Rubrica Ambiente e mare Nautica n.495 del 07/2003

Numero 495 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.495 del 07/2003

GLI AVVISTAMENTI DEL 2002

– L’estate un pò “difficile” dal punto di vista meteorologico ha comunque regalato degli avvistamenti interessanti. Delle tartarughe abbiamo parlato diffusamente lo scorso numero di questa rivista.

CETACEI

– Clamoroso l’avvistamento di una megattera, Megaptera novaeangliae avvistata 2 miglia al largo di Senigallia (AN). Si tratta di un evento eccezionale, la prima segnalazione in questo bacino di una balena che vive di solito in altri oceani e che solo per sbaglio si infila in Mediterraneo. Un altro visitatore insolito per il nostro mare è la Cogia di Owen (Kogia simus) che si spiaggia l’8 settembre sulla spiaggia di Eraclea Minoa, in Sicilia. L’animale è ancora vivo e viene assistito dal Gruppo di Pronto Intervento del Museo di Comiso, ma muore nei giorni seguenti. Si tratta della seconda segnalazione lungo le coste italiane: l’altro risale al 1988 lungo le coste toscane. I nostri amici di Tethys (un istituto non- profit dedito alla ricerca scientifica sui grandi mammiferi marini, specialmente del Mediterraneo, che organizza spedizioni di ricerca cui possono partecipare volontari. www.tethys.org) sono riusciti a studiare il comportamento in immersione delle balenottere comuni, applicando sul dorso di due animali un sensore in grado di registrare la profondità raggiunta durante le immersioni, la velocità del nuoto, oltre a parametri ambientali quali la temperatura dell’acqua e la concentrazione di luce.

SQUALI

– Non sarà stata un’annata spettacolare come quella del 2001 (ben 60 segnalazioni di squali elefante!) ma anche nel 2002 l’Adriatico ci ha regalato molti avvistamenti, e si segnala “pieno” di squali. Alcuni squali elefante in Adriatico e lungo il resto della penisola; uno squalo bianco avvistato in immersione alle secche di Vada da un gruppo di subacquei e uno fotografato al largo di Porto San Giorgio.

FOCA MONACA

– Spettacolare! Una foca monaca davanti alla spiaggia: è rimasta a nuotare per un quarto d’ora davanti a una folla di persone incredule. È successo a fine maggio a Policoro, sulla costa jonica. Era un giovane “errante”, come lo definiscono i ricercatori, cioè in una fase in cui le giovani foche si allontanano anche di molto dai luoghi di riproduzione. Ecco com’è andata dal resoconto di Emanuele Coppola del Gruppo Foca Monaca: “Due fratelli pescatori hanno avvistato la foca per la prima volta alle ore 7 di mattina del 23 maggio. La foca nuotava a pochi metri dalle loro due imbarcazioni mentre stavano salpando le reti presso la foce del fiume Sinni, dove si trova il Bosco di Policoro che è una splendida Oasi WWF. Uno dei due pescatori collabora da anni con il WWF che gestisce localmente anche un CRAS. Questo pescatore ha compreso immediatamente l’importanza dell’avvistamento, che si è protratto per circa quindici minuti, e ha subito avvisato il responsabile WWF locale, Antonio Colucci. Successivamente i due, insieme ad altri attivisti, hanno cercato per tutta la mattinata di ritrovare l’animale, ma senza alcun esito. In questo frangente hanno anche avvisato un altro pescatore che lavorava ad alcuni chilometri di distanza in direzione di Taranto, senza specificare di aver visto una foca ma solo che c’era qualcosa di strano e non identificato in mare. Terminate le ricerche infruttuose Colucci e il pescatore tornavano in paese e alle due e trenta circa dello stesso giorno l’ultimo pescatore li raggiungeva trafelato comunicando di aver visto qualcosa di strano presso la sua imbarcazione. A questo punto tutti si recavano nel luogo indicato dove trovarono l’esemplare a poche decine di metri dalla costa, apparentemente poco attivo, ma comunque vivo, perché non si spostava ma in alcuni casi si girava su se stesso rimanendo per brevi periodi a pancia all’aria. Da questo momento Colucci ha iniziato a parlare al cellulare con Massimiliano Rocco e si ipotizzava un problema di salute o forse di difficoltà a nuotare magari per una rete: questa fase si è protratta per circa quindici minuti. Colucci con altre quattro persone (inclusi i due pescatori) si decideva ad avvicinare l’animale con un’imbarcazione, mentre altre persone seguivano la scena dalla spiaggia, ma a pochi metri di distanza la foca si attivava e iniziava a nuotare allontanandosi dalla barca. Gli spostamenti avvenivano con un nuoto in superficie (a mò di delfino), intervallati da spostamenti in completa immersione; quando l’animale era fuori dall’acqua osservava frequentemente la linea di costa, ritengo si trattasse di un modo per verificare la propria posizione in relazione alla fonte del disturbo e mantenere così un controllo della situazione, che certamente deve aver provocato un certo disagio all’animale. Questo tipo di contatto si è protratto per circa 45 minuti, poi il gruppo ha deciso di lasciare in pace l’animale che da allora non è più stato osservato”.

UNA MEGATTERA IN ADRIATICO E UNA COGIA DI OWEN “PERSE” IN MEDITERRANEO; E POI BALENE, DELFINI, GLOBICEFALI, SQUALI ELEFANTE (TANTI), UN PAIO DI SQUALI BIANCHI

(sìsì proprio “bianchi”). E ancora: una spedizione scientifica per studiare gli squali grigi e il loro comportamento, tartarughe e persino una foca monaca che è rimasta a nuotare di fronte la spiaggia di Policoro davanti a un gruppo di persone… il 2002 è stato davvero un anno pieno di novità per il Mediterraneo e le segnalazioni pervenute a Osservatorio Mediterraneo per la prima metà del 2003 sono altrettanto interessanti. Osservatorio Mediterraneo (www.sea-stories.net/osservatorio.html) non è una nuova associazione: è semplicemente un ponte fra il mondo degli appassionati del mare e quello dei ricercatori. Dal 1998 Osservatorio Mediterraneo raccoglie infatti gli avvistamenti “insoliti” di diportisti, subacquei e pescatori, di grandi cetacei, squali, tartarughe marine e foca monaca. E poi le rigira ai ricercatori, impegnati a decifrare le abitudini e i comportamenti di questi animali marini. Un’idea semplice e anche molto utile, perché a volte questi avvistamenti possono rivelare particolari ancora sconosciuti del comportamento di questi animali: lo dimostrano i quattro lavori scientifici pubblicati grazie alle informazioni inoltrate. Per i ricercatori questi avvistamenti rappresentano infatti l’opportunità di ampliare il proprio raggio d’azione e di raccogliere notizie e fotografie che altrimenti sarebbero rimaste chiuse in un cassetto; per gli amanti del mare, la soddisfazione di aver dato un piccolo contribuito alla conoscenza di questi straordinari animali. Perché proprio questi animali? Perché sono predatori di vertice e da essi dipende la buona salute dell’ecosistema; perché molti fra essi formano popolazioni mediterranee che non hanno alcun contatto con i loro simili dell’Atlantico (balenottere, capodogli e tartarughe, tanto per fare qualche esempio) e per questo sono ancora più vulnerabili. Ma non solo: la loro protezione passa necessariamente attraverso la salvaguardia del loro ambiente, ed ecco che le conseguenze positive ricadranno anche su tutti gli altri organismi che vi vivono. E per ultimo… è certamente più facile (relativamente parlando, s’intende) avere notizie di queste specie che dell’altrettanto rara e bisognosa di protezione patella ferruginea! (ma ci arriveremo…!) E allora… tenete gli occhi aperti quest’estate in Mediterraneo. E se avvistate cetacei, tartarughe, squali o addirittura una foca monaca fotografateli, prendete nota del punto d’avvistamento, data e ora. Quindi scaricate le schede di avvistamento sul sito di Osservatorio Mediterraneo (www.sea- stories.net/osservatorio.html). Spedite il tutto a Eleonora de Sabata – Osservatorio Mediterraneo, via Ruggero Fauro 82, 00197 Roma, fax 06 233229073, e-mail oss.mediterraneo@tiscali.it. In caso di spiaggiamento chiamate immediatamente il centralino della Fondazione Cetacea, Onde dal Mare, tel. 0541 691557.

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