Rubrica Ambiente e mare Nautica n.554 del 06/2008

Numero 554 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.554 del 06/2008

MA QUANTI CAPODOGLI…

– Sono sempre stati una presenza fissa, in Mar Ligure, soprattutto d’estate. Ma discreta: in media, sei avvistamenti per stagione. Negli ultimi anni, invece, gli avvistamenti sono balzati a 30. Molto improbabile che si sia assistito a una moltiplicazione così rapida di animali a crescita così lunga, e oltretutto in Mediterraneo minacciati d’estinzione. La risposta, secondo l’Istituto Tethys (istituto di ricerca non-profit che si dedica dal 1986 allo studio e alla tutela dell’ambiente marino) che ha registrato la loro presenza, potrebbe essere un’altra: il cambiamento climatico. “È un dato nettamente in controtendenza rispetto alle statistiche – sottolinea Sabina Airoldi, coordinatrice del progetto di ricerca dell’Istituto Tethys nel Santuario dei Cetacei, l’area delimitata a ovest dalla Costa Azzurra, a est dalla Toscana e a sud dalla costa settentrionale della Sardegna – e questa presenza è veramente degna di nota. Anche il numero di individui per avvistamento è cambiato. Se infatti in passato la stragrande maggioranza era di un solo animale, nella metà degli avvistamenti fatti recentemente variava da due a cinque animali, con un avvistamento eccezionale nel quale abbiamo contato addirittura dieci individui, che per alcune ore si sono esibiti in complesse interazioni sociali”. Una inusuale concentrazione di capodogli è stata registrata anche nello Stretto di Gibilterra e nelle acque pelagiche antistanti la Provenza da gruppi di ricerca spagnoli e francesi. Nelle acque intorno alle isole Baleari invece, dove in passato i gruppi sociali erano regolarmente presenti, la scorsa estate non sono mai stati avvistati. “Verosimilmente non si tratta di una crescita generalizzata della popolazione di capodogli in Mediterraneo – riprende la Airoldi – ma di un aumento localizzato dovuto a un gruppo di soggetti che si sono spostati per cause ancora non chiare. Il Gruppo Nazionale di Oceanografia Operativa (GNOO) ha segnalato un’anomalia nelle temperature delle acque superficiali della porzione più occidentale del Santuario, che in particolare nei mesi di giugno e luglio 2007 sono state addirittura di 3 gradi inferiori alla media degli ultimi anni. Per questa ragione il nostro obiettivo ora sarà quello di comprendere se esiste una relazione fra i cambiamenti climatici e la variazione di distribuzione dei capodogli nel Mediterraneo occidentale”. Il capodoglio è il più grande odontoceto (cetaceo provvisto di denti) e il più grande predatore vivente. Il maschio può infatti raggiungere i 18 metri di lunghezza, mentre la femmina non supera i 12 metri. È un amante delle acque che sovrastano la scarpata continentale (tra i 200 e i 2000 metri di profondità), in genere particolarmente ricche di calamari che costituiscono la sua preda preferita. È uno straordinario “sommozzatore”, in grado di immergersi per una durata superiore alle due ore, e a profondità superiori ai 2000 metri, per cacciare le sue prede. Tuttavia il capodoglio, in particolare nel Mediterraneo, è fortemente minacciato dalla presenza delle reti da pesca pelagiche, dall’aumento del traffico navale e dal conseguente inquinamento acustico sottomarino e rischio di collisione. Proprio per questa ragione l’Unione Mondiale per la conservazione della Natura (IUCN) ha recentemente proposto di classificare la popolazione mediterranea tra quelle ad alto rischio di estinzione. “La situazione del capodoglio è particolarmente critica – conclude Sabina Airoldi – e per questo è necessario comprendere i fattori che determinano gli spostamenti di questi misteriosi animali. A partire dalle prossime settimane noi di Tethys riprenderemo la nostra attività di ricerca nel Santuario, orientando la nostra attenzione a verificare se la presenza di capodogli sarà simile a quella della scorsa estate o si presenterà come nel decennio precedente. Per questa ragione stiamo raccogliendo l’adesione di partecipanti che vorranno dare un contributo alla raccolta dei dati sul campo”. Da vent’anni Tethys organizza spedizioni scientifiche e campagne di raccolta dati sia da imbarcazioni sia da stazioni di ricerca a terra. Tethys svolge le proprie ricerche principalmente nel mar Ligure, nell’Adriatico e nello Ionio, dove le popolazioni di cetacei sono oggetto di studi intensivi. Le ricerche sono aperte alla partecipazione di appassionati (per informazioni www.tethys.org), che possono contribuire attivamente alla raccolta dei dati e alle iniziative per la tutela di balene e delfini.

PUGNO DI FERRO CONTRO LA PESCA ILLEGALE AL TONNO

– È partita in tutto il Mediterraneo una massiccia campagna di controllo per arginare l’eccessivo sfruttamento degli stock di tonno rosso. Come risulta da un rapporto del WWF, l’intero settore è afflitto dall’eccessiva pressione esercitata sugli stock da una flotta sempre più grande ed efficiente, sia nell’UE che negli altri Stati costieri che praticano la pesca del tonno rosso. Fino a quando la sovraccapacità della flotta non sarà stata ridotta in modo da risultare compatibile con la sostenibilità delle risorse, il controllo e il rispetto delle quote di cattura assegnate ai vari Stati sono un elemento cruciale in questa attività di pesca. Il piano di intervento congiunto, coordinato dall’Agenzia comunitaria di controllo alla pesca (ACCP), rappresenta uno sforzo senza precedenti, sia per la portata delle operazioni che per i mezzi tecnici impiegati. Il piano, che prevede la messa in comune delle risorse dei sette principali Stati membri attivi nel settore (Cipro, Francia, Grecia, Italia, Malta, Portogallo e Spagna), riguarderà tutte le fasi della catena di commercializzazione, compresi i controlli in mare, a terra e nelle aziende di ingrasso. In pratica, l’Agenzia comunitaria di controllo della pesca coordinerà le attività congiunte di ispezione e di controllo con l’ausilio di 13 grandi navi pattuglia, 36 navi pattuglia costiere e 16 aeromobili. Sono previste 14 campagne in mare con la partecipazione di 30 ispettori per un totale di 160 giorni di pattugliamento e 25 ispezioni congiunte in porto ad opera di 50 ispettori. Anche gli ispettori della Commissione parteciperanno a 32 visite di ispezione sia in mare che in porto. L’Italia partecipa alla campagna operativa con mezzi aerei (ATR 42, aereo da pattugliamento marittimo a largo raggio ed elicotteri AB 412) e navali (motovedette e pattugliatori d’altura) della Guardia Costiera. L’attività di controllo verrà condotta dalla Guardia Costiera sia in mare, attraverso l’impiego dei mezzi aereo-navali, sia a terra, attraverso controlli condotti presso i punti di sbarco del pescato, nonché attraverso l’impiego di sofisticate tecnologie satellitari che consentono di tracciare le rotte dei pescherecci impegnati nelle operazioni di pesca. ec.europa.eu/fisheries/press_corner/press_releases/2008/com08_27_it.htm

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