Crociere subacquee Galapagos la città degli squali

Galapagos: sono soprattutto i delfini, gli squali martello e i barracuda che recitano da protagonisti in queste acque.

GALAPAGOS: LE ISOLE DEL NORD

Sono soprattutto i delfini, gli squali martello e i barracuda che recitano da protagonisti in queste acque. La vita sopra e sotto la superficie ha un’intensità quasi sconvolgente, e l’uomo si trova inserito in una dimensione che sembra fuori dal tempo.


Con un potente binocolo 7×50 scruto la sottile linea che divide mare e cielo. Abbiamo passato da poco l’equatore per la terza volta, e un cielo perturbatissimo preannuncia l’arrivo della stagione “garua”, fredda e umida. In questa parte occidentale dell’arcipelago la corrente di Cromwell, che viene dal Pacifico centrale e porta acque gelide di profondità, ora ha il sopravvento. L’altra corrente, “El Niño”, più calda, sta finendo la sua influenza annuale. Al momento del tramonto tutto fa presagire una scena poco entusiasmante, poiché le nuvole formano uno spesso strato e il mare è color piombo. Con il Lammer Law, un enorme trimarano con armamento schooner, stiamo dirigendo a motore verso una baia sulla costa settentrionale di Isabela, l’isola più grande delle Galapagos. Proprio prima di ancorare, alcuni delfini saltano in lontananza, tra un grande girare di gabbiani. Ma i salti sono strani per dei delfini. Forse sono dei leoni marini, e più probabilmente dei “wahoo”, un tipo di pesce predatore di forma allungata. Il comandante Josè pensa che siano dei delfini piccoli.

Continuo a guardare lo spettacolo col binocolo: ora il sole è scomparso dietro l’orizzonte, e in quel tratto una sottile striscia di nubi comincia ad arrossire: ma la luce più forte proviene da un’altra direzione. Alcuni cumuli altissimi riescono ancora a captare i raggi diretti del sole e sono bianchissimi, si riflettono sull’oceano calmo, con onde morbide come olio. Due strisce sul mare rompono l’oscurità: quella rosso scuro, dove è scomparso il sole, e quella chiara, dorata, formata dalle alte nuvole ancora illuminate. I delfini passano sulla scia dorata, ormai non cacciano più, gli uccelli marini volano bassi verso la riva, qualche leone marino, al ritorno dalla pesca, gioca silenziosamente in superficie, rompendo il riflesso vermiglio. Una scena unica e irripetibile. Lontanissimo, sullo sfondo della linea d’oro scuro, ora si staglia lo scoglio “Roca Redonda”, andando a completare l’effetto scenografico. Un tramonto raro, in cui si fondono tutti gli elementi di queste isole selvagge, e riassumono l’incredibile ricchezza e varietà della loro vita.

Proprio a Roca Redonda, la punta affiorante di un’enorme montagna sottomarina, è cominciata la crociera alle isole più settentrionali e remote dell’arcipelago. Isole lontane, raggiungibili solo in buona stagione, quando si è ben sicuri che l’oceano non si arrabbi. Isole veramente inospitali, ma dalla bellezza e dalla vitalità eccezionali. Appena scesi in acqua tra i festosi leoni marini una gran quantità di pesci ci attornia, e le sagome inconfondibili degli squali martello fanno un’apparizione timida in lontananza. Signori incontrastati dei fondali, vengono a controllare cosa succede e chi turba la loro quiete, e, al contrario di quello che si potrebbe pensare, non sono pericolosi ma piuttosto schivi e diffidenti.

Si possono veramente fare incontri eccezionali: balene, globicefali e delfini sono di casa al largo di questi scogli, e addirittura, nei pressi dell’isola di Darwin, vive una socievolissima famiglia di delfini che ci accoglie già qualche miglio al largo, scortandoci e giocando sotto la prua. Senza quasi accorgersene si arriva così nelle vicinanze di un meraviglioso arco naturale di roccia, diviso dalla costa dell’isola da un largo canale. Siamo a circa novanta miglia a Nord di Isabela, nel punto più settentrionale delle Galapagos, l’ultima frontiera prima della vastità del Pacifico. Una corrente calda crea qui le condizioni ambientali adatte per la vita marina tropicale, perciò, insieme ai pesci tipici delle isole, si trovano molte delle specie comuni al resto della regione indopacifica. Un carosello di carangidi gira attorno alle bolle emesse dall’erogatore, i pesci pappagallo brucano sul fondo, una grande riunione di dentici rossi ondeggia vicino la superficie, i soliti squali martello curiosano un po’ e poi scompaiono. L’incredibile avviene dopo una decina di minuti dall’inizio della prima immersione: alcuni fischi che ben conosco, dapprima lievi poi sempre più forti, squarciano il silenzio del magico fondale. Mi guardo intorno impaziente. Sono sicuro che possono essere soltanto loro, i delfini, a emettere questi suoni. Improvvisamente, verso il sole che si allarga in superficie, quattro delfini sfrecciano sopra di noi, a distanza di sicurezza. Come incontro è eccezionale, poiché raramente dei delfini si avvicinano ai subacquei in immersione. Spesso si riesce a scorgerli in apnea, buttandosi dal canotto una volta affiancati. Se si è con le bombole, invece, la prudenza li tiene lontani, sempre invisibili. Nella seconda immersione l’evento si è ripetuto, con la differenza che questa volta sono passati a sei, sette metri di distanza e alla stessa nostra profondità, molto più calmi. Sicuramente è la stessa famiglia di tursiopi che ci ha scortato all’isola e che vive in questa fetta di mare. Alla fine dell’immersione, ormai abituati alla nostra presenza, ci hanno permesso di nuotare in apnea al loro fianco, e fotografarli più volte, mentre il sole declinava sull’orizzonte, creando dei magnifici raggi irreali sotto il pelo dell’acqua.

Lasciando a malincuore Darwin dirigiamo la prua verso l’isola Wolf, venti miglia più a Sud. La temperatura dell’acqua è leggermente più fredda perciò le varietà tropicali di pesci e invertebrati diminuiscono sensibilmente. Se si dovesse definire quest’isola in poche parole, probabilmente il modo perfetto sarebbe “la patria degli squali martello”. Ma non c’è da avere paura, non sono pericolosi. Non è segnalato nessun attacco ai sub e sul fondo sono schivi, quasi invisibili. Durante una delle immersioni sul lato orientale dell’isola sono riuscito a scorgere lontano nel blu la sagoma di un branco enorme, almeno un centinaio di squali martello, che si muoveva in direzione parallela alla costa, in formazione geometrica, simile ad un muro. Ogni tanto qualcuno si avvicinava per osservarci, quasi fosse l’avanguardia di uno schieramento militare. Si prova una grande emozione nel vedere un simile spettacolo, raro quanto insolito, e soprattutto inspiegabile, poiché la scienza ancora non ha chiarito la ragione di un simile comportamento gregario.

Probabilmente è una riunione a scopo di difesa, specialmente nel periodo della nascita dei piccoli, ma le teorie formulate sono tante. Da Wolf navighiamo alla volta dell’isola di Fernandina, dove arriviamo dopo aver incrociato grandi balene nel canale che la divide da Isabela. Tra impressionanti antiche colate di lava visitiamo Punta Espinosa, famosa per la colonia di iguane marine e di cormorani. Quest’ultimi sono tra gli uccelli marini più caratteristici di quest’isola, poiché hanno perso la facoltà di volare. Le loro ali si sono atrofizzate e dividono così la loro giornata tra il riposare sugli scogli e pescare in mare, dove agilmente catturano i pesci nel loro elemento. La totale mancanza di predatori sull’isola, e dunque l’inutilità del volo, hanno fatto in modo che col passare del tempo l’uccello si “dimenticasse” a poco a poco delle ali e della loro funzione. Sott’acqua la visibilità non è delle migliori, e la temperatura è fredda, ma la grande quantità di plancton favorisce una vita ricchissima; nubi di sardine ci avvolgono letteralmente con un movimento in massa ordinato, oscurandoci totalmente la luce, per poi scomparire velocemente: un passaggio di tonni le ha messe in fuga. E dal nulla compare anche un branco di barracuda, tra i più grandi che mi è capitato di incontrare, che placidamente ci osservano sfilandoci davanti. Ovunque è abbondanza di forme vitali, la natura è intatta, ci si commuove all’idea che ancora esistano luoghi come questo, sempre uguali nel tempo.

Successiva tappa è Punta Vincente Roca, a Isabela, dove ancoriamo sotto una pioggia battente che non ci impedisce però di immergerci nei pressi di una grotta che si apre sulla parete rocciosa. Siamo alla ricerca di un cavalluccio marino endemico di queste acque, che quasi subito troviamo con la coda arrotolata a una bella gorgonia arancione. Ma la nuova sorpresa è il passaggio di tre mante sopra la nostra testa, in uscita dalla grotta. Ci dirigiamo perciò in direzione dell’entrata e un gruppo di razze dorate e aquile di mare ci scappa davanti, seguite da una tartaruga. Anche qui il plancton abbondante genera i vari anelli della catena alimentare, così da determinare una simile ricchezza. Ancora sotto shock risaliamo a bordo del Lammer Law. Mi asciugo e la barca riparte. Nella luce del pomeriggio inoltrato prendo il binocolo e comincio a scrutare la superficie del mare. Ci aspettiamo un fine giornata grigio e senza attività, ma non si possono fare previsioni in questa parte del mondo. Ciò che accade poi, l’ho già detto tracciando le note di questa specie di diario: è quel tramonto a sorpresa che ho raccontato all’inizio dei miei appunti, che scopro stesi quasi senza ordine, come se tempo e spazio non avessero più valore alle isole. E forse è proprio così: alle Galapagos anche il tempo e lo spazio hanno una loro diversa dimensione.

NOTIZIE UTILI

Le Galapagos sono collegate all’Ecuador, cui appartengono politicamente. Da Quito, la capitale, la San Air opera dei voli bisettimanali per l’isola di San Cristobal, da dove partono le crociere.

La flotta della Quasar Nautica è composta da cinque barche, tutte confortevoli e accoglienti, con aria condizionata e un ospitalissimo equipaggio. Il Lammer Law è l’ammiraglia, un trimarano a vela di 29 metri con 9 spaziose cabine doppie ognuna con il proprio bagno, un grande salone e una coperta gigante. Ci sono poi due motor sailer, il Resting Cloud di 25 metri e il Sandpiper di 17, e due motoryacht di 20 metri, il Mistral e il Nortada. I pasti a bordo sono una miscela di cucina continentale e locale. I subacquei devono avvisare al momento della prenotazione, in modo da far preparare le attrezzature necessarie a bordo, come bombole, compressore e piombi, e pianificare una crociera nei luoghi migliori per immergersi. Le isole del Nord, Darwin, Wolf e Roca Redonda sono raggiungibili solo nella stagione buona, che corrisponde alla nostra primavera. Per la ricarica dei flash e dei fari la corrente elettrica a bordo è 110 volts e la presa di tipo americano.

Il clima è atipico per l’equatore, essendo sotto l’influenza di correnti e venti anche freddi. Da dicembre a giugno è caldo e soleggiato e l’acqua è tiepida (comunque per l’immersioni si consiglia una muta da 5 mm.); da luglio a settembre l’acqua è fredda e soffia un buon vento per veleggiare.

Per entrare in Ecuador non sono richiesti il visto e le vaccinazioni; bisogna pagare una tassa d’entrata alle Galapagos di circa 40 dollari. La lingua ufficiale è lo spagnolo, ma l’inglese è compreso a bordo. La valuta in vigore è quella ecuadoriana, ma si possono usare anche i dollari americani.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Optimization WordPress Plugins & Solutions by W3 EDGE