Rubrica Ambiente e mare Nautica n.503 del 03/2004

Numero 503 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.503 del 03/2004

I CLIMATOLOGI CONSULTANO L’AMMIRAGLIO NELSON

– Conoscere il futuro climatico del nostro pianeta e capire come e quanto l’azione dell’uomo lo influenzi, è una delle aree di ricerca più importanti della nostra epoca. Per prevedere i cambiamenti futuri è necessario confrontare la situazione attuale con quella del passato; le registrazioni dei dati meteorologici sono però frammentarie, relativamente recenti e riguardano soprattutto il clima sulla terraferma. Nulla si sapeva, fino a pochi decenni fa, di quanto accadesse su tre quarti del nostro pianeta, quelli ricoperti dagli oceani. Dati importanti, perché oceani e correnti sono i “motori” delle perturbazioni e del clima. La soluzione ingegnosa è venuta dai ricercatori del progetto Cliwoc (Climatological Database for the World’s Oceans), un team internazionale di ricerca che ha estratto dati storici importantissimi dai diari di bordo delle navi che tra il 1750 e il 1850 hanno solcato gli oceani. 250.000 i diari di bordo analizzati nella sola Inghilterra, assai meno quelli ritrovati nelle altre nazioni e praticamente inesistenti quelli portoghesi, perduti nel terremoto di Lisbona. Grazie ai dati di navigazione registrati nel libro di bordo dall’Ammiraglio Nelson e dai suoi contemporanei, gli scienziati sono riusciti a ricostruire il clima dell’Atlantico di duecento anni fa. Le difficoltà maggiori sono consistite nella traduzione delle descrizioni della forza e direzione del vento e dello stato del mare nei loro equivalenti moderni della scala Beaufort, ha spiegato David Wheeler, coordinatore del progetto. “I dati sono estremamente attendibili. Molte navi viaggiavano in carovana e i dati registrati erano sempre omogenei. D’altra parte” ha concluso Wheeler “la vita dell’equipaggio dipendeva proprio dall’accuratezza di questi dati”. Cliwoc ha coinvolto università dei paesi con tradizioni marinare come Spagna, Portogallo, Olanda e Argentina (dove sono custoditi i diari di molte navi spagnole) ed è stato finanziato dall’Unione Europea. http://www.ucm.es/info/cliwoc/.

LA SUPERCOLLA DELLE COZZE

– Scelgono i luoghi più esposti alla risacca, perché dove c’è movimento d’acqua c’è anche molto da mangiare. Ma è una scelta a rischio, perché le stesse onde che portano il plancton hanno una potenza tale da strappare dalle rocce qualsiasi organismo. Il segreto della “supercolla” che ancora le cozze agli scogli è il ferro, ha svelato Jonathan Wilker della Purdue University. Una scoperta che potrebbe avere molte applicazioni pratiche: prodotti alternativi alle colle chirurgiche e domestiche, nuovi materiali elettronici, visto che le proprietà di questa colla potrebbe essere legata a potenziali elettrochimici, e forse persino nuovi rivestimenti antivegetativi per le carene delle navi.

IN REGATA TRA DELFINI E BALENE

– Viareggio-Giraglia-Viareggio, 140 miglia all’interno del Santuario dei Cetacei, l’area di mare compresa fra la costa toscana, la Corsica e la Francia che in estate registra la più alta concentrazione di cetacei del Mediterraneo. È “La regata dei Cetacei”, partirà il 27 marzo ed è organizzata dal CETUS (Centro di ricerche sui cetacei). Alla regata saranno abbinati due concorsi: il primo per enti, società e associazioni. L’organizzazione selezionerà il miglior progetto di avvistamento, salvaguardia o censimento cetacei con un premio proveniente dalle iscrizioni alla regata e dagli sponsor; il secondo per le scuole medie superiori che regalerà a una classe una giornata di avvistamento cetacei con i biologi marini del Ce.Tu.S. http://www.laregatadeicetacei.org.

CAMBIAMENTI CLIMATICI: ENTRO IL 2050 L’ESODO DI UN QUARTO DELLE SPECIE VIVENTI

– L’allarme è stato lanciato dalle pagine dell’autorevole rivista scientifica Nature. Sulla base di simulazioni al computer, lo studio stima che entro il 2050 tra il 15% e il 37% delle specie animali e vegetali della Terra (pari ad almeno un milione di specie) sarà costretto a fuggire dal suo habitat naturale, reso inospitale dalle mutate condizioni climatiche. Il riscaldamento del pianeta, il cui cambiamento è accelerato dall’azione dell’uomo, spingerebbe le specie a cercare nuovi habitat più favorevoli. Ma l’esito di queste migrazioni è tutt’altro che scontato, visto che l’uomo ha occupato gran parte degli ambienti disponibili. I risultati dello studio dimostrerebbero così che i cambiamenti climatici costituiscono la minaccia più significativa di estinzione di specie viventi in questo secolo. Gli autori esortano pertanto le autorità politiche mondiali a intraprendere immediatamente misure per la conservazione degli habitat naturali ancora sani, a contenere le emissioni di gas e l’utilizzo di tecnologie più attente alla salvaguardia dell’ambiente.

RACCOGLIERE DATI OCEANOGRAFICI DAI TRAGHETTI

– L’idea è semplice e geniale: sfruttare le navi commerciali per raccogliere dati per i quali bisogna normalmente impiegare costose navi da ricerca o boe oceanografiche che richiedono molta manutenzione. L’alternativa, sperimentata in un programma della UE chiamato FerryBox project, è di installare sulle navi commerciali apparecchi carichi di sensori che automaticamente analizzano il flusso di acqua e registrano dati di temperatura, salinità, torbidità, ossigeno, pH, presenza di clorofilla e di nutrienti. I dati sono conservati in un computer di bordo e sono accessibili anche attraverso telefonia cellulare GSM. Le apparecchiature sono già attive nel Baltico, nel Mare del Nord, nella Manica e tra Oslo e Kiel. Il progetto europeo prevede l’istallazione di questi sensori anche in Mediterraneo, lungo la rotta Atene-Creta; altre rotte previste nel mar Irlandese e nella Baia di Biscaglia. Dati e grafici disponibili on line: http://coast.gkss.de/projects/ferrybox/ferrypages/ferrywelc.html.

FORMIA E GAETA SI RIBELLANO ALL’ALLEVAMENTO DI TONNO

– La notizia dell’intenzione di creare un allevamento di tonni nel golfo ha messo in fermento la popolazione di Formia e Gaeta. L’impatto elevatissimo sull’ambiente degli allevamenti intensivi di pesce, d’altra parte, è una realtà ben nota: “Se questa iniziativa andasse in porto si verificherebbe un vero disastro ecologico nelle acque già malate del golfo di Gaeta” dichiara Adriano Madonna, giornalista di mare e profondo conoscitore di questa zona, dov’è nato. “Il tonno è un pesce che necessita di una grande quantità di nutrimento, poiché ha una crescita molto veloce. Consumando tanto, il tonno produce anche una cospicua quantità giornaliera di feci che contribuirebbero a inquinare ulteriormente le acque, portandole a livelli inimmaginabili” denuncia il giornalista. Un’altra fonte di preoccupazione è la possibilità che un così gran numero di tonni attiri gli squali nel golfo e in prossimità delle spiagge: “Con un allevamento di tonni praticamente davanti casa, il rischio di avere ospiti sgraditi nei luoghi della balneazione estiva potrebbe diventare molto elevato”. Il riferimento è allo squalo bianco, la specie più temuta, che, come dimostrano gli avvistamenti e catture sulla Secca del Quadro del Circeo, è già frequentatore occasionale di queste acque. Lo squalo bianco spesso segue i branchi di tonni, come dimostrano le molte catture nelle reti delle tonnare siciliane. “Se l’iniziativa del ‘pollaio di tonnì in mezzo al golfo di Gaeta dovesse realizzarsi, sarebbe una vera catastrofe” conclude Madonna.

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