Rubrica Ambiente e mare Nautica n.540 del 04/2007

Numero 540 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.540 del 04/2007

NON SARA’ UN CALAMARO GIGANTE

, ma di sicuro è colossale: 10 metri di lunghezza per 450 chilogrammi di peso, questo maschio adulto è probabilmente il calamaro più grande mai pescato al mondo. È incappato negli ami di un palangaro di profondità nel mare di Ross per la cattura del merluzzo antartico. Arrivato sottobordo, infatti, il calamaro era ancorato a un merluzzo allamato. L’equipaggio ha interrotto le operazioni di pesca per recuperare, in un paio d’ore e con il minimo danno possibile, l’animale. La presenza a bordo di un osservatore del Ministero della Pesca neozelandese, ha fatto sì che l’esemplare fosse immediatamente congelato e preservato per la scienza. Il calamaro colossale (Mesonychoteuthis hamiltoni) è una specie ancora in gran parte sconosciuta che vive in acque antartiche. Può raggiungere i 10-12 metri di lunghezza, quasi come il calamaro gigante (Architeutis spp.) ma è più pesante e massiccio, seppur con tentacoli più corti. È probabilmente anche più aggressivo, a giudicare dalle ventose armate di uncini ruotabili; il calamaro gigante, invece, ha una serie di dentini attorno le ventose. Solo pochi esemplari sono stati finora pescati di questa che è la più grande specie di calamaro e il più grande invertebrato al mondo. Vive ad alta profondità nei mari antartici, si nutre di grandi pesci come il merluzzo antartico e calamari ed è a sua volta la preda principale del capodoglio. www.fish.govt.nz/en-nz/Press/Amazing+specimen+of+worlds+largest+squid+in+NZ.htm

LIMITE DI VELOCITA’ A GIBILTERRA PER PROTEGGERE I CAPODOGLI

– L’Istituto Idrografico della Marina Spagnola ha imposto alle navi in transito nello Stretto di Gibilterra di moderare la velocità fino a un massimo di 13 nodi e di aumentare la vigilanza per evitare collisioni con i cetacei. Lo Stretto è infatti un’importante zona di alimentazione, oltre che di centinaia di globicefali, stenelle, delfini comuni e balenottere, anche per un gruppo di circa 20 capodogli, che da febbraio a luglio vi stazionano. Ma poiché per queste acque transita una parte consistente del traffico marittimo, ogni anno si registrano collisioni fra navi e cetacei. Molte non vengono nemmeno registrate, anche a causa delle forti correnti, che trascinano via le carcasse rendendo ancor più difficile il monitoraggio della situazione. I capodogli si concentrano sui fondali profondi della parte centrale dello Stretto, dove la profondità si aggira sui 600-800 metri, per catturare i calamari che vivono alle alte profondità. Si teme che l’apertura del nuovo porto di Tangeri, e l’intensificarsi del traffico che attraverserebbe l’area preferita dai capodogli, possa creare ulteriori problemi. www.armada.mde.es/ihm/Index.htm

A LECCE IL CENTRO EURO MEDITERRANEO PER I CAMBIAMENTI CLIMATICI

– Il Mediterraneo è una delle aree più sensibili ai possibili cambiamenti climatici futuri. È quanto emerso dal 4° rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), organismo incaricato dalle Nazioni Unite di studiare i cambiamenti climatici, presentato lo scorso gennaio a Parigi. Sulla nostra area, infatti, insisteranno sempre più ondate di calore che porteranno a un riscaldamento molto maggiore della media globale, soprattutto in estate, e a una marcata diminuzione delle precipitazioni. Tra il 2070 e il 2100 l’Italia andrà incontro a un aumento delle temperature medie estive di oltre sei gradi: è la prima previsione fornita dal neonato Centro Euro Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC). Il centro è una struttura di ricerca per l’approfondimento delle conoscenze nel campo della variabilità climatica, le sue cause e le conseguenze, attraverso lo sviluppo di simulazioni numeriche con modelli regionali e globali del Sistema Terra. Il Centro ha sede a Lecce ed è un consorzio di otto istituti di ricerca italiani: l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), l’Università del Salento, il Consorzio Venezia Ricerche (CVR), il Centro Italiano Ricerche Aerospaziali (CIRA), la Fondazione Eni Enrico Mattei (FEEM), l’Università del Sannio e l’Università di Sassari. Il Centro è finanziato dal Governo italiano tramite il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, e il Ministero dell’Economia e delle Finanze. www.cmcc.it

PROFUMO DI MARE

– L’inconfondibile profumo di mare è in realtà l’odore di una gas – il DMS, gas dimetilsulfide – prodotto in quantità colossali da batteri che decompongono le alghe. Analizzando i microrganismi che vivono nel fango delle paludi salmastre delle coste sudorientali inglesi, il professor Andrew Johnston e la sua équipe dell’Università dell’East Anglia sono riusciti a individuare il gene responsabile della sua produzione. Una scoperta che gli è valsa la pubblicazione sulla prestigiosa rivista Science, perché il DMS provoca la formazione di nubi e quindi gioca un ruolo importante nel clima mondiale. Questo gas è anche un fattore importante nelle catene alimentari marine: il suo odore attira uccelli e crostacei affamati, perché è un indicatore certo della presenza di plancton, base della catena alimentare marina. sciencemag.org/cgi/content/abstract/315/5812/666

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