Rubrica Ambiente e mare Nautica n.468 del 04/2001

Numero 468 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.468 del 04/2001

30.000 ANNI FA IL MEDITERRANEO ERA GELIDO.

Lo dimostrano i coralli bianchi fossili trovati nel mar Ligure e lungo il litorale laziale che, a differenza delle specie tropicali, prolificano a temperature comprese tra i 7 e i 9 gradi. Studiando i resti fossili di questi coralli, che vissero tra 30.000 e 12.000 anni fa, i ricercatori del CNR di Bologna sperano di ricostruire la storia climatica del Mediterraneo.

TOMOGRAFIA DL BASSO TIRRENO.

È sotto stretta osservazione il basso Tirreno, una delle zone più dinamiche del Mediterraneo, punto di scontro tra la piattaforma africana e quella europea. Muovendosi a una velocità di un centimetro l’anno, la zolla africana preme e scivola sotto quella euroasiatica, caricando il fondale di tensioni che si scaricano poi sotto forma di terremoti più o meno intensi. Per tracciare un quadro della crosta terrestre, i ricercatori dell’Istituto Nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) hanno deciso di sfruttare le onde sismiche e hanno quindi affiancato alla stazione sottomarina multidisciplinare Geostar, posizionata a 2000 metri di profondità a Sud di Ustica, una serie di sensori a terra e in acqua fra i mille e i tremila metri di profondità. Si tratta di una zona estremamente dinamica: oltre alla zona di subduzione, il Tirreno presenta una faglia da dove fuoriesce magma che, depositandosi, tende ad allargare il fondale. La spinta conseguente a questa crescita spinge gli Appennini verso Est e dà origine a nuove tensioni. Studiare la conformazione del fondale e capire meglio i suoi comportamenti, può aprire uno spiraglio nella comprensione e forse nella previsione di futuri terremoti.

SPUGNE E MOLLUSCHI SPAZZINI

nel depuratore biologico Muds (Marine Underwater Depuration System) sperimentato con successo da tre anni a Rapallo. L’idea è semplice: far filtrare da spugne, molluschi e altri organismi marini gli scarichi fognari, ed è risultata talmente efficace che CNR e Università di Genova, autori e realizzatori del progetto, hanno intenzione di brevettarlo.

SUBACQUEA DALLA BARCA.

Quante volte ci siamo armati di maschera e boccaglio per dare una pulitina, spugna alla mano, alla carena? Per lavorare in tranquillità ci vorrebbero le bombole, che però sono estremamente scomode da stivare in barca. Dagli Stati Uniti, allora, due idee per i diportisti: Aquavit è un mini- bombolino da 2 litri con erogatore, montato su una cintura da mettere alla vita (www.aquavitinc.com); in alternativa una manichetta lunga ben 5 metri con compressorino alimentato dalla batteria di bordo (www.browniedive.com).

ARCHEOIMMERSIONI.

Una passeggiata sottomarina nel porto etrusco di Pyrgi, tra Ladispoli e Cerveteri. L’esplorazione subacquea è organizzata dal Museo Civico di Archeologia di Santa Severa ogni due domeniche. Solo cinque sub possono prendere parte alle immersioni, condotte a un massimo di 15 metri di profondità. È richiesto il brevetto sub di primo grado. Il costo è di 50.000 lire, che comprende anche l’ingresso al castello medievale e al museo etrusco. Volendo si può noleggiare sul posto l’attrezzatura sub, previ accordi. Per informazioni 0335 6137973; www.torreflaviadiving.it.

RISCHIA LA CONDANNA PENALE CHI INQUINA FIUMI, LAGHI E MARE.

Una sentenza della Cassazione conferma che in caso di grave inquinamento idrico è possibile applicare il reato di danneggiamento di acque pubbliche previsto dal Codice Penale. Con questa sentenza la Cassazione ribadisce il principio in base al quale, indipendentemente dalle violazioni formali alla normativa tecnica di settore, chi con uno scarico crea un danno reale e sostanziale a un fiume, lago o mare, risponde del reato di danneggiamento aggravato di acque pubbliche, previsto dall’articolo 635 del Codice Penale. Si può inoltrare denuncia attraverso documentazione fotografica che attesti l’inquinamento, anche senza prelievi e analisi delle acque. Positiva la reazione di Maurizio Santoloci, magistrato e vicepresidente del WWF Italia: “Si tratta di un’importante novità che consente di contrastare a livello giuridico i casi di grave inquinamento, compresi i depuratori comunali depenalizzati dalla legge sugli scarichi, e quindi sostanzialmente immuni da denunce, e i grandi scarichi aziendali difficilmente perseguibili sulla base di prelievi e analisi”.

LA PRIMAVERA DEL MEDITERRANEO

Primavera, estate, autunno, inverno: le stagioni, con la loro scia di profumi, sfumature e sensazioni non si arrestano in riva al mare. Come la terraferma, infatti, anche il mare subisce profondi mutamenti nel corso dell’anno.

Nei lunghi mesi invernali, che oramai ci siamo lasciati alle spalle, il mare, a contatto con l’aria gelida, ha perso definitivamente tutto il calore immagazzinato in estate. L’acqua sempre più fredda aveva indotto in uno stato di torpore quasi tutti gli animali, molti dei quali si erano rifugiati alle alte profondità del Mediterraneo, dove l’acqua è più calda, per attendere il termine della cattiva stagione.

Mentre il tiepido sole primaverile combatte con sempre maggior successo i rigori dell’inverno, gli strati più superficiali del mare, più freddi di quelli sottostanti e quindi più densi e più pesanti, iniziano ad affondare sotto il loro stesso peso. Ci pensano le acque di profondità a rimpiazzarli, trascinando con sé le sostanze nutritizie accumulate sul fondo del mare. Il cocktail di luce, calore e nutrienti ha sulle minuscole ma numerosissime piantine del mare – il fitoplancton – un effetto esplosivo: è la primavera del mare!

Le microscopiche diatomee si riproducono a ritmi vertiginosi, aumentando di volume e di numero in proporzioni astronomiche fino a diventare in breve tempo padrone assolute del Mediterraneo. Sono talmente piccole da essere invisibili a occhio nudo, ma sono miliardi e miliardi, così tante da intorbidire completamente le acque. Il loro dominio ha però breve durata: frotte di erbivori sono già all’opera per approfittare di questo immenso pascolo acquatico e, sulla loro scia, sono sopraggiunte fitte schiere di carnivori. Richiamati da tanto movimento sopraggiungono anche i predatori più grandi e il mare, dopo la lunga sosta invernale, pullula nuovamente di vita.

Le acque superficiali primaverili sono anche un immenso asilo nido: sono miliardi le larve di piccoli e grandi organismi concepite per nascere simultaneamente a questa immensa fioritura di alghe, sì da approfittare della grande abbondanza di cibo nei primi, cruciali stadi di vita. Man mano che avanza la primavera, a ondate successive, sempre nuove larve salgono dalle profondità del mare.

Sotto l’azione ininterrotta di queste orde di mandibole, e complice la diminuita quantità di nutrienti a disposizione – consumati dai vegetali e non più rinnovati poiché le condizioni meteo più stabili impediscono il riaffiorare delle acque di profondità – l’espansione delle alghe rallenta per poi interrompersi. Diminuito il cibo a disposizione, anche i predatori si disperdono. Il mare primaverile vede moltissimi pesci intraprendere lunghe migrazioni stagionali. In coincidenza con la fioritura del plancton erano tornate le sardine, seguite a ruota dalla palamita. All’inizio della primavera gli sgombri tornano ad aggregarsi e, in banchi di migliaia di individui, si portano in superficie per deporre le uova. Grandi seppie maschio, abbandonate le profondità del Mediterraneo dove avevano trascorso l’inverno, si avvicinano alle acque superficiali seguite una settimana più tardi dalle femmine; una processione ininterrotta di individui più giovani li raggiungerà nel corso dell’estate. Anche i tonni si portano in superficie e si riuniscono in fitti banchi per la riproduzione; ancora, è tempo di amori per il fragolino, il sarago maggiore, l’acciuga. Mentre maturano i frutti della posidonia, ricciole e dentici si portano in superficie e, sul finire della stagione, torna anche la regina del mare: la cernia.

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