Crociere subacquee in barca alle Maldive

Le 2000 isole dell’Arcipelago delle Maldive offrono due magie azzurre: il cielo, profondo, splendente, mutevole, e il mare con le infinite sfumature delle lagune, delle barriere coralline, delle pass

IN BARCA ALLE MALDIVE

Le 2000 isole offrono due magie azzurre: il cielo, profondo, splendente, mutevole, e il mare con le infinite sfumature delle lagune, delle barriere coralline, delle pass. Siamo tornati alla scoperta di questo arcipelago che, lontano dai villaggi turistici, è ancora oggi segreto, è miraggio e forse mito. Ma vagare fra gli atolli con la barca, con il sole e le stelle a segnare il passare del tempo, vuol dire ammalarsi di “mal di Maldive”.

Squali neanche l’ombra. Nuoto nelle acque di “Shark Tilla” e con occhio vigile cerco di distinguere le note forme idrodinamiche, ma gli sforzi sono vani. Una ventina di “Platax”, o pesci pipistrello, vengono a curiosare e ne approfitto per fotografarli insieme alla mia compagna di immersione. Questa secca nell’interno dell’atollo di Ari è famosa per essere molto frequentata da un gruppo di squali grigi, abituati anche a mangiare dalle mani dei sub. Purtroppo, per qualche strana causa o per una semplice migrazione stagione… di squali neanche l’ombra. Ma quello che si presenta ai miei occhi è forse più interessante: un assembramento fantastico di pesci gialli, dei lutianidi, che pare avvolgano il fondale, lo ricoprano, per poi ammucchiarsi in una massa sferica e di nuovo allungarsi, in successione ritmica, come il movimento dell’abbattersi delle onde sulla battigia.

Un intruso spunta ogni tanto dall’insieme e solo un occhio allenato riesce a distinguerlo subito: un pesce trombetta, giallo vivo della stessa tonalità degli altri, si nasconde nella grande massa per diminuire le probabilità di essere divorato da qualche predatore. Sicuramente più curioso, il trombetta mi viene vicino, attratto forse dalla mia voluminosa custodia, e si mette proprio con la bocca appuntita contro l’oblò. Non perdo l’occasione e lo blocco sulla pellicola più volte. Intorno a me si chiudono i lutianidi, mi accerchiano completamente, ritirandosi lentamente a ogni mio movimento, per poi ritornare sulle posizioni precedenti. Un’immersione di rara bellezza. Anche senza squali, forse meglio di quanto sarebbe stata con questi carismatici pesci attorno a monopolizzare l’attenzione.

Ormai da qualche giorno stiamo vagabondando per le Maldive, le 2000 isole di sogno nel mezzo dell’Oceano Indiano, tra atolli di corallo, lagune dalle mille e violente tonalità di azzurro e soprattutto tra cieli incredibili. Cieli dall’immane possanza o dalla più placida calma. Cieli come arte pura, dai disegni astratti e contrasti di colore. Cieli indimenticabili. Non avevo mai fatto caso, le altre volte che ho soggiornato in queste isole, alla varietà stupefacente degli aspetti che qui può assumere il cielo. Forse perché non siamo abituati a guardarlo troppo nelle nostre città, o perché in barca si è più a contatto con gli elementi. Ma che dico! Altre volte sono stato in barca in mari tropicali e mai è stato così.

La verità è che le Maldive sono speciali. Anche per il cielo. E per poterne godere c’è solo un modo: vivere su una barca. Si scoprono delle Maldive diverse, spesso incontaminate, si vive a maggior contatto con il mare, che poi è l’unico vero protagonista. Nei soliti villaggi turistici questo contatto è venuto meno negli ultimi anni, sotto l’influsso del turismo di massa, che ha invaso l’arcipelago. E con la barca si riesce ad allontanarsi da questa oasi di vacanze tutto compreso, da motoscafi sfreccianti, animatori frenetici, subacquei incolonnati, e calarsi nell’atmosfera delle vere Maldive, quelle che avevo conosciuto anni fa e mi avevano colpito irrimediabilmente il cuore.

Quasi ogni sera tocchiamo un’isola diversa, dove possiamo andare a visitare i villaggi dei maldiviani e osservare la loro cultura, legata da secoli al mare e che ora, purtroppo, sta in parte scomparendo sotto il prepotente e veloce arrivo del benessere legato al turismo occidentale. Nei villaggi più vicini alle isole “vacanza tuttocompreso”, a qualsiasi ora del giorno, la voce della televisione si diffonde nelle pulite stradine da tutte le capanne, una volta di corallo e oggi sempre più in muratura. La maggior parte dei giovani lavora nei villaggi turistici e così si incontrano solo gli anziani e i bambini, e i lavori di pescatore o maestro d’ascia sono sempre più tralasciati. Ma basta allontanarsi un po’ dagli atolli centrali verso Nord o Sud, ed ecco riaffiorare la vecchia atmosfera di una volta. Per le stradine sono messi a essiccare i boniti, che vengono affumicati con la stessa acqua con cui prima sono stati fatti bollire. Questo antico metodo permetteva di avere una delle riserve di pesce non deteriorabile anche in momenti difficili. Comunque, ancora oggi sui dhoni, le tipiche barche locali, viene ogni tanto consumato il bonito secco affumicato, considerato una leccornia. E bonito mangiamo noi, avendone pescati un’enorme quantità in una decina di minuti mentre siamo capitati per caso in mezzo a un grande banco. Non si faceva in tempo a gettar la lenza in mare che immediatamente abboccavano quattro o cinque pesci contemporaneamente: una pesca miracolosa.

La traina e il bolentino sono i metodi di pesca più comuni nelle isole, mentre la pesca subacquea è severamente proibita. L’altro giorno, dopo aver catturato un barracuda e una ricciola a traina, abbiamo fatto un barbecue sulla spiaggia di un’isola deserta, dove sotto le palme abbiamo assistito a un tramonto memorabile, sdraiati sulla morbida sabbia bianca. Quando l’incandescenza del cielo si è affievolita, le fiamme della brace avevano cotto a puntino i pesci e dopo, ormai sotto la volta stellata, l’equipaggio ha ballato e cantato per noi il “boduberu”, tipica danza del folklore maldiviano. E così, felicemente, vivendo sopra e sotto il mare, trascorrono purtroppo veloci le nostre giornate.

Un momento fantastico l’abbiamo vissuto ormeggiandoci vicino a Foteo, nell’atollo di Felidu. Stavamo avvicinandoci a una lingua di sabbia quando improvvisamente dei delfini sono saltati dietro a questa, sembrando quasi che ne uscissero. Subito li abbiamo avvicinati aggirando la minuscola isoletta e per un tratto siamo riusciti a restare affiancati mentre essi giocavano allegramente. Poi, dopo pochi secondi, si sono diretti verso l’oceano aperto, ma senza allontanarsi troppo: quella era sicuramente una zona abituale, avendoli noi incontrati più volte, anche al tramonto. Anche in immersione ho potuto udirli più di una volta, avvertendo i fischi lontani, ma senza mai scorgerli. E anzi, proprio mentre cercavo disperatamente di vederne le ombre, ho notato un carosello bellissimo: sopra di me, fin quasi alla superficie, era tutta una nuvola di pescetti, simili a sardine, vasta e fitta su tutto l’orizzonte sommerso. Il loro nuotare era completamente disordinato, un caos totale, in cui ogni singolo pesce andava per i fatti suoi. Ad un tratto ho percepito del nervosismo, una sorta di variazione, e poi, di scatto, come una frustata.

Non più disordine: una massa scura e omogenea di pesci che si scansava all’unisono provocando quasi uno spostamento d’acqua. Dei tonni, in formazione, erano passati come siluri d’argento. Era il loro momento di caccia, effettuata puntando sulla sorpresa e sulla velocità, mentre i pescetti cercavano scampo riunendosi e fuggendo insieme in un unico movimento. E questo per diverse volte, a intervalli di qualche minuto: una testimonianza spettacolare della continua lotta per la sopravvivenza in mare.

Purtroppo, il momento della partenza da questo eden è prossimo, e già pensiamo a quando potremo ritornare. Ancora una volta il “mal di Maldive” ci colpisce a fondo, e questo girovagare in barca attraverso gli atolli non ha fatto che aumentarlo. Un male che è sempre con noi, dentro di noi. Basta chiudere gli occhi e ecco comparire delle immagini essenziali: mari di un turchese violento, spiagge bianchissime, palme carezzate dalla brezza e fondali pulsanti per la ricchezza di vita.

NOTIZIE UTILIChi organizza
In Italia fra le organizzazioni specializzate in crociere alle Maldive c’è la Seafari Adventures Club, che conta alcune imbarcazioni a motore tra i 20 e i 25 metri. Tutte le cabine sono doppie, ci sono ampi spazi di soggiorno, con il televisore per rivedere le riprese video della giornata, corrente 220 volts per la ricarica dei flash. Le immersioni si fanno con il dhoni, la tipica barca locale che funge da barca appoggio e da pesca. L’itinerario si accorda di volta in volta con l’equipaggio a seconda delle esigenze e delle condizioni atmosferiche. Di solito si toccano gli atolli di Male, Felidu, Ari e Rasdu.

Come si arriva
L’organizzazione provvede ai trasporti aerei, con partenze settimanali tutto l’anno, usando sia voli di linea che voli charter.

Clima
Il periodo migliore per le Maldive è durante il monsone di nord-est, tra dicembre e aprile, comunque è buono anche durante agosto, anche se con il rischio di pioggia ogni tanto. La temperatura è sui 30¡ mentre l’acqua si mantiene tra i 27 e i 30°.

Formalità
Non è richiesto alcun visto, solo il passaporto valido per almeno sei mesi, come non sono richieste vaccinazioni. Per gli acquisti la valuta più usata sono i dollari USA.

 

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