Rubrica Ambiente e mare Nautica n.466 del 02/2001

Numero 466 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.466 del 02/2001

PESCI CON GLI OCCHIALI DA SOLE.

Li indossano molti pesci che vivono nella zona più debolmente illuminata degli oceani, quella dove la luce del sole lascia definitivamente il posto al buio assoluto degli abissi. Perché allora indossare degli occhiali da sole? Perché in realtà bui, gli abissi, non lo sono affatto, rischiarati come sono dai lampi occasionali emessi dalla moltitudine di organismi capaci di produrre bioluminescenza. E’ un tipo di luce sulla quale i pesci abissali fanno grande affidamento, come dimostrano le dimensioni degli occhi, spesso mostruose, di pesci che vivono dove la luce del sole non potrà mai arrivare. Nella zona di confine, la pur tenue luminosità proveniente dalla superficie può distrarre un predatore e fargli perdere i tenui bagliori che tradiscono la presenza di una potenziale preda o di un predatore. Così molti pesci che vivono in questa zona si sono armati di lenti gialle: filtrano l’80% della luce blu proveniente dalla superficie e allo stesso tempo aumenta il contrasto tra i lampi di bioluminescenza e il blu inchiostro dello sfondo.

I DELFINI NON HANNO ORECCHIE

, ma non sono certamente sordi. Per lungo tempo i biologi si sono chiesti come i cetacei potessero raccogliere i suoni provenienti dall’esterno e convogliarli all’orecchio medio e interno, situati ben in profondità nel loro capo, visto che al posto delle orecchie essi hanno solo dei minuscoli forellini. Molti sospettavano un ruolo importante del grasso contenuto nel capo, ma non si riuscivano a spiegare come potesse condurre il suono. Darlene Ketten del Woods Hole Oceanographic Institution ha studiato, tramite la tomografia computerizzata e la risonanza magnetica, gli strati di grasso nella mascella inferiore e nei canali dell’orecchio e ha scoperto che hanno la forma di tromba.

L’ALGA “ASSASSINA” DAL MEDITERRANEO E’ ARRIVATA NEGLI USA.

La Caulerpa taxifolia, introdotta accidentalmente in Mediterraneo e assai ben acclimatatasi nelle nostre acque come in quelle francesi e spagnole, ha fatto la sua comparsa negli Stati Uniti. E’ stata infatti individuata una prateria nella laguna costiera di Carlsbad, in California e un’altra a 90 chilometri di distanza. Le praterie sono state trattate con il cloro.

GAMBERI ESPLOSIVI.

Sui fondali marini si aggirano animaletti in grado di produrre sfere di plasma calde quasi quanto quelle generate dal sole. Sono i gamberi “schioccatori” che vivono sui fondali corallini e rocciosi; hanno una chela di dimensioni smisurate che utilizzano per “sparare” getti d’acqua contro le loro prede o i loro simili. Gli schiocchi che producono sono talmente sonori che li si sente per tutto l’oceano, soffocano persino i rumori delle navi e i suoni prodotti da altri animali: “i sottomarini possono addirittura nascondersi dietro il suono di questi gamberi” sostiene Detlef Lohse dell’Università olandese di Twente. Per comprendere meglio l’origine di questa cacofonia, Lohse e i suoi colleghi hanno ripreso gamberi della specie Alpheus heterochaelis con una telecamera ad alta velocità e hanno scoperto che il suono si genera ben prima che la chela si richiuda. Questo vuol dire che il rumore non è generato dalla chiusura della chela, ma dalle minuscole bollicine d’aria presenti nel getto d’acqua che si espandono e quindi collassano violentemente, un processo chiamato cavitazione. I ricercatori sospettavano che queste bollicine producessero anche luce, oltre che suoni. Quando le bollicine d’aria collassano, gas o vapori vengono compressi; ciò può far aumentare la temperatura interna a livelli sorprendenti e generare luce. “I risultati preliminari dei nostri esperimenti ci suggeriscono proprio l’emissione di luce, ma sono necessari ulteriori approfondimenti che abbiamo comunque già intrapreso”, ha dichiarato Lohse. Il ricercatore ritiene che la temperatura all’interno della bolla collassata sia intorno ai 5.000° C: “è plasma freddo”, aggiunge Lohse. Queste condizioni estreme durano solo 200 picosecondi e sono più consistenti a 3 millimetri dalla punta delle chele: pare quindi improbabile che i gamberi le usino come armi offensive.

POLPO INNAMORATO.

Non va troppo per il sottile il polpo dagli anelli blu australiano. Il mollusco, che produce fra l’altro uno dei veleni più potenti del regno animale, giunta la stagione degli amori tenta di accoppiarsi con qualunque esemplare della sua stessa specie che gli capiti di incontrare. Solo dopo essersi accorto di un eventuale errore il maschio recede dai suoi intenti e si allontana in cerca di una nuova conquista. I ricercatori ritengono che questa strategia dipenda dal fatto che i polpi dagli anelli blu hanno vita breve e sono poco numerosi: in questo caso è bene non lasciarsi sfuggire alcuna chance.

CUOR DI BALENA E DI IGUANA.

Qual è il ritmo cardiaco di una balena? In superficie, dai quattro ai cinque battiti al minuto, la metà quand’è in immersione a cento metri di profondità. Parola di George Reynolds, il cardiologo delle balene che, a bordo di sottomarini militari russi, americani e colombiani, spia e registra a distanza il battito del loro cuore. “Non possiamo inseguirle perché altereremmo il loro ritmo cardiaco, possiamo solo limitarci ad attendere che si avvicinino entro il nostro raggio d’ascolto. Ma siccome il suono ha un’ottima propagazione nel mezzo acquatico, possiamo ascoltare il battito del loro cuore anche a tre miglia di distanza. Il sottomarino è il mezzo migliore per i nostri esperimenti, il meno invasivo. Il difficile è filtrare i suoni che percepiamo, eliminando tutti i rumori che non ci interessano: i rumori di fondo, il motore del sottomarino, i canti delle balene stesse… la nostra capacità di isolare solo le frequenze che ci interessano è tale che stiamo pensando di utilizzare la stessa tecnologia per “ripulire” i dischi di maestri come Caruso, con risultati forse persino migliori di quelli delle case discografiche. Cosa ci raccontano le registrazioni delle balene? Ogni movimento di apertura e chiusura delle diverse parti del cuore ha un suono diverso; le registrazioni ci danno un’immagine dinamica di quanto succede all’interno del cuore della balena. Una delle aree di maggior interesse della ricerca sono le aritmie del cuore umano, che a volte preannunciano malattie cardiache più gravi. Il confronto con il funzionamento del cuore delle balene – assai simile al nostro, solo su una scala assai maggiore – ci ha già rivelato alcune cose che non conoscevamo ancora. Siamo inoltre riusciti a ottenere immagini a ultrasuoni degli organi interni delle balene da 700 metri di distanza: la qualità dell’immagine non è ancora molto buona, ma in futuro questa tecnica potrebbe essere utilizzata, ad esempio, per monitorare a distanza le balene incinte o le foche; una tecnica che permetterebbe di seguirle e analizzarle senza alcun trauma”. Nella sua carriera Reynolds ha studiato il battito cardiaco di decine di specie diverse, dalle zanzare agli elefanti, dalle balene ai leoni. Il più insolito? “Il più difficile da studiare è stato quello della zanzara, che al posto di un cuore ha un vaso che si contrae 1220 volte al minuto. La palma del più insolito va invece all’iguana marina delle Galapagos. Quando un predatore come lo squalo si avvicina troppo, l’iguana si immobilizza, cambia colore e il suo cuore cessa di battere affinché il suo predatore non possa sentirne il battito. Può rimanere così per molto tempo: nelle mie registrazioni, anche per 45 minuti!”

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