Rubrica Ambiente e mare Nautica n.571 del 11/2009

Numero 571 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.571 del 11/2009

A CACCIA DI SPADARE

Ore 20.55. L’ATR 42 “Manta 01” della Guardia Costiera sorvola il mare a nord della Sicilia. Solo la luce dello schermo illumina il volto dei militari, chini sui monitor a verificare che le attività di pesca, soprattutto quella al pescespada, si svolgano in modo regolare. Fra traghetti, petroliere e portacontainer il radar segnala un “bersaglio” di medie dimensioni a una ventina di miglia da noi che naviga a sei nodi su un fondale di duemila metri. Se è un peschereccio, a quella profondità non può essere certamente a strascico. Potrebbe quindi avere i palangari, la batteria di ami con cui si catturano pescispada e tonni. O pescare con le spadare, le reti derivanti: il modo più efficace, distruttivo e per questo proibito di catturare il pescespada. La “caccia” ha inizio e “Nautica” la segue in diretta.

A quindici miglia le potenti telecamere dell’aereo agganciano il bersaglio: da quel momento l’obiettivo non lo perderà mai di vista, fornendo una ripresa di qualità davvero strabiliante. A quattro miglia di distanza lo schermo è invaso dall’immagine, perfetta nonostante sia già buio, della barca. Se fosse un peschereccio comincerebbero i controlli: le attrezzature, l’attività a bordo, il numero di matricola. È invece una barca a vela in avvicinamento a Ustica. È l’ora dell’aperitivo e l’equipaggio ci saluta dal pozzetto.

Il basso Tirreno, le aree a ovest delle Egadi e della Sardegna sono nei mesi estivi le zone “calde” dove i bracconieri, nonostante i divieti, calano le spadare. Lunghe decine di chilometri, alte quanto un palazzo di otto piani, queste reti lasciate alla deriva in alto mare creano uno sbarramento invalicabile che intrappola indistintamente tutto ciò che nuota nei primi trenta metri di profondità: pescispada piccoli e grandi ma anche delfini, balene, tartarughe, pesci luna e squali. Secondo le stime solo uno su cinque animali catturati in queste reti è un pescespada: è così che muoiono ogni anno ottomila cetacei e migliaia di altri esemplari di specie protette. Per questo li chiamano i “muri della morte”, e per questo nel 2002 sono state bandite dall’Unione Europea. In teoria: perché molti armatori italiani – intascato l’indennizzo comunitario per la riconversione, operazione costata milioni di euro e per la quale l’UE alla fine ci ha affibbiato una multa di 15 milioni di euro – hanno continuato a pescare come prima.

La sorveglianza in mare è difficile, com’è intuibile, soprattutto quando i pescherecci si spingono anche a cento miglia dalla costa. Per questo la battaglia punta soprattutto sulla prevenzione, i controlli a terra e la raccolta costante e discreta d’informazioni.

“È fondamentale l’attività d’intelligence” conferma Sergio Liardo, comandante del 2° Nucleo Aereo della Guardia Costiera di Catania. Ed è infatti proprio grazie alle indagini che l’equipaggio di “Manta 01”, pochi giorni prima della missione con “Nautica”, era riuscita a “pizzicare” due pescherecci italiani mentre calavano le spadare al largo della tunisina Biserta, in acque internazionali. Identificati i bracconieri, le vedette richiamate da Trapani, distante oltre cento miglia, hanno potuto abbordare i pescherecci e sequestrare oltre 27 chilometri di reti e 28 pescispada per oltre mille chilogrammi di peso.

Il pescespada è un predatore formidabile: veloce, capace di lunghe migrazioni eppure tanto fedele al Mediterraneo da costituire una popolazione a sé stante, di giorno scende negli abissi dove caccia calamari e pesce azzurro stordendoli con la spada. Potrebbe raggiungere i quindici anni di età e i quattro metri di lunghezza – ma non in Mediterraneo, dove questi giganti sono spariti da tempo. La pressione di pesca a cui è sottoposto nel nostro mare è infatti formidabile e molti ritengono oltre i livelli di sostenibilità. Peschiamo soprattutto animali immaturi, che non si sono ancora riprodotti: secondo alcune stime l’86% delle catture è sotto il limite minimo legale di 120 centimetri. Così nel tempo la taglia media dei pescispada catturati è scesa in meno di dieci anni dai 30 (cm 127) ai 20 chilogrammi (cm 115) e addirittura dai 50 ai 10 chilogrammi nella marineria di Porto Cesareo dal 1980 al 1997.

Tonni e pescispada rappresentano quasi la metà della pesca illegale che si svolge in Mediterraneo. Sul finire di agosto erano oltre 230 i chilometri di reti derivanti illegali sequestrate in tutta Italia dalla Guardia Costiera. Le sanzioni, però, secondo gli ambientalisti non sono abbastanza pesanti da costituire un deterrente efficace e la media delle sanzioni elevate quest’anno (90.000 euro per 52 sanzioni, una media di 1700 euro) lo conferma. Un pò poco per un pesce richiestissimo e che sul mercato vale 15 euro al chilo, al centro di forti interessi economici, pressioni politiche e il cui commercio a Catania è monopolizzato della Mafia, come ha confermato la Corte d’Appello della città.

Per questo ci sono voluti dieci anni per ottenere il divieto di usare le spadare nell’UE. Per questo, subito dopo il bando, in Italia e in Francia si sono subito cercate soluzioni fantasiose per aggirarlo, camuffando le reti con piccole variazioni che ne alteravano il nome ma non l’efficacia.

Come l’invenzione di una nuova rete derivante, la “ferrettara”, dedicata ufficialmente ai piccoli pelagici e quindi di maglia leggermente più piccola e limitata all’uso sottocosta. Ma dalle 2,5 miglia dalla costa il limite di utilizzo è stato esteso dal legislatore italiano alle 10 miglia e solo l’intervento del TAR, interpellato dalle associazioni ambientaliste, ha evitato quest’estate che l’uso venisse esteso praticamente senza limiti.

In una situazione così intricata, una costante e incisiva attività di sorveglianza è l’unica arma di salvezza del pescespada. Grazie anche alle nuove disposizioni che puniscono non solo l’utilizzo ma finalmente anche la detenzione delle reti, quest’anno la sorveglianza è partita prima ancora che iniziasse la stagione di pesca, con il sequestro preventivo delle reti a terra. L’ultima buona notizia è arrivata ai primi di settembre, quando la Capitaneria di Porto di Salerno sequestrava a Sapri 35 chilometri di spadara presente in banchina.

Ore 22. La telecamera a infrarossi che “Manta 01” porta sulla coda restituisce, chiarissima, l’immagine di un peschereccio che a dieci miglia da noi trascina una rete a 500 metri di profondità. È una rete a strascico calata a trenta miglia dalla costa – qui è tutto regolare. Dopo quattro ore di volo lungo la costa calabra, le Eolie, Ustica, le Egadi e Mazara, “Manta 01” punta il muso sulla base di Catania. Nessuna rete illegale oggi: questa notte hanno vinto i pescespada.

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