Rubrica Ambiente e mare Nautica n.510 del 10/2004

Numero 510 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.510 del 10/2004

LE FOLLIE DELL’ESTATE

– Per testimoni hanno avuto quattordici fra squali toro, pinna bianca, squali nutrice e Port Jackson. Con il più strano matrimonio dell’anno, Daniela Consolaro, 31 anni di Milano, e Maurizio Andreosi, 40 anni di Venezia, hanno portato alla ribalta il problema del “finning”, un tipo di pesca che ogni anno uccide centinaia di milioni di squali. Una crudele e insensata “tradizione culinaria” in Oriente esalta la famosa zuppa di pinne di pescecane, richiesta dai cinesi benestanti disposti a spendere oltre cento dollari per una scodella. Così degli squali vengono prelevate solo le pinne, vendute a prezzi elevatissimi sui mercati orientali. Gli squali vengono pescati, mutilati e lasciati poi a un morire lentamente, soffocati e divorati vivi da vermi, granchi e piccoli pesci.

La gravità del “finning” non consiste solo nella barbarie del metodo di pesca o nel rischio di estinzione per diverse specie di squali, ma anche nel fatto che questo sterminio avviene sprecando la parte commestibile dell’animale, rigettata in mare perché di basso valore commerciale ancorché di elevato potere nutritivo. Il “finning” non è infatti un problema di “animalismo”: è un vero e proprio insulto alla miseria e dipende dalla povertà e dall’ignoranza. Per risolverlo non bastano i divieti. Serve l’educazione. Ciò che conta non è il “destino crudele” degli squali uccisi, ma il destino delle persone povere che distruggono le loro stesse risorse alimentari. Partita lo scorso anno dall’Acquario di Cattolica, la campagna contro il “finning” ha visto l’adesione, a oggi, di oltre 2.500 visitatori iscritti al Club “Squaloanch’io”, per tutelare gli squali e finanziare un progetto educativo a Salvador Bahia (Brasile), in collaborazione con un Centro AVSI (Associazione Volontari per il Servizio Internazionale). Il progetto “L’unica alternativa è l’educazione” contribuisce all’assunzione di responsabilità da parte di tutti. Spiega che ogni essere umano ha un ruolo importante verso ciascun altro essere umano, per quanto i loro destini possano sembrare distanti. Concretamente interviene nel Centro Educativo AVSI del quartiere degradato di Novos Alagados a Salvador Bahia, in uno dei Paesi dove si pratica questo orribile tipo di pesca. Il Centro, oltre a proporre e insegnare il rispetto dell’ambiente, fornisce la possibilità di imparare un lavoro dignitoso. Lo scorso anno presso l’Acquario sono stati raccolti 3.000 Euro devoluti al Centro. Il matrimonio più folle dell’anno, alla presenza del Sindaco di Cattolica e di tanti iscritti al Club, è diventato così anche l’occasione per raccogliere fondi a sostegno del Centro AVSI. (Per saperne di più visitate il sito web www.squaloanchio.com).

UN MAGGIOR RISPETTO PER GLI ANIMALI MARINI

– C’è ancora chi si diverte a sparare ai delfini e chi corre così veloce da speronare una balena. Il tutto nel cuore del Santuario dei Cetacei. A fine luglio, a 20 miglia da Finale Ligure, una giovane Balenottera comune (Balaenoptera physalus) di 15 metri è stata trovata morta al rientro da una spedizione di whale-watching organizzata dal Wwf con la Cooperativa battellieri. Il grosso animale galleggiava inerte, morto probabilmente in seguito alla collisione con una nave all’interno dell’area protetta, dato che un esemplare così giovane non poteva essere morto di vecchiaia. I delfini, invece, sono stati il triste bersaglio di un assurdo tiro a segno, forse con una balestra. Indignazione, caccia all’uomo; mentre scriviamo ancora non sappiamo se i colpevoli saranno stati individuati. Che lo siano o meno rimane il fatto che, nel 2004 e cioè nell’era di Internet e di Quark, Geo&Geo e Discovery Channel, c’è ancora chi si diverte a sparare agli animali.

I DANNI DELLE SPADARE

– Due capodogli intrappolati nelle spadare a un miglio e mezzo da Porto Corallo, in Sardegna. Reti bandite da anni dai mari europei, muri della morte che continuano a venire calati ogni notte nei mari italiani. Sbarramenti lunghi decine di chilometri, alti una ventina di metri, che catturano tutto quello che incontrano sulla loro rotta: pescispada, delfini, capodogli, esseri piccoli o grandi, immangiabili o preziosi

CAMBIAMENTI CLIMATICI? CE LI INDICANO GLI ANTICHI ROMANI

– Ne è convinto Kurt Lambeck della Australian National University a Canberra, che per quantificare le variazioni di livello marino nei millenni ha studiato le strutture per l’allevamento di pesci che gli antichi Romani hanno disseminato lungo le coste italiane. La conclusione cui è arrivato, in uno studio apparso su Earth and Planetary Science Letters, è che negli ultimi 2000 anni il livello marino si è mantenuto pressoché costante, e che gli unici cambiamenti sono avvenuti nel corso degli ultimi cento anni e probabilmente per colpa delle attività umane. Le peschiere indicano infatti che il livello marino duemila anni fa era di 1,35 metri più in basso del livello attuale: tenendo conto che i processi geologici hanno contribuito per 122 centimetri di questo innalzamento, il mare si sarebbe quindi sollevato di ben 13 centimetri.

UNA TROTA NATA DA UN SALMONE

– È il risultato degli esperimenti di Yutaka Takeuchi dell’Università di Biologia e Tecnologia marina di Tokio. Giovani salmoni cui era stata impiantata in giovane età una parte di tessuto di trota, una volta raggiunta l’età riproduttiva hanno cominciato a generare uova e seme di trota. I ricercatori giapponesi, il cui lavoro è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature, affermano che questa tecnica potrebbe fornire una chance in più alle specie più in pericolo: trapiantare parte dei loro tessuti in specie simili, ma più abbondanti, potrebbe consentire di farle riprodurre e allevarle più facilmente in cattività.

TORNA A FIORIRE LA POSIDONIA

– La fioritura della Posidonia, un evento raro ma che quest’anno ha interessato un pò tutto il Tirreno, con un’intensità che non si ricordava da trent’anni. Da quei fiori sono maturati i frutti che, staccatisi dalle piante, sono saliti in superficie, presi dalle correnti e portati alla deriva. Per alcune settimane il mare è stato coperto da tappeti di piccole olive galleggianti, involucri in principio chiusi e quindi scoppiati a rivelare il piccolo seme che, caduto sul fondo, ha iniziato a germinare e a gettare le basi per nuove praterie. È con questa nota di speranza e di rinascita che archiviamo il capitolo estate 2004. Una luce in questa estate così piena di sole ma, ancora, di tante ombre.

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