Crociere subacquee la notte dei miracoli

La riproduzione sessuata dei coralli della barriera australiana.

Un viaggio di migliaia di chilometri per vivere un’esperienza straordinaria che dura solo una ventina di minuti: la riproduzione sessuata dei coralli della barriera australiana.

Testo e foto di Roberto Rinaldi

Per gli appassionati di mare pensare all’Australia equivale a pensare alla Grande Barriera corallina. Un nome che conosciamo da sempre, un nome entrato a far parte della nostra cultura, destinato nella nostra mente a simbolo della ricchezza dei mari tropicali, destinato a testimoniare la grandezza della natura che, con schiere di minuscoli polipi corallini che lavorano incessantemente tutti assieme, riesce ad edificare una struttura di migliaia di chilometri di lunghezza, riesce a modificare la morfologia del pianeta in modo tanto significativo da renderlo visibile fin dallo spazio. La barriera corallina, un elemento del fondale oceanico, si rivela evidente fin dallo spazio, alla stregua di grandi isole, promontori massicci, continenti. Eppure, in qualche modo, la Grande Barriera è qualcosa ancora legata alla terraferma, al continente.

Non molti sanno che esistono alcune particolari condizioni perché si possa instaurare una barriera corallina. Occorre che le temperature dell’acqua non scendano sotto i 20 gradi, occorre che l’acqua sia limpida, che non contenga una grande quantità di materiali in sospensione: basta immaginare cosa accadrebbe al piccolo polipo chiuso e forzatamente immobile nella sua teca calcarea, se venisse lentamente ma inesorabilmente ricoperto di sedimento. E poi, un altro serio problema: si studia a scuola che i coralli vivono in simbiosi con le Zooxantelle. Si tratta di minuscole alghe che trovano rifugio e protezione all’interno della teca calcarea. Come tutti i vegetali sfruttano l’energia luminosa per effettuare la fotosintesi clorofilliana, per sintetizzare nutrimento, utile poi anche al minuscolo polipo. Per introdurre un paragone paradossale, potremmo dire di immaginare di proteggere un albero da frutta tra le mura del nostro giardino. E dunque ecco rivelarsi un’altra condizione necessaria per l’instaurazione di una barriera corallina: acque tanto limpide da lasciar facilmente filtrare la luce del sole e profondità esigue, esattamente per la stessa ragione.

E’ così che i coralli australiani hanno scelto di raggrupparsi sul bordo della piattaforma continentale, prima che questa salti decisa a raggiungere le migliaia di metri dei fondali oceanici. Una possente barriera vivente che segue il margine del continente e si sviluppa parallela ad esso, dividendo due mondi a questo punto diversissimi tra di loro: le acque interne, tranquille, poco profonde, caratterizzate da un labirinto di isole di sabbia candida, di reef affioranti o di poco sommersi che giungono fino al punto più estremo, dove gli ultimi contrafforti madreporici si arrampicano gli uni sugli altri e si affacciano sul grande abisso. E poi il mare aperto, il grande oceano Pacifico, una immensità che, procedendo verso est, sarà interrotta solo di tanto in tanto da qualche paradisiaca isoletta dei mari del sud e, migliaia e migliaia di miglia più avanti, dalle coste del continente sudamericano. Apparentemente, dunque, lo spettacolo dei coralli è finito, il segnale dello scandaglio si perde a profondità superiori ai mille metri, l’azzurro sconfinato del mare e del cielo ci circonda, la maschera subacquea sembra non poter essere più in grado di mostrarci gli splendidi scenari del mondo sommerso.

Ed invece, al largo della Grande Barriera corallina australiana, qualcosa di inaspettato accade: dal fondale di oltre mille metri di profondità ardite guglie di corallo si arrampicano fino alla superficie. Immense macchie di acqua smeraldina screziano il blu intenso dell’Oceano Pacifico. I reef hanno grande estensione, decine di miglia di laguna dai fondali poco profondi, racchiuse da una cintura di corallo a volte invisibile dal bordo, che precipita verticalmente fino a mille e più metri nel versante esterno. Lo spettacolo cui si assiste arrampicandosi sull’albero della barca è maestoso: si capisce perché questo tratto di oceano è conosciuto con il nome di Mar dei Coralli.

Siamo partiti di pomeriggio, da uno dei tanti marina nei dintorni della città di Cairns. Cautamente abbiamo navigato a motore tra le boe che indicavano un canale di acqua profonda attraverso i fondali bassi e ricchi di mangrovie che bordano la costa. Fondali interessati da notevoli escursioni di marea e dunque potenzialmente pericolosi per la navigazione. Poche miglia dopo abbiamo potuto concederci un paio di bordi di bolina prima di entrare nel labirinto dei reef corallini. Ancora motore, dunque, per poter uscire dal dedalo prima del calare dell’oscurità. Lo spettacolo che ci ha accolti al risveglio era davvero mozzafiato: l’orizzonte ci circondava a 360 gradi, mentre il colore del mare passava dal blu intenso al verde smeraldo. La cima dell’ancora era perfettamente visibile attraverso l’acqua cristallina. Eravamo ad Holmes Reef, una torre madreporica che sale da fondali di migliaia di metri offrendo ai subacquei una laguna interna profonda al massimo cinquanta metri e ricca di spettacolari torrioni corallini che salgono fin quasi in superficie, e spaventose pareti esterne che sprofondano verticali fino a quote irraggiungibili. Le torri di corallo sono conosciute da queste parti con il nome aborigeno di “Bommies” e si presentano particolarmente ricche di alcionari coloratissimi e gorgonie. Le pareti esterne, al contrario, sembrano dapprima un po’ più spoglie, ma ci si rende conto ben presto che sono colonizzate da spugne, gorgonie, alcionari, in numero minore, ma di dimensioni spropositate. Oltre a ciò nelle limpidissime acque esterne, è quasi la norma l’emozionante incontro con una grande quantità di esemplari di pesce pelagico di mole. Durante la nostra breve crociera con il motorsailer Rum Runner abbiamo avvistato una grande quantità di tonni, carangidi, barracuda, ed anche squali martello, alle quote più profonde.

Una breve crociera, perché dobbiamo ben presto rientrare nella protezione della Grande Barriera per un appuntamento irrinunciabile: siamo venuti in Australia per tentare di vivere una delle notti più magiche del mare, uno degli avvenimenti più misteriosi dell’oceano. Siamo qui per tentare di assistere alla spettacolare riproduzione dei coralli. In Australia, infatti, la gran parte dei coralli ha adottato una forma di riproduzione sessuata: è dunque necessario liberare in mare semi maschili e femminili perchè si incontrino e si generi la larva planctonica che attecchirà al fondale dopo aver vagato per un certo tempo, dando luogo alla creazione di una nuova colonia. Questo accade in una notte: miliardi e miliardi di polipi, lungo le migliaia di chilometri di barriera corallina, da nord a sud, attendono un misterioso segnale per rilasciare il loro seme. Poi, tutto avviene nello spazio di non più di venti minuti. Noi, emozionati, siamo in acqua ben prima dell’orario in cui è previsto l’evento. Il fenomeno è regolato dalle fasi lunari: sono queste che permettono di calcolare il giorno, anzi la notte fatidica con relativa certezza. Le maree non devono essere troppo importanti, quella notte, la temperatura deve aver assunto determinati valori. E chissà quali e quanti altri perametri devono ancora essere rispettati, parametri del tutto oscuri alla progredita scienza della biologia marina.

Con emozione ci avviciniamo alle madrepore e le scrutiamo con attenzione: nulla di particolare. Nella notte del mare tutto procede come di consueto. I pappagalli dormono avvolti nel loro bozzolo di muco, decine e decine di crostacei dalle forme più diverse zampettano in giro, anemoni notturni approfittano dell’oscurità per distendere i propri tentacoli alla corrente. Diamo un’altra attenta occhiata ai coralli, e improvvisamente scopriamo le colonie coprirsi di puntini rosati. Indaghiamo utilizzando l’obiettivo della macchina fotografica come fosse un microscopio: sono proprio uova! Tutte le colonie attorno a noi, di colpo, hanno portato simultaneamente le uova in posizione di espulsione. Tutte le colonie, su migliaia e migliaia di chilometri quadrati di mare, hanno obbedito ad un segnale, ed ora attendono un altro misterioso segnale per rilasciare, sempre tutti assieme, i semi che perpetueranno la loro discendenza.

Rimaniamo fermi, immobili, catturati dalla magia di questo momento, in assoluta concentrazione mentre attendiamo che le uova vengano rilasciate. Il potente obiettivo macro ci permette di avvicinarci al corallo, di indagare sulla sua struttura. Scopriamo l’uovo sferico, roseo, circondato dalla corona di tentacoli. Ed ecco, il primo uovo si stacca. Il corallo, l'”animale roccia” come era definito in tempi antici, sembra aprirsi per lasciar passare il piccolo uovo. Una prima sferetta si stacca e sale verso la superficie. Poi un’altra ed un’altra ancora. In breve sul fondo del mare assistiamo ad una nevicata all’incontrario, dal fondo verso la superficie. Una nevicata che avviene simultaneamente lungo migliaia e migliaia di chilomeri quadrati. Arrivate in superficie le piccole sferette si rompono, e lasciano uscire il loro prezioso contenuto. Nello spazio di pochi minuti la nevicata si arresta, tutto si cheta sul fondo corallino. Rivolgiamo un ultimo sguardo alla superficie dell’Oceano, ricoperta di uova rossastre, particelle minuscole che assicureranno la sopravvivenza della immensa Barriera Corallina australiana.

NOTIZIE UTILI

La base di partenza del motorsailer Rum Runner è la città di Cairns. Il vantaggio di imbarcarsi in una crociera di questo tipo, sta nel fatto di poter godere allo stesso tempo di una crociera in barca a vela e della possibilità di effettuare immersioni subacquee davvero indimenticabili. Una ulteriore nota positiva è la possibilità di imbarcarsi per un periodo ragionevolmente breve (tre o quattro giorni), in modo da inserire la crociera e le immersioni subacquee nel contesto più ampio di un viaggio per visitare anche le bellezze terrestri del continente australiano. Per informazioni dettagliate sul Rum Runner rivolgersi a :

Rum Runner, shop 6, Trinity Wharf, PO Box 6608, Cairns 4870 Australia, fax +61/70/521488.

Soluzione alternativa per coloro che intendessero effettuare una visita più lunga e specificamente subacquea ai fondali del mar dei Coralli, è quella di rivolgersi alla Mike Ball Dive Expedition per una crociera sul lussuoso catamarano Spoil Sport. Rivolgersi a MBDE, 252 Walker street Townsville Qld 4810 Fax +61/77/212152.

Per recarsi in Australia la soluzione più pratica è naturalmente quella di rivolgersi alla Qantas, la compagnia di bandiera, che offre voli diretti da Roma a Cairns, oltre che ad altre città australiane. Qantas; via L. Bissolati 35; tel. 06/4888030 – 48880940

La Ansett Australia si occuperà dei voli interni. Ansett via L. Bissolati, 54. Tel. 06/4874405

Per tutte le informazioni, contattare il servizio “Aussie helpline” allo 02-69633313.

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