele solari, la “Solar Sailor”, già operativa a Sydney e sviluppata da una società guidata dall’ex primo ministro australiano Bob Hawke. L’imbarcazione solare funziona con un sistema di propulsione ibrido basato su una tecnologia denominata “solar wings”, ali solari, che permettono di sfruttare al massimo i raggi solari e l’intensità del vento grazie a un’opportuna regolazione. In condizioni di tempo ottimale, l’imbarcazione è alimentata dall’ala che si alza per catturare energia dal sole e dal vento. In condizioni di maltempo invece, l’ala può essere ripiegata sul ponte e diviene un semplice tetto. In quel caso, grazie al motore diesel ibrido, la nave è comunque in grado di raggiungere la riva (www.solarsailor.com). L’ingegnere tedesco Stefan Wrage ha invece ideato SkySails, un gigantesco aquilone per trainare navi mercantili, in avanzata fase di sperimentazione nel Mare del Nord. La vela si innalzerà a diverse decine di metri dalla coperta, dove i venti soffiano più forti e costanti, e sarà regolata costantemente da un computer (www.skysails.info).

HORIZON 2020: IL PIANO UE PER LA PULIZIA DEL MEDITERRANEO

– Lo sversamento lungo le coste libanesi ha evidenziato i problemi del nostro mare, dove l’inquinamento minaccia la salute di 143 milioni di persone, oltre che lo sviluppo della pesca e il turismo. Per questo l’Unione Europea ha lanciato l’iniziativa Horizon 2020, il cui obiettivo è di ridurre drasticamente le maggiori fonti di inquinamento del Mediterraneo entro il 2020, promuovere l’uso sostenibile delle risorse marine e delle coste, incoraggiare la cooperazione ambientale e la stesura di leggi ambientali credibili ed efficaci. La strategia UE cercherà di intervenire sulle fonti maggiori di inquinamento: emissioni industriali e scarichi urbani, responsabili per l’80% dell’inquinamento marino mediterraneo, attraverso aiuti tecnici e finanziari. Questa strategia verrà finalizzata nel corso dell’incontro dell’Euro-Mediterranean Partnership che si terrà al Cairo il 20 novembre. http://ec.europa.eu/environment/enlarg/med/horizon_2020_en.htm.

COMMERCIO PINNE SQUALO, ECOLOGISTI ATTACCANO UE

– Sono in cima alla lista degli animali a rischio di estinzione, in Europa e nel mondo. 100 milioni di squali vengono uccisi ogni anno per le loro pinne, vendute a peso d’oro in un commercio controllato dalle associazioni criminali e ingrediente base di una zuppa tradizionale del mondo asiatico. Il “finning”, ovvero il taglio delle pinne e l’eliminazione in mare della carcassa, è illegale in Europa dal 2003: gli animali devono essere portati a terra tutti interi o, se mutilati, il rapporto fra pinne e carcasse deve rispettare la naturale proporzione. È questo l’unico modo per impedire che i pescatori conservino solo le pinne e ributtino in mare la carcassa dello squalo, un accorgimento necessario per evitare stragi di animali L’Ue però si starebbe piegando alle pressioni della Spagna, da cui proviene quasi un terzo di tutte le pinne di squalo vendute a Hong Kong: ora la legislazione europea impone quote doppie rispetto a quanto raccomandano gli scienziati e i cavilli tecnici consentono ai pescatori di pescare molti più squali di quanti ne nascano, mettendo a rischio il futuro di questi animali sia nelle acque europee che nel resto del mondo. Gli squali hanno una vita molto lunga, mettono al mondo pochi piccoli, con gestazioni molto lunghe (due anni per lo spinarolo) e solo molto in là con gli anni (per alcune specie anche 15-16 anni): per questo una pesca intensiva come quella attuata negli ultimi decenni li ha portati rapidamente sull’orlo dell’estinzione. Secondo la Shark Alliance, un’organizzazione che riunisce scienziati, ricercatori e associazioni ambientaliste, la legislazione Unione Europea contro il finning è la più debole del mondo. www.sharkalliance.org.

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