Rubrica Ambiente e mare Nautica n.460 del 08/2000

Numero 460 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.460 del 08/2000 Macchina fotografica al collo, quest’estate, per immortalare su pellicola ogni avvistamento insolito: squali, balene, delfini, tartarughe e forse persino qualche foca monaca nuota nel nostro mare. Ne sappiamo però ancora troppo poco, per questo dobbiamo impegnarci ad aiutare i ricercatori a conoscere meglio le abitudini di questi straordinari animali. Non ne rimangono molti, in Mediterraneo: il mare è ovunque minacciato dall’incuria, l’inquinamento, dalla pesca sregolata, dalla nostra incapacità di rapportarci alla natura se non nell’emergenza. Il loro peggior nemico è però soprattutto l’ignoranza, le scarse conoscenze che abbiamo su di essi, visto che studiare gli animali in mare è difficilissimo. Per questo i ricercatori chiedono un aiuto a tutti noi: perché siamo tanti ad andare per mare, tanti di più del più accanito manipolo di ricercatori.

Cosa fare, allora? Basta davvero poco: tenere gli occhi aperti e la macchina fotografica a portata di mano; basta ripescare in quel vecchio cassetto foto anche degli anni passati, frugare nella memoria per ritrovare date, dettagli anche all’apparenza insignificanti. E poi spedire il tutto agli indirizzi che troverete in queste pagine. Sul sito web www.blackfishtek.net/osservatorio troverete inoltre informazioni più dettagliate sulle diverse campagne, i risultati delle osservazioni degli anni passati e le schede di avvistamento per ogni specie. Eccovi intanto alcune delle notizie che ci sono arrivate finora.

GLI SQUALI SONO DOVE DOVREBBERO ESSERE

Sto pescando in apnea sull’orlo della secca, a quasi 25 miglia dalla costa. Di colpo sento il compagno di pesca mettere in moto. Dice, vieni su, ho visto una pinna, andiamo a vedere.

La pinna c’è. Delfino non è, non vien fuori a respirare. Pesce luna neanche, guarda quanta acqua muove! Uno spada? La pinna è diversa… E’ uno squalo! Ci avviciniamo piano. Siamo al traverso… si immerge! Delusione.

Acceleriamo, e riesco ad intravedere una grande forma grigio/verde che si inabissa nell’acqua fonda. Motori spenti, attorno acqua piatta.

Aspettiamo…

A malincuore accendiamo i motori, torniamo indietro… In scia riemerge la pinna. C’è ancora! Ci sfila tutto di fianco. E’ a 2 metri! Mi passa a lato, a pelo d’acqua, la coda. I lobi sono uguali! E’ un Bianco! E’ appena più piccolo del gommone: poco meno di 5 m.

E’ dunque un incontro ravvicinato con lo Squalo Bianco. Mai fotografato finora in acqua libera nel Mediterraneo. Vederlo muoversi dà un’impressione di potenza sconfinata, un minimo movimento di quella grande coda e avanza quasi senza parere. E’ una liscia immagine patinata, dalle linee purissime, ritoccata all’aerografo nella zona di passaggio tra dorso e ventre. Stonano solo i denti. E’ la bocca, semiaperta, che è un brusco memento della scopo di tutto il mostro nel suo insieme: mangiare.

Così andiamo, Lui nel mare, noi in barca. Piano. Lui guida, noi seguiamo.

Di colpo se ne va. Si inabissa. La grande coda risale, il dorso marezzato dalle ondine in superficie si fa sempre più confuso. La coda “bolla” in superficie in una grande chiazza tonda di acqua liscissima che per un istante mi permette di vederlo come attraverso il vetro, poi la prua entra nella bollata ed increspa tutto. Scompare. Andato.

Lontano dei delfini saltano. Restiamo soli.

Riccardo Andreoli

LA CARICA DEI GRAMPI

Luogo dell’avvistamento: 1 miglio a nord di punta Solanto (San Vito Lo Capo)
Data: 4 luglio 1999 ore 11:00
Numero di esemplari: circa 50 sparpagliati a gruppi di due o tre elementi su circa mezzo miglio quadrato.

Pepe avanzava lenta a motore verso est, siamo partiti da San Vito per andare verso la riserva dello Zingaro (dove, per altro non si può navigare sotto costa). Delfini, come al solito, all’improvviso appaiono in lontananza le pinne. Ci avviciniamo, Daria ha quattro anni e non perdiamo occasione per farle vedere e conoscere tutti gli animali che incontriamo. Emerge la testa di uno di loro, è strana, ha un rigonfiamento frontale, e poi la groppa, è tutta striata, bianca e grigia. Non sono delfini, sono grampi; tre esemplari che nuotano lenti emergendo solo per respirare. Sono diffidenti e non si lasciano avvicinare più di tanto. Non vogliamo disturbarli, così spegniamo il motore e solo con la randa ci dirigiamo verso di loro. Solo allora ci accorgiamo che non sono gli unici, il mare intorno a noi è pieno di pinne e groppe. Poi vediamo una coda, ferma fuori dall’acqua, l’animale è a candela e ci resta per parecchio tempo. Altri cetacei si avvicinano alla barca e si rovesciano sul dorso, nuotano sbattendo forte le pinne pettorali e creano un gran ribollire d’acqua. Quasi mai si mettono sotto la prua come i delfini, preferiscono incrociare la rotta poco davanti o poco dietro la barca; spesso passando alzano la testa e ci guardano. Per due volte si è avvicinato un animale molto più grande degli altri e di colore grigio scuro, ha prima incrociato la rotta e poi nuotato davanti alla barca.

Dopo un’ora e mezza è avvenuto qualcosa che ha fatto cambiare il loro stato d’animo (forse le urla di Daria che reclamava il pranzo). Si sono riuniti in gruppi più numerosi e a ripetizione hanno iniziato a nuotare velocemente verso la barca. Quando arrivavano a due metri circa sbuffavano e si immergevano sbattendo violentemente la coda. Lo abbiamo interpretato come invito ad andarcene, così abbiamo acceso il motore e ci siamo allontanati. I grampi sono tornati a dividersi in gruppetti di due o tre elementi e a nuotare e mostrare la coda.

Sante Marino

UNA TARTARUGA FERITA

Agosto 1999, una giornata spettacolare di fine estate. Calma piatta, mare liscio come l’olio, il sole è caldo e il bollettino ci tranquillizza: le condizioni ideali per raggiungere il banco Talbot, 30 miglia da Marettimo. Il Canale di Sicilia è punteggiato di bassi fondali, secche, banchi estesi; persi in mezzo al mare, decine di miglia dalla terra più vicina, investiti dalla corrente che entra direttamente da Gibilterra, sono una delle zone più selvagge e pescose del nostro Mediterraneo.

Trenta miglia col motore che romba monotono, la superficie quasi un’autostrada su cui volare, nemmeno un’increspatura sul mare. Impossibile scambiare più di qualche parola sopra il rumore del motore ed è un bene, hai tempo di derivare con i tuoi pensieri e i banchi richiedono concentrazione, rispetto. Frughiamo costantemente l’orizzonte, in questo braccio di mare può accaderti di vedere di tutto: alcuni anni fa “svegliammo” un pescespada addormentato in superficie, un’altra volta scorgemmo grandi tonni saltare a poca distanza. Ogni tanto i segni della “civiltà”: sacchi di spazzatura, un bidone, plastica soprattutto. Anche qui, in mezzo al nulla.

“Una tartaruga!”

La virata è istantanea, ma la delusione è forte: è solo un altro pezzo di plastica semiaffondato. Riprendiamo la rotta, meno di due minuti e “Una tartaruga, stavolta sul serio!” Ci avviciniamo piano, la tartaruga solleva il capo, ci guarda e sparisce sott’acqua. La vediamo pinneggiare con forza verso l’invisibile fondo, ma riemerge dopo poco. Tenta di nuovo, senza successo. E’ chiaro che c’è qualcosa che non va; Massimo si butta in acqua e con due bracciate la raggiunge. I pesci pilota che le nuotavano attorno si dileguano in un attimo. Dall’ano spunta una matassa di lenza cui si è poi impigliato un sacchetto: un’altra tartaruga condannata dall’incontro con l’uomo, chissà dove, chissà quando. Delicatamente la tratteniamo per tagliarle questa scomodo strascico, quel che possiamo senza farle del male; dopo una foto la lasciamo libera: rapida si inabissa, questa volta ci riesce. Ma sarà sopravvissuta?

Eleonora de Sabata

DUE SIGNORI BAFFUTI…

Due vecchi signori baffuti e con un bel capoccione che chiacchierano facendo il bagno: ecco quello che sembravano le due foche monache che abbiamo scorto in mare lo scorso anno. Era il 26 luglio, come cita con precisione il giornale di bordo, ed eravamo ormeggiati con il nostro glorioso Tany Kely (ormai più attrezzato per la crociera che non per la regata) in una piccola isola chiamata Manoli subito a nord di Lipsi, in Egeo. E’ una zona particolarmente gradevole dove fermarsi a fare il bagno perché i fondali a nord di Lipsi sono molto belli e contemporaneamente ci sono zone di sabbia chiara dove dare fondo senza rischi.

E’ qui che abbiamo avvistato le due foche. La prima a scorgerle è stata Silvia, che è sempre più attenta a vedere quello che succede in giro: ha notato in un primo tempo come due gobbe di subacquei a una cinquantina di metri quasi attaccate alla costa dell’isolotto di Manoli. Ma erano troppo grandi per essere subacquei, e infatti poi sono apparsi due faccioni con tanto di baffi che si guardavano intorno con indifferenza come due vecchi signori che chiacchierano facendo il bagno! Siamo corsi a prendere binocoli e macchine fotografiche e abbiamo assistito per un pò di tempo ai movimenti delle due foche che ogni tanto si immergevano per poi riapparire con i loro bei faccioni un pò più in là. Lo spettacolo sarà durato circa venti minuti. Ritornando a sera terra ogni piccola onda, gabbiano, cassetta in acqua ci sembrava una foca! Ci hanno confermato i locali che in quelle zone sono state avvistate diverse volte, tant’è che sulla costa turca lì di fronte c’è una località che si chiama appunto Focea, dove c’è anche un monumento alla foca monaca.

Giorgio Tagliacarne

E ORA TOCCA A VOI!

Avete visto, e magari anche fotografato, qualche cetaceo, tartaruga o squalo in Mediterraneo, anche negli anni passati? Ricordate dove e quando? Fate una copia della foto o del video e inviatela con tutti i dati che ricordate ai ricercatori: l’aiuto di tutti noi è fondamentale per conoscerli meglio e quindi per proteggerli. Sul sito internet www.blackfishtek.net/osservatorio troverete tutte le informazioni e le schede di avvistamento.

SQUALI: Osservatorio Squali Mediterranei, Eleonora de Sabata, via Ruggero Fauro 82, 00197 Roma (tel. e fax 06-807.2533 email: oss.mediterraneo@tiscalinet.it)

CETACEI: Sabina Airoldi, Istituto Tethys, Viale G.B. Gadio 2, 20121 Milano (tel. 02 72001947, fax: 02 7209.4662 fax (+39) 02 72001946 email: sabina.airoldi@iol.it http://www.tethys.org)

TARTAURGHE: Guido Gerosa, Chelon, viale Val Padana 134B, 00141 Roma (tel e fax: 06-812.5301, email: chelon@tin.it)

FOCA MONACA: Giulia Mo, ICRAM- Istituto Centrale Ricerca Applicata al Mare- via di Casalotti 300, 00166 – Roma Fax. 06 61550581 email: mogiulia@tin.it www.icram.org

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