Filosofia di un progetto

La famiglia è un organismo che evolve e con la sua evoluzione anche i beni in contatto con essa evolvono, per cui bisogna realizzare un prodotto – la barca – che si trasformi con l’uomo”. Con queste parole le due giovani designer, Alessia Altamura e Pamela Campioni, introducono l’idea alla base di questo a dir poco ambizioso concept. Alessia e Pamela, architetto la prima ed industrial designer la seconda, si sono incontrate quando entrambe hanno deciso di investire nella loro passione comune, la nautica, frequentando il master di yacht design dell’Istituto Quasar di Roma. Qui è nata una collaborazione che le ha portate, tra le altre cose, a sviluppare una loro personalissima concezione di barca come un insieme di moduli da assemblare in base alle proprie esigenze. In modo che la barca possa crescere e cambiare con la famiglia stessa. Il cubo di Rubick è poi stata l’immagine scelta per rappresentare questa ambiziosa idea perché rappresenta la “libertà di movimenti in uno schema geometrico per ottenere la conformazione che più ci aggrada”, scrivono le due designer.

L’idea sulla quale è stato costruito Kubo è quella di avere una barca base, nello specifico un grande motoscafo planante tipo open dotato di hard-top, alla quale può essere aggiunto un modulo poppiero di 3.5 metri che aggiunge una cabina con bagno (o due piccole cabine con cuccette) per adeguare la barca alla famiglia che nel tempo è cresciuta. Questo modulo viene aggiunto a poppa, tra la sala macchine ed il terminale della barca stessa dove è collegata anche la spiaggetta.

L’idea è decisamente innovativa e il concept conseguentemente ambizioso, con tutti i rischi che ne derivano rispetto ai molteplici aspetti legati alla sua realizzabilità. Le criticità ed i problemi da affrontare quindi sono tanti. Non solo il problema strutturale del collegamento dei moduli che non può essere ingenuamente liquidato “tramite una semplice giunzione con degli elementi tipo “spine”, maschi e femmine in inox, che forzino l’accoppiamento nella posizione corretta”, come scrivono le due giovani designer, con “viti e dadi che tengono insieme il “pacchetto“. Stiamo infatti parlando di uno scafo planante da oltre 30 nodi sottoposto a carichi longitudinali elevati (si pensi all’impatto con l’onda in velocità) per il quale è necessario ripristinare la robustezza longitudinale con strutture adeguate. Un altro aspetto che poi non è stato analizzato è quello della forma di carena che cambia con il modulo aggiuntivo: i motori che, nella versione corta sono a poppa, con il modulo aggiuntivo si trovano 3.5 metri più avanti e la barca, inevitabilmente, cambierà assetto in acqua, si appruerà. Senza contare le implicazioni di tipo idrodinamico: quando si allunga del 30% una carena planante cambiano completamente i centri di spinta statici e dinamici e la carena si comporterà in modo completamente diverso. Poi, con il modulo aggiuntivo, anche la propulsione si troverà del 30 % più a prua: che succederà? Senza dimenticare, infine, l’aspetto normativo, altrettanto complesso e importante.

Insomma, le criticità di questo concept sono tante ma, come dicono le stesse Alessia Altamura e Pamela Campioni, “la paura di commettere errori è nemico di qualsiasi evoluzione e l’evoluzione che noi proponiamo è Kubo”. Per cui va riconosciuto il coraggio di essersi cimentati con un concept decisamente ambizioso, coraggio riconosciuto anche dalla giuria del 16° MYDA 2019 (concorso internazionale di design di imbarcazioni da diporto collegato al SeaTec di Carrara) con la seguente motivazione: “Interessante proposta di modularizzazione dell’oggetto barca, con molteplici soluzioni alternative per allestimenti e dimensioni barca”.

Kubo

Caratteristiche tecniche KUBO

Lunghezza fuori tutto (con spiaggetta): 12.50/16.00 m – Lunghezza scafo: 11.00/14.50 m – Larghezza: 3.70 m. – Motorizzazione: 2 x Volvo IPS D6/370

Per maggiori informazioni: arch.alessialtamura@gmail.com; pamela.campioni94@gmail.com