Rubrica Ambiente e mare Nautica n.464 del 12/2000

Numero 464 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.464 del 12/2000

CAMBIO DI ROTTA PER SIR PETER BLAKE.

Hanno diviso le loro strade sir Peter Blake e la Cousteau Society. Dopo un definitivo scambio di vedute con Francine Cousteau, seconda moglie del Comandante e presidente della fondazione a lui intitolata di cui Blake era il portavoce, il velista ha deciso di proseguire la sua avventura ambientalista fondando una propria associazione, la Blake Expeditions. Si avvarrà delle tecnologie fotovideo e di comunicazione più avanzate per trasmettere dai punti più remoti del pianeta e diffondere le sue iniziative al maggior numero di televisori e computer possibile. Lo scopo di Blake e della sua équipe è di educare e informare la gente dei pericoli che corre il pianeta acquatico e di quanto possa fare ciascuno di noi per contribuire alla sua salvezza. Un obiettivo simile a quello della Cousteau Society, con cui la Blake Expeditions potrà in un futuro cooperare se e quando la situazione lo permetterà, ma che Peter Blake ha ritenuto di raggiungere per strade diverse. Informazioni sul website: www.blakexpeditions.com.

BYE BYE EL NINO E LA NINA.

Dopo tre anni di el Nino e la Nina, la situazione sta finalmente normalizzandosi nella fascia tropicale del Pacifico, anche se permangono condizioni anomale in altre zone. E’ quanto sostiene in un suo comunicato il Jet Propulsion Laboratory della Nasa, sulla base dei dati scaricati dai satelliti nel programma franco-americano Topex/Poseidon. E se pensate che ciò che accade laggiù non ci interessi, sappiate che il servizio meteorologico israeliano ha osservato statisticamente una stretta correlazione dei fenomeni atmosferici di quel paese e la presenza di el Nino dall’altra parte del mondo! Confrontando i dati registrati nell’arco di dieci anni, i tecnici del JPL hanno scoperto che la temperatura e il livello del mare nella fascia tropicale del Pacifico – che indicano la quantità di calore immagazzinato dall’oceano – sono tornati a livelli normali dopo tre anni di fluttuazioni notevoli. Ma mentre finiva l’estate nell’emisfero boreale, si registravano ancora i postumi di questi tre anni anomali: in gran parte del Pacifico centrale e occidentale, temperature e livelli del mare erano ancora superiori alla media, in contrasto con il mare di Bering e il golfo dell’Alaska, dove permangono invece condizioni di temperature e livello del mare inferiori. “La situazione è andata migliorando negli ultimi mesi, quando si è spenta la Nina” sostiene l’oceanografo William Patzert del JPL. “Sembra che il sistema climatico globale si stia finalmente stabilizzando dopo gli ultimi tre anni di variazioni notevoli dal super el Nino del 1997 e 1998 seguito da due anni di la Nina, insolitamente fredda”.

GLI AMERICANI DICHIARANO GUERRA AI GIAPPONESI.

Non è piaciuta al presidente Clinton la decisione dei giapponesi di catturare 100 minke whales (balenottere acutorostrate), 50 balene di Bryde e 10 capodogli nel Pacifico settentrionale “per scopi scientifici”. L’amministrazione americana ha così annunciato una serie di azioni di protesta, fra cui la cancellazione dell’incontro bilaterale sulla pesca, il rifiuto di partecipare a due incontri ambientalisti in Giappone, l’opposizione a che si tenga in Giappone la riunione per la revisione dello schema di gestione della Commissione Baleniera Internazionale (IWC), e l’iscrizione del paese del sol levante nell’emendamento Pelly del Fishery Protection Act, che consente agli Stati Uniti l’embargo su tutti i prodotti della pesca e animali in genere da qualunque nazione che “mini l’efficacia di un atto relativo alla pesca internazionale o alla conservazione di una risorsa naturale”. Scadeva a metà novembre il termine per il Presidente per informare il Congresso sulle misure relative al commercio che intende prendere. Immediata la reazione giapponese, convinta che la decisione di invocare l’emendamento Pelly si ritorcerà contro gli americani: “sono decine di migliaia gli americani dediti all’importazione e commercializzazione di prodotti ittici”, hanno fatto velatamente notare. L’opposizione internazionale alla caccia giapponese si è rafforzata alla decisione di inserire nel carniere le balene di Bryde e i capodogli: entrambe le specie sono protette negli Stati Uniti e i capodogli sono considerati specie a rischio. Nessuna nazione al mondo ha ufficialmente cacciato queste specie dal 1987, da quando cioè è entrata in vigore la moratoria mondiale.

IL MONDO E’ DELL’ACQUACOLTURA, NON DELL’ALLEVAMENTO.

Sono state 31 milioni le tonnellate di pesce prodotte nel 1998 dagli allevamenti ittici nel mondo (nel 1990 erano appena 13). Crescendo a questi ritmi, nel 2010 l’acquacoltura potrebbe superare l’allevamento come risorsa alimentare.

LE ULTIME NOTIZIE DA FILIPPO.

E’ diventato oggetto di una tesi di laurea il delfino di Manfredonia: ecco il primo resoconto di Giovanna Barbieri dopo molti mesi di osservazioni:

“Di particolarità Filippo ne ha tante, ma la caratteristica che più incuriosisce è la sua familiarità con l’uomo. Inizialmente, quando ha fatto la sua prima comparsa, nel maggio del 1998, il delfino solitario dimostrava timore e incertezza nei confronti di barche e persone, ma ora sembra sentirsi a proprio agio in mezzo alla confusa e rumorosa vita che si svolge nel porto di Manfredonia. Sono ancora sconosciuti i motivi che hanno spinto questo delfino ad abbandonare i suoi simili per venire a stabilirsi in un porto strapieno di pescherecci e barche da diporto, dove l’acqua è poco pulita, la visibilità ridotta, la profondità massima di soli 7 metri e dove il fondale è per lo più fangoso. Sono tutte caratteristiche apparentemente poco attraenti per un delfino, eppure Filippo vive per la maggior parte della sua giornata nel porto. E per il tempo restante? Il delfino esce anche dal porto ma il suo home range (cioè la zona in cui è solito muoversi) rimane sempre limitato a circa 10 chilometri di costa, da Manfredonia verso Zapponeta, e a non più di 3 dalla costa. Nello scorso aprile sono stati presentati in un poster al congresso della European Cetacean Society di Cork, i dati comportamentali raccolti nei primi sette mesi di osservazioni e i risultati hanno confermato la già nota particolarità di questo cetaceo. Una delle principali attività di Filippo è il “gioco” (che copre il 21% del tempo totale di osservazione): ogni occasione è buona per nuotare nella scia di motoscafi, grattarsi sotto i gommoni, farsi accarezzare dalle persone, saltare e morsicare boe fino a distruggerle, nuotare tra le canoe e le piccole imbarcazioni utilizzate dai ragazzini per le lezioni di vela. Trovare cibo non sembra essere un problema, se è vero che solo il 4% del tempo totale viene impiegato per la ricerca e la cattura di prede. In vari momenti della giornata lo si può osservare fare immersioni verticali e tornare con il rostro coperto di fango o inseguire velocemente qualche pesce. A causa della scarsa visibilità in acqua è difficile capire cosa Filippo peschi quotidianamente. Solo in due casi è stato visto con un pesce in bocca: un grongo e una spigola. Ma nella giornata di Filippo ci sono anche dei momenti di relax durante i quali si posiziona sotto la prua di una barca a galleggiare. Non una barca qualsiasi, però, bensì l’imbarcazione della Guardia di Finanza! E in questa posizione è capace di rimanere per ore, anche quasi tutta la giornata (per il 72% del tempo totale di osservazione!). In quest’area così limitata Filippo sembra aver trovato un posto tranquillo e sicuro dove passare le sue giornate. A chi lo osserva sembra felice, ma chi può sapere veramente cosa vuole, cosa sta cercando questo delfino?” Potete trovare il poster on-line, in formato pdf, sul sito www.tethys.org.

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