Rubrica Ambiente e mare Nautica n.531 del 07/2006

Numero 531 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.531 del 07/2006

I SEGRETI DEL MAGNETISMO TERRESTRE NEI DIARI DEI GRANDI NAVIGATORI

– I diari di bordo dei grandi navigatori del passato sono di nuovo oggetto di studio per i ricercatori inglesi. Dopo aver ricostruito il clima dell’Atlantico di duecento anni fa attraverso le osservazioni di 250.000 diari di bordo inglesi (di cui avevamo parlato nel marzo 2004), i ricercatori dell’Università di Leeds hanno cercato nelle pagine dei navigatori di seguire i mutamenti del magnetismo terrestre nel corso dei secoli. Stabilire l’andamento è importante, soprattutto alla luce della costante diminuzione d’intensità del campo a partire dalla metà dell’Ottocento, quando sono iniziate le rilevazioni. Da allora a oggi i campi geomagnetici hanno registrato una lieve ma costante diminuzione di intensità, quantificabile in un -0,05% all’anno, di cui tuttavia non se ne conosce la causa. Questa diminuzione, secondo alcuni, potrebbe essere il preludio di un’inversione dei poli magnetici del globo, fenomeno che nel corso della storia della Terra è già avvenuto alcune volte. Incrociando i dati raccolti dai diari di bordo con quelli contenuti in alcuni materiali ferrosi, che portano “congelato” al loro interno l’indicazione del campo magnetico terrestre al momento della loro nascita, si sono ottenute risposte accurate fino al 1590 circa. Con grande sorpresa degli scienziati, si è scoperto che tra il 1590 e il 1840 i campi geomagnetici sono rimasti sostanzialmente stabili. E quindi la “rivoluzione magnetica” dev’essere iniziata verso la metà dell’Ottocento.

GESÙ CAMMINÒ SUL GHIACCIO, NON SULL’ACQUA

– È quanto sostiene Doron Nof, professore di oceanografia della Florida State University in un lavoro pubblicato sul Journal of Paleolimnology. Si tratterebbe del “ghiaccio di primavera” che si forma in occasione di una combinazione rarissima di condizioni atmosferiche e dell’acqua sulla fredda superficie del mar di Galilea, l’odierno lago Kinneret. I ricercatori hanno studiato la dinamica di una piccola sezione del Lago Kinneret dove, nelle vicinanze di sorgenti salate, sono state rinvenute tracce archeologiche legate a Gesù Cristo. Li hanno poi incrociati con quelli paleoceanografici della superficie del Mediterraneo e modelli statistici e analitici del ghiaccio. Le analisi hanno rivelato che in un periodo di grande freddo come quello che aveva attanagliato per un secolo Israele duemila anni fa, sarebbe bastato un brusco raffreddamento a -4°C prolungatosi per due giorni per congelare lo strato superficiale di acqua dolce, che galleggia sopra l’acqua più densa delle sorgenti salate. Non è la prima volta che questo ricercatore, esperto riconosciuto nel settore dell’oceanografia, propone spiegazioni scientifiche a miracoli che riguardano l’acqua. Nel 1992, infatti, aveva proposto una spiegazione fisica alla divisione del Mar Rosso. “Come scienziati possiamo spiegare in termini fisici la formazione di solidificazione dell’acqua. Lasciamo ad altri stabilire se i nostri risultati possano chiarire o meno il racconto della Bibbia” conclude il professor Nof.

OSSERVATA PER LA PRIMA VOLTA L’ERUZIONE DI UN VULCANO SOTTOMARINO

– “Abbiamo dovuto far allontanare il robot Jason II diverse volte, per evitare di danneggiarlo. Ma poi siamo riusciti a osservare l’eruzione da appena tre metri di distanza, cosa che mai si potrebbe fare fuori dall’acqua” ha raccontato il vulcanologo Bill Chadwick, dell’Oregon State University. È la prima volta che gli scienziati riescono a osservare un’eruzione sottomarina: ed è avvenuto sul vulcano “Northwest Rota1” a 550 metri di profondità vicino alle isole Marianne, a nord-ovest di Guam. L’attività eruttiva è stata registrata in tre campagne svolte nell’arco di due anni, mostrando che questi tipi di vulcani sottomarini eruttano più a lungo dei loro equivalenti terrestri. “In un certo senso siamo riusciti a osservare l’eruzione meglio sott’acqua di quanto sia mai stato possìbile sulla terra. Sorprendente” ha concluso il vulcanologo.

PIÙ URAGANI NEL 2006 IN ATLANTICO

– Lo afferma la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) americana. Nella stagione degli uragani, che va da giugno a fine novembre, l’agenzia prevede la formazione 16 tempeste tropicali, di cui da otto a dieci potrebbero trasformarsi in uragani e da quattro a sei in uragani ad alta intensità, dal terzo livello in su. Nonostante tutto il 2006 sarà in genere meno disastroso del 2005, in cui si sono generate 28 tempeste, di cui 15 trasformatesi in uragani. Il più famoso e disastroso fu Katrina, che provocò la morte di oltre 1300 persone, danni per quasi 100 milioni di dollari e lasciò più dell’80% di New Orleans sott’acqua.

UN FUTURO PER L’ORO ROSSO DEL MEDITERRANEO

– 70 tonnellate di corallo rosso vengono pescate ogni anno in Mediterraneo. Una quantità elevata – anche se dimezzata rispetto a 10 anni fa – per una specie protetta e regolamentata da leggi nazionali e internazionali. Alzare il livello di sorveglianza e prendere adeguate misure di gestione è quanto hanno chiesto ricercatori ed esperti riuniti a Tabarka, in Tunisia, in un meeting organizzato dall’UNEP/MAP, il Programma Ambiente Mediterraneo delle Nazioni Unite. Spariti dai fondali meno profondi e più accessibili, i banchi di corallo si trovano ormai nella fascia fra gli 80 e i 150 metri. “Resistono” a quote più accessibili quasi solo nelle aree marine protette, entrate proprio per questo nel mirino dei ladri di corallo. La minaccia principale è infatti la pesca clandestina con strumenti distruttivi come la croce di S. Andrea, una croce di legno o acciaio che “ara” i fondali, ma anche l’inquinamento e il cambiamento climatico che innalza la temperatura delle acque. In Italia la pesca al corallo necessita di autorizzazione sia per la persona, sia per il banco specifico da dove s’intende effettuare il prelievo. A livello Mediterraneo, proprio come per il tonno rosso, esistono delle quote globali di prelievo che devono essere rispettate dai singoli Paesi. Ormai, la maggior parte della pesca professionale è esercitata con scafandro autonomo, in profondità. Un prelievo più selettivo ma non immune da rischi, visto che un sub può arrivare a raccoglierne ben 5 tonnellate l’anno in 200 immersioni. Ma a preoccupare gli esperti è anche il cambiamento climatico. Per ricostituire gli stock di corallo nelle zone dove rischia di sparire e per colonizzare zone favorevoli all’impianto delle colonie, i paesi mediterranei chiedono la creazione di riserve sommerse, anche in alto mare, e l’avvio della coltura del corallo. I rami di corallo crescono però a ritmi lentissimi: per raggiungere un centimetro di diametro un ramo impiega 40-50 anni, 20 anni per crescere in altezza di 4 centimetri. La coltura del corallo ha quindi un orizzonte temporale di 20-30 anni.

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