Rubrica Ambiente e mare Nautica n.551 del 03/2008

Numero 551 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.551 del 03/2008

VITA DIFFICILE PER I BALENIERI NELL’OCEANO ANTARTICO

– Si sono mossi in molti, quest’inverno, sulla scia della flotta giapponese impegnata nella caccia alle balene “per scopi scientifici”. La nave di Greenpeace, l’Esperanza, ha intercettato la flotta a metà gennaio e si è adoperata per disturbare in modo pacifico le operazioni della Nisshin Maru, la nave deputata alla lavorazione delle balene: allontanandola dai territori di caccia, ha reso impossibile il lavoro delle altre navi della flotta. Nel Mare del Sud vi era a gennaio anche la nave degli ecologisti “d’assalto” Sea Shepherd. A vegliare sulle operazioni, infine, il governo australiano ha inviato la nave Ocean Viking e persino un Airbus A-319: l’obiettivo dichiarato del Ministro degli Esteri Stephen Smith è di osservare le operazioni e raccogliere materiale foto e video da utilizzare in una possibile causa contro i giapponesi. Nella stagione di caccia 2008, che va da novembre ad aprile, i nipponici hanno stabilito di catturare 900 balenottere acutorostrate per “scopi scientifici”. L’Australia, come molte altre nazioni, sostiene che dietro alla scienza si nascondano invece solo motivi commerciali, visto che gli stessi obiettivi di ricerca possono essere raggiunti con metodi non letali. In seguito alle proteste internazionali, il Giappone ha “graziato” la sessantina di megattere di cui inizialmente era prevista la cattura.
www.greenpeace.org/italy/news/baleniere-giapponesi-antartide

UN ANNO CRITICO PER DELFINI E TARTARUGHE IN ADRIATICO

– Il 2007 anno da record per delfini e tartarughe in Adriatico, ma si tratta di un ben triste primato: eccezionalmente elevato infatti è stato il numero di cetacei spiaggiati (24 su una media di 12-15 all’anno) e ben 143 tartarughe (su 100 l’anno) rispetto agli ultimi 15 anni in cui i dati sono stati raccolti in modo sistematico. E si parla solo degli interventi della Fondazione Cetacea, che opera nelle province di Rimini, Forlì-Cesena e Ravenna. Spiega nel dettaglio Marco Affronte, direttore scientifico della Fondazione: “Il 44% degli spiaggiamenti è avvenuto fra ottobre e dicembre. Un trend che si ripete in questi ultimi anni: mentre prima le tartarughe lasciavano il nord Adriatico al massimo in ottobre, ormai è evidente che abbandonano il nostro mare solo da gennaio, per tornare a marzo- aprile. Può essere questo se non una conseguenza, almeno un segno del tanto decantato riscaldamento globale? I dati delle temperature superficiali dell’Adriatico mostrano un andamento al rialzo netto ed evidente. Ed è dunque logico pensare che le tartarughe, animali a sangue freddo e dunque molto dipendenti dalla temperatura dell’ambiente, stiano cambiando le loro abitudini, potendosi permettere di restare un pò più a lungo in queste acque ricche di cibo”. Solo 10 delle 143 tartarughe sono state ritrovate ancora in vita e ricoverate presso l’Ospedale delle Tartarughe della Fondazione. Cinque sono state liberate.
storiedimare.blogspot.com/2008/01/un-anno-di-spiaggiamenti-tartarughe.html

DATTERO DI MARE: È SEMPRE PROIBITO!

– È più che mai in vigore il divieto assoluto di pesca, detenzione e commercio del dattero di mare e del dattero bianco, sia lungo le coste italiane che in tutto il Mediterraneo: lo ricorda l’associazione Marevivo, preoccupata per le diverse segnalazioni sulla ripresa della pesca del mollusco. La sua raccolta, infatti, provoca un vero scempio ambientale: poiché il dattero vive scavandosi una nicchia nella roccia, per raccoglierlo i pescatori si armano di martelli pneumatici che devastano le rocce, provocando la morte di tutti gli organismi incrostanti. Si calcola che per un piatto di “linguine ai datteri” (che contiene 15-20 individui) viene distrutta roccia con una superficie pari a quella di un quadrato compreso tra 20×20 e 60×60 centimetri. Una cena per dieci persone costa all’ambiente fino a più di 3 metri quadri di substrato roccioso. Il dattero, poi, ha un tasso di crescita lentissimo: sono necessari venti anni perché raggiunga una taglia adeguata alla commercializzazione e ben ottanta per arrivare agli otto centimetri. Di conseguenza i pescatori devono continuamente cambiare i siti di raccolta producendo la completa desertificazione di aree sempre più vaste. “Il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, cui compete la pesca, accogliendo la nostra preoccupazione e confermando l’assoluto divieto di pesca e commercializzazione del dattero di mare, ci ha assicurato il suo impegno a utilizzare tutti gli strumenti che ha a disposizione per diffondere la comunicazione della vigente normativa europea del Mediterraneo”, ha affermato Rosalba Giugni, presidente di Marevivo.
www.marevivo.it/comunicati_archivio.php?ID=69

IMMACOLATA CONCEZIONE NEL MONDO DEGLI SQUALI

– È nato a fine dicembre, in un acquario ungherese, il piccolo squalo pinnabianca “figlio di una vergine”: sua madre, infatti, viveva da sette anni da sola nella sua vasca, senza essere mai entrata in contatto con un maschio. Nel 2001 una simile “immacolata concezione” negli Stati Uniti aveva portato alla nascita di un piccolo squalo martello, in una vasca dove da tre anni si trovavano solo tre femmine. Il DNA del piccolo, colpito mortalmente dal pungiglione di un trigone, rivelò che nel suo patrimonio genetico non vi era traccia di un padre: si trattava quindi di un caso di partenogenesi, una forma di riproduzione comune in altri gruppi animali come api, rettili, pesci. La domanda è se questo tipo di riproduzione “asessuata” avvenga anche in natura, cosa che potrebbe avere una rilevanza, visto che gran parte delle specie sono a rischio di estinzione. Sappiamo ora che se una femmina avesse difficoltà a incontrare un compagno potrebbe riprodursi in questo modo. Ma purtroppo non è una soluzione: i piccoli nati in questo modo, non avendo l’apporto dei geni del padre, sono più deboli dal punto di vista genetico e meno adatti a sopravvivere in mare.
www.omahazoo.com/ccr/genetics/papers/bonnethead.pdf

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