Rubrica Ambiente e mare Nautica n.549 del 01/2008

Numero 549 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.549 del 01/2008

LA PIU’ IMPONENTE FRANA SOTTOMARINA DI TUTTI I TEMPI

– 1.500 chilometri, quanto da Londra a Roma: è l’infinito fiume di fango e rocce sottomarino provocato, 60.000 anni fa, da una gigantesca frana. Largo in alcuni punti oltre 150 chilometri, questo fiume di detriti conteneva dieci volte la quantità di materiale trasportata in un anno da tutti i fiumi del mondo. È difficile anche solo farsi un’idea della quantità di sedimento trasportato: si tratta di uno dei più grandi smottamenti che il nostro pianeta abbia mai visto. Ma la cosa più curiosa è che l’immenso fiume ha viaggiato per centinaia di chilometri senza depositare nulla del suo carico; fino a quando un impercettibile dislivello nel fondo marino ha innescato la deposizione. La scoperta è valsa ai ricercatori dell’Università di Bristol la pubblicazione su Nature. www.bristol.ac.uk/news/2007/5701.html

LA CARICA DEI 20.000 A BRUXELLES

– Erano più di 20.000 gli appassionati di squali che hanno chiesto alle istituzioni europee di attivarsi per la salvaguardia di squali e razze. Tante, infatti, le firme raccolte dalla campagna europea “Fai contare la mia pinna” organizzata dalla Shark Alliance (ne avevamo parlato in ottobre sulle pagine di questa rivista). I rappresentanti delle associazioni che compongono la Shark Alliance (42, in tutto il mondo) hanno incontrato i funzionari del Commissario Europeo della pesca in novembre per consegnare le firme e chiedere una rapida presa di posizione delle massime istituzioni europee. La buona notizia è che il Piano d’Azione per la gestione degli squali è finalmente in dirittura d’arrivo e verrà presentato dalla Commissione nei prossimi mesi. Si tratterà però di una proposta, che dovrà poi essere discussa e approvata dai ministri della pesca dei vari paesi dell’Unione Europea. Con due conseguenze: i tempi lunghi (nulla di definitivo prima di un anno e mezzo) e l’inevitabile “ammorbidimento” delle norme a causa degli interessi particolari di alcuni paesi (tanto per non far nomi: Spagna e Portogallo). E dei favori che i paesi che, pur non avendo interessi nella pesca agli squali, possono decidere di fare o non fare a chi, in futuro e su altri temi, potrebbe ricambiare il favore. www.sharkalliance.org/content.asp?did=29146

IL FUTURO DELLA PESCA? PER LA FAO È L’ALLEVAMENTO

– Per l’anno 2030, a causa dell’incremento demografico, ci vorranno 37 milioni di tonnellate di pesce in più all’anno per mantenere gli attuali livelli di consumo ittico. E poiché la pesca da cattura tradizionale ha raggiunto (e superato) il livello massimo di produzione, l’allevamento rappresenta l’unica risorsa per colmare il deficit. Attualmente, circa il 45 per cento di tutto il pesce consumato – 48 milioni di tonnellate in totale – è d’allevamento. Con 2 miliardi di persone in più che andranno ad aggiungersi alla popolazione mondiale, l’acquacoltura avrà bisogno di produrre quasi il doppio – 85 milioni di tonnellate all’anno – solo per mantenere gli attuali livelli di consumo pro- capite. Ne hanno parlato a novembre a Roma le maggiori autorità mondiali del settore ittico riunite per la Conferenza biennale della FAO. Commentando queste tendenze, il Direttore Generale dell’organismo delle Nazioni Unite, Jacques Diouf, ha ricordato che la crescita dell’acquacoltura dovrebbe diventare una priorità dell’agenda internazionale dello sviluppo. Tuttavia, Diouf ha avvertito che saranno necessarie decisioni politiche sagge sull’utilizzazione delle risorse naturali quali l’acqua, la terra, le sementi e il foraggio, oltre che una gestione ambientale responsabile per sostenere e valorizzare la crescita dell’aquacoltura. www.fao.org/newsroom/it/news/2007/1000701/

IL MEDITERRANEO, IL MARE PIÙ PERICOLOSO AL MONDO PER GLI SQUALI

– Le cifre sono agghiaccianti: il 42% delle specie di squali e razze del Mediterraneo è a rischio estinzione, la più alta percentuale al mondo. Lo dice l’ultimo rapporto della IUCN, l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura, il più grande network per la salvaguardia della natura. Per gli esperti, che hanno esaminato 71 dell’ottantina di squali razze e chimere presenti in Mediterraneo, il 18% è Criticamente in Pericolo, l’11% in Pericolo e il 13% Vulnerabile. Le altre specie sono per il 18% Quasi a Rischio, per il 26% non si hanno dati sufficienti a valutare il loro stato. Solo il 14% è valutato a uno stato discreto. “La preoccupazione principale non è tanto per la singola specie – per quanto importante possa essere – ma per l’impatto complessivo di questa importante perdita di biodiversità” ha dichiarato Annabelle Cuttelod, coordinatrice della Lista Rossa mediterranea al Centro per la Cooperazione Mediterranea della IUCN. Fra le specie Criticamente in Pericolo in Mediterraneo: il pesce angelo, il mako, lo smeriglio (queste ultime due specie catturate dai palangari e commercializzati per la carne e le pinne). In Pericolo sono la mobula (praticamente identica alla manta), lo squalo plumbeo e persino la verdesca, uno fra gli squali più prolifici, è stato classificato come Vulnerabile. “Il livello di protezione nel Mediterraneo per squali e razze è praticamente inesistente” ha dichiarato Domitilla Senni, rappresentante della Shark Alliance, coalizione di oltre 40 associazioni internazionali di cui in Italia fanno parte Marevivo, MedSharks, CTS Ambiente e Fondazione Cetacea. “Ci auguriamo quindi che il governo italiano intervenga tempestivamente e che attraverso i ministri De Castro e Pecoraro Scanio si attivi un’azione sia a livello nazionale che europeo per la tutela di queste specie”. Non esistono limiti nella pesca di squali e razze in Mediterraneo. Otto specie sono state inserite nelle convenzioni internazionali ma solo tre hanno una qualche forma di protezione: lo squalo bianco, lo squalo elefante e la mobula. iucn.org/places/medoffice/documentos/2007/11/med_shark_rep_en.pdf

VIVEVA DA 400 ANNI

– Ha 410 anni uno degli animali più vecchi mai pescati. È una vongola da record l’Arctica islandica pescata nelle gelide acque dei mari artici dai ricercatori dell’Università di Bangor, in Gran Bretagna, nell’ambito di una ricerca climatologica. Queste vongole sono ottimi testimoni dell’andamento climatico nei secoli perché sono longeve e il loro tasso di accrescimento, che dipende strettamente dalle condizioni ambientali, è facilmente interpretabile studiando gli anelli di accrescimento delle loro conchiglie – un pò come accade per i tronchi degli alberi. L’esemplare pescato dai ricercatori batte nettamente il record finora detenuto da un altro bivalve di quella stessa specie che, raccolto nel 1982, aveva “appena” 220 anni; e supera abbondantemente anche i 384 anni che doveva avere raggiunto un altro mollusco la cui conchiglia è conservata in un museo americano. www.bangor.ac.uk/news/full.php.en?Id=382

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