Rubrica Ambiente e mare Nautica n.548 del 12/2007

Numero 548 di Ambiente Mare, le notizie dai mari del globo a cura di Eleonora De Sabata, tratte dall’archivio della rubrica mensile della rivista Nautica

Rubrica Ambiente e mare Nautica n.548 del 12/2007

IL MERCATO SALVERA’ LE BALENE

– A volte in tema ambientale è più efficace la legge del mercato delle regolamentazioni. Nel 2006 l’Islanda annunciò la sua controversa decisione di riprendere la caccia alla balena e di non rispettare la moratoria mondiale in atto sin dal 1986. Eppure quest’anno il ministro della pesca islandese ha fatto marcia indietro e chiuso in anticipo la pesca: dopo aver catturato 7 balenottere acutorostrate su una quota di 30 previste, e 7 balenottere su 9, il ministro per la pesca ha fermato tutto: “Non c’è ragione di continuare la caccia alla balena per fini commerciali se non vi è domanda per il prodotto” ha dichiarato il ministro Einar Guofinnsson. L’Islanda, infatti, attualmente non può esportare il suo prodotto in Giappone, uno dei mercati principali per i prodotti di balena. uk.reuters.com/article/scienceNews/idUKL2460655320070824?sp=true

LE BALENE GRIGIE SONO UN QUARTO DI QUELLE DEL PASSATO

– Sembrava essere l’unica specie per cui il futuro era ormai assicurato: la balena grigia del Pacifico, cacciata intensamente all’inizio del secolo scorso, ha ora raggiunto quota 22.000 esemplari, un numero che i ricercatori credevano essere vicino a quello originario. I genetisti della californiana Stanford University hanno invece letto nel loro DNA una storia totalmente diversa: sembra infatti che il numero di balene grigie una volta era quattro volte quello attuale, probabilmente un totale di circa 96.000 esemplari. Un numero che probabilmente allo stato attuale sarà impossibile da raggiungere: l’oceano sembra non avere cibo a sufficienza per tutte loro. Sempre più di frequente lungo la costa messicana appaiono balene malnutrite: all’inizio si credeva che le balene deperissero in conseguenza della sovrappopolazione. Ma se davvero una volta nel Pacifico vivevano quattro volte più balene, la spiegazione è una sola: che l’oceano non ha più cibo a sufficienza per questi animali. Diverse le spiegazioni ipotizzate: da normali fluttuazioni nella presenza di cibo, al cambiamento climatico, all’influenza dell’uomo e della pesca sugli oceani. news-service.stanford.edu/pr/2007/pr-whales-091207.html

LA LISTA ROSSA DELLE SPECIE IN PERICOLO

– Pubblicato a metà settembre l’aggiornamento 2007 della Lista Rossa – l’elenco più completo delle specie animali e vegetali da tutelare – compilato dagli esperti dell’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). Oltre un terzo delle specie esaminate (41.415 per l’esattezza) si è rivelato a rischio di estinzione. Il loro numero continua a salire: inseriti per la prima volta coralli e alghe. Squali angelo, squalo martello, pesce chitarra e pesce violino, oltre allo squalo porco e alla razza altavela sono alcune delle 18 specie di squali, razze e chimere aggiunte alle categorie delle specie globalmente minacciate, portando il totale dei pesci cartilaginei a rischio a 128. La percentuale è persino maggiore in acque europee, dove un terzo delle specie è considerata in pericolo di estinzione. Gli squali sono particolarmente vulnerabili alla pesca intensiva perché gran parte delle specie cresce lentamente, inizia a riprodursi tardi e genera un numero limitato di piccoli. www.sharkalliance.org/content.asp?did=28451

UNA NUOVA EPIDEMIA DECIMA I DELFINI MEDITERRANEI

– Una nuova epidemia da morbillivirus sta uccidendo la stenella striata al largo delle coste spagnole. Dalla metà di luglio si sono verificati una cinquantina di spiaggiamenti dei piccoli delfini e in alcuni casi è stato confermato che si tratta di morbillivirus – un virus simile al cimurro dei cani, letale per i delfini. Nel 1990 si era verificata una moria da morbillivirus molto estesa, che aveva raggiunto le coste italiane decimando l’intera popolazione mediterranea. Così come nell’episodio precedente, gli animali sono spesso denutriti e con parassiti esterni. Molti arrivano a spiaggiarsi mentre sono ancora in vita. Il numero di morti è ancora molto inferiore al 1990, ma non è noto se questo sia dovuto a una minore aggressività del virus, al fatto che la popolazione di stenelle striate è diminuita rispetto al 1990, o a una combinazione dei due fattori. Nonostante la causa primaria dell’epidemia del 1990 fosse un’infezione da morbillivirus, è noto che sostanze chimiche prodotte dall’uomo – come PCB e altri contaminanti organici – possono aver scatenato l’evento o incrementato la sua estensione e letalità, a causa del potenziale immunosoppressivo di queste sostanze. La stenella striata, piccolo delfino d’alto mare, è la specie di cetaceo più abbondante in Mediterraneo. Studi morfologici e genetici indicano che la popolazione mediterranea è separata da quella dell’Atlantico, con scarso flusso di individui attraverso lo Stretto di Gibilterra. Anche per questo motivo è importante che la “nostra” popolazione sia opportunamente tutelata. istitutotethys.blogspot.com/

GLI HEZBOLLAH E LE TARTARUGHE

– La guerra fa male, anche all’ambiente. Ne abbiamo avuto dimostrazione lo scorso anno in Libano, quando il bombardamento di una raffineria ha provocato un disastro ambientale alla cui soluzione hanno poi contribuito anche tecnici italiani. Sempre in Libano le tartarughe marine Caretta caretta, specie ad alto rischio di estinzione, hanno trovato quest’estate un inatteso alleato lungo le spiagge libiche. Gli Hezbollah, che controllano metà dell’ultima spiaggia di deposizione delle tartarughe, hanno infatti dichiarato la loro zona area protetta per la salvaguardia dei rettili marini. Il partito rivale Amal, sotto la cui giurisdizione ricade l’altra metà di spiaggia, invece, si è rifiutato. www.telegraph.co.uk/news/main.jhtml?xml=/news/2007/08/19/wturtles119.xml

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